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Unità 40

Agriturismi e turismo rurale

14. Agricoltura biologica come modello di sviluppo rurale multifunzionale


Unità 40

Agriturismi e turismo rurale

Agriturismo e ristorazione: La voglia di “vivere” l’azienda agricola da parte del consumatore ha fatto sviluppare enormemente tutto quanto legato al turismo rurale. Sviluppare attività agrituristiche e di ristorazione in azienda necessita comunque un ampliamento notevole rispetto alla normale attività agricola

Turismo rurale

Turismo rurale” é qualsiasi attività ricreativa svolta in ambiente rurale (U.E. COM/88/501).

Possono quindi farsi rientrare in tale tipologia attività quali:

il turismo nelle aziende agricole o agriturismo propriamente detto,

l’ippoturismo,

il trekking ed i percorsi cicloturistici in zone rurali,

gli itinerari del gusto,

le vie del vino,

etc..

Quello che viene definito “ turismo rurale” è una realtà che presenta caratteri differenziali rispetto al turismo industriale o comunque tradizionale. Generalmente tale forma di turismo presenta le seguenti caratteristiche:

si tratta di un turismo locale,

di iniziativa e gestione locale,

con profitti locali,

caratterizzato da paesaggi locali

tendente a dare valore aggiunto alla cultura locale.

Va tenuto in debita considerazione che quanto più la città tende a divenire fonte di apprensione, tanto più i siti campestri tendono a svolgere una funzione di relax. Le persone che usualmente vivono in città sono costantemente attratte, per reazione all’artificialità dell’ambiente urbano, da cose e persone “genuine“, le quali più facilmente si possono trovare in piccoli centri di campagna. È evidente, quindi, che quello che possiamo definire il “know-how” del turismo rurale si fonda, in larga misura, sulla capacità del popolo rurale di far conoscere, ossia sulla loro capacità di comunicare, mediante le parole, l'atteggiamento, l'ambiente e le attività, con i cittadini che hanno perso il contatto con la campagna e la natura, per i quali il mondo rurale genera un nuovo esotismo, un lusso supremo, quello delle cose semplici. A svolgere attività di turismo rurale sono per lo più piccole o medie imprese.

Il turismo rurale sostenibile è una forma di fruizione del territorio rurale che si basa sulle specificità ambientali, tanto naturali quanto culturali, evitando danni permanenti che potrebbero compromettere la qualità della vita stessa. Il turismo rurale dovrebbe sempre svilupparsi in maniera sostenibile, in quanto l’afflusso turistico dipende strettamente dal contesto ambientale. Se esso viene modificato e danneggiato eccessivamente, cessano le motivazioni che hanno creato il turismo stesso.

Riportiamo di seguito in forma integrale la “Carta dei Principi per un turismo sostenibile nelle aree rurali”, approvata nell'ambito del Convegno internazionale "Verso un turismo sostenibile nelle aree rurali", organizzato dall’AIAB a Vignola (MO) nel maggio 2001, nell’ambito del progetto Leonardo da Vinci “Formazione Eco-turismo”.

Principi per un turismo sostenibile nelle aree rurali.

Principi generali

Le attività turistiche devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale, economico, sociale e culturale. Ciò significa che deve essere ecologicamente sostenibile nel lungo periodo, economicamente fattibile ed accettabile dal punto di vista sia etico che sociale.

La natura sostenibile del turismo implica la sua integrazione nell'ambiente naturale, culturale ed umano. Il turismo dovrebbe provvedere ad un'evoluzione accettabile per quanto riguarda l'influenza delle attività sulle risorse naturali, la biodiversità e la capacità di assimilazione di tutti gli impatti e i residui prodotti.

Turismo Sostenibile e Patrimonio Ambientale

La conservazione e il recupero degli elementi naturali e della diversità biologica costituisce un prerequisito per un turismo ecologico.

Le attività turistiche in ambito rurale devono assicurare che sia sempre rispettata l'integrità degli ecosistemi e degli habitat dove esse si svolgono.

Le attività turistiche (comprese la programmazione turistica, la costruzione di infrastrutture e la gestione di servizi turistici), che potrebbero avere un significativo impatto sull'ambiente e sulla diversità biologica, dovrebbero essere soggette ad una specifica valutazione di impatto ambientale.

Il turismo nelle aree protette dovrebbe essere gestito in accordo con gli obiettivi previsti definiti nell'istituzione delle aree protette stesse. Nel caso di aree altamente vulnerabili, come riserve naturali ed altre aree protette che richiedano una stretta protezione, le attività turistiche devono essere ristrette ad un minimo sopportabile.

Il turismo ecologico dovrebbe essere basato su mezzi e modalità di trasporto che siano rispettosi dell'ambiente. Gli impatti negativi del trasporto sull'ambiente dovrebbero essere ridotti con particolare attenzione alle zone sensibili dal punto di vista ambientale.

Gli sports e le altre attività ricreative che vengono svolte all'aperto (compresa la caccia e la pesca), soprattutto in aree sensibili dal punto di vista ambientale, dovrebbero essere gestite nel rispetto dell'ambiente e della conservazione della diversità biologica e in conformità alla legislazione esistente in materia di conservazione e uso sostenibile delle specie.

Turismo Sostenibile e Patrimonio Socio-culturale

Il turismo deve considerare i propri effetti sull'eredità culturale e le attività tradizionali. Il riconoscimento degli elementi e delle attività tradizionali di ogni comunità locale e il sostegno alla sua identità, cultura ed interessi devono svolgere in ogni momento un ruolo centrale nella formulazione di strategie turistiche.

Le attività turistiche dovrebbero essere sviluppate in modo che ne beneficino le comunità locali, rafforzando l'economia locale, impiegando personale locale e, ovunque sia ecologicamente sostenibile, impiegando materiali locali prodotti agricoli locali e processi di produzione tradizionali. Le attività turistiche dovrebbero rispettare le caratteristiche dell'ambiente locale nel quale vengono svolte. Devono essere compiuti tutti gli sforzi necessari a garantire il rispetto della cultura e degli stili di vita tradizionali.

Qualsiasi scelta per lo sviluppo di un turismo sostenibile deve servire efficacemente al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni ospiti e deve comportare un effetto positivo e relazione reciproca per quanto riguarda l'identità culturale.

La conservazione, protezione e riconoscimento del valore della nostra eredità naturale e culturale forniscono un'area privilegiata di cooperazione. Tale approccio implica che tutti i soggetti competenti devono assumersi la responsabilità di una vera sfida: quella dell'innovazione culturale e professionale. Essi devono inoltre impegnarsi per creare strumenti integrati di pianificazione e gestione.

Gestione delle attività produttive

Le aziende agricole che operano nel settore del turismo sostenibile, devono adottare i criteri dell'Agricoltura Biologica nella gestione delle coltivazioni, degli allevamenti e nella preparazione dei prodotti alimentari.

Il livello di naturalità delle aree agricole deve essere elevato intervenendo, a seconda dei casi, attraverso la protezione degli ambiti naturali interni alle aree agricole, proteggendo gli elementi morfologici che rappresentano particolarità ecologiche, riqualificando gli ambiti degradati, ricostruendo gli elementi naturali.

Particolare attenzione va posta ai sistemi agricoli estensivi ad elevato valore naturalistico (ad es. alpeggi, prati umidi, uliveti vetusti, ecc.) per i quali devono essere perseguiti obiettivi di conservazione.

Le aziende agricole biologiche possono avere ed aumentare il proprio ruolo di tessuto connettivo tra aree naturali restituendo, ad esempio, terreni marginali ad habitat naturali, convertendo terreni a produzioni alternative come l'arboricoltura da legno in impianti misti, piantando siepi e fasce boscate, ecc..

Agriturismo

Nell’ambito del turismo rurale, l’agriturismo offre agli agricoltori la concreta opportunità di unire alla diversificazione delle attività una migliore valorizzazione della produzione e del patrimonio immobiliare.

Gli interessi agricoli e la tutela dell’ambiente sono strettamente collegati in tale attività.

L’agriturismo può rappresentare inoltre per l’agricoltore un mezzo per far fruttare gli investimenti da esso attuati per la gestione dell’ambiente a beneficio della collettività.

Riguardo al target di tale attività, va considerato che il consumatore di turismo rurale è attirato dalla varietà dei paesaggi agricoli, dalla fauna e dalla flora, la cui conservazione costituisce a sua volta un pre-requisito indispensabile per preservare il richiamo turistico delle zone rurali che sovente implica tecniche agricole più costose o meno redditizie.

In termini percentuali, l'agriturismo costituisce ancora oggi una minima parte del turismo rurale, ma può rappresentare un'opportunità in numerose regioni, il turismo in azienda agricola è una tipica attività che permette di far crescere esponenzialmente il valore aggiunto di una azienda, mediante la vendita diretta dei prodotti agricoli e creando ricchezza mediante la valorizzazione del patrimonio edilizio aziendale. Sarà compito del gestore agrituristico individuare correttamente le condizioni di riuscita: analisi del livello e della redditività degli investimenti, professionalità nell'accoglienza, partecipazione alle reti locali e nazionali di commercializzazione e di promozione, sviluppo di nuove attività turistiche nell'azienda agricola o in collaborazione con altre strutture.

Può essere indicativo prendere visione di alcuni dati che danno una visione d’insieme del fenomeno: dall'inizio di questa attività negli anni '80, il numero di fattorie che offrono servizi turistici è raddoppiato in Italia, ma ciò è riscontrabile anche in altri Paesi Europei. In Europa vi sono oltre 600.000 alloggi agrituristici.

La percentuale di aziende agricole che offrono servizi di accoglienza turistica è ancora bassa ma in continuo aumento:

8% in Germania e nei Paesi Bassi,

4% in Francia

2% in Italia

0,5% in Spagna

10% in Austria

20% in Svezia.

Agriturismo bio-ecologico

Le aziende agricole biologiche possono essere chiamate a rivestire un ruolo di primo piano nel settore agrituristico. A tal proposito, va segnalata l’opera dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica - AIAB, la quale ha messo a punto un disciplinare per gli agriturismi bio-ecologici ed un sistema innovativo per la loro cerificazione e classificazione, che si basa essenzialmente su requisiti obbligatori (criteri minimi necessari per poter usufruire del marchio) e requisiti facoltativi (necessari per la determinazione della classe di merito espressa da un numero di margherite che va da 1 a 5). Ogni azienda agrituristica aderente al circuito, viene controllata dagli ispettori ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale), che ne verificano il grado di rispondenza ai requisiti individuati nel disciplinare AIAB. La “classe di merito” è sottoposta ad un aggiornamento annuale ed è calcolata in base alla media aritmetica dei punteggi attribuiti in ciascuna delle seguenti “Aree tematiche” definite dettagliatamente nel disciplinare:

Area Attività Produttive (punteggi maggiori alle aziende biologiche che producono prodotti tipici o rientranti nei presidi Slow Food);

Area Servizi Naturalistici e Didattici (punteggi maggiori agli agriturismi che tra i servizi offerti propongano anche laboratori didattico-dimostrativi sull’agricoltura biologica, percorsi naturalistico-didattici adeguatamente segnalati, musei della civiltà contadina, visite in Aree protette, osservazione della fauna);

Area Tutela dell’Ambiente e delle Risorse Naturali (punteggi maggiori alle aziende che prestino attenzione alla conservazione del paesaggio e della biodiversità sia vegetale che animale);

Area Strutture Ricettive (punteggi maggiori agli agriturismi ben integrati nel territorio, costruiti secondo le regole della bio-edilizia, limitando al massimo l’inquinamento elettromagnetico, acustico, luminoso ed il consumo di fonti energetiche non rinnovabili);

Area Dotazioni e Servizi Ricettivi (punteggi maggiori agli agriturismi che facilitano l’accesso ai portatori di handicap e prevedano spazi comuni da adibire a biblioteca, info-point sugli usi locali, etc.);

Area Relazioni con il Territorio (punteggi maggiori agli agriturismi che, in rete con le altre realtà del territorio, promuovono attività culturali legate al territorio, campagne informative, corsi di artigianato tipico);

Area Servizi Turistici (punteggi maggiori agli agriturismi che prevedono l’accompagnamento degli ospiti, anche stranieri, alla scoperta del territorio, l’intrattenimento dei bambini, percorsi sportivi a piedi, a cavallo, in bicicletta);

Area Ristorazione e Vendita Prodotti (punteggi maggiori agli agriturismi che privilegiano la ricerca, lo studio e la divulgazione della cultura alimentare locale e della cucina tipica regionale, con punti vendita aziendali);

Area Trasporti e Viabilità (punteggi maggiori agli agriturismi che organizzano sistemi di trasporto collettivo degli ospiti, limitando il traffico veicolare all’interno della struttura e predisponendo apposite piste ciclabili e percorsi pedonali).

Bibliografia

ISNART SpA – Istituto Nazionale Ricerche sul Turismo, Indagine sul turismo organizzato europeo, 2003.

Il Vagabondo, Le nuove forme del viaggiare, Napoli, CUEN, 2003.

R. Di Muzio, S. Dota, F. Fagioli, M. Manilla, E. Tibiletti, Agriturismo e sviluppo delle aree rurali, Edagricole, Bologna, 2000.

World Tourism Organization, Conclusions of the seminar Rural Tourism in Europe: experiences and perspectives, Belgrade, 2002.

C. Hausmann, R. Di Napoli, Lo sviluppo rurale – Turismo rurale, agriturismo, prodotti agroalimentari, Quaderni INEA, Roma, 2001.

Anon, Charter for Sustainable Tourism, International Conference on Sustainable Tourism; Lanzarote, 1995.

AIAB, Carta dei Principi per un turismo sostenibile nelle aree rurali”, in atti del convegno "Verso un turismo sostenibile nelle aree rurali, Vignola (MO), 2001.

AIAB, Formazione Eco-turismo, materiali realizzati nell’ambito del progetto Leonardo da Vinci “Training Eco-tourism”, 2000.

Il formatore dovrà focalizzare l’attenzione sull’evoluzione del turismo e far comprendere agli operatori i nuovi orientamenti in chiave sostenibile.

Il modulo formativo è pertanto sostenuto da informazioni sui principali documenti programmatici, da reports sulle tendenze del settore e dalle nozioni tecnico-documentali sulla realizzazione di programmi di turismo rurale sostenibile.

Si dovranno alternare lezioni partecipate, con la presenza di esperti di settore, ad esercitazioni pratiche di ricerca telematica, ed a rappresentazioni schematiche dei processi di certificazione dei bio-agriturismi.

Dovranno essere previste anche simulazioni, role-play e casi di studio.

I materiali prodotti potranno arricchire la scheda personale del bilancio di competenza di ciascuno dei partecipanti e rappresentare una fonte di informazione per valutare gli obiettivi raggiunti nel modulo didattico.

Tutte le attività dovranno tendere a far acquisire nuove capacità di collaborazione ed integrazione funzionale delle competenze finalizzate al raggiungimento di obiettivi condivisi.


Tab.1

I Paesi più richiesti presso i tour operators europei

% di citazioni su campione rappresentativo


Italia

83,1

Spagna

48,1

Francia

44,2

Germania

28,2

Grecia

22,4

Paesi Scandinavi

18,5

Gran Bretagna

15,6

Olanda

12,0

Portogallo

12,0

Turchia

11,0

Belgio

9,1

Malta

8,4

Egitto

8,1

Cipro

8,1

Marocco

7,5

Tunisia

6,5

Fonte Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, luglio 2003


Grafico 1

Attività ambientali in aziende agrituristiche bio-ecologiche


Fonte AIAB - Paolo Foglia

Alcuni studi presentati in ambito comunitario, riguardanti le prestazioni ambientali degli agricoltori, fanno emergere chiaramente che le prestazioni di un’azienda devono essere considerate nell’ambito del paesaggio ad essa circostante e che le aziende biologiche forniscono un contributo al paesaggio maggiore rispetto a quello delle aziende convenzionali.


Grafico 2

Servizi naturalistici in aziende agrituristiche bio-ecologiche


Fonte AIAB - Paolo Foglia

Le aziende agrituristiche bio-ecologiche generalmente offrono una moltitudine di servizi naturalistici.


Unità 41

Gestione del paesaggio, aree protette e flora locale

Problemi e motivazioni

L’artificializzazione territoriale realizzata dall’uomo nel corso degli ultimi millenni ha portato alla progressiva scomparsa degli ambienti naturali originali.

Nel territorio odierno difatti, in una diffusa matrice artificiale, si articolano in modo discontinuo ambienti naturali costituiti da rari ecosistemi relitti e da neo-ecosistemi realizzati dall’uomo. Tali ambienti naturali, alterati nella struttura e nelle condizioni ecologiche rispetto a quelle originali, risultano oggi habitat inadatti ad ospitare le specie animali e vegetali inizialmente presenti.

Tale fenomeno comporta come conseguenza, oltre alla riduzione della qualità ambientale del territorio, la diminuzione della biodiversità dello stesso.

Nel territorio agricolo tale semplificazione degli ecosistemi ha comportato crescenti problemi nella gestione delle attività produttive. Ne è un esempio il ricorso ad input esterni rispetto al ciclo produttivo aziendale, con inevitabili ripercussioni sulla qualità del prodotto.

Obiettivi

L’obiettivo fondamentale di una corretta pianificazione in ambito agricolo è quello di restituire a tale territorio un ruolo funzionale dal punto di vista ecologico, al fine di contrastarne l’incessante diminuzione di biodiversità.

Tale obbiettivo è perseguibile esclusivamente tramite l’inserimento dell’ambito agricolo in una più vasta “rete ecologica” territoriale, costituita dall’insieme delle aree naturali del territorio, la cui continuità assicuri la mobilità e lo scambio fra gli esseri viventi del territorio.

Tale obbiettivo si persegue tramite:

Salvaguardia elementi naturali residui del territorio

Ricostruzione di neo- ecosistemi funzionali alla rete ecologica territoriale

Riduzione dei fattori limitanti che incidono sulla presenza e lo sviluppo dei popolamenti di fauna selvatica.

Miglioramento della qualità ambientale del territorio (riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive)

Contenuti

Il paesaggio rurale

Nei secoli scorsi il paesaggio veniva considerato con una concezione squisitamente estetica, legata al fattore percettivo ed artistico della parte di territorio considerata. Una concezione più recente del paesaggio è stata in seguito realizzata da parte della geografia, che ha considerato il paesaggio come il complesso degli elementi fisici, biotici ed antropici che costituiscono i tratti fisionomici di una certa parte della superficie terrestre.

La moderna concezione di paesaggio accoglie quest’ultima evoluzione data dalla geografia in un concetto ancora più complesso, dato dalle scienze ecologiche: il paesaggio è ora considerato come ecosistema paesistico concreto, o meglio come un insieme di ecosistemi di una sezione spaziale della biosfera.

Tale concezione della pianificazione paesistica, dalla forte valenza ecologica, ha modificato quelli che erano gli obiettivi e gli strumenti di pianificazione del territorio.

Esistono vari tipi di paesaggi, che si differenziano tra loro per il grado di naturalità degli stessi.

Il “paesaggio naturale” è definito un paesaggio che nel corso della sua evoluzione non ha subito alcuna trasformazione attribuibile all’uomo; tale paesaggio ad oggi risulta praticamente inesistente, mentre si possono invece individuare alcune situazioni intermedie di naturalità, prima di giungere al “paesaggio artificiale” totalmente dominato dall’azione antropica, e che più si allontana dalla situazione naturale di origine.

Il “paesaggio rurale” è un classico esempio di naturalità intermedia che, sebbene determinato da azione antropica, è costituito da ecosistemi che sono ancora definiti dal rapporto fra suolo e biomasse vegetali ed ancora in stretta dipendenza dal flusso energetico solare.

Tale paesaggio risulta di estremo interesse naturalistico in quanto costituito da differenti ecosistemi che interconnettono le aree coltivate, e che spesso sono costituiti da lembi di vegetazione spontanea (in forma di siepi, filari e nuclei), di grande importanza per la pianificazione ecologica del territorio.

La pianificazione paesistica in ambito agricolo riveste una grande importanza per l’ecologia di tutto il territorio, in quanto, date le sue peculiarità, tale territorio risulta, quale neo-ecosistema artificiale, ancora moderatamente permeabile agli spostamenti di molte specie viventi.

Analisi paesaggistica

Al fine di predisporre un’opportuna pianificazione in ambito territoriale, a qualunque scala di intervento, è necessario procedere innanzitutto ad un’indagine che porti alla conoscenza della porzione di territorio in questione.

Elementi di analisi:

Caratteristiche fisiche (geol, geomorfol, pedologia, idrogeologia, clima)

Caratteristiche biotiche (vegetazione potenziale e reale, flora, fauna)

Caratteristiche antropiche

Rete ecologica del territorio di inserimento (strutturale e funzionale)

Tali elementi sono comunemente analizzati tramite supporto cartografico, producendo o utilizzando cartografie tematiche già presenti in letteratura.

Tale indagine viene effettuata inizialmente in una porzione di territorio vasta, per scendere infine, a scala di maggior dettaglio, ad analizzare l’area specifica di interesse. Tale approccio consente la comprensione di differenti caratteristiche del territorio in analisi, individuabili a differenti scale di analisi.

L’analisi territoriale così realizzata consente l’acquisizione degli elementi utili alla predisposizione di interventi progettuali realmente contestualizzati alla porzione di territorio considerata. Fornisce inoltre fondamentali informazioni riguardo alle tipologie vegetazionali (dal punto di vista strutturale e floristico) da utilizzare in tale contesto al fine della realizzazione di nuovi impianti.

Interventi territoriali

Salvaguardia elementi naturali residui

Ogni elemento di vegetazione naturale relitta presente nel territorio aziendale necessita di un’adeguata salvaguardia e, ove possibile, alcune situazioni possono essere potenziate tramite nuovi impianti che ne aumentino l’estensione e gli restituiscano un ruolo ecologico più simile a quello di origine.

Ricostruzione di neo- ecosistemi funzionali

Tali interventi riguardano essenzialmente la realizzazione di impianti vegetazionali atti a ricostruire siepi e macchie di campo che, di dimensione e struttura varia, articolate e collegate all’interno del tessuto aziendale, permettono una diffusa permeabilità ecologica di questa porzione di territorio.

Realizzazione di siepi

Dal punto di vista strutturale le siepi vengono assimilate alle fasce ecotonali (marginali) della vegetazione boschiva, ed in quanto tale assumono un forte valore naturalistico perché tale fasce sono considerata le più ricche in specie vegetali e animali, che si insediano differentemente nello spessore delle siepi seguendo i differenti gradienti ecologici presenti in tali strutture (ombreggiamento nelle parti centrali e luce in quelle marginali…).

La presenza delle siepi in un ambito agricolo influenza, direttamente e indirettamente, molti fattori ecologici del sito (microclima, difesa del vento, bilancio idrico), migliorando le condizioni locali ed esercitando inoltre un’azione di difesa del suolo per i rischi di erosione. Come già ricordato assolvono inoltre un importante ruolo di aumento della biodiversità, offrendo habitat idoneo alla vita di molte specie vegetali e animali (ed anche di insetti predatori utili alle attività produttive agricole).

Per quanto concerne la realizzazione dell’impianto, si deve tenere conto di vari fattori:

Struttura

Specie vegetali

Dimensioni (spessore)

Distanza l’una dall’altra

Struttura

La struttura di tali impianti deve essere realizzata almeno da tre componenti : quella erbacea ai margine, quella fitta arbustiva intermedia, e quella alta centrale. Tali elementi strutturali sono essenziali per rendere funzionale la siepe stessa.

Specie vegetali

Le specie da utilizzare per tali impianti sono necessariamente di tipo autoctono. Nel caso si consideri l’utilizzo di specie forestali della zona, lo spessore minimo della siepe deve essere almeno di 5m.

Lo spessore delle siepi può andare da 0,5-1m a 3-6 metri. Chiaramente il ruolo ecologico di tali strutture è fortemente correlato alle dimensioni. Secondo Kaule dal punto di vista ecologico le siepi più strette possono ospitare tra i campi solo malerbe, mentre le più larghe possono ospitare specie con esigenze nutritive di tipo medio.

Dal punto di vista ecologico, sempre secondo Kaule, le siepi a distanza di 50-75 m possono ospitare specie anche molto pregiate, mentre siepi a distanze maggiori diminuiscono il loro apporto ambientale, fino alle siepi poste a distanze maggiori di 300 metri, ritenute estremamente impoverite.

Realizzazione di macchie di campo

Le macchie di campo presentano struttura simile in parte a quella delle siepi (nei margini) ed in parte a quella dei boschi (all’interno), sebbene in modo molto semplificato a causa delle dimensioni ridotte.

Il ruolo ecologico di tali strutture è equiparabile a quello delle siepi, sebbene per quanto concerne l’utilizzo da parte delle specie faunistiche tali aree rivestano un ruolo legato in modo particolare alla riproduzione ed al rifugio delle popolazioni faunistiche, mentre le siepi ne assicurano la mobilità.

Per la realizzazione degli impianti atti a ricostruire una macchia di campo la superficie interessata deve essere dai 500 ai 1500 mq, e la larghezza minima di almeno 10 metri. La forma di tali impianti deve essere molto articolata e frastagliata nei margini, con aree vuote centrali.

Le macchie di campo, al fine di risultare funzionali nell’ambito del territorio, debbono essere posizionate ad una distanza reciproca minore di 500m.

Per quanto concerne la composizione specifica di tali impianti, si auspica la presenza di specie: arbustive per almeno il 70-80%.


Riduzione dei fattori limitanti che incidono sulla presenza e lo sviluppo dei popolamenti di fauna selvatica.

Nell’ambito dei territori agricoli, definiti moderatamente permeabili allo spostamento delle popolazioni faunistiche, si possono instaurare situazioni in cui degli elementi antropici fungano da barriera permanente rispetto a tale mobilità. Tali barriere sono generalmente costituite da strade, ferrovie, elettrodotti, canali artificiali.

L’interruzione della continuità ambientale può risultare in alcune situazioni particolarmente dannosa al popolamento faunistico, ed in tali casi si può ricorrere alla realizzazione di appositi manufatti.

In genere tali manufatti possono essere raggruppati nelle seguenti tipologie:

sovrappassi

sottopassi

barriere con relativi “inviti”

passaggi per ittiofauna

segnalatori e dissuasori di ostacoli

Miglioramento della qualità ambientale del territorio

Nell’ambito della gestione degli ambienti agricoli, come descritto precedentemente, risultano fondamentali gli interventi atti a ricostruire la rete ecologica territoriale.

Inoltre, al fine di migliorare le qualità ecologiche di tali ambienti, sono di grande interesse metodi produttivi che diminuiscano l’impatto ambientale e che siano sostenibili dal punto di vista ecologico. Tra questi è da citare l’agricoltura integrata e l’agricoltura biologica, per cui si rimanda alle schede specifiche.


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