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Unità 10

Prevenzione per la difesa delle colture - I ,mezzi agronomici

5. Difesa e gestione delle erbe spontanee


unità 10

Prevenzione per la difesa delle colture – I mezzi agronomici

Problemi e motivazioni

Spesso l’agricoltura biologica viene intesa come la pura e semplice sostituzione degli anticrittogamici di sintesi con quelli ammessi dai regolamenti.

La fertilità del terreno e le rotazioni risultano fondamentali anche nella gestione della difesa fitosanitaria.

L’importanza spesso trascurata della complessità dell’agro-ecosistema.

Obiettivi

Illustrare come i fondamenti della buona pratica agronomica in agricoltura biologica siano essenziali per la prevenzione nei confronti delle patologie e dei parassiti.

Fornire gli accorgimenti necessari per effettuare al meglio i trattamenti antiparassitari con prodotti ammessi in agricoltura biologica.

Contenuti

Protezione fitosanitaria

In agricoltura biologica i fondamenti della protezione fitosanitaria delle colture sono essenzialmente tre: la fertilità e la salute del suolo, la tecnica agronomica e il saper cogliere l’attimo per l’intervento.

Conoscere i propri campi, le caratteristiche del suolo, il clima e le stagioni dove sorge la vostra azienda sono un bagaglio tecnico importante e necessario. In pratica bisogna stare con le scarpe nei campi e saper osservare le proprie coltivazioni, almeno una volta alla settimana.

La lotta contro le principali avversità delle colture si fonda come detto sulla prevenzione, attraverso la buona pratica agronomica.

Come neofita dell’agricoltura biologica o durante il periodo di conversione l’operatore non deve cadere nel facile assioma di sostituire i prodotti chimici di sintesi utilizzati in agricoltura convenzionale con i corrispondenti preparati organici o minerali ammessi da questo tipo di coltivazione. L’agricoltura biologica non è questo, non è corretto farla così.

La prevenzione contro le principali crittogame ed insetti nocivi parte innanzitutto da una buona rotazione ed una fertilizzazione corretta ed equilibrata su un terreno sano e dotato di sostanza organica.

La prevenzione

Scelta delle sementi e delle varietà più adatte

Il primo stadio della prevenzione consiste nel scegliere la specie, la varietà, o il portainnesto più adatti al clima e alle condizioni agronomiche dell’azienda. Sono ovviamente da preferire quelle varietà autoctone che manifestano maggior resistenza intrinseca nei confronti delle principali patologie, ferma restando la richiesta del mercato di queste varietà.

Particolare attenzione va poi riposta sul reperimento di materiale di propagazione sano. La maggiorparte delle crittogame si sviluppano a causa dell’impiego di sementi o piantine infette.

Per scongiurare questo rischio si può dinfestare le sementi per immersione per circa 10 minuti in una soluzione di poltiglia bordolese all’1%, oppure conciarla mescolando la semente con carbonato di rame.


Fertilizzazione organica equilibrata

La presenza di una buona dotazione di sostanza organica è la condizione indispensabile per avere un terreno in equilibrio come fertilità e biodiversità. Infatti nel terreno insistono molteplici microrganismi che interferiscono, competono e talvolta predano i vari patogeni e parassiti delle nostre colture. Una buona fertilità organica e la buona presenza di macro e micro nutrienti permette alle piante di essere meno soggette a stress, una delle cause predisponenti all’attacco delle crittogame.

Infine l’apporto di sostanza organica compostata con rapporto C/N tra 8 e 12 risulta avere buoni effetti su alcune malattie radicali e sui nematodi.

Lavorazioni del terreno

Le lavorazioni del terreno influiscono considerevolmente sulle fitopatie. Alcuni esempi:

Trinciatura ed interramento dei residui colturali, eliminando un substrato potenzialmente favorevole all’insediamento di alcune muffe e funghi (ticchiolatura del melo, bolla del pesco), o allo svernamento di alcune specie di fitofagi (balanino delle nocciole, piralide del mais).

Aratura superficiale ed esposizione delle radici all’aria per distruggere le radici delle infestanti e scoprire numerosi fitofagi alla mercé dei predatori (uccelli).

Lavorazione estiva del terreno che aiuta ad eliminare la popolazione di elateridi, e ridurre le presenza di uova di nematodi.

Trinciatura dei residui colturale, per affrettare la decomposizione o meglio il compostaggio della sostanza organica.

Asportazione dei residui colturali dal terreno. Ad esempio i residui delle carote per interrompere il ciclo della mosca.

Eliminare ove possibile i frutti colpiti da crittogame che possono fungere da focolaio di infezione l’anno seguente (ad esempio: frutti mummificati, legno colpito da oidio e monillosi, ecc).

Rotazione

La rotazione è il fattore cruciale per il controllo delle fitopatologie e delle malerbe nell’azienda agricola biologica. In effetti è il metodo più efficiente per eliminare il problema dei nematodi dal terreno. Lo scopo della rotazione è evitare la stanchezza del terreno e impedire la specializzazione delle fitopatie e dei parassiti delle colture praticate. E’ dimostrato che la monosuccessione determina un aumento delle crittogame che rende estremamente difficile ed impegnativa la lotta sia con mezzi chimici, sia con quelli naturali.



Rigenerazione o mantenimento di un agro-ecosistema complesso

Un agro-ecosistema, con siepi, aree boscate, canali, e prati, garantisce una buona biodiversità in tutte le componenti della vita che ruotano attorno al campo coltivato, dai micro-organismi ai mammiferi. Una maggiore biodiversità comporta la presenza di un’entomofauna utile con insetti parassiti e predatori di quelli nocivi, e pure una maggior competizione tra i micro-organismi del terreno, dove anche qui troviamo casi di parassitismo tra funghi e batteri.

Una volta che queste condizioni sono state rispettate, ovvero si sta facendo agricoltura biologica nel senso più ampio e completo del termine, alla comparsa di una patologia o di un insetto nocivo tale da comportare un danno economico alla coltura, si può intervenire come ultimo passo con gli anticrittogamici ammessi in agricoltura biologica (allegato IIB del Regolamento CEE 2092/91).

Al termine dell’annata agraria è doveroso comunque riflettere se, variando la tecnica agronomica e gli interventi, si potrà evitare il problema l’anno successivo.

Una volta che si rende necessario un trattamento, é utile considerare alcuni fattori che determinano l’efficacia di un intervento con anticrittogamici, quali:

la qualità dell’acqua; è da preferire quella a reazione lievemente acida (come l’acqua piovana) con pH compreso tra 5,5 e 6.

Caratteristiche tecniche dell’irroratrice; deve essere sempre in perfetta efficienza: ugelli ben regolati, potenza adeguata, ecc.

Stadio di sviluppo delle fitopatologie. Quasi tutti i fungicidi utilizzati in agricoltura biologica agiscono di copertura, devono quindi essere presenti prima che la crittogama si sviluppi, ne consegue che il tempismo diventa fondamentale, così come un’efficace informazione meteorologica (ad esempio la regola dei tre 10 in viticoltura).

Negli insetti lo stadio generalmente più indicato per intervenire è quello giovanile (larva o ninfa). Talvolta quando la schiusa delle uova è scalare bisogna aspettare che escano tutte le larve, oppure ripetere il trattamento a breve distanza.

Le condizioni climatiche per effettuare i trattamenti assumono ancora più importanza in agricoltura biologica, in quanto per molti prodotti bisogna evitare la distribuzione durante le ore soleggiate, privilegiando il tramonto o la mattina presto. Questo vale soprattutto per i prodotti fotolabili quali le piretrine, il rotenone, ma anche preparati a base di Bacillus thuringiensis o granulovirus.

Condizioni della vegetazione; se è fitta, con presenza di foglie arrotolate, o di sostanze emesse dai fitofagi stessi, quali melata o escrezioni cerulee, è necessario includere un bagnante per migliorare la distribuzione.

Combinare opportunamente i prodotti, conoscendo bene le caratteristiche e le incompatibilità di ognuno.

Adottare misure agronomiche complementari prima o dopo i trattamenti. Ad esempio potatura verde, rimozione delle piantine malate o seccate, ed il lancio di insetti utili.


Foto 1: Protezione delle piantine giovani dai virus

nella prima fase della crescita


Unità 11

Lotta biologica

Problemi e motivazioni

Che cosa si intende per lotta biologica?

Quando è nata e come si è sviluppata la lotta biologica?

Quali sono le caratteristiche degli organismi utilizzati in lotta biologica?

Quali sono le possibilità offerte all’agricoltore dalla lotta biologica e quali sono i limiti al suo impiego?

In che modo possono essere utilizzati insetti ed acari?

In che modo possono essere utilizzati i microrganismi (virus e batteri)?

In che modo possono essere utilizzati i funghi e i nematodi?

Obiettivi

Acquisire il concetto di lotta biologica e conoscere le basi teoriche su cui si fonda.

Conoscere le principali tappe dell’evoluzione della lotta biologica.

Conoscere i rapporti fra gli organismi utilizzati per la lotta biologica e gli organismi che si intendono combattere.

Conoscere limiti ed opportunità della lotta biologica in particolare per quanto riguarda l’impiego di:

Contenuti

In natura ogni specie animale o vegetale ha degli antagonisti (predatori, parassiti, patogeni o competitori) che contribuiscono ad impedirne la proliferazione incontrollata.

La lotta biologica consiste proprio nell’uso di questi “nemici naturali” per contenere le popolazioni di fitofagi entro limiti accettabili e, di riflesso, nell’incremento del numero di specie all’interno dell’agroecosistema, che diviene maggiormente complesso e quindi più stabile.

Il primo esempio di lotta biologica risale agli ultimi anni del 1800, quando negli agrumeti della California attaccati dalla cocciniglia di origine australiana Icerya purchasis si introdusse con successo Rodolia cardinalis, coccinellide sempre originario dell’Australia e nemico naturale di Icerya.

All’incirca nello stesso periodo in Russia il fungo Metharrizium anisopliae venne utilizzato per contrastare Anisoplia austriaca, scarabeide parassita dei cereali.

La mancanza di sufficienti basi teoriche a supporto di questi primi tentativi determinò lo scarso sviluppo delle tecniche di lotta biologica nella prima metà del Novecento e un’ulteriore battuta di arresto fu causata, a partire dagli anni Cinquanta, dal successo dei mezzi di lotta chimici.

Negli ultimi anni però il ripensamento sull’uso della chimica in agricoltura, una maggior “consapevolezza ambientale” e le migliorate conoscenze teoriche hanno dato nuovo impulso alle tecniche di lotta biologica.

Gli organismi utilizzati in lotta biologica come antagonisti dei fitofagi sono insetti, acari e nematodi ma anche microrganismi. Ognuno di essi può intrattenere con gli insetti dannosi rapporti diversi. In base ai questi rapporti vengono distinti in:

predatori: organismi che attaccano e si nutrono di più individui della popolazione di fitofagi. Alcuni ausiliari sono predatori per tutta la durata del loro ciclo vitale (fitoseidi, miridi, coccinellidi, antocoridi), altri solo allo stadio larvale. I predatori si dividono ulteriormente in:

parassiti: organismi che vivono a spese dell’ospite causandogli danni più o meno gravi ma non la morte

parassitoidi o parassiti predatori: organismi che vivono a spese dell’ospite causandone la morte. Si tratta quasi sempre di insetti, le cui femmine depongono un uovo all’interno del corpo dell’ospite. Alla nascita la larva si alimenta dei tessuti dell’insetto parassitizzato fino allo sfarfallamento dell’adulto, pronto a dare inizio a una nuova generazione.

agenti patogeni: microrganismi che sono in grado di causare nel fitofago una malattia mortale. Virus e batteri agiscono in seguito ad ingestione danneggiando solitamente gli organi intestinali dell’insetto, mentre i funghi penetrano nel fitofago dalla cuticola moltiplicandosi a spese degli organi interni.

competitori: si tratta di organismi che competono con l’organismo patogeno per la colonizzazione di una parte della pianta coltivata. Gli organismi competitori non arrecano però danni alla pianta coltivata. Gli organismi competitori sono generalmente funghi che entrano in competizione con altri funghi. In alcuni casi, ad esempio nel caso del cancro del castagno (Endothia parasitica) si tratta di ceppi ipovirulenti dello stesso fungo parassita.

L’attività degli organismi utilizzati per la lotta biologica dipende, oltre che da condizioni climatiche e ambientali, anche dalla densità della popolazione ospite. Senza voler entrare nel dettaglio della dinamica delle popolazioni, su cui peraltro si basano le tecniche di lotta biologica, basti dire che, a maggiori densità della popolazione di fitofagi, corrisponde una maggiore efficacia dei nemici naturali che riescono a trovare ed attaccare un maggior numero di “prede”.

Inoltre le popolazioni di organismi utili, come quelle di insetti dannosi, sono soggette ad una serie di fattori che ne limitano la proliferazione: per fare previsioni sull’efficacia di un intervento di lotta è necessario conoscere approfonditamente esigenze e caratteristiche biologiche sia del fitofago che del suo antagonista.

Di conseguenza anche le condizioni di impiego (ad es. temperatura ed umidità dell’aria e del suolo, momento e modalità di distribuzione, ecc.) devono essere controllate attentamente perché giocano un ruolo importante nel determinare la buona riuscita dell’intervento.

Tra i mezzi di lotta biologica possono essere annoverati anche quelli basati sull’impiego di feromoni (trappole per la cattura massale, confusione sessuale) descritti in altre schede.

Nella lotta biologica contro gli insetti gli interventi possono avere carattere soppressivo o protettivo. Nel primo caso la funzione degli ausiliari è quella di ridurre in tempi brevi la popolazione del fitofago, nel secondo di impedirne l’eccessiva riproduzione con comparsa di danni rilevanti. I due obiettivi spesso si sovrappongono in quanto ad una prima fase di rapida riduzione dell’insetto dannoso (e altrettanto rapida crescita della popolazione di ausiliario) ne succede una, generalmente piuttosto lunga, in cui l’equilibrio raggiunto dalle due popolazioni non permette sviluppi incontrollati del fitofago.

E’ possibile però che un intervento abbia carattere solo soppressivo: ciò si verifica solitamente per quegli ausiliari introdotti che non trovano condizioni climatiche favorevoli alla loro sopravvivenza per lunghi periodi.

quegli insetti dannosi introdotti accidentalmente da altri ambienti e le cui massicce infestazioni sono dovute alla mancanza di nemici naturali.

L’insediamento mira ad ottenere la presenza costante di un antagonista specifico nell’ambiente e per questo non può limitarsi alla semplice introduzione della specie antagonista, ma deve prevedere anche tutte quelle strategie volte a favorirne la sopravvivenza e la diffusione.

I casi più noti di applicazione di questa tecnica sono, oltre alla già citata Rodolia cardinalis, il controllo di Eriosoma lanigerium tramite l’insediamento del suo parassita specifico Aphelinus mali ed il controllo di di Quadraspidiotus perniciosus con l’insediamento di Prospaltella perniciosi.

Se per motivi climatici o ambientali non è possibile l’insediamento permanente di un organismo utile si può ricorrere a lanci periodici che vengono utilizzati in particolare per ottenere un rapido abbattimento del fitofago in corrispondenza di precise fasi fenologiche della coltura.

Questa tecnica trova applicazione prevalentemente in serra sia per i suoi costi elevati sia perché la serra è un ambiente circoscritto nel quale è più semplice controllare i fattori esogeni che determinano la buona riuscita dell’intervento.

La lotta autocida ha dato risultati molto soddisfacenti, ma è applicabile solo su larga scala e in concomitanza di condizioni ambientali molto particolari. Si tratta di impedire la riproduzione della specie infestante introducendo nell’ambiente un sufficiente numero di individui resi sterili. Perché la tecnica possa essere applicata con successo devono verificarsi le seguenti condizioni:

la densità iniziale della popolazione da controllare deve essere relativamente bassa;

la specie deve effettuare un unico accoppiamento;

la popolazione deve essere coinvolta integralmente, condizione che si verifica con trattamenti su scala molto vasta o in caso di ambienti circoscritti ed isolati (es. isole).

Le tecniche viste richiedono, per essere messe in atto, di un numero di insetti o di acari decisamente elevato e, di conseguenza, il ricorso a “biofabbriche” per il loro reperimento.

Prima di effettuare qualunque intervento di lotta biologica è comunque necessario il monitoraggio accurato della situazione della coltura e della presenza di parassiti.

In particolare è necessario riconoscere con precisione il o i fitofagi presenti sulla coltura (in quanto la specificità degli ausiliari è spesso elevata), e prestare particolare attenzione alle condizioni ambientali. In questo modo sarà possibile:

scegliere l’ausiliare più adatto in funzione del fitofago da controllare e delle condizioni ambientali;

determinare il momento migliore per effettuare un lancio o l’introduzione di un ausiliario;

valutare le quantità ottimali di ausiliario da introdurre in funzione di particolari condizioni ambientali o di infestazione.

L’uso di microrganismi patogeni o parassiti per contrastare i parassiti delle piante viene chiamato anche lotta microbiologica. A differenza di acari ed insetti i microrganismi antagonisti raramente sono in grado di riprodursi nell’ambiente creando popolazioni stabili per cui vanno considerati e distribuiti in campo come “insetticidi biologici”

Tra i microrganismi patogeni il più noto e diffuso è il Bacillus thuringiensis. Si tratta di un batterio aerobico sporigeno, di cui sono disponibili diversi ceppi (kurstaki, aizawai, israeliensis e tenebrionis) che si differenziano per la specificità di azione e che sono attivi rispettivamente sulle larve di lepidotteri (i primi due con alcune specificità di azione), sulle larve di alcuni tipi di zanzara (il terzo) e sulle larve di Leptinotarsa decemlineata (l’ultimo).

Al momento della sporulazione il microrganismo produce una tossina che interagisce con le glicoproteine della membrana delle cellule intestinali dell’insetto provocando il blocco dei muscoli dell’apparato digerente e la interruzione della nutrizione.

Nei formulati commerciali generalmente è presente solo la tossina, che agisce esclusivamente per ingestione. Per essere efficace è quindi necessario che l’insetto si nutra per un certo periodo sulla superficie della pianta trattata.

La selettività di Bacillus thuringiensis è molto elevata ed esplica pienamente la sua efficacia quando viene utilizzato sui primi stadi larvali.

Si conoscono numerosi virus entomopatogeni, che sono caratterizzati da un’elevata specificità, infettano l’insetto solitamente allo stato di larva ed agiscono per ingestione. La loro azione non è immediata per cui i fitofagi infettati sono in grado di nutrirsi ancora per un certo periodo, causando ulteriori danni.

Il virus più utilizzato è il virus della granulosi, attivo su Cydia pomonella, ma sono disponibili altri microrganismi attivi su diverse specie di fitofagi.

I funghi patogeni di insetti, acari ed altri funghi sono caratterizzati dalla capacità di penetrare attivamente nel corpo degli artropodi attraverso la cuticola o le aperture naturali. Agiscono quindi per contatto e sono in grado di infettare i fitofagi indipendentemente dalle loro modalità di alimentazione e dalla loro età, causandone la morte per azione del micelio o delle tossine prodotte.

Il fattore che maggiormente condiziona la attività dei funghi è l’umidità relativa. Perché l’infezione possa avere luogo sono necessari valori di umidità prossimi al 100% ed alcune specie richiedono anche la presenza di un film d’acqua. Questo limita l’utilizzo nei confronti dei parassiti epigei a quelle colture in grado di sopportare alti tassi di umidità relativa senza andare incontro ad attacchi di crittogame, mentre il controllo di insetti terricoli presenta meno problemi.

I nematodi più frequentemente impiegati nella lotta biologica appartengono ai generi Steinernema (Neoaplectana) e Heterorhabditis che possono controllare efficacemente larve di Othiorrhincus sulcatus e di ditteri sciaridi. Sono attivi per contatto, potendo infettare l’ospite attraverso le aperture naturali o la cuticola, e la loro azione nociva nei confronti degli insetti è legata alla simbiosi che intrattengono con batteri del genere Xenorhabdus i quali una volta liberati all’interno dell’ospite lo portano a morte per setticemia. L’attività dei nematodi è fortemente condizionata dalla sensibilità al disseccamento e ai raggi UV, che ne consigliano l’impiego per il contenimento di insetti terricoli.

Le condizioni di impiego che devono realizzarsi per l’utilizzo di funghi parassiti e competitori e di nematodi parassiti sono tali che le applicazioni pratiche sono al momento molto limitate.

Bibliografia

M. Benuzzi, G. Nicoli, Lotta biologica e integrata nelle colture protette (strategie e tecniche disponibili). Regione Emilia Romagna, 1988

J.M. Franz, A. Krieg, Un esempio di ecologia applicata. La lotta biologica. Edagricole 1976.

AA.VV, Guida illustrata. Agricoltura biologica. Supplemento n°1 a Vita in campagna 2/2003

www.bioplanet.it

Attività e esperimenti

Attività di riconoscimento: consente di riconoscere i principali fitofagi delle colturediscriminando in particolare quelli simili, e i loro antagonisti naturali e consentendo l’applicazione più precisa di tecniche di lotta biologica.

Strumenti: materiale fotografico, cassette entomologiche, lente di ingrandimento.

Riconoscimento di insetti infettati, predati o parassitizzati: consente di valutare l’effettiva riuscita delle tecniche biologiche.

Strumenti: lente di ingrandimento.

FOTOGRAFIE

Foto 1

Imenottero che parassitizza le uova di un altro insetto

Fonte: Centro Agricoltura ambiente


Foto 2

Lancio manuale di insetti utili

Fonte: Studio Oasi Associato


Foto 3

Larva di Crisopa che preda un afide

Fonte: Centro Agricoltura ambiente

Foto 4

Trappola ai feromoni

Fonte: Studio Oasi Associato

Unità 12

Prodotti di origine naturale per la difesa delle piante

Premessa

I prodotti descritti in questo capitolo sono fra i più importanti tra quelli autorizzati dal Regolamento Europeo sull’Agricoltura Biologica. Tuttavia, il loro uso nell’agricoltura biologica dovrebbe sempre venire considerato come l’ultima necessaria alternativa. La priorità da seguire dovrebbe essere l’applicazione di appropriate pratiche agricole e di fertilizzazione del terreno.

Esistono numerose sostanze e prodotti disponibili per la protezione delle piante. In questo testo, ad ogni modo, faremo riferimento solo a quelli autorizzati dal Regolamento UE. Le sostanze vengono divise in due gruppi: quelle efficaci contro malattie fungine e batteriche, e quelle per il controllo di insetti ed acari. La distinzione comunque non è così netta, a causa degli effetti secondari di alcuni prodotti.

Obiettivi

Prodotti contro insetti ed acari

Azadiractina (Estratto dall’azadirachta indica – Albero di Neem)

Informazioni generali

L’azadiractina viene estratta dall’albero di origine asiatica Azadirachta indica, chiamato “albero di Neem”, ed è uno fra i molti composti attivi noti come limonoidi, prodotti da questa pianta. Altri limonoidi dell’albero di Neem sono la salannina, la nimbina e la nimbidina, che si trovano in ogni parte della pianta ma con una concentrazione maggiore nel nòcciolo (0.1-1% di azadiractina).

In Asia ed in Africa diverse parti dell’albero vengono impiegate largamente per la preparazione di medicinali, cibo, cosmetici e antiparassitari.

Uso

L’azadiractina viene usata come insetticida. Agisce per ingestione e si comporta come antagonista dell’ormone ecdisone impedendo all’insetto di effettuare la muta. Non è attivo sulle uova o sugli adulti, e su certi insetti agisce come antifeedant (impedisce l’alimentazione).

Raggio d’azione

L’azadiractina ha un vasto raggio di azione che include gli omotteri, i lepidotteri, i ditteri, i coleotteri ed altri insetti, includendo anche gli acari. Ha anche una dimostrata efficacia nei confronti di funghi e batteri.

Campo di applicazione

Viene usata in orticoltura, frutticoltura, vivaistica e su specie ornamentali.

Tossicità

Praticamente atossica nei confronti dei vertebrati.

L’olio di Neem (fo) può divenire fitotossico ad altre concentrazioni.

Dosaggio e compatibilità

Il dosaggio consigliato, ma ampiamente dipendente dal tipo do formulato, si aggira sui 25-50 g/Ha di azadiractina.

Può venire impiegato in combinazione con le piretrine, virus, Bt, saponi molli.

Oli vegetali (olio di menta, olio di pino, olio di cumino)

Informazioni generali

Gli oli vegetali sono un miscuglio di sostanze naturali derivanti da varie parti delle piante quali fiori, semi e frutti. Per la maggior parte contengono acido oleico e acido linoleico. Tradizionalmente questi oli vegetali vengono impiegati come fungicidi e come coadiuvanti di antiparassitari, migliorando la loro distribuzione e persistenza.

Uso ed effetti

Gli oli vegetali vengono usati come insetticidi, provocando la morte per asfissia degli insetti e delle loro uova. Agiscono inoltre anche come repellenti.

Raggio d’azione

Attivi contro afidi, coccidi, diaspididi ed acari.

Campo di applicazione

Viticoltura, frutticoltura, orticoltura.

Tossicità

Bassa tossicità per i mammiferi. Gli oli vegetali non sono specie-specifici per cui possono causare danni anche agli insetti antagonisti se usati in dosi elevate.

Dosaggio e compatibilità

A seconda del formulato, può variare.

Normalmente si usano 200-300 ml/hl come addittivo, 1-3 g/hl come insetticida.

Gli oli vegetali possono venire miscelati con la maggioranza dei preparati per l’agricoltura biologica.

Pioretrine (Estratte dal Chrysanthemum cinerariaefolium)

Informazioni generali

Le piretrine sono insetticidi naturali derivanti dalle piante del genere Crysanthemum, coltivate soprattutto in Kenya, Tanzania e Tasmania. I fiori vengono raccolti subito dopo la fioritura, quindi vengono essiccati e macinati. I composti attivi sono un miscuglio di 6 molecole chiamate piretrine, che sono altamente fotosensibili e ossidabili rapidamente se esposte alla luce e all’aria. Per aumentare la sua stabilità alcuni formulati contengono sostanze che agiscono da stabilizzanti (as esempio il PPBO, piperonilbutossido).

Uso

Le piretrine agiscono come insetticidi per contatto. Attaccano il sistema nervoso, paralizzando gli insetti nel giro di pochi secondi (effetto KO). A seconda della dose che viene impiegata, può causare anche la morte. Alcuni insetti potrebbero metabolizzare le piretrine e ristabilirsi. A causa di questo, le piretrine possono venire attivate con il PPBO che inibisce la detossificazione del principio attivo, aumentando l’efficacia del trattamento.

Raggio d’azione

Le piretrine sono efficaci contro una vasta gamma di insetti (omotteri, lepidotteri, ditteri, coleotteri, ecc.) e sono relativamente attive anche contro gli acari.

Campo di applicazione

Orticoltura, piante ornamentali, e per la conservazione delle derrate alimentari.

Tossicità

Bassa tossicità sui mammiferi, ma altamente tossiche nei confronti di pesci, rettili e anfibi. Le piretrine sono sostanze non selettive per cui possono danneggiare le api ed altri insetti benefici. Non sono fitotossiche.

Dosaggio e compatibilità

Normalmente si usano dosi di 70-100 ml/hl.

Quassia (Estratto dalla Quassia amara)

Informazioni generali

La quassia è un insetticida naturale derivato dall’albero della Quassia amara, una pianta endemica del Suriname, e dalla Picrasma excelsa, la cosiddetta Quassia giamaicana. I principi attivi sono la quassina e la neoquassina. La quassia viene usata come repellente per cani e gatti, ed ha anche degli usi medicinali.

Uso

La quassia agisce sul sistema nervoso sia per contatto che per ingestione. La sua attività è relativamente blanda, dovuto alla sua limitata persistenza. Sulle locuste esplica un effetto fagodeterrente.

Raggio d’azione

Attiva contro afidi e tentredini.

Campo di applicazione

Orticoltura, frutticoltura, viticoltura, silvicoltura, piante ornamentali.

Tossicità

Bassa tossicità.

Rotenone (Estratto da Derris spp., Lonchocarpus spp. e Tephrosia spp.)

Informazioni generali

Il rotenone è un alcaloide, isolato per la prima volta nel 1895. Viene estratto dalle radici di alcune piante tropicali delle famiglia delle leguminose: Derris elliptica, Derris spp., Lonchocarpus utilis, Tephrosia spp. lI rotenone si degrada facilmente in seguito all’esposizione al sole e all’aria. La sua persistenza è quindi limitata a 2-3 giorni in estate e 5-6 in primavera.

Uso

Il principio attivo è maggiormente tossico se inalato che ingerito. Il grado di finezza della polvere è un parametro fondamentale per determinarne il livello di tossicità. Il rotenone può venire stabilizzato con l’acido fosforico, ed agisce sia per contatto che per ingestione, inibendo il trasporto elettronico nei mitocondri.

Raggio d’azione

Il rotenone ha un vasto raggio d’azione: afidi, tripidi, lepidotteri, ditteri, coleotteri, ecc. E’ anche moderatamente attivo contro gli acari.

Campo di applicazione

Orticoltura, frutticoltura, piante ornamentali, contro zanzare e mosche. E’ impiegato inoltre in veterinaria contro la mosca Hypoderma.

Tossicità

Il rotenone ha una bassa tossicità sui mammiferi, mentre è estremamente tossico sui pesci. E’ un insetticida non selettivo ma non è tossico per le api.

Dosaggio e compatibilità

In genere si usano 100 g/Ha di principio attivo in orticoltura. L’intervallo di sicurezza è di 10 giorni. Il rotenone non è compatibile con le sostanze alcaline.

Virus della tgranulosi (CpGV)

Informazioni generali

Questo virus è stato isolato per la prima volta in Messico dalla larva di Cydia pomonella. CpGV viene usato contro la Cydia delle mele e sembra essere efficace anche nei confronti di altri lepidotteri.

Uso

CpGV agisce in seguito ad ingestione, per questo motivo è necessario che venga somministrato alle larve di Cydia pomonella al momento opportuno. I raggi ultravioletti possono inattivare il virus, quindi è raccomandabile spruzzare il composto prima del tramonto o di prima mattina.

Raggio d’azione

Questo virus è specifico per 6 specie di tortricidi, di cui la più importante è la Cydia pomonella.

Campo di applicazione

Melo, pero e noce.

Tossicità

Essendo un principio attivo strettamente specie-specifico, è innocuo nei confronti di altri insetti. Non è fitotossico.

Dosaggio e compatibilità

Non deve venire miscelato con altre sostanze sensibili agli alcali.

Bacillus Thuringiensis

Informazioni generali

Nell’agricoltura biologica il Bacillus thuringiensis, è uno dei più diffusi preparati batterici. Il batterio si ritrova naturalmente nel terreno e le sue proprietà insetticide sono conosciute sin dagli anni ’60. Esistono molteplici varietà di Bt e viene impiegato in numerosi campi. Durante la sporulazione il batterio produce delle tossine (la più importante delle quali è la delta-endotossina) che rappresentano il principio attivo dei formulati. Le pro-tossine vengono attivate una volta all’interno dell’intestino degli insetti e lì divengono letali. La preparazione è selettiva ed innocua nei confronti dei vertebrati che hanno una reazione acida nel loro intestino.

Uso

Il Bt è attivo unicamente dopo ingestione. Per questa ragione viene spruzzato sugli insetti dannosi durante il loro stadio larvale, quando si nutrono sulla superficie e ne restano quindi esposti. Una volta che la tossina viene rilasciata nell’intestino l’intero tratto digerente resta paralizzato e l’insetto è incapace di nutrirsi. La morte sopraggiunge nel corso di ore o al massimo entro tre giorni.

Raggio d’azione

Le diverse varietà di Bt sono specifiche per certe famiglie o specie di insetti:

Bacillus thuringiensis var kurstaki è attivo nei confronti di molte specie di lepidotteri;

Bacillus t. var tenebrionis è attivo nei confronti di alcune specie di coleotteri (ad es. dorifora della patata);

Bacillus t. var israelensis è efficace nei confronti delle zanzare.

Campo di applicazione

Orticoltura, viticoltura, frutticoltura ed olivicoltura, piante ornamentali, selvicoltura.

Tossicità

Atossico per i vertebrati. La sua elevata specificità risulta non dannosa nei confronti degli altri insetti. Non è fitotossico.

Dosaggio e compatibilità

Dipende molto dai formulati impiegati; normalmente si usa da 0,5 a 2 kg/Ha di preparati commerciali. Non deve essere mescolato con fertilizzanti alcalini o con antiparassitari.

Sale di potassio da acidi grossi (Sapone molle)

Informazioni generali

Questo prodotto, noto anche come sapone molle di potassio (o sapone di Marsiglia) è ottenuto miscelando oli vegetali con sostanze alcaline quali la soda e l’idrossido di potassio. A parte il venire usato come detergente, questo prodotto può venire impiegato anche in agricoltura come insetticida. Una delle sue più importanti proprietà è il suo essere totalmente biodegradabile (poiché viene metabolizzato dai batteri del terreno).

Uso

Il sale di potassio viene usato come insetticida, come additivo per altri antiparassitari ed anche contro funghi e infestanti. Miscelato con altri insetticidi naturali quali il rotenone e le piretrine conferisce aderenza e persistenza alla soluzione. Il sapone molle agisce direttamente come insetticida di contatto, danneggiando la cuticola degli insetti a tegumento molle. Viene anche impiegato per lavare via la melata e gli escrementi cerosi di alcuni afidi.

Raggio d’azione

Il sapone molle viene impiegato contro gli insetti fitofagi con esoscheletro molle, quali afidi, tripidi e aleurodidi. E’ anche efficace contro gli acari.

Campo di applicazione

Melo, pero, pesco, vite, erbe aromatiche, orticole e piante ornamentali.

Tossicità

Atossico per i vertebrati e per gli insetti impollinatori.

Dosaggio e compatibilità

Il dosaggio per il sapone molle miscelato con altri insetticidi si aggira sui 300g/hl, mentre se impiegato da solo sui 1000 g/hl. Questo prodotto non va usato con acqua dura.

Polisolfuro di calcio

Informazioni generali

Il polisolfuro di calcio viene usato come insetticida e fungicida. Il polisolfato di bario viene anche usato in agricoltura ma non è autorizzato in agricoltura biologica. Il principio attivo è lo zolfo nelle sue diverse forme.

Uso

E’ un insetticida che agisce per contatto diretto, a causa della causticità della preparazione. E’ anche efficace nello sciogliere parzialmente la cuticola delle cocciniglie. Un effetto secondario dell’insetticida è di causare l’asfissia degli insetti colpiti. Il polisolfuro è anche un efficace fungicida per la presenza dello zolfo.

Raggio d’azione

Insetti: diaspididi (Quadraspidiotus perniciosus, Diaspis pentagona and D. Leperii).

Efficace anche nei confronti delle uova di acari.

Fungicida: contro l’oidio, bolla del pesco ed altre patologie.

Campo di applicazione

Agrumi, pesco, melo, pero, albicocco, ciliegio, vite e olivo.

Tossicità

La sostanza è irritante se inalata e se entra in contatto diretto con occhi o pelle. I polisolfuri sono tossici per alcuni acari predatori. A causa della loro alcalinità possono essere fitotossici, provocando bruciature negli organi vegetativi. Per queste ragioni è preferibile impiegarlo durante l’inverno.

Dosaggio e compatibilità

Per i trattamenti invernali il dosaggio suggerito è il seguente: drupacee 16 – 17 kg/hl; pero e melo 20-22 kg/hl. Il polisolfuro di calcio è altamente corrosivo per l’attrezzatura usata per i trattamenti, che per questo motivo va lavata completamente dopo l’uso.

Oli minerali (Bianchi, paraffina, oli a base di petrolio)

Informazioni generali

Gli oli minerali sono stati usati sin dalla fine del diciannovesimo secolo. Sono derivati dalla distillazione frazionata del petrolio ad elevate temperature, dalla loro idrogenazione e dall’estrazione finale tramite solventi. Le condizioni di estrazione influenzano largamente la composizione e l’impatto agronomico degli oli minerali.

Uso

Gli oli minerali agiscono principalmente attraverso l’asfissia, soffocando gli insetti e le loro uova. Sono anche attivi come fagorepellenti e contro l’ovideposizione.

Raggio d’azione

Gli oli minerali agiscono tramite un contatto diretto soprattutto contro i piccoli insetti quali i diaspididi, i coccidi, gli afidi, le psylle e gli acari. Possono rivelarsi attivi anche contro l’oidio e le infestanti) a causa della loro fitotossicità.

Campo di applicazione

Frutticoltura, orticoltura, piante ornamentali e vivaistica.

Tossicità

Molto bassa verso i mammigeri, possono causare problemi ad altri insetti quando vengono irrorati.

Dosaggio e compatibilità

1-3 kg/hl come insetticida, e 200-300 ml/hl come additivo. L’intervallo di sicurezza è di 15-20 giorni.

Non sono compatibili con lo zolfo.

Sostanze impiegate nelle trappole

Feromoni

Informazioni generali

I feromoni sono composti prodotti dagli insetti che servono per la comunicazione chimica fra gli individui della stessa specie. Influiscono sul comportamento sociale quale l’aggregazione, l’interazione sessuale ed i messaggi di allarme. Possono venire prodotti artificialmente in laboratorio e servono per numerosi scopi in agricoltura, quali il monitoraggio ed il controllo dei parassiti, oppure vengono usati per attrarre gli insetti verso le trappole, insieme agli insetticidi.

Uso

Monitoraggio: i feromoni vengono aggiunti alle trappole per attrarre e per studiare la presenza degli insetti in campo (adatto per i lepidotteri).

Catture di massa: l’obiettivo è di evitare l’accoppiamento, catturando i maschi di determinate specie con trappole in cui è presente un’esca trattata con un insetticida regolamentare (solo alcuni piretroidi per l’agricoltura bio): adatto per lepidotteri e ditteri, quali la mosca dell’olivo.

Confusione sessuale: l’obiettivo è di evitare l’accoppiamento spruzzando grandi quantità di feromoni per confondere i maschi di determinate specie.

Fosfato biammonico

Questo fertilizzante viene usato come esca per le catture di massa sui fruttiferi e sugli olivi. Le mosche adulte vengono attratte dall’odore di ammoniaca.

Metaldeide

Informazioni generali

La metaldeide viene usata in agricoltura contro i molluschi. Agisce sul sistema nervoso in seguito ad ingestione.

Uso

Il prodotto viene posto attorno al campo che vuole essere protetto dalle lumache e da chiocciole.

Campo di applicazione

Orticoltura e floricoltura, in pieno campo o in serra.

Tossicità

La metaldeide è tossica per umani e mammiferi. Non è tossica nei confronti dei pesci e degli insetti impollinatori se distribuita in pellets. E’ innocua per le piante.

Dosaggio e compatibilità

5-15 kg/Ha.

Proteine idrolizzate

Informazioni generali

Le proteine idrolizzate vengono impiegate come attrattivi da soli o in combinazione con gli insetticidi. Vengono impiegate per controllare la mosca dell’olivo e la mosca della frutta che durante il loro stadio adulto necessitano di proteine nella loro dieta.

Uso

Viene usato come sostanza attrattiva. Gli insetti vengono uccisi dall’antiparassitario mescolato con le proteine. In agricoltura biologica è permesso solo se si usa in trappole con antiparassitari naturali e con certi piretroidi.

Raggio d’azione

Bactrocera oleae, Ceratitis capitata, Ragholetis cerasi.

Campo di applicazione

Usato su olivo, agrumi e ciliegio.

Tossicità

Le proteine idrolizzate non hanno nessun impatto sull’ambiente. Possibili svantaggi potrebbero derivare dall’uso dell’insetticida con cui vengono miscelate.

Dosaggio e compatibilità

Soluzione all’1%.

Piretoridi (solo deltametrina o lambda-cialotrina)

Informazioni generali

Sono un gruppo di antiparassitari sintetici, simili a quelli naturali delle piretrine. Queste molecole però sono stabili alla luce (mentre le piretrine non lo sono) e sono solubili in solventi organici. Per questa ragione sono molto più persistenti dei loro parenti naturali.

Uso

I piretroidi agiscono per contatto e per ingestione, uccidendo l’insetto nel giro di pochi minuti.

Il loro impiego in agricoltura biologica è consentito solo ed esclusivamente in trappole contro la mosca della frutta e dell’olivo (Bactrocera oleae e Ceratitis capitata).

Raggio d’azione

Un’ampia gamma di insetti è sensibile ai piretroidi, quali i coleotteri, i lepidotteri, i ditteri, le locuste, le cavallette e le zecche.

Campo di applicazione

Fruttiferi e olivo.

Tossicità

Relativamente bassa sui mammiferi, è elevata sui pesci e sugli insetti impollinatori.

Dosaggio e compatibilità

Normalmente il prodotto si trova già dosato all’interno delle trappole.

Prodotti anticrittogrammici

Rame

Informazioni generali

I prodotti a base di rame sono ampiamente usati per le loro proprietà fungicide e battericide. Una vasta gamma di formulati a base di rame sono usati in agricoltura: solfato di rame, ossido, idrossido e ossicloruro di rame. Il principio arrivo di questi formulati è lo ione rameico (Cu++). Il rame agisce tramite contatto diretto, inducendo la denaturazione degli enzimi e delle proteine della membrana cellulare. Inibisce inoltre la germinazione delle spore,

Uso

La persistenza e l’efficacia del trattamento dipendono dalla solubilità e dall’adesività del prodotto impiegato. Sull’adesività, i più diffusi formulati vengono classificati come segue: solfato>idrossido>ossicloruro>carbonato. Per incrementare l’aderenza si può aggiungere bentonite al prodotto rameico.

Riguardo la solubilità invece, i prodotti possono classificarsi come segue: ossicloruro e carbonato>idrossido>solfato.

Raggio d’azione

Il rame è efficace nei confronti di una vasta gamma di patogeni fungini quali la peronospora, la bolla del pesco ed altre patologie. E’ relativamente attivo anche contro alcune batteriosi. Il rame può risultare fitotossico se distribuito in condizioni climatiche avverse (freddo al di sotto dei 10°C e umido), su varietà sensibili (pesco ed altre drupacee) e durante la fase vegetativa sbagliata delle pianta (giovani foglie e rami). Ad esempio non viene raccomandato trattare con il rame durante la fioritura.

Campo di applicazione

Viticoltura, frutticoltura, olivo, barbabietola, orticoltura, floricoltura.

Tossicità

I prodotti rameici non sono pericolosi per gli animali a sangue caldo mentre risultano tossici per i pesci ed altri animali. Il rame non è facilmente biodegradabile e tende ad accumularsi nelle falde acquifere.

Per questo motivo l’uso del rame in agricoltura biologica deve essere ridotto, a dispetto della sua fondamentale importanza.


Dosaggio e compatibilità

Il dosaggio varia notevolmente a seconda dei diversi preparati. L’intervallo di sicurezza è di 20 giorni. Non è prudente miscelare i prodotti rameici con zolfo, polisolfuro di calcio, oli minerali e Bacillus thuringiensis.

Fino alla data del 31/12/2005 la limitazione dell’uso del rame è indicata dal Regolamento UE 2092/91 nei termini di 8 kg/Ha all’anno. Dal 2006 questo limite verrà abbassato fino a 6kg/Ha all’anno.

Permanganato di potassio

Informazioni generali

Il permanganato di potassio è un sale di colroe viola con proprietà fungicide. E’ un potente agente ossidante, solubile in acqua e impiegato anche come disinfettante. Il principio arrivo è proprio il permanganato di potassio (KMnO4).

Uso

Il permanganato di potassio agisce tramite il contatto, ossidando qualsiasi materiale organico. Il suo effetto è rapido ma la sua persistenza è labile. Viene impiegato come fungicida, battericida e contro i molluschi.

Raggio d’azione

Viene usato per la protezione delle piante contro l’oidio, la fusariosi (famiglia delle cucurbitacee), peronospora, verticillium (famiglia delle solanacee) e contro la Phomopsis della vite.

Campo di applicazione

Orticoltura, viticoltura, frutticoltura.

Tossicità

Il prodotto concentrato è caustico. Non esistono informazioni relative alla sua selettività. E’ altamente fitotossico per cui si sconsiglia di spruzzarlo sulla vegetazione al verde con dosi oltre i 300g/hl.

Dosaggio e compatibilità

Trattamenti invernali (su fruttiferi e vite): 1-2 kg/hl;

Contro la Phomopsis: 750 g/hl al germogliamento;

Oidio: 100-300 g/hl;

Fusarium: 500 g/hl (trattamento al terreno).

Il permanganato di potassio non va miscelato con sostanze organiche (rotenone, Bt, ecc.) a causa del suo potere corrossivo.

Zolfo

Informazioni generali

Lo zolfo viene largamente impiegato come fungicida per il suo limitato impatto ambientale, il costo contenuto e la sua polivalenza. Lo zolfo è una sostanza che viene estratta dalle cave o ottenuta attraverso la separazione dell’idrogenato di zolfo dal gas naturale durante il processo di purificazione.

Uso

Lo zolfo è un fungicida con un’azione secondaria anche contro gli acari. A causa della sua liposolubilità può penetrare all’interno delle cellule fungine, deidratandole.

Lo zolfo può venire impiegato in differenti formulati, classificabili in due categorie:

Polveri di zolfo

Zolfo bagnabile

Raggio d’azione

Lo zolfo è attivo contro l’oidio nella maggior parte delle colture, contro fusarium, sclerotinia, phomopsis, ruggine, alternaria, ed altre patologie fungine.

Campo di applicazione

Vite, drupacee, melo e pero, olivo, nocciolo, agrumi, orticoltura, patata, cereali, floricoltura.

Tossicità

Lo zolfo è atossico per i mammiferi mentre è tossico per certi insetti (come gli imenotteri). E’ irritante per gli occhi, per cui occorre cautela nell’effettuare il trattamento. In agricoltura biologica lo zolfo impiegato deve essere privo di selenio.

I prodotti con polveri molto sottili di zolfo possono essere fitotossici nei confronti delle piante ad elevate temperature. Lo zolfo in polvere invece è meno fitotossico.

Dosaggio e compatibilità

Il dosaggio è molto variabile a seconda del tipo impiegato.

Indicativamente, per lo zolfo in polvere, tra 25 (sublimato) e 40 (grezzo) g/hl; per gli zolfi bagnabili, 100-200 g/hl (colloidale) e 200-500 g/hl (micronizzato).

Lo zolfo è incompatibile con gli oli minerali ed altri antiparassitari a reazione alcalina.

Lecitina

Informazioni generali

Il termine lecitina indica in genere un gruppo di fosfolipidi. Questi composti sono estratti principalmente dalla soia ma anche dal girasole, dalla colza e dalle uova.

La lecitina viene largamente impiegata nell’industria agroalimentare come emulsionante, stabilizzante ed antiossidante.

Uso ed effetti

La lecitina è un fungicida che agisce attraverso il contatto diretto. La sua attività sembra collegata all’inibizione della germinazione delle spore.

Raggio d’azione

Oidio.

Campo di applicazione

Cetriolo, melo, piante ornamentali.

Tossicità

Atossica nei confronti di umani, insetti e piante.

Dosaggio e compatibilità

A seconda della formulazione può variare la dose.

La lecitina può essere miscelata con la maggior parte dei prodotti impiegati in agricoltura biologica.



Foto 1: Coccinetlidae- nemici naturale per la lotta ai parassiti

Unità 13

Gestione delle erbe spontanee

Problemi e motivazioni

Come vanno rivisti i concetti di infestante e di lotta alle infestanti in agricoltura biologica?

Qual è il ruolo della vegetazione spontanea?

Quali sono i presupposti per un’efficace gestione della vegetazione spontanea?

Quali sono i metodi e i mezzi indiretti utilizzabili per la gestione della vegetazione spontanea?

Quali sono i metodi e i mezzi diretti utilizzabili per la gestione della vegetazione spontanea?

Quali attrezzature sono adatte per il controllo delle piante spontanee in determinate condizioni di impiego?

Obiettivi

Riformulare la definizione di “infestante” in modo compatibile con i concetti base dell’agricoltura biologica.

Definire i ruoli, positivi e negativi, che la flora spontanea riveste all’interno di un agroecosistema.

Conoscere gli accorgimenti necessari a consentire, fin dalle prime fasi della coltura, un efficace controllo della vegetazione spontanea.

Conoscere i principali metodi indiretti di intervento per il contenimento della flora spontanea utilizzabili.

Conoscere i principali metodi diretti di intervento per il contenimento della flora spontanea e le principali attrezzature utilizzabili.

Conoscere le principali caratteristiche dei macchinari più utilizzati nel controllo delle piante spontanee per poter scegliere quali si addicono meglio alle singole condizioni aziendali.

Contenuti

Definizioni

L’agronomia tradizionale definisce infestante una qualunque specie erbacea diversa dalla coltura in atto e lotta alle infestanti ogni metodo volto alla eliminazione completa delle infestanti dalla coltura.

E’ evidente che queste definizioni mal si adattano all’agricoltura biologica, che assegna un ruolo importante all’agroecosistema e quindi alla biodiversità. Questo approccio determina la convinzione che la flora spontanea non rappresenti solo una “minaccia” per la coltura in atto ma che abbia anche un preciso ruolo nei rapporti fra le piante e l’ambiente esterno (terreno, altre piante, altri organismi).

In agricoltura biologica si parla allora di vegetazione spontanea invece che infestante e di gestione della vegetazione spontanea invece che di lotta alle infestanti.

In questo modo si pone l’accento più sugli accorgimenti agronomici da seguire che sugli interventi di difesa diretti.

Il ruolo delle erbe spontanee

Le piante spontanee sono in competizione con la coltura per acqua, luce e nutrienti, possono causare inquinamenti del prodotto, possono contribuire a creare e mantenere un microclima umido ideale per lo sviluppo di molti patogeni e sono spesso ospiti intermedi per diversi fitofagi. D’altro canto però, rappresentano un rifugio per insetti utili, un’“alternativa alimentare” per gli insetti nocivi, contengono i fenomeni erosivi del terreno, ne migliorano la struttura, sottraggono alcuni nutrienti in eccesso dalla lisciviazione e, nel caso delle leguminose, contribuiscono all’arricchimento del suolo con l’azotofissazione.

Non va poi dimenticato che la composizione della flora spontanea può dare utili informazioni sulle caratteristiche fisico chimiche dei suoli, poiché diverse specie sono indicatrici della reazione del suolo, della sua tessitura, della ricchezza in nutrienti o della presenza di suole di lavorazione.

Una corretta gestione della vegetazione spontanea dovrà permettere di ridurre al minimo la sua potenziale dannosità, tentando allo stesso tempo di massimizzare i suoi aspetti positivi.

Questo significa imparare ad accettare la presenza di alcune infestanti nel campo coltivato e a ciò si lega strettamente il concetto di soglia di danno o di intervento ovvero la quantità di piante spontanee al di sotto della quale la coltura non riporta danni e al di sotto della quale non sono necessari interventi di controllo. La definizione della soglia è variabile in funzione delle specie considerate, della coltura e della situazione della singola azienda.

Misure per promuovere la stabilizzazione e la crescita delle colture

Gli interventi possibili per una corretta gestione delle spontanee sono diversi, ma il concetto fondamentale per un valido controllo è che la coltura deve essere:

E’ dimostrato infatti che una volta che la coltura ha coperto la fila, sia l’emergenza dei semi che la crescita delle plantule di spontanee è notevolmente ridotta.

In conseguenza di ciò le specie che presenteranno maggiori problemi sono quelle che hanno una germinazione lenta. Per queste specie, quando è possibile, è meglio preferire il trapianto alla semina.

Per lo stesso motivo tutti gli accorgimenti agronomici volti ad accelerare la germinazione (bagno dei semi, irrigazioni, copertura con tessuto non tessuto, ecc.) hanno un effetto positivo sul controllo delle erbe spontanee.

Metodi indiretti per la gestione della vegetazione spontanea

I metodi per la gestione della vegetazione spontanea possono essere distinti in metodi indiretti e metodi diretti. Entrambi sono volti a limitare il numero di piante spontanee o a spostare l’equilibrio dell’agroecosistema in favore sia della coltura che di quella flora spontanea con minori caratteristiche di competitività.

Tra i metodi preventivi le rotazioni colturali hanno una grande importanza.

Le monosuccessioni o le rotazioni troppo strette creano, nel corso del tempo, le condizioni per proliferazioni incontrollate della flora spontanea.

Al contrario rotazioni corrette e sufficientemente “larghe”, pur non essendo risolutive, permettono un miglior controllo delle spontanee, che non hanno la possibilità di adattarsi e selezionarsi e i cui cicli sono disturbati da lavorazioni colturali, epoche di raccolta e competitività della coltura principale diverse anno per anno.

Un altro metodo preventivo è la falsa semina. Consiste nella normale preparazione del letto di semina e in un’eventuale irrigazione (in assenza di precipitazioni) a cui però non fa seguito la distribuzione del seme. Si favorisce così la germinazione degli organi di propagazione delle “infestanti” prima che la coltura sia in campo.

Quando la flora spontanea ha raggiunto lo stadio di cotiledoni o di prime foglie vere si interviene con una lavorazione superficiale per eliminare le plantule. Durante questa operazione è necessario non rimescolare gli strati di terreno per evitare di riportare in superficie nuovi semi. Per questo motivo la seconda lavorazione può essere sostituita da un intervento di pirodiserbo (vedi oltre).

E’ anche importante limitare lo stock di semi presente in campo e la conseguente proliferazione di specie non desiderate evitando l’uso di sementi inquinate ed utilizzando per la fertilizzazione solo letame e liquame maturi. Un periodo di maturazione sufficientemente lungo consente di abbattere il potere germinativo dei semi presenti in questi fertilizzanti.

Nella gestione delle infestanti ha mostrato una buona efficacia anche il metodo delle cover crops, che consiste nell’impianto di una coltura, non necessariamente destinata al raccolto, nei mesi in cui solitamente il terreno rimane nudo. Si impedisce così la proliferazione e la disseminazione di infestanti nel periodo in cui non vi sono altre colture in atto, inoltre si può favorevolmente utilizzare la capacità che hanno alcune piante, come ad esempio la segale, di ridurre la capacità di germinazione dello stock di semi presenti nel terreno attraverso la produzione di sostanze allelopatiche.

Le cover crops hanno un effetto favorevole oltre che nel controllo delle piante spontanee, anche nel riciclaggio dei nutrienti, nella riduzione dell’erosione dei suoli, nell’incrementare il tenore in sostanza organica e, nel caso si tratti di leguminose, aumentano il tenore in azoto del terreno.

Una volta sfalciate le cover crops possono essere interrate oppure utilizzate come pacciamatura verde. Nel secondo caso si ha riduzione dell’emergenza delle infestanti, minor evaporazione dal suolo, che rimane più fresco nei mesi estivi e lento rilascio dei nutrienti.

Effetti simili possono essere ottenuti facendo ricorso ad altri materiali pacciamanti, come materiali plastici (polietilene nero a bassa densità in particolare), materiali plastici biodegradabili a base di amido di mais (mater-bi), prodotti a base di cellulosa o di cellulosa e torba e pacciamature vegetali (paglia o cippato).

Il polietilene è il materiale più usato, per la facilità di posa, la resistenza meccanica, la capacità di trattenere il calore, il discreto effetto precocizzante e, naturalmente, il buon controllo delle spontanee. Gli svantaggi di questo materiale sono le difficoltà di smaltimento a fine campagna e il divieto o la limitazione di utilizzo imposto da alcuni disciplinari.

Le plastiche biodegradabili e i materiali a base di cellulosa risolvono il problema dello smaltimento, ma non sempre la loro durata è sufficiente ad assicurare nel tempo un effetto sufficiente nel controllo delle piante spontanee. Inoltre, soprattutto la carta, sono soggetti a frequenti rotture.

L’utilizzo di materiali vegetali presenta il vantaggio di migliorare le caratteristiche fisico-chimiche del suolo e, secondo alcuni autori, di contenere il numero di fitofagi, ma non ha effetti precocizzanti ed ha costi di realizzazione più alti.

Metodi diretti per la gestione della vegetazione spontanea

Tra i metodi diretti per la gestione delle spontanee il posto principale è occupato dalle lavorazioni del terreno.

Le attrezzature utilizzate devono essere accomunate da alcune caratteristiche:

Si impiegano attrezzature ad organi fissi (erpice a maglie, strigliatore e sarchiatrice), ad organi rotanti trainati (sarchiatrice a denti rotanti) oppure ad organi rotanti mossi dalla presa di potenza (spazzolatrice, fresa multipla interfilare ed erpice a denti rotanti).

Per piccoli appezzamenti o in condizioni particolari non vanno dimenticati gli attrezzi manuali, di limitata importanza nelle colture estensive, ma utilizzabili in orticoltura, in piccole aziende familiari o in serra.

La possibilità di combinare l’azione di diverse attrezzature, di agire sulla loro regolazione e di modificare la forma degli organi lavoranti (montando diversi tipi di utensili) consente un assortimento molto vasto di soluzioni. Per identificare la più idonea al singolo caso aziendale si dovrà tener conto del tipo di coltura su cui si deve intervenire, dell’ampiezza delle superfici da trattare, di grado e tipo di infestazione, dello stadio di sviluppo della flora avventizia e della coltura, delle caratteristiche fisiche e del contenuto di acqua del suolo, della necessità di operare sia sulla fila che nell’interfila.

Un discorso a parte merita il pirodiserbo, ovvero il controllo delle piante spontanee per mezzo del calore. L’esposizione delle piante ad alte temperature determina nei tessuti vegetali uno shock termico, con conseguente disorganizzazione delle membrane cellulari, denaturazione delle proteine, inattivazione degli enzimi e, complessivamente, alterazione irreversibile della funzionalità del vegetale che muore per disseccamento nel giro di due-tre giorni.

La pianta quindi, anche se esposta alla fiamma diretta, non subisce una combustione ma piuttosto una “lessatura” dei tessuti immediatamente evidenziabile dal mutamento di colore del vegetale e dall’aspetto flaccido e traslucido che assumono le foglie. L’efficacia del pirodiserbo dipende da numerosi fattori. La presenza di villosità sulle foglie o la loro succulenza, riduce l’efficacia dell’intervento, così come la presenza di cuticole o strati protettivi. Le piante rizomatose o con altri organi di riproduzione sotterranei possono essere danneggiate nelle loro parti aeree ma non in quelle ipogee, che ne garantiranno la sopravvivenza.

Anche eventuali irregolarità del suolo, deviando la fiamma, modificano l’efficacia del trattamento, come pure un eccesso di umidità attorno alle piante da trattare.

Ma il fattore che maggiormente condiziona l’efficacia del pirodiserbo è certamente lo stadio di sviluppo delle piante trattate. Quanto più tardivamente si effettua l’intervento tanto minore sarà la sua efficacia, per la maggior resistenza al calore dei tessuti della pianta “adulta”.

Lo stadio migliore per interventi di pirodiserbo corrisponde generalmente alla seconda – quarta foglia vera del vegetale da trattare.

Su colture erbacee il pirodiserbo può essere utilizzato in pre semina o in pre emergenza sfruttando i diversi tempi di germinazione delle spontanee e della coltura.

La possibilità di interventi in post emergenza è legata alla maggiore o minore sensibilità della coltura al calore e spesso è necessario l’utilizzare schermi di protezione.

Le attrezzature più diffuse, sono a fiamma libera, alimentate a GPL, meno diffusi gli apparecchi a infrarossi, microonde, elettrici o a generazione di vapore.

Si tratta comunque di una tecnica piuttosto costosa, specie se estesa all’intera superficie coltivata, per cui è consigliabile abbinarla ai tradizionali interventi meccanici.

Macchinari

In generale le macchine mosse dalla presa di potenza risultano più efficaci contro le specie perenni, ma sono controindicate in suoli male o poco strutturati, perché tendono a peggiorarne ulteriormente la struttura.

Su terreni leggeri e poco tendenti al compattamento si ottengono buoni risultati con le strigliatrici, purché che le piante da eliminare non siano troppo sviluppate: la massima efficacia di intervento si ha allo stadio di foglie cotiledonari e su specie non stolonifere (che anzi potrebbero essere avvantaggiate dall’impiego di queste macchine).

Gli erpici strigliatori si sono mostrati particolarmente adatti al controllo delle infestanti nei cerali autunno-vernini. Un passaggio a fine inverno riduce significamene la presenza di infestanti, favorisce l’accestimento e accelera i processi di mineralizzazione della sostanza organica, contribuendo alla nutrizione azotata delle piante.

Le spazzolatrici si adattano a terreni di diversa tessitura, non formando suola di lavorazione. Le condizioni migliori di impiego si hanno su suoli asciutti ma non secchi, pena la formazione di polverosità eccessiva, e su piante ai primissimi stadi vegetativi. L’azione sradicante delle spazzole è infatti piuttosto blanda ed efficace solo su piante con apparato radicale superficiale. Se la flora spontanea ha già raggiunto stadi di sviluppo avanzato l’effetto sarà lesivo e devitalizzante, ma non definitivo.

In presenza di specie sia annuali che perenni e su terreni duri i risultati migliori si ottengono con la sarchiatrice a denti fissi.

La sarchiatrice a denti rotanti è invece ideale per il controllo delle annuali, anche se, in presenza di compattamento del terreno, deve essere associata a un rompitraccia.

Bisogna sottolineare che, in ogni caso, l’azione di contenimento della flora spontanea è pienamente efficace solo quando la scelta dell’attrezzatura più idonea è accompagnata dalla accuratezza nella sua regolazione e dalla tempestività di intervento.

FOTOGRAFIE

Foto 1

Controllo meccanico della plora spontanea in un frutteto

Fonte: Oasi Studio Associato


Foto 2

Particolare di erpice strigliatore

Fonte: Oasi Studio Associato


Foto 3

Macchine per il pirodiserbo

Fonte: www.pirodiserbo.it


Foto 4

Macchine per il pirodiserbo

Fonte: www.pirodiserbo.it


Bibliografia

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AA.VV., Macchine ecologiche. Supplemento a Contoterzista 5/2000

PROBER, Progetto dimostrativo. Principali tecniche di controllo delle erbe infestanti in agricoltura biologica. 1998

Centro Ricerche Produzioni Vegetali, Progetto dimostrativo: Utilizzo delle colture di copertura per la fertilizzazione delle colture e per il controllo delle infestanti su colture di pieno campo. 1998

U. Frondoni, Le lavorazioni del terreno che rispettano l’ambiente. Terra e Vita 41/1995

A. Peruzzi, P. Barberi, N. Silvestri, Strigliatura del terreno. Terra e Vita 43/ 1995

W. Renius, E. Lütke Entrup, N. Lütke Entrup, Colture intercalari foraggere, da sovescio e da setaside. Edagricole. 1994

AA.VV., Perché coltivare le cover crops? Amministrazione Provinciale di Pordenone.

Atti dell’incontro tecnico “Il controllo delle erbe infestanti con mezzi non chimici” Gemona del Friuli. 1994

AA.VV., Frutticoltura e orticoltura biologica – Schede tecniche. Regione Emilia Romagna

www.pirodiserbo.it

Attività ed esperimenti

Prova della vanga: permette di valutare lo stato del suolo in particolare per quanto riguarda struttura, penetrazione radicale, attività biotiche.

Strumenti: vanga (possibilmente piatta e molto stabile), metro

Osservazione e identificazione della flora spontanea: permette di ricavare informazioni su caratteristiche fisico-chimiche del suolo, grado di umidità e presenza di una eventuale suola di lavorazione. Prova della vanga: permette di valutare lo stato del suolo in particolare per quanto riguarda struttura, penetrazione radicale, attività biotiche.

Strumenti: vanga (possibilmente piatta e molto stabile), metro

Osservazione e identificazione della flora spontanea: permette di ricavare informazioni su caratteristiche fisico-chimiche del suolo, grado di umidità e presenza di una eventuale suola di lavorazione.

UNITà 14

Regolamento CEE sui prodotti per la difesa delle piante in AB

( REG CEE 2092/91)

Considerazioni generali

L'agricoltura biologica mira a ridurre al minimo l'utilizzo di ogni input esterni all’azienda ed, allo stesso tempo, rifiuta di utilizzare qualsiasi sostanza ottenuta attraverso processi di sintesi chimica.

Per avere una chiara definizione dei prodotti che possono essere usati, all'interno dell'Unione europea, nell'agricoltura biologica, la Commissione ha elencato nell'Allegato IIA del Regolamento comunitario 2092/91, tutte le materie prima che possono essere esclusivamente usate. In aggiunta, la modalità di utilizzo e le ulteriori condizioni sono fornite nel testo del Regolamento e nell'Allegato I.

Obiettivi

Illustrare la logica della Commissione europea a proposito di protezione delle piante e degli input consentiti nell'ambito dell'agricoltura biologica

Fornire l'elenco delle sostanze permesse in agricoltura biologica, sulla base dell'Allegato IIB del Regolamento comunitario 2092/91.

Il regolamento comunitario 2092/91

Il fondamento logico della Commissione sulla protezione delle piante nell'agricoltura biologica è contenuto all'interno dell'introduzione del regolamento. "Considerato che il metodo di produzione biologico implica restrizioni importanti per quanto concerne l'utilizzazione di fertilizzanti o antiparassitari che possono avere conseguenze nocive par l'ambiente o dare origine a residui nei prodotti agricoli; che quindi occorre rispettare le tecniche accettate nella Comunità al momento dell'adozione del presente regolamento secondo le prassi in essa vigenti in detto momento; che inoltre è opportuno, per il futuro, stabilire i principi che disciplinano l'autorizzazione di prodotti che possono essere utilizzati in questo tipo di agricoltura".

Inoltre il regolamento esamina gli approcci corretti alla protezione delle piante (allegato IA), i quali consistono, prima di tutto, in adeguate pratiche agronomiche.

"La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti si impernia sul seguente complesso di misure:

Possono essere utilizzati i prodotti di cui all'allegato II soltanto in caso di pericolo immediato che minacci le colture".

Per questa ragione, molte delle sostanze elencate necessitano di essere riconosciute dalle autorità ispettive.

L'Allegato IIB è un punto di riferimento per tutti i coltivatori biologici europei. L'elenco è flessibile: i prodotti sono cancellati, o aggiunti, allorquando la prova scientifica ne dimostri la loro validità.

L'elenco non è esaustivo per i produttori di tutti gli Stati membri e non vi sono elencati tutti gli input disponibili in agricoltura biologica. Per questa ragione, la Commissione rivede costantemente gli allegati.


Antiparassitari autorizzati dal Regolamento comunitario 2092/91, Allegato IIB

I. Sostanze di origine vegetale o animale

Nome

Descrizione, requisiti di composizione,

condizioni per l'uso.

Azadiractina estratta da Azadirachta indica (albero del Neem)

Insetticida.

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo.

(*) Cera d'api

Protezione potature.

Gelatina

Insetticida.

(*) Proteine idrolizzate

Sostanze attrattive.

Solo in applicazioni autorizzate in combinazione con altri prodotti adeguati del presente allegato II, parte II.

Lecitina

Fungicida.

Oli vegetali (ad es. olio di menta, olio di pino, olio di Carvi)

Insetticida, acaricida, fungicida e inibitore della germogliazione.

Piretrine estratte da Chrysantemum cinerariaefolium

Insetticida.

Quassia estratta da Quassia amara

Insetticida, repellente.

Rotenone estratto da Derris spp, Loncho carpus spp e Thephrosia spp.

Insetticida.

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo.

* in alcuni Stati membri i prodotti contrassegnati con asterisco non sono considerati prodotti fitosanitari e non sono soggetti alle disposizioni della legislazione in materia di prodotti fitosanitari.

II. Microrganismi utilizzati nella lotta biologica contro i parassiti

Nome

Descrizione, requisiti di composizione,

condizioni per l'uso.

Microrganismi (batteri, virus e funghi), ad esempio Bacillus thuringiensis, Granulosis virus

Solo prodotti non geneticamente modificati ai sensi della Direttiva 90/220/CEE del Consiglio1.


(1) O.J. No L 117, 8.5. 1990, pagina 15.

III. Sostanze da utilizzare solo in trappole e/o distributori automatici

Nome

Descrizione, requisiti di composizione,

condizioni per l'uso.

(*) Fosfato di diammonio

Sostanza attrattiva.

Soltanto in trappole.

Metaldeide

Molluschicida.

Soltanto in trappole contenenti un repellente per specie animali superiori.

Solo per un periodo che termina il 31 marzo 2006.

Feromoni

Insetticida.

Sostanza attrattiva.

In trappole e distributori.

Piretroidi (solo deltametrina olambdacialotrina)

Insetticida.

Solo in trappole con sostanze specifiche attrattive.

Solo contro Bactroceca oleae e Ceratitis capitata wied.

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo.

* in alcuni Stati membri i prodotti contrassegnati con asterisco non sono considerati prodotti fitosanitari e non sono soggetti alle disposizioni della legislazione in materia di prodotti fitosanitari.

IIIbis. Preparazioni da spargere in superficie tra le piante coltivate:

Nome

Descrizione, requisiti di composizione,

condizioni per l'uso.

Ortofosfato di ferro (III)

Molluschicida.

IV. Altre sostanze di uso tradizionale in agricoltura biologica

Nome

Descrizione, requisiti di composizione,

condizioni per l'uso.

Rame, nella forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame (tribasico), ossido rameoso

Fungicida

Fino al 31 dicembre 2005, nel limite massimo di 8 kg di rame per ettaro per anno e dal 1o gennaio 2006, nel limite massimo di 6 kg di rame per ettaro per anno, fatte salve disposizioni specifiche più restrittive previste dalla legislazione sui prodotti fitosanitari dello Stato membro in cui il prodotto sarà utilizzato. Per le colture perenni, gli Stati membri possono disporre, in deroga al disposto del paragrafo precedente, che i tenori massimi siano applicati come segue:

  • il quantitativo totale massimo utilizzato a decorrere dal 23 marzo 2002 fino al 31 dicembre 2006 non deve superare 38 kg di rame per ettaro

  • a decorrere dal 1o gennaio 2007, il quantitativo massimo che può esserem utilizzato ogni anno sarà calcolato detraendo i quantitativi effettivamente utilizzati nei quattro anni precedenti dal quantitativo totale massimo di, rispettivamente, 36, 34, 32 e 30 kg di rame per ettaro per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 e per gli anni successivi.

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo."

(*) Etilene

Sverdimento delle banane

Sale di potassio di acidi grassi (sapone molle)

Insetticida

(*) Allume di potassio (Kalinite)

Prevenzione della maturazione delle banane

Zolfo calcico (polisolfuro di calcio)

Fungicida, insetticida, acaricida.

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo.

Olio di paraffina

Insetticida, acaricida.

Oli minerali

Insetticida, acaricidaaInsetticida, fungicida.

Solo in alberi da frutta, viti, olivi e colture tropicali (ad esempio banani).

Necessità riconosciuta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo.

Permanganato di potassio

Fungicida, insetticida.

Solo in alberi da frutta, ulivi e viti.

(*) Sabbia di quarzo

Repellente.

Zolfo

Fungicida, acaricida, repellente.

Come viene aggiornato l'Allegato IIB (elenco dei pesticidi)

L'Allegato IIB è aggiornato o modificato dalla Commissione con l'aiuto del Comitato Articolo 14. Questo Comitato prende il suo nome dall'articolo 14 del Regolamento che stabilisce: "la Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione (…)".

Ogni modifica o miglioramento all'interno del Regolamento è discusso ed approvato da questo Comitato. Una volta raggiunto un accordo, la Commissione invia la proposta al Consiglio dei Ministri per la decisione finale.

Nuovi pesticidi possono essere sottoposti all'approvazione da parte del Comitato soltanto se questi stessi pesticidi sono legalmente registrati in almeno uno Stato membro. La richiesta dovrebbe essere presentata da uno o più Stati membri, insieme con un dossier dettagliato (nel formato dell'Unione Europea) che descriva chiaramente la natura, le proprietà, l'uso, la tossicità, l'impatto ambientale e molte altre caratteristiche del prodotto.

OrganicMed, Leonardo Da Vinci Programme 2000-2006