Introduzione e principi
Unità 22
Introduzione e principi
Problemi e motivazioni
L'agricoltura biologica è un metodo che ha nella fertilità organica del terreno, e nell'equilibrio dell'ambiente in cui si opera, i suoi fondamenti inderogabili.
Per quanto riguarda il suolo, il concetto è molto ben sintetizzato nell'affermazione, che è quasi lo slogan del metodo biologico: "nutrire il terreno per nutrire la pianta". Meno immediatamente comprensibile è, invece, il concetto di "complicazione" per raggiungere l'equilibrio necessario a governare gli eventi e a non subirli drammaticamente, sia che riguardino specificatamente la coltura, come ad esempio gli attacchi parassitari o siano relativi all'ecosistema come ad esempio la protezione del suolo dall'erosione.
Perché l'operatore comprenda bene che questi sono i due punti focali del suo intervento, deve avere chiaro che in agricoltura biologica non esistono interventi finalizzati ad un unico obbiettivo ma interventi che propongono molteplici interazioni con l'ecosistema azienda, su cui è necessario ragionare. Basta soffermarsi sul significato di una qualunque scelta tecnica, per comprendere l'importanza di questo approccio al metodo di agricoltura biologica; per esempio l'inserimento di un sovescio nel piano di coltivazione. Appare subito evidente che è una scelta che non riguarda solo l'azione fertilizzante per la coltura successiva ma anche la copertura e del suolo nel periodo di non coltura, la protezione della falda dalla lisciviazione, la diversificazione colturale attraverso la scelta delle essenze, il controllo delle infestanti per competizione, la mobilizzazione attiva degli elementi nutritivi grazie ai differenti apparati radicali delle diverse specie e, se non bastasse, alla base della scelta d'impianto di un sovescio c'è la scelta del tipo di lavorazione e fertilizzazione, il tempo di intervento per la soppressione, quindi l'organizzazione aziendale. A seconda di quale di queste azioni ha prevalenza si effettua la scelta delle essenze che compongono il sovescio, sapendo che l’aver messo al centro della scelta, per esempio, il controllo delle infestanti, può penalizzare la produzione di biomassa.
Per questi motivi gli interventi per raggiungere gli obbiettivi del metodo di agricoltura biologica hanno tra loro una stretta interconnessione che sin dalla fase di conversione va studiata ed ottimizzata per non rimandare a "tempi migliori" scelte che sono veri e propri investimenti e prima vengono fatti, prima daranno frutti.
Obiettivi
Esplicitare gli interventi tecnici per mettere in pratica i principi del metodo di agricoltura biologica, quale base per la coltivazione delle colture erbacee.
Contenuti
Interventi tecnici per coltivare con metodo biologico le colture erbacee
Fertilizzazione equilibrata su base organica
Rotazione
Consociazione
Scelta varietale
Introduzione di siepi e alberature
Fertilizzazione equilibrata su base organica
Quando si affronta la questione fertilizzazione, si parte dall'obbiettivo di mantenere ma, più spesso, incrementare la sostanza organica per migliorare, tramite questa, la fertilità fisica, chimica e microbiologica de suolo. Si creano, cioè, le condizioni affinché ci sia la possibilità per i microrganismi terricoli di attaccare e trasformare la sostanza organica presente ed immessa nel suolo che, con la mineralizzazione, libererà elementi nutritivi per le colture.
Per questi motivi, identificare la fertilità di un suolo con la buona dotazione di elementi nutritivi, è limitante, perché un suolo è veramente fertile quando presenta una fauna ed una flora biologicamente attiva e molto varia, una buona struttura ed una conseguente ottima capacità di degradazione del materiale organico.
La strategia di fertilizzazione si basa quindi, in modo inderogabile sul bilancio umico, con l'integrazione, spesso necessaria anche in quantità significative, di concimazioni con prodotti ammessi, per soddisfare le esigenze specifiche delle colture. Integrazione che risulta particolarmente necessaria, soprattutto in fase di conversione.
Un bilancio umico, almeno in pareggio, è condizione indispensabile e discriminante la riuscita del metodo.
In questo senso l’ordinamento colturale è la prima scelta di un piano di fertilizzazione anche in previsione dell’interramento delle paglie e di tutti i residui colturali, che deve essere curato nella riduzione delle dimensioni (trinciatura) e nella omogeneità di adesione al suolo.
Pur affrontando la fase di conversione nel migliore dei modi, per la quasi totalità delle aziende biologiche, in particolare tutte quelle che non hanno zootecnia, il ricorso a fertilizzanti esterni all'azienda resterà sempre necessario, anche se dovrà diventare sempre meno imponente e determinante, con l’incremento di fertilità organica ed il contemporaneo effetto benefico dell’insediamento di una buon avvicendamento delle colture.
Il percorso ora descritto, evidenzia un lavoro costante e sistematico sulla sostanza organica, che trova giustificazione proprio nelle funzioni vitali che questa svolge nel terreno. Tra queste la funzione nutrizionale con un rilascio lento ed equilibrato dei nutrienti provenienti dalla mineralizzazione della materia organica presente ed immessa nel suolo. Il compost quindi è il fertilizzante principe del lento rilascio a cui si affiancano una serie di prodotti interessati per la dotazione specifica di alcuni elementi, l'Azoto il particolare. Nel primo caso si interviene anche in funzione di riequilibrio del bilancio umico, nel secondo caso, viste le caratteristiche intrinseche dei prodotti, l'obbiettivo si concentra sulla soddisfazione dei fabbisogni specifici delle colture sia a fini produttivi, sia per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del prodotto finale.
L'altro cardine della fertilizzazione organica è il sovescio per le sue molteplici e importantissime funzioni, sinteticamente riportate nell'esempio precedente.
L'efficacia delle scelte fertilizzanti dipende da tanti fattori agronomici, primo tra tutti, l'avvicendamento colturale ma non devono essere trascurate neanche le modalità d'uso dei prodotti acquistati.
Il tempo d'azione dei concimi organici nel suolo, impone alcune attenzioni nei tempi e nei modi di somministrazione, nella scelta dei quantitativi e negli interventi meccanici connessi, in quanto la completa copertura del suolo da parte del fertilizzante, l'omogeneo e superficiale interramento del concime, l'ossigenazione del terreno in relazione alla temperatura, sono condizioni imprescindibili per l'efficienza dei prodotti
Su queste basi si possono sintetizzare delle linee guida operative:
Periodo di somministrazione. Per correlare i tempi di rilascio dei nutrienti, determinati dall’interazione tra caratteristiche del prodotto e condizioni pedoclimatiche, al ciclo della coltura in campo.
Quantità distribuita. Deve soddisfare sia le esigenze nutrizionali sia la possibilità di omogenea distribuzione sul terreno ed una copertura totale dello stesso.
Accurato interramento del fertilizzante con attenzione ad una buona adesione di tutta la materia organica al terreno per garantirsi l’effettiva azione fertilizzante ed ammendante.
Aiuto alla mineralizzazione. Oltre a temperatura ed umidità la mineralizzazione è favorita dall’ossigenazione del terreno; quindi interventi meccanici quali strigliatura, sarchiatura, rincalzatura, favoriscono l’efficienza fertilizzante.
Rotazioni
Le affermazioni assolute che portano a dire: "l'agricoltura biologica si fa così" sono in generale da rifuggire, perché l'agricoltura biologica è un metodo che è tanto più efficace per quanto riesce ad entrare in equilibrio con l'ambiente in cui si opera. Pertanto, tutte le soluzioni tecniche, anche se provenienti da risultati sperimentali, vanno valutate ed eventualmente rielaborate, in funzione delle condizioni pedoclimatiche, delle attrezzature presenti in azienda e dell'organizzazione della stessa. Tenuto conto che molta della bibliografia corrente proviene ancora da paesi con caratteristiche pedoclimatiche e strutturali molto diverse da quelle mediterranee, questa accortezza è ancor più necessaria.
Come per tutte le regole, c'è l'eccezione che la conferma. Nel caso delle rotazioni è infatti possibile fare un'affermazione che non ammette deroghe: "Non è possibile praticare correttamente e convenientemente il metodo di agricoltura biologica se non si praticano avvicendamenti agronomicamente efficienti".
L’intervento in un’azienda per convertire le superfici al metodo biologico, parte proprio dall’impostazione di una rotazione equilibrata, sulla quale si inseriscono le soluzioni tecniche per ottimizzare la produzione, quindi o si fanno rotazioni efficienti o non si fa agricoltura biologica.
Ad ulteriore sottolineatura dell’imprescindibilità delle rotazioni in agricoltura biologica, si può dire che se si dovessero applicare indicatori per il riconoscimento del livello di attuazione del metodo biologico, senza ombra di dubbio, la rotazione è, per le coltivazioni erbacee, il primo e più determinante, perché alla rotazione sono strettamente collegate molte azioni strategiche, tra le quali è importante ricordare:
gestione del suolo - nel senso più ampio e cioè: stabilità e fertilità del suolo;
controllo delle infestanti – l’efficacia di qualsiasi intervento diretto, è collegata all’azione rinettante dell’avvicendamento;
biodiversità – intesa come diversificazione delle essenze presenti in un ambiente
produzione e mercato – come caratteristiche tecniche e commerciali dei prodotti.
L’impegno a ricercare la migliore rotazione, cioè quella soluzione che trova l’equilibrio tra efficienza agronomica, organizzazione aziendale e reddito, trova giustificazione nei molteplici effetti che le scelte relative hanno sull'efficienza del metodo. ancora una volta rientra il gioco la fertilità, la gestione del suolo, il controllo delle infestanti, la biodiversità ecc…
Consociazione
La coltura specializzata è un'invenzione umana che rende più semplici ed efficienti le operazioni colturali ma che in natura non esiste. Essendo l'agricoltura biologica un metodo che deve entrare in sintonia con la natura, la consociazione dovrebbe essere oggetto di attento studio, per sfruttarne i benefici. Purtroppo non è così e la consociazione ha oggi, campi di applicazione che si limitano all'orticoltura familiare e, in pieno campo, all'impianto di pascoli e prati pascolo, agli erbai da sovescio, all'inerbimento e, in modo molto marginale, alle siepi e alberature.
Fatta qualche eccezione per le foraggiere, ancora molto poco sperimentate sono le soluzioni possibili per capitalizzare i numerosi effetti sinergici tra piante, che vanno dalla ben nota capacità delle Leguminose di fissare Azoto oltre il proprio fabbisogno, alle meno studiate azioni allelopatiche in funzione protettiva come, per esempio, l'azione repellente verso i Nematodi della Senape e del Tagetes.
L'allelopatia indica quella capacità dei vegetali, più o meno elevata, di immettere nell'ambiente delle sostanze in grado di intervenire sulla fisiologia di parassiti e/o piante di altre specie, al fine di limitare o esaltare lo sviluppo.
Bisogna dire che i dati che circolano si basano su osservazioni empiriche o, più spesso sul sentito dire. Bibliografie più accurate provengono soprattutto da Germania e Stati Uniti ma, non sempre i dati coincidono. Per esempio la consociazione cavolo - pomodoro è considerata positiva da tutti i testi europei, per la capacità del pomodoro di controllare la "cavolaia". Di parere opposto i testi americani per la condivisione tra le due piante di malattie importanti come la peronospora ed il TVM. In uno studio accurato fatto sulla bibliografia disponibile da una attenta operatrice biologica dell'AIAB, la signora Rhutild Heiman, non sono pochi i casi in cui più autori danno valutazioni diverse, se non addirittura contrapposte, di una stessa consociazione.
Le sinergie possibili, tra piante consociate, sono comunque tantissime, se si tiene conto anche del ruolo di tutore che può svolgere per esempio l'Avena verso la Veccia in un erbaio o il compito di segna fila di un ravanello nelle more dell'emergenza di finocchi o carote.
Generalmente la consociazione che si pratica è di tipo interspecifico. Quella intraspecifica è solitamente evitata per l'effetto competizione che porterebbe ad un partner forte ed uno debole. Questo effetto, però, può essere sfruttato per le azioni preventive di controllo delle infestanti; per esempio, un erbaio da sovescio può essere composto da una specie consorella della principale infestante della coltura principale, per utilizzare la sua capacità di colonizzazione del terreno e la conseguente azione inibitrice sull'infestante.
Scelta varietale
E' uno dei tanti argomenti delicati su cui premono questioni di carattere normativo, politico e di ricerca scientifica. La questione sementi non può essere affrontata con una semplice deroga ma con l'impegno di verificare l'idoneità nei diversi ambienti delle specie da replicare, per l'agricoltura biologica.
L’ordinamento colturale di un'azienda, risponde alla sua vocazione, alle esigenze economiche e alla ricerca della massima efficienza agronomica, come sottolineato parlando di rotazione. La scelta varietale può influire significativamente sul risultato finale, sia nella resa complessiva, sia nella proposta qualitativa.
Una volta scelto l’indirizzo produttivo, diventa strategico individuare le varietà che meglio si adattano alle condizioni dell’azienda e rispondono per ciclo e caratteristiche biologiche alle esigenze tecniche. Un passaggio necessario a raggiungere, sia i livelli produttivi potenziali del terreno, sia livelli qualitativi alti.
Una scelta sbagliata o, come purtroppo oggi spesso capita, casuale, una scelta indirizzata dal sentito dire di zone completamente diverse da quelle in cui si opera e che non ha basi di sperimentazione ed esperienza diretta, può penalizzare pesantemente il risultato tecnico.
Dobbiamo prendere atto che l’agricoltura biologica è in grave ritardo per quanto riguarda le prove varietali e, ancor più, la selezione mirata di varietà che rispondono agli input del metodo biologico. Questo ritardo è penalizzante e problematico, perché si collega si sovrappone al rispetto della normativa e, come vera e propria emergenza, alla questione delle sementi transgeniche, che è questione politica ed etica, oltre che tecnica.
Per non commettere errori grossolani, gli operatori e i tecnici dovranno capitalizzare al massimo tutte le informazioni derivate dall'esperienza pratica e dai risultati di prove, possibilmente riferite al territorio in cui operano, girando richieste specifiche a chi sta investendo sulla produzione di sementi per l'agricoltura biologica.
Poter contare su sementi di cui si conosce già la risposta al metodo, non è cosa assolutamente ininfluente. Velocità di germinazione, durata del ciclo, capacità di accestimento per i cereali, resistenza a fitopatie, risposta alla concimazione organica, capacità di mobilizzazione dei nutrienti, sono solo alcuni esempi dei dati tecnici su cui si deve poter ragionare per operare le scelte necessarie che, non potranno mai trascurare il lato qualitativo e commerciale del prodotto finale.
Siepi e alberature
Quando si interviene in ambienti molto semplificati, cioè dove l’industrializzazione dell’agricoltura ha imposto l’estrema specializzazione e con questa l’eliminazione di ogni elemento di diversità ambientale, l’immissione di siepi ed alberature è uno degli investimenti da considerare importanti per l’azienda biologica e da impostare proprio nella fase di conversione.
Purtroppo anche per questo settore la scarsità di dati tecnici provenienti da ricerca e sperimentazione locale, sono un vero e proprio fattore limitante la comprensione dell’intervento. All’operatore risultano evidenti solo le controindicazioni che l'agricoltura di quantità ha esaltato e cioè: costo dell’intervento, sottrazione di superficie utile, ombreggiamento e competizione idrica con le colture.
Gli innumerevoli benefici che oggi, sono unanimemente riconosciuti, restano per ora chiusi in bibliografie scientifiche, scarsamente discussi e divulgati. Con la mancanza di visibilità e informazioni sulla tipologia di essenze, adatte ai diversi microclimi e funzionali ai diversi scopi, l’atteggiamento dell’operatore non può che essere di diffidenza per un investimento, i cui risultati, saranno verificabili non a breve termine.
La fase di conversione, intesa anche come fase di investimento sull’ecosistema aziendale, dovrebbe tenere in alta considerazione anche questo intervento, che però, per i motivi appena detti, viene sistematicamente rimandato a data da destinare.
Purtroppo si è persa l’occasione di incentivare l’inserimento di siepi ed alberature nell’azienda biologica, con le misure agroambientali.
Il motivo dell’impianto, cioè l'azione principale che si richiede alle siepi ed alberature, condiziona la scelta varietale.
L’azione: frangivento, di protezione da agenti esterni, riequilibrio dell'ecosistema, quindi, difesa delle colture, protezione del suolo e la funzione paesaggistica, sono alcune delle principali funzioni che l'impianto di specie, non per forza improduttive, può svolgere.
Unità 23
Colture Industriali
Problemi e motivazioni
Le colture industriali, richiedono generalmente, un livello di specializzazione dell’azienda, superiore rispetto ad altre colture estensive come, ad esempio, i cereali a paglia, relativamente ad attrezzature e conoscenze. Sono denominate così, perché la loro destinazione, rispetto ad altre colture, è ancor più legata a trattamenti industriali come nel settore della mangimistica, della estrazione o della trasformazione più in generale. E’ proprio la destinazione commerciale a influenzare la scelta varietale e la tecnica di coltivazione per poi esaltarne il valore commerciale.
Nei climi mediterranei molte di queste colture sono prevalentemente a ciclo primaverile estivo, ponendo problemi particolari per il controllo delle infestanti, la copertura del suolo nei mesi invernali, la fertilizzazione e la disponibilità idrica.
Questa complessità se ben affrontata si ripropone come risorsa, quando l’operatore è messo a conoscenza delle possibili soluzioni tecniche praticabili, spesso, molto interessanti per la riuscita e l’ efficienza del il metodo di agricoltura biologica.
Esemplificativo è l’esempio del sovescio che oltre a soddisfare gran parte delle esigenze di fertilizzazione, spesso elevate, contribuisce anche a dare risposte a molte altre questioni tecniche che il metodo di agricoltura biologica in generale e le colture industriali in particolare, pongono.
Obiettivi
Fornire le conoscenze della tecnica colturale, sulla base delle esigenze specifiche e le caratteristiche delle singole colture, evidenziando le soluzioni tecniche praticabili per ottenere i migliori risultati tecnici.
Contenuti
Girasole (Helianthus annus L.)
Notizie generali
Pianta a ciclo primaverile estivo con caratteristiche di aridoresistenza dovute alla capacità dell’apparato radicale di cercare l’acqua in strati profondi ma non per i consumi idrici, che invece, sono alti. Le radici raggiungono fino 1,7 2,0 m di profondità anche se la maggior parte di apparato radicale si sviluppa nei primi 45 cm di terreno. La massima richiesta idrica è nel periodo, che dura circa 40 – 50 giorni, che va dall’emissione del capolino alla fine della fioritura, periodo in cui la pianta produce quasi l’80% della biomassa totale.
Si adatta a diversi tipi di terreno ma per le caratteristiche di coltura asciutta la vera esigenza pedologica è un terreno profondo o reso profondo da appropriate lavorazioni e con buona capacità di ritenzione idrica.
Le avversità patologiche si manifestano quasi sempre in caso di rotazioni strette, in cui diventano pericolose malattie come: la peronospora e il marciume carbonoso dello stelo, provocato da Sclerotium bataticola e da Sclerotinia sclerotiorum. Un buon avvicendamento evita i problemi fitosanitari ma qualora ci fosse rischio, possono essere effettuati interventi preventivi con la concia del seme con prodotti ammessi a base di Rame. Il trattamento con Rame si rivela utile anche come repellente, per un altro problema molto frequente e cioè, la predazione di seme dal terreno da parte di volatili e piccoli mammiferi.
In A.B. la spremitura a freddo, praticamente unica tecnica valida di estrazione per mantenere le caratteristiche nutrizionali e organolettiche, è importante anche in funzione della presenza di Vitamina F, che è particolarmente presente nelle varietà tradizionali a bassa percentuale di acido oleico.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il girasole deve entrare in avvicendamenti almeno quadriennali e non precedere o succedere colture come soia e colza sensibili al marciume carbonoso. Queste colture devono a loro volta essere distanziate di almeno due anni dal girasole e, possibilmente intercalate da un cereale a paglia. Classica coltura da rinnovo a cui segue un cereale a paglia che contribuisce ad inibire la rinascita del seme caduto. Si presta molto bene ad essere preceduta da un sovescio dopo il quale è necessaria particolare attenzione alla preparazione del letto di semina.
Lavorazioni del terreno. Soprattutto in terreni tenaci è importante effettuare lavorazioni che favoriscono l’approfondimento dell’apparato radicale che nonostante la struttura fittonante non possiede particolari capacità di penetrazione. Le lavorazioni con ripper o aratro ripuntatore, possono essere realizzate anche per la semina della coltura precedente, in particolare per l’impianto dell’erbaio da sovescio. Su terreni leggeri o naturalmente profondi è sufficiente la minima lavorazione. La preparazione di un letto di semina che garantisca buona germinazione ed emergenza contemporanea è determinante per la resa finale, che è rigidamente legata all’investimento. A raccolta avvenuta è molto utile effettuare tempestive lavorazioni superficiali per favorire la germinazione dei semi caduti che rappresentano un problema di rilievo per le colture successive.
Semina. Il periodo di semina va dalla metà di febbraio nelle zone calde, alla prima decade di marzo e oltre nelle zone più fredde. Semine anticipate soddisfano meglio il fabbisogno in acqua allungano il ciclo con aumento delle potenzialità produttive. Di contro semine tardive permettono di utilizzare a pieno le potenzialità del sovescio o la realizzazione di pratiche come la falsa semina. L’orientamento verso varietà medio tardive nel primo caso e medio precoci / precoci nel secondo consentono comunque buoni risultati, oltre ai benefici apportati dal sovescio, anche in semina tardiva. La migliore semina si fa con seminatrici pneumatiche a 3/4 cm di profondità. L’investimento ottimale deve mirare ad avere alla raccolta una popolazione di 4.5/5 piante a m2. Investimenti fino a 6 p.te/m2 sono realizzabili per le aree meno siccitose del Nord. La distanza tra le file va dai 45 ai 75 cm, a seconda del passo del trattore e degli attrezzi sarchianti presenti in azienda, a cui corrisponde una distanza del seme sulla fila rispettivamente di 30/32 cm o di 18/20. La minore distanza tra le file da una maggiore copertura e ombreggiamento del suolo ma un tempo molto limitato per l’intervento con il sarchiatore e rischio di maggiori perdite alla raccolta, per il possibile intreccio delle calatidi.
Scelta varietale. La scelta va orientata verso ibridi medio tardivi e medio precoci a seconda delle condizioni pedoclimatiche e del periodo di semina. In A.B. viene premiata la spremitura a freddo anche in funzione della ricchezza in Vit.F che è contenuta nelle Varietà tradizionali a basso oleico: Groliasol, Select, Florina e Flamme. Interessante perché innovativa la produzione i semi decorticati da consumo fresco con varietà americane.
Fertilizzazione. Necessita di S.O., quindi è consigliata la letamazione anche con materiale non maturo purché interrato insieme alle paglie della coltura precedente o il sovescio di erbaio autunno vernino. Queste due soluzioni soddisfano da sole fabbisogni nutrizionali e bilancio umico. Qualora servisse sostenere ulteriormente la coltura, è possibile distribuire fertilizzanti azotati insieme alla prima sarchiatura. L’elemento più richiesto è il potassio che però è necessario somministrare solo in terreni carenti con dotazioni inferiori alle 120 ppm. Stessa considerazione per il fosforo per il quale possono essere necessarie fino a 40/50 Kg/Ha di P2O5 ma diventa superfluo in terreni ben dotati (≥ 20 ppm con metodo Olsen). Per l’azoto il fabbisogno, per produzioni intorno alle 2 t. di granella è di circa 50 Kg/Ha, che possono essere interrate interamente sia in pre semina sia alla prima sarchiatura. In annate particolarmente siccitose, con terreni sciolti e lisciviabili si sono verificate carenze di boro, elemento determinante per l’allegagione e, quindi, per la produzione finale. Con dotazioni maggiori di 0,5 ppm e, soprattutto con buoni piani di concimazione organica non dovrebbe però verificarsi. Qualora si presentasse è comunque risolvibile con 2/3 Kg/ha di soluzioni di Acido borico, borace, o poliborato al 20 % di B somministrato intorno allo stadio di ottava decima foglia. L’interramento dei residui colturali, restituisce al terreno una larga parte del potassio e del fosforo utilizzati e normalmente assorbiti da strati profondi, svolgendo così un’importante azione di riciclo della fertilità tra strati profondi e superficiali.
Controllo delle infestanti. Indispensabile una rotazione ampia e coprente anche per evitare l’incidenza dei semi caduti alla raccolta per i quali va stimolata la germinazione con un interramento superficiale post raccolta. L’impianto di un sovescio copre anche l’aspetto preventivo di controllo delle infestanti, soprattutto quando la scelta delle essenze utilizzate, è mirata alla competizione inter specifica con la specie a cui appartiene l’infestante maggiormente problematica. Il periodo più delicato è nei primi stadi vegetativi fino a che la coltura non ombreggia il terreno. Generalmente sono necessarie due sarchiature. La prima molto precoce, ancor più indispensabile in caso di sovescio, per svolgere anche funzione di stimolo alla mineralizzazione; la seconda quando è possibile abbinare anche la rincalzatura. Molto efficiente si è dimostrato il pirodiserbo per contenere le infestanti anche sulla fila a cui si abbina la sarchiatura interfila. Quando non è preceduta da sovescio, il ciclo colturale permette anche la pratica della falsa semina.
Irrigazione. La pratica irrigua può essere considerata un lusso in climi temperati, mentre diventa importante per stabilizzare le rese nelle regioni meridionali. La fase maggiormente critica dove si può rendere necessario comunque un intervento di soccorso, va dalla formazione della calatide alla sfioritura.
Maturazione e raccolta. La raccolta avviene all’imbrunimento del dorso della calatide con umidità degli acheni del 9/10%. Le perdite di seme alla raccolta possono essere notevoli con ripercussioni non solo sulla resa ma anche sulle colture successive per la germinazione dei semi caduti. Per questo è importante prestare attenzione alla regolazione della trebbia (battitore da grano a 400/500 giri/min apertura del controbattitore 30mm in entrata e 15mm in uscita; ventilazione 2/3 di quella usata per il grano), all’efficienza delle lame per il taglio della pianta ed alla velocità di avanzamento.
Lino (Linum Usitatissimum L.)
Notizie generali
Da sempre il lino è stato coltivato come pianta da fibra. Nell’ultimo secolo la concorrenza di altre fibre pregiate e l’avvento di quelle sintetiche, lo ha fatto proporre come pianta da olio. I suoi semi sono infatti ricchi di olio che è fino al 44% del peso, caratterizzato dal contenuto di acido linolenico che gli conferisce caratteristiche peculiari per cui ha mantenuto interesse economico, oggi in crescita per l’attenzione all’utilizzo di materiali naturali anche nell’edilizia. Inoltre se estratto con sistemi a freddo mantiene un’elevata percentuale di Vitamina F, importante nella cura di malattie degenerative nelle quali l’olio di lino è impiegato ad uso terapeutico.
E’ pianta da climi freschi e umidi ma se coltivato per la produzione di olio, tollera climi caldi e asciutti e terreni pesanti. La reazione pH ottimale è tra 5 e 7. E’ una coltura sensibile alla salinità e con valori di conducibilità elettrica (ECe) intorno a 6 mmho/cm2 si possono registrare cali produttivi anche del 50%. Come avversità ha molte affinità con il girasole.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il Lino è facilmente inseribile negli avvicendamenti in quanto può essere seminato sia in autunno sia in primavera dove presenta un ciclo breve di ca. 120 giorni. Succede bene ai cereali a paglia ed è una coltura che soffre particolarmente l’effetto stanchezza del suolo anche per elevata sensibilità a malattie quali la fusariosi. Per tali motivi è conveniente che non torni sullo stesso terreno prima di 5 anni e non si sovrapponga a coltivazioni di altre oleaginose.
Lavorazioni del terreno. Possono essere effettuate anche solo minime lavorazioni qualora il terreno non presenti suole per le quali diventa indispensabile una rippatura, soprattutto in terreni pesanti, per favorire l’indispensabile approfondimento dell’apparato radicale che non ha grandissime capacità di penetrazione, nonostante sia un fittone. La preparazione del letto di semina deve essere ottima con i primi strati superficiali molto ben affinati per favorire la germinazione del seme che è molto piccolo.
Semina. La semina è primaverile nelle zone con inverno rigido, da fine Febbraio ad Aprile. La semina anticipata, dove possibile è da preferire perché favorisce produzioni maggiori. In climi ad inverno mite, la semina è preferibilmente autunnale fine Ottobre – Novembre. Il seme va posto a 2/3 cm di profondità e necessità di struttura molto fine. L’investimento colturale è più fitto per la produzione di fibra è più rado in quella da olio per cui l’obiettivo tecnico è di 5/600 p.te/m2 ottenibili con circa 90 Kg di seme per ettaro. A causa della non sempre ottima qualità del seme disponibile, la quantità di seme diventa superiore così come un aumento è giustificato e necessario in caso di semina con eccessiva zollosità. In semina autunnale e in campi puliti l’investimento è a file distanti 8/10 cm, mentre in semina primaverile sono consigliabili file distanti 45 cm, per permettere il controllo meccanico delle infestanti. Il seme può essere conciato con ossicloruro di Rame (200/250 gr/q.le di seme) soprattutto in terreni soggetti a ristagno e in cui la rotazione non è sufficientemente ampia.
Scelta varietale. Le più note varietà di Lino da Olio provengono dalla Francia dove c’è stata una selezione varietale in funzione del miglioramento genetico. Tra le più note Crocus, Antares e Ocean.
Fertilizzazione. E' una coltura relativamente esigente che concentra il suo fabbisogno nutritivo in un periodo di circa 30 giorni, che è compreso tra la pre-fioritura e la fine della stessa, in cui la pianta accumula il 75% della SS. totale prodotta. Generalmente questa fase avviene quando le temperature del suolo favoriscono la disponibilità di qualsiasi tipo di Azoto organico somministrato in pre-semina. Per la semina primaverile è possibile anche pensare ad una somministrazione localizzata interfila alla prima sarchiatura. E’ una media consumatrice di azoto e fosforo mentre il potassio risulta necessario anche in grandi quantità solo in terreni sabbiosi e strutturalmente poveri dell’elemento.
Irrigazione. Non è coltura irrigua.
Controllo delle infestanti. E' una coltura particolarmente sensibile alla competizione con le essenze infestanti, particolarmente quelle a foglia larga. E’ quindi indispensabile impiantarla su appezzamenti con precessioni rinettanti. Si può inoltre fare la falsa semina e intervenire durante il ciclo colturale, fino a che la pianta non è ancora troppo alta con l’erpice strigliatore per le colture seminate in autunno e sempre falsa semina e sarchiatura interfila per semine primaverili.
Maturazione e raccolta. La maturazione è scalare e per questo risulta difficile l’individuazione del momento ottimale. Generalmente la raccolta si fa quando le piante sono secche fino al piede. Questa fase avviene dopo la raccolta del frumento ottimizzando l’uso delle trebbie. Raccolte troppo tardive sono comunque da evitare in quanto l’aumento della percentuale di fibra provoca intasamenti delle macchine. Importante una barra di taglio molto efficiente, la regolazione dell’altezza di taglio e limitazione di velocità di avanzamento e moderata ventilazione. I parametri ottimali per l’estrazione di Olio sono: 9% di umidità, 2% massimo le impurità accettabili e 38/40% di contenuto medio di olio nei semi.
Mais (Zea Mays L.)
Notizie generali
Il Mais è una pianta di origine tropicale che fu importata in Europa in seguito alla scoperta dell’America. Alcuni testi parlano di una quantità enorme di varietà con caratteristiche e cicli produttivi molto diversi, nessuna delle quali, molto probabilmente, è neanche lontana parente delle varietà oggi coltivate, che hanno cicli che vanno da 90 a 150 giorni.
E’ una pianta macroterma e sotto i 10 °C non germina e non si sviluppa. Si adatta a tutti i tipi di terreno compatibilmente con la disponibilità idrica e purché arieggiati in quanto soffre molto l’asfissia. Le principali avversità sono eventuali ritorni di freddo ed alcuni parassiti, come sempre controllabili con buone rotazioni. Elateridi e Nottue possono essere danneggiate dai sovesci che possono avere composizioni anche mirate di specie repellenti, particolarmente per gli Elateridi come alcune Crocifere. I danni da Piralide sono invece difficilmente controllabili se non con l’adozione di varietà resistenti. Di minore entità i danni del carbone che crea malformazioni tumorali alla spiga. Vero problema emergente le varietà geneticamente modificate fraudolentemente messe in commercio.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il Mais, quando è letamato o preceduto da una coltura da sovescio, è effettivamente una vera coltura miglioratrice a cui far precedere e succedere una sfruttante, anche perché i soli residui colturali, che si decompongono ed unificano abbastanza facilmente nel terreno, riescono a pareggiare la mineralizzazione annuale, con una la produzione di humus stabile che può essere conteggiato per una resa media in granella, in circa 15 quintali/Ha. Quando è coltivata senza abbondanti apporti di sostanza organica, per le sue elevate esigenze nutrizionali deve avere ottime precessioni in rotazioni ampie in cui entrano dicotiledoni, indispensabili per agevolare il controllo delle graminacee infestanti.
Lavorazioni del terreno. Nel caso di coltura irrigua è sufficiente una lavorazione superficiale, per esempio con macchina combinata con lance che tagliano il terreno a 25/30 cm e dischi per il rivoltamento dei primi strati. Con situazioni ottimali di tempra la lavorazione può essere ulteriormente superficiale con il solo passaggio di erpice a dischi. Per colture in asciutta e anche in caso di impianto di sovescio, può essere necessaria una lavorazione principale più profonda per facilitare l’accumulo di acqua e l’approfondimento dell’apparato radicale delle essenze utilizzate nel sovescio prima e del Mais, poi. Le dimensioni del seme permettono un letto di semina anche non perfettamente affinato in superficie, il che giustifica ulteriormente l’uso del sovescio.
Semina. l’epoca di semina va dalla prima metà di aprile e, comunque quando la temperatura del terreno è stabilmente attestata almeno a 12 °C, fino a maggio inoltrato per le colture in secondo raccolto. Temperature più alte possono abbreviare il tempo di emergenza di quasi una settimana. La semina è a file distanti 70/75 cm. I semi vengono posti dalla seminatrice di precisione a 4/5 cm di profondità con l’obbiettivo di avere da 6/8 piante a m2 in coltura irrigua fino a 4/5 piante a m2 in coltivazione asciutta, a seconda delle condizioni climatiche e del terreno. Per la coltivazione irrigua la lunghezza del ciclo è legata, oltre che all’epoca di semina, al livello di fertilità del suolo ed al tipo di fertilizzazione messa in opera. Per le colture in asciutta ci si deve orientare verso ibridi di classe 3/400, quando non si dispone di ecotipi o varietà locali.
Scelta varietale. Per la coltivazione del Mais, l’industria sementiera mette a disposizione esclusivamente ibridi sui quali è però facile ottenere informazioni per durata del ciclo, caratteristiche della granella ed esigenze pedoclimatiche, tanto da presentare opportunità di scelta mirata per ogni areale. Sono rare le coltivazioni di varietà ed ecotipi locali che invece interessano molto l’agricoltura biologica per caratteristiche di adattabilità rusticità e qualità della granella come per esempio il Marzano. Tra gli ibridi di classe 300 si segnala Aurora per le varietà dentate e Sisred per quelle vitree.
Fertilizzazione. Il Mais è una coltura molto esigente e per le sue elevate potenzialità produttive, il contenimento degli apporti fertilizzanti, oltre certi limiti, eleva in modo esponenziale il rischio di insuccesso, ancor di più se ad essere utilizzati per la coltivazione, sono i comuni ibridi commerciali. Quindi: una ricca letamazione da effettuare sulle paglie o sui residui della coltura che lo precede se il materiale è fresco; un sovescio di erbaio autunno vernino composto da leguminose e graminacee; una abbondante dotazione di ammendante compostato; sono le soluzioni ottimali a cui, quando necessario, e possibile abbinare concimi organici azotati da somministrare il copertura in corrispondenza della sarchiatura. In assenza di una di queste soluzioni l’investimento sui fertilizzanti extra aziendali, deve essere tanto più significativo per quanto meno è favorevole la precessione colturale. L’ordine di grandezza è di almeno 30 quintali per ettaro di un fertilizzante come la pollina o l’equivalente in altri prodotti ammessi. La somministrazione può essere fatta interamente in pre-semina, suddiviso tra pre-semina e copertura o, in caso di necessità tutto in copertura alla prima sarchiatura. Altre soluzioni possono prevedere l’uso di borlande, soprattutto per la rapidità di assimilazione dell’azoto contenuto, con la dovuta attenzione all’assenza di fosforo ed al riequilibrio, negli anni successivi, per l’abbondanza di potassio, in realtà necessario in quantità solo limitate.
Irrigazione. Con le varietà attualmente presenti sul mercato, la disponibilità idrica, intesa sia come possibilità di irrigazione, sia come potenzialità di trattenere l’umidità del terreno, rappresenta un vero e proprio fattore limitante la coltivazione, anche se in molte aziende sono note antiche varietà ed ecotipi capaci di aridoresistenza, per le quali è auspicabile un lavoro di valutazione e moltiplicazione per una loro maggiore diffusione. Il numero di interventi dipende dall’andamento climatico e dalla riserva idrica del suolo. Gli interventi ritenuti indispensabili sono quelli che precedono l’emissione del pennacchio (infiorescenza maschile) che risultano determinanti ai fini produttivi perché influiscono significativamente la consistenza della spiga. Inoltre un intervento 15 giorni dopo l’inizio della fioritura femminile (emissione delle sete della spiga) assicura una completa allegagione. L’intervento alla maturazione lattea contribuisce alla determinazione del peso unitario della granella.
Controllo delle infestanti. Dopo aver prestato la dovuta attenzione alle pratiche agronomiche ed a tecniche come la falsa semina, come per tutte le colture a file, si effettua con sarchiatura e rincalzatura, realizzate anche in abbinamento. Queste operazioni consentono altri benefici oltre al controllo delle infestanti tra i quali è di grande interesse per il metodo biologico, l’arieggiamento della rizosfera che stimola la mineralizzazione della sostanza organica. Per questo motivo il primo intervento sarchiante va anticipato appena possibile. La rincalzatura oltre a contribuire al controllo sulla fila, aiuta l’ancoraggio delle piante al terreno anche se poi si rivela di ostacolo alla trinciatura post raccolta degli stocchi. Sarchiatura e rincalzatura diventano comunque indispensabili per interventi di concimazione in copertura. Quando la pianta supera i 15 centimetri è particolarmente resistente al calore tanto da essere una delle colture su cui è maggiormente applicato il pirodiserbo che può essere utilizzato anche in pre emergenza precoce.
Maturazione e raccolta. Non è facile raccogliere il Mais quando la granella ha l’umidità ottimale per la conservazione, cioè intorno al 13%. La raccolta avviene generalmente dopo la maturazione fisiologica ma la granella non deve avere più del 25% di umidità, altrimenti i costi di essiccazione sarebbero troppo alti. Le perdite alla raccolta per questa coltura sono generalmente trascurabili. Molto interessanti, per la contemporanea realizzazione di un’operazione necessaria all’interramento dei residui, i nuovi modelli di testata, che montano anche un trinciastocchi sotto il becco raccoglitore.
Miglio(Panicum Miliaceum L.)
Notizie generali
La coltivazione di questa pianta sta prendendo piede anche nei paesi occidentali in quanto il Miglio è stato riscoperto come Cereale da inserire nella dieta umana, non solo nei regimi alimentari particolari, quali quelli, per esempio, che si rifanno alla macrobiotica. E’ una coltura molto adatta ai climi aridi avendo caratteristiche di aridoresistenza superiori anche al Sorgo. Tra i cereali, infatti, ha la più bassa esigenza in H2O per la formazione di S.S. Ha elevate esigenze termiche sin dalla germinazione dove la temperatura minima necessaria si aggira intorno ai 15 °C. Per queste caratteristiche soffre i terreni freddi e umidi e, pur preferendo quelli leggeri e sciolti, si adatta anche in terreni tenaci se ben strutturati. Per la diffusione ancora limitata non si conoscono avversità specifiche da segnalare.
Esistono diverse cultivar suddivise per colore (giallo, verde, rosso e striato), piuttosto che per caratteristiche tecniche. Quasi sempre il seme è patrimonio dello stesso agricoltore in quanto non si registrano selezioni da parte di ditte cementiere. Per la destinazione alimentare è preferibile quello giallo.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il Miglio è coltura particolarmente adatta come primaverile estiva a semina tardiva in climi siccitosi. Può quindi essere inserita anche come coltura intercalare dopo una coltura autunno primaverile (ex. erbaio di veccia e avena) avendo resistenza alla siccità e ciclo molto breve che in condizioni ottimali chiude in meno di tre mesi (tra i 70 ed i 90 giorni). E’ inoltre, da tener presente come ottima opzione sostitutiva, quando le piogge primaverili ritardano troppo la semina della coltura principale. Per il tempo ritardato di semina permette ampia scelta
Lavorazioni del terreno. Le sue caratteristiche permettono lavorazioni superficiali ma le dimensioni del seme richiedono ottima preparazione del letto di semina per la germinazione che generalmente avviene in condizioni di umidità sfavorevoli. Utile un passaggio di rullo scanalato per evitare la formazione di croste che inibirebbero la germinazione. Per la possibilità di semina tardiva favorisce l’impianto di un sovescio che può giovarsi di un passaggio con ripper in profondità.
Semina. Si effettua intorno ai primi di maggio con semina a righe distanti 45 cm. Il seme va posto a tra i 2 ed i 2.5 cm di profondità. La quantità necessaria è di circa 15/20 kg/Ha calcolando che 1000 semi pesano circa 5 – 6 gr cioè 180 semi per grammo. Essendoci in commercio seme non sempre ben selezionato, la quantità va commisurata alla germinabilità, generalmente molto bassa e non è raro dover salire fino a 40 e più Kg/Ha.
Scelta varietale. Le varietà di Miglio coltivate oggi in Europa provengono tutte dal Nord Africa e non appartengono a selezioni particolari, tanto che proprio la purezza e la germinabilità della semente sono uno dei problemi principali. Si parla quindi di popolazioni più o meno adattate ai diversi climi utilizzate dalle aziende che sono a loro volta fornitrici di seme.
Fertilizzazione. Essendo coltura in asciutta che svolge il suo ciclo in periodi di temperature elevate e bassa piovosità, dovrà essere particolarmente curata la dotazione di S.O. con la somministrazione di letame o altri ammendanti compostati a cui dovrà essere aggiunto qualche fertilizzante azotato a rapido rilascio. Per le caratteristiche di semina tardiva e ciclo breve lo stesso obbiettivo si raggiunge bene facendola precedere da un sovescio di erbaio autunno vernino. Molto importante la dotazione di fosforo fino a 60 unità, tanto più indispensabile per quanto più il clima è caldo arido, per favorire effetto starter e chiusura rapida del ciclo.
Irrigazione. Come detto è una coltura da climi caldo aridi e per questo l’unica irrigazione eventualmente possibile è per aiutare la coltura in fase di germinazione. Successivamente l’irrigazione rischia di danneggiare la coltura.
Controllo delle infestanti. Quando non è preceduta da sovescio è una delle colture in cui è più facile realizzare a pieno le potenzialità della falsa semina, in quanto l’investimento può essere ritardato senza problemi. Generalmente e sufficiente una sarchiatura che va effettuata appena lo sviluppo della coltura lo consente, per controllare le infestanti più pericolose soprattutto nella prima fase. Se diventano necessari interventi successivi, se la coltura è ancora allo stadio giovanile, è da preferire la strigliatura alla sarchiatura per limitare l’evapotraspirazione.
Maturazione e raccolta. Avviene a fine agosto – settembre e si esegue con le normali trebbie da grano tenendo alta la barra per raccogliere preferibilmente solo la pannocchia. La regolazione della macchina può essere equiparata a quella del Sorgo diminuendo la ventilazione per il seme più piccolo. La maturazione scalare crea problemi di perdite a cui si assommano quelle per predazione degli uccelli. Ove possibile una soluzione potrebbe essere la mietitura anticipata e maturazione in covoni sul terreno.
Unità 24
Cereali e leguminose
CEREALI
Problemi e motivazioni
In ogni area del mondo, i Cereali hanno importanza strategica per l’alimentazione umana e per l’allevamento zootecnico, sia per gli aspetti quantitativi, sia per quelli qualitativi, essendo coltivati in un areale molto ampio e diversificato per caratteristiche pedoclimatiche, fino a condizioni estreme dove risultano essere tra le poche colture realizzabili. Per molte aziende biologiche, quindi, la coltivazione dei cereali riveste un ruolo centrale nella produzione, anche se dal punto di vista della remunerazione aziendale, hanno un mercato che sta diventando sempre più difficile. La trasformazione diventa così una risorsa importante se supportata da scelte tecniche adeguate alla qualità del prodotto finale.
Infatti l’interesse per queste colture è legato oltre che alle caratteristiche nutrizionali ed agronomiche, alla versatilità commerciale proposta dalla trasformazione anche aziendale. Infatti oltre alle classiche farine per panificazione e realizzazione di pasta, il consumo di questi cereali si estende al trattamento di fiaccatura per le colazioni, alla perlatura per le minestre, alla tostatura ed alla fermentazione per la produzione di caffè e bevande.
Per questi motivi è necessario che la coltivazione sia valorizzata agronomicamente per evitare monosuccessione e relativi problemi di fertilità, controllo delle infestanti e sanità, riuscendo ad inserire i cereali in avvicendamenti validi.
La conoscenza della tecnica colturale ed in particolare; posto nella rotazione, tecnica di fertilizzazione e scelta varietale, sono gli elementi di attenzione che devono essere portati a conoscenza degli operatori.
Obiettivi
Evidenziare le caratteristiche di ogni coltura, indicarne le esigenze agronomiche e fornire elementi di conoscenza per le soluzioni tecniche da adottare per ottimizzare la produzione all’interno del metodo di agricoltura biologica
Contenuti
Frumento duro (Triticum durum Desf.)
Notizie generali
Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Il terreno ottimale è con tessitura medio pesante con un’adattabilità della pianta molto inferiore al tenero perché più sensibile al freddo, all’umidità, al mal del piede e meno capace di dare buone produzioni in terreni molto sciolti. Comunque molta attenzione va prestata a strati compatti che compromettono lo sviluppo radicale, non molto capace di oltrepassarli ed ai ristagni che possono presentarsi in terreni pesanti con cattiva struttura. E’ pianta microterma ma con esigenze termiche più elevate del tenero. Il limite di germinazione è intorno allo zero, anche se almeno 3/4 °C, sono necessari per avere germinazioni sufficientemente rapide e contemporanee.
Tra le principali avversità si deve tener conto anche di quelle meteoriche a partire dall’eccesso di pioggia che può creare asfissia radicale e compromettere la qualità della granella con eccessiva bianconatura, mentre l’assenza di riserve idriche nella fase di ingrossamento della granella influisce sulla resa finale; l’allettamento delle piante causato da vento forte. Inoltre ci sono diverse malattie fungine il cui sviluppo è generalmente legato ad un frequente ritorno sullo stesso terreno ed a una tecnica colturale troppo intensiva, quali mal del piede, a cui il duro è molto sensibile e septoriosi, o ad andamenti climatici sfavorevoli come ruggini e oidio. In fase di conservazione i problemi sono portati dai parassiti delle derrate alimentari, in particolare il tonchio.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il Frumento è coltura esigente che consuma tutta la fertilità residua lasciata dalle colture precedenti. A fine ciclo rilascia un contributo in paglie in grado di soddisfare circa il 50% del bilancio umico. Una leguminosa annuale o poliennale, o qualsiasi miglioratrice, meglio se realizzata con lavorazioni profonde le migliori precessioni. Può essere seguito da un altro cereale minore a paglia, mai da se stesso, in caso di rotazioni ampie con ottime precessioni e massima attenzione alla fertilizzazione. Quando è coltivata dopo un prato poliennale il periodo di rottura dello stesso è determinante per la riuscita del Frumento. La semina in bulatura di una coltura pratense è una pratica da qualche tempo trascurata, anche se per il metodo biologico si rivela molto interessate per continuità di copertura del suolo e anticipo di semina per quei climi in cui l’erbaio di leguminose è seminato a fine inverno.
Lavorazioni del terreno. E’ ormai appurato che i cereali possono essere realizzati con minime lavorazioni a condizione che il terreno non presenti suole superficiali e sia garantita l’assenza di ristagni d’acqua per lunghi periodi. Se all’interno del piano colturale è prevista una lavorazione con attrezzi scarificatori il terreno per il frumento può essere preparato con macchine combinate o passaggi a croce di frangizolle, utili ad affinare i primi 10/15 cm o arature superficiali intorno ai 20 cm. La semina diretta, pur essendo una eccellente tecnica conservativa che ha dato ottimi risultati in convenzionale, in biologico risulta non funzionale per il mancato interramento dei fertilizzanti e dei residui della coltura precede e la difficoltà a controllare le infestanti.
Semina. Si effettua con leggero anticipo rispetto a quella del tenero tra ottobre ed i primi di febbraio anche se al sud è possibile seminare anche più avanti. Recenti prove hanno dimostrato che la preparazione di un perfetto letto di semina non è determinante ai fini della resa quando questa si effettua alla giusta profondità e con seme di buona qualità. Il periodo ottimale di semina va dai primi di ottobre a fine novembre a seconda del clima. Semine troppo anticipate rischiano di far trovare la pianta in stadio vegetativo troppo avanzato rispetto ai freddi invernali, mentre semine molto tardive possono comportare germinazione ostacolata da basse temperature e danni da freddo se la pianta non è arrivata alla 3/4 foglia. La semina è a righe con classiche seminatrici da grano o pneumatiche, alla distanza di 12 cm. La semina a spaio con spandiconcime deve essere solo una scelta estrema, per condizioni molto particolari. In caso di terreno troppo soffice e asciutto, per favorire nascite tempestive e regolari, si può rivelare utile una rullatura, per far aderire il seme al terreno e richiamare acqua per capillarità. La quantità di seme dipende dal peso, dalle caratteristiche tecniche del seme e si calcola sull’obbiettivo prefissato di numero di piante a desiderate. Per il frumento duro l’obbiettivo medio è di 300 piante/ m2. Le varietà di duro sono generalmente a granella grossa, per questo potrebbero servire circa 400 semi/ m2 per un peso totale di 180 e oltre Kg/Ha. Siccome la fase di accestimento nella coltivazione con metodo biologico è una fase critica, soprattutto in climi meno caldi, in quanto avviene in un periodo in cui non ci sono ancora le temperature per mobilizzare l’azoto organico, da questa fase in poi determinante e poiché le varietà oggi coltivate sono geneticamente selezionate per un limitato accestimento, questa quantità può essere aumentata dal 10 al 20%, per garantirsi una maggiore copertura del terreno ed un numero di spighe elevato alla raccolta. La quantità di seme va poi ulteriormente aumentata in modo proporzionale per ritardo di semina e le condizioni sfavorevoli di terreno. Quando si reimpiega seme aziendale è importantissimo effettuare una pulizia della semente per non portare altri semi indesiderati in campo. Nei primi anni di conversione in caso di rischio di patologie fungine, si procede alla concia con prodotti specifici a base di rame o funghi antagonisti.
Scelta varietale. Tenendo sempre presente le specificità pedoclimatiche, le indicazioni generali si rifanno all’utilizzo della granella per la produzione di pasta. Il Creso mantiene un posto di rilievo per le caratteristiche di adattabilità, produttività e resistenza alle avversità, solo in parte oscurate dal poco apprezzato colore grigio della farina che obbliga a miscelazione con grani ad elevato indice di giallo come Neodur e Simeto che vanta anche un buon contenuto proteico. Apprezzata anche la qualità di Duilio, Simeto e Colosseo.
Fertilizzazione. La precessione determina la quantità di fertilizzante da impiegare che, in caso di erba medica può essere anche zero, a condizione che il prato sia rotto con larghissimo anticipo, (luglio/agosto), rispetto alla semina del cereale per lasciare il tempo ai microrganismi di attaccare le radici e liberare l’azoto contenuto. Più tardivo è questo intervento e minore è la quantità di azoto prontamente disponibile per il cereale. L’azoto è elemento determinante in termini di resa quantitativa e qualitativa e non deve mancare dalla fase di accestimento alla fase di ingrossamento della granella in cui avviene anche la traslocazione delle proteine dall’ultima foglia al seme. La percentuale di proteina nella granella influenza le qualità tecniche della pasta, principale prodotto finale. Per le caratteristiche dei fertilizzanti organici la concimazione in pre semina è da consigliare e diventa obbligatoria quando si usano compostati organici e fertilizzanti a lento rilascio. Eventuali concimazioni di copertura si presentano a rischio di inefficienza, soprattutto se non interrate con l’erpice strigliatore o l’erpice a maglie. Idrolizzati proteici con funzione biostimolante possono essere utilizzati in soluzione liquida, all’accestimento e come aiuto alla fase finale all’ultimo momento utile per entrare in campo prima della levata. Un altro fertilizzante interessante per le caratteristiche di rapidità che può essere somministrato in pre semina o in copertura, sempre con successivo interramento superficiale, è la borlanda che ha un costo unitario dell’azoto molto basso ma richiede attenzione e successivo riequilibrio per l’abbondanza di potassio contenuto che è nel rapporto di 3 a 1 con l’azoto. Questo prodotto può essere convenientemente somministrato sulle paglie come fertilizzante per la coltura successiva e aiuto alla disgregazione dei residui. Per il fosforo si deve pensare ad un contributo fino a 60/70 kg/Ha, quando il terreno è carente (<10 ppm con metodo Olsen), mentre per terreni ben dotati (>20 ppm), in una rotazione equilibrata e con utilizzo di concimi organici di non sola origine animale, può essere superfluo. Stesso ragionamento per il potassio, necessario solo quando il terreno presenta una dotazione inferiore ai 100 ppm. In terreni eccessivamente calcarei e con pH alcalino l’uso di fertilizzanti contenenti zolfo aiuta la mobilizzazione di questi elementi.
Controllo delle infestanti. Per il Frumento e tutti i cereali a paglia gli interventi diretti si limitano alla falsa semina ed al controllo meccanico con erpice strigliatore. La strigliatura ha effetto positivo quando esiste differenza di stato vegetativo tra frumento e infestante e si può effettuare nel periodo che va dall’accestimento ad inizio levata. Si rivela importante oltre che per il controllo delle infestanti come stimolo all’accestimento per tutti quei cereali a paglia che per taglia bassa e scarsa capacità di accestimento hanno un limitato potere soffocante.
Maturazione e raccolta. Il F. duro ha una spiga che tiene bene la granella e per questo la tempestività di trebbiatura è meno importante che per l’Orzo ed i tenero. Alla maturazione fisiologica l’umidità è del 30%, la raccolta si effettua quando l’umidità scende al 13/14% che sono anche le condizioni ottimali per la conservazione. Non è raro che in biologico pur avendo una granella con umidità ottimale, questa sia nella massa ben più alta per la presenza di infestanti ancora verdi. Questa è una situazione da evitare per evitare per la qualità del prodotto e per il rischio di sviluppo di aflatossine proprio nella fase di conservazione. Per questi motivi è utile effettuare una pulitura del seme prima della conservazione che, quando avviene in atmosfera controllata o in silos crioscopici, garantisce ottima protezione dagli attacchi del tonchio.
Frumento tenero (Triticum aestivum L.)
Notizie generali
E’ il frumento di gran lunga più coltivato. Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Il terreno ottimale è con tessitura medio pesante anche se la pianta ha grande adattabilità. Problemi di resa si presentano in terreni leggeri ed eccessivamente arieggiati, particolarmente per la difficoltà a trattenere acqua nella fase critica di granigione. Inoltre attenzione va prestata a strati compatti che compromettono lo sviluppo radicale, non molto capace di oltrepassarli ed ai ristagni che possono presentarsi in terreni pesanti con cattiva struttura. E’ pianta microterma e quindi il limite di germinazione è intorno allo zero, anche se almeno 3/4 °C, sono necessari per avere germinazioni sufficientemente rapide e contemporanee.
Tra le principali avversità si deve tener conto anche di quelle meteoriche a partire dall’eccesso di pioggia che può creare asfissia radicale; l’allettamento delle piante causato da vento forte; l’assenza di riserve idriche nella fase di ingrossamento della granella, che hanno influenza negativa spesso molto significativa, sulla resa finale. Inoltre ci sono diverse malattie fungine il cui sviluppo è generalmente legato ad un frequente ritorno sullo stesso terreno ed a una tecnica colturale troppo intensiva, quali mal del piede e septoriosi, o ad andamenti climatici sfavorevoli come ruggini e oidio. In fase di conservazione i problemi sono portati dai parassiti delle derrate alimentari, in particolare il tonchio.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il Frumento è una coltura esigente che consuma tutta la fertilità residua lasciata dalle colture precedenti. A fine ciclo rilascia un contributo in paglie a basso coefficiente di umificazione, per cui il bilancio umico dell’anno chiude generalmente in perdita. Segue perciò una leguminosa annuale o poliennale, o una coltura miglioratrice, meglio se realizzata con lavorazioni profonde. Per la coltura successiva valgono tutte le valutazioni per una sfruttante che può essere seguita da un altro cereale minore a paglia, in caso di rotazioni ampie con ottime precessioni e massima attenzione alla fertilizzazione. Il ringrano è comunque da evitare sia in funzione della fertilità, sia per lo sviluppo di malattie fungine. Quando è coltivata dopo in prato poliennale il periodo di rottura dello stesso è determinante per la riuscita del Frumento. La semina in bulatura di una coltura pratense è una pratica da qualche tempo trascurata, anche se per il metodo biologico si rivela molto interessate per continuità di copertura del suolo e anticipo di semina per quei climi in cui l’erbaio di leguminose è seminato a fine inverno.
Lavorazioni del terreno. E’ ormai appurato che i cereali possono essere realizzati con minime lavorazioni a condizione che il terreno non presenti suole superficiali e sia garantita l’assenza di ristagni d’acqua per lunghi periodi. Se all’interno del piano colturale è prevista una lavorazione con attrezzi scarificatori il terreno per il frumento può essere preparato con macchine combinate o passaggi a croce di frangizolle, utili ad affinare i primi 10/15 cm o arature superficiali intorno ai 20 cm. La semina diretta, pur essendo una eccellente tecnica conservativa che ha dato ottimi risultati in convenzionale, in biologico risulta non funzionale per il mancato interramento dei fertilizzanti e dei residui della coltura precede e la difficoltà a controllare le infestanti.
Semina. Recenti prove hanno dimostrato che la preparazione di un perfetto letto di semina non è determinante ai fini della resa quando questa si effettua alla giusta profondità e con seme di buona qualità. Il periodo ottimale di semina va dai primi di ottobre a fine novembre a seconda del clima. Semine troppo anticipate rischiano di far trovare la pianta in stadio vegetativo troppo avanzato rispetto ai freddi invernali, mentre semine molto tardive possono comportare germinazione ostacolata da basse temperature e danni da freddo se la pianta non è arrivata alla 3/4 foglia. La semina è a righe con classiche seminatrici da grano o pneumatiche, alla distanza di 12 cm. La semina a spaio con spandiconcime deve essere solo una scelta estrema, per condizioni molto particolari. In caso di terreno troppo soffice e asciutto, per favorire nascite tempestive e regolari, si può rivelare utile una rullatura, per far aderire il seme al terreno e richiamare acqua per capillarità. La quantità di seme dipende dal peso, dalle caratteristiche tecniche del seme e si calcola sull’obbiettivo prefissato di numero di piante a desiderate. Per il frumento tenero l’obbiettivo medio è di 350 piante/ m2. Per una semente, sana, integra, dotata di ottima germinabilità, e buona capacità di accestimento; in buone condizioni di terreno e periodo ottimale di semina, sono sufficienti 450 semi che rapportati ad un seme con peso di 40 gr. per 1000 semi corrisponde a 170/180 Kg di seme per ettaro. Siccome la fase di accestimento nella coltivazione con metodo biologico è una fase critica, soprattutto in climi meno caldi, in quanto avviene in un periodo in cui non ci sono ancora le temperature per mobilizzare l’azoto organico, da questa fase in poi determinante e poiché le varietà oggi coltivate sono geneticamente selezionate per un limitato accestimento, questa quantità può essere aumentata dal 10 al 20%, per garantirsi una maggiore copertura del terreno ed un numero di spighe elevato. La quantità di seme va poi ulteriormente aumentata in modo proporzionale per ritardo di semina. Quando si reimpiega seme aziendale è importantissimo effettuare una pulizia della semente per non portare altri semi indesiderati in campo. Nei primi anni di conversione in caso di rischio di patologie fungine, si procede alla concia con prodotti specifici a base di rame o funghi antagonisti.
Scelta varietale. Tenendo sempre presente le specificità pedoclimatiche, le indicazioni generali si rifanno all’utilizzo finale della granella. Per la panificazione sono molto apprezzate varietà direttamente panificabili (FP) come il Colfiorito, anche se sensibile alle ruggini e quindi preferibile in areali con piovosità primaverile limitata, Bolero, Agadir e Guarnì. Ben pagati e apprezzati dall’industria, i grani di pianificabilità superiore quali Guadalupe (FPS) o quelli di forza, generalmente più esigenti degli altri in azoto, come il Pandas (FF) per migliorare la qualità proteica delle miscele. Come grani da biscotto (FB) Orso ed Eureka
Fertilizzazione. La precessione determina la quantità di fertilizzante da impiegare che, in caso di erba medica può essere anche zero, a condizione che il prato sia rotto con larghissimo anticipo, (luglio/agosto), rispetto alla semina del cereale per lasciare il tempo ai microrganismi di attaccare le radici e liberare l’azoto contenuto. Più tardivo è questo intervento e minore è la quantità di azoto prontamente disponibile per il cereale. L’azoto è elemento determinante in termini di resa quantitativa e qualitativa e non deve mancare dalla fase di accestimento alla fase di ingrossamento della granella in cui avviene anche la traslocazione delle proteine dall’ultima foglia al seme. Per le caratteristiche dei fertilizzanti organici la concimazione si fa in pre semina, in particolare quando si usano compostati organici e fertilizzanti a lento rilascio. Eventuali concimazioni di copertura si presentano a rischio di inefficienza, soprattutto se non interrate con l’erpice strigliatore o l’erpice a maglie. Idrolizzati proteici con funzione biostimolante possono rivelarsi utili, all’accestimento e come aiuto alla fase finale entrando in campo l’ultimo momento utile. Un altro fertilizzante interessante per le caratteristiche di rapidità che può essere somministrato in pre semina o in copertura, sempre con successivo interramento superficiale, è la borlanda fluida, che ha un costo unitario dell’azoto molto basso ma richiede attenzione e successivo riequilibrio per l’abbondanza di potassio contenuto che è nel rapporto di 3 a 1 con l’azoto. Questo prodotto può essere utilizzato sulle paglie come fertilizzante per la coltura successiva e aiuto alla disgregazione dei residui. Per il fosforo si deve pensare ad un contributo fino a 60/70 kg/Ha, quando il terreno è carente (<10 ppm con metodo Olsen), mentre per terreni ben dotati (>20 ppm), in una rotazione equilibrata e con utilizzo di concimi organici di non sola origine animale, può essere superfluo. Stesso ragionamento per il potassio, necessario solo quando il terreno presenta una dotazione inferiore ai 100 ppm. In terreni eccessivamente calcarei e con pH alcalino l’uso di fertilizzanti contenenti zolfo aiuta la mobilizzazione di questi elementi.
Controllo delle infestanti. Per il Frumento e tutti i cereali a paglia gli interventi diretti si limitano alla falsa semina ed al controllo meccanico con erpice strigliatore. La strigliatura ha effetto positivo quando esiste differenza di stato vegetativo tra frumento e infestante e si può effettuare nel periodo che va dall’accestimento ad inizio levata. Si rivela importante oltre che per il controllo delle infestanti come stimolo all’accestimento per tutti quei cereali a paglia che per taglia bassa e scarsa capacità di accestimento hanno un limitato potere soffocante.
Maturazione e raccolta. Alla maturazione fisiologica l’umidità è del 30%, la raccolta si effettua quando l’umidità scende al 13/14% che sono anche le condizioni ottimali per la conservazione. Non è raro che in biologico pur avendo una granella con umidità ottimale, questa sia nella massa ben più alta per la presenza di infestanti ancora verdi. Questa è una situazione da evitare per evitare per la qualità del prodotto e per il rischio di sviluppo di aflatossine proprio nella fase di conservazione. Per questi motivi è utile effettuare una pulitura del seme prima della conservazione che, quando avviene in atmosfera controllata o in silos crioscopici, garantisce ottima protezione dagli attacchi del tonchio.
Orzo (Hordeum vulgare L.)
Notizie generali
E’ un cereale conosciuto da tempi antichissimi e molto diffuso per la molteplicità d’uso che la pianta consente. Oltre al classico uso per la produzione di birra e di caffè, la sua granella può essere impiegata ancora per uso umano come farina, fioccata o perlata; per uso zootecnico dove la granella viene sfarinata o può subire il trattamento di fioccatura e schiacciatura, essere inoltre coltivato da foraggio, per l’insilamento ed entrare nei miscugli per l’impianto di erbai da sovescio. Le radichette, sottoprodotti della lavorazione dell’orzo da malto, sono una interessante integrazione proteica della razione zootecnica.
Per la sua ampia adattabilità e ciclo breve, è coltivato sia in climi freddi purchè non umidi, in semina primaverile, sia in climi aridi dove è preferito al grano per consumi idrici inferiori e possibilità di sfuggire alla stretta da caldo. Presenta inoltre maggiore resistenza alla salinità dei Frumenti.
Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Si adatta a diversi tipi di terreno.
Le avversità sono in buona parte le stesse del Frumento nei confronti del quale è meno sensibile al mal del piede e più soggetto all’oidio.
Tecnica colturale
Avvicendamento. L’Orzo è meno esigente del Frumento e meno soggetto al mal del piede per questo, pur mantenendo tutte le caratteristiche di un cereale a paglia che necessita di buone precessioni, in caso di rotazioni ampie può seguire un cereale principale. Quando l’uso finale è per la produzione di birra non deve seguire una leguminosa per rischio di eccesso di proteina nella granella. Rusticità, buona capacità di accestimento, capacità di competizione con le infestanti e rapidità di ciclo, sono le caratteristiche che fanno scegliere l’orzo come coltura rinettante posta anche a chiusura dell’avvicendamento. Per il ciclo breve si presta molto bene alla semina in bulatura di una coltura pratense.
Lavorazioni del terreno. E’ ormai appurato che i cereali possono essere realizzati con minime lavorazioni a condizione che il terreno non presenti suole superficiali e sia garantita l’assenza di ristagni d’acqua per lunghi periodi. Se all’interno del piano colturale è prevista una lavorazione con attrezzi scarificatori il terreno per il frumento può essere preparato con macchine combinate o passaggi a croce di frangizolle, utili ad affinare i primi 10/15 cm o arature superficiali intorno ai 20 cm. La semina diretta, pur essendo una eccellente tecnica conservativa che ha dato ottimi risultati in convenzionale, in biologico risulta non funzionale per il mancato interramento dei fertilizzanti e dei residui della coltura precede e la difficoltà a controllare le infestanti.
Semina. Recenti prove hanno dimostrato che la preparazione di un perfetto letto di semina non è determinante ai fini della resa quando questa si effettua alla giusta profondità e con seme di buona qualità. Le varietà prevalenti sono a seme vestito e per questo i tempi di germinazione sono abbastanza lunghi. Il periodo ottimale di semina è leggermente anticipato rispetto ai Frumenti per permettere di affrontare il freddo con l’accestimento già completato. Il periodo ottimale va da ottobre ai primi di novembre a seconda del clima. La semina è a righe con classiche seminatrici da grano o pneumatiche, alla distanza di 12 cm. e la profondità di 3/4 cm. La semina a spaio con spandiconcime deve essere solo una scelta estrema, per condizioni molto particolari. In caso di terreno troppo soffice e asciutto, per favorire nascite tempestive e regolari, si può rivelare utile una rullatura, per far aderire il seme al terreno e richiamare acqua per capillarità. La quantità di seme dipende dal peso, dalle caratteristiche tecniche della varietà che generalmente ha capacità di accestimento superiori al Frumento. Per questo l’obbiettivo è di mettere a dimore 200/300 semi a m2 che corrispondono a circa 150/180 Kg/Ha di seme. Anche in questo caso non è sbagliato un aumento del 10% per sopperire ad eventuali problemi di accestimento. La quantità di seme va poi ulteriormente aumentata in modo proporzionale per ritardo di semina. Per questa coltura non è raro e sbagliato il reimpiego del seme aziendale per cui è importantissimo effettuare una pulizia della semente per non portare altri semi indesiderati in campo. Nei primi anni di conversione in caso di rischio di patologie fungine, si procede alla concia con prodotti specifici a base di rame o funghi antagonisti.
Scelta varietale. L’interesse per l’orzo riguarda la sua versatilità agronomica e commerciale, quindi la scelta varietale, come per ogni altra coltura in biologico, non si limita alla capacità produttiva ma alle caratteristiche di aggressività verso le infestanti, la lunghezza del ciclo e le qualità della granella in funzione della trasformazione, in particolare perlatura, tostatura e capacità fermentativa. Per la trasformazione alimentare l’Arda in centro Italia si è dimostrata varietà interessantissima per stabilità produttiva e resa in trasformazione. Per la produzione zootecnica Robur e Bosquet; per la birra Aura e Carina, varietà a semina primaverile per il centro Nord.
Fertilizzazione. La precessione determina la quantità di fertilizzante da impiegare. Quando la coltivazione avviene in ambienti molto aridi la forzatura con azoto è oltremodo inopportuna per i problemi di stretta da caldo. Diventa invece importante la disponibilità di fosforo per una chiusura più rapida del ciclo. Per le caratteristiche dei fertilizzanti organici la concimazione si fa in pre semina, in particolare quando si usano compostati organici e fertilizzanti a lento rilascio. Eventuali concimazioni di copertura si presentano a rischio di inefficienza, soprattutto se non interrate con l’erpice strigliatore o l’erpice a maglie. Idrolizzati proteici con funzione biostimolante possono rivelarsi utili, all’accestimento e come aiuto alla fase finale entrando in campo l’ultimo momento utile. La borlande fluida può essere utilizzata sulle paglie come fertilizzante per la coltura successiva e aiuto alla disgregazione dei residui. Per il fosforo si deve pensare ad un contributo fino a 60/70 kg/Ha, quando il terreno è carente (<10 ppm con metodo Olsen), mentre per terreni ben dotati (>20 ppm), in una rotazione equilibrata e con utilizzo di concimi organici di non sola origine animale, può essere superfluo. Stesso ragionamento per il potassio, necessario solo quando il terreno presenta una dotazione inferiore ai 100 ppm. In terreni eccessivamente calcarei e con pH alcalino l’uso di fertilizzanti contenenti zolfo aiuta la mobilizzazione di questi elementi.
Controllo delle infestanti. Per il Frumento e tutti i cereali a paglia gli interventi diretti si limitano alla falsa semina ed al controllo meccanico con erpice strigliatore. La strigliatura ha effetto positivo quando esiste differenza di stato vegetativo tra frumento e infestante e si può effettuare nel periodo che va dall’accestimento ad inizio levata. Si rivela importante oltre che per il controllo delle infestanti come stimolo all’accestimento per tutti quei cereali a paglia che per taglia bassa e scarsa capacità di accestimento hanno un limitato potere soffocante.
Maturazione e raccolta. Avviene circa 10 giorni prima del frumento seminato nelle stesse condizioni e deve avvenire con tempestività per la fragilità della spiga che perde facilmente i semi. La raccolta si effettua quando l’umidità scende al 13/14% che sono anche le condizioni ottimali per la conservazione. Non è raro che in biologico pur avendo una granella con umidità ottimale, questa sia nella massa ben più alta per la presenza di infestanti ancora verdi. Questa è una situazione da evitare per evitare per la qualità del prodotto e per il rischio di sviluppo di aflatossine proprio nella fase di conservazione. Per questi motivi è utile effettuare una pulitura del seme prima della conservazione che, quando avviene in atmosfera controllata o in silos crioscopici, garantisce ottima protezione dagli attacchi del tonchio.
Leguminose
Problemi e motivazioni
Le leguminose nell’agricoltura e nella cultura del mediterraneo, possono essere considerate la perfetta integrazione dei cereali, sia dal punto di vista agronomico quali vere e proprie colture rigeneratrici del terreno, sia da quello alimentare fornendo l’indispensabile sostegno proteico nella dieta di tutte le specie animali.
In agricoltura biologica sono una risorsa indispensabile per la gestione aziendale, in generale e della fertilità, in particolare, assumendo un ruolo cardine nella definizione dell’avvicendamento.
Pur avendo questa importanza, le conoscenze sulla tecnica colturale e sulla scelta varietale, sono ancora molto approssimative e sono frequenti rari errori, causa di risultati tecnici insoddisfacenti, che portano a non attribuire a queste colture l’importanza che invece hanno e l’attenzione che meritano, anche sul piano della fertilizzazione, troppo spesso trascurato per poter fare pieno affidamento sulla capacità azotofissatrice.
Alcune piccole attenzioni sono invece tanto semplici quanto indispensabili per la buona riuscita. L’evidenziazione di queste, serve a favorire risultati tecnici interessanti per la coltura in particolare e, conseguentemente per la gestione del metodo biologico.
Obiettivi
Fornire le conoscenze della tecnica colturale, sulla base delle esigenze specifiche e le caratteristiche delle leguminose da granella.
Contenuti
Cece (Cicer arietinum L.)
Notizie generali
Il cece è una tipica pianta arido-resistente, come evidenziano chiaramente la conformazione sia della parte aerea (aspetto della chioma, foglie piccole e densamente pubescenti) che di quella ipogea (apparato radicale fittonante e molto profondo).
Nel tempo, si sono diffusi due principali tipi di cece: il “Kabuli”, caratterizzato da semi a forma di testa di ariete, chiari e generalmente grandi, per lo più originario dal bacino del Mediterraneo e qui ormai ampiamente coltivato, e il “Desi”, caratterizzato da semi piccoli, angolari e scuri, coltivato soprattutto in Medio Oriente, Iran, India. Il mercato europeo e Nord-africano, apprezza solo ceci a seme grosso, mentre i mercati orientali, dove c’è abbondante consumo anche di sfarinati, si privilegia il seme piccolo.
La temperatura ottimale si colloca intorno a 20°C, ma la pianta sopporta bene eccessi sia termici che idrici. Temperature troppo elevate, superiori a 30°C, sono critiche soprattutto nella fase riproduttiva delle piante, al momento della formazione e del riempimento del seme. Anche se alcuni ricercatori hanno riscontrato ecotipi resistenti a estremi di - 8°C, temperature sotto lo zero sono critiche per la sopravvivenza della pianta.
Non presenta particolari esigenze di terreno, fatta eccezione per la salinità, verso la quale questa specie, come tutte le leguminose, è particolarmente sensibile e per i ristagni d’acqua, soffrendo i particolarmente l’asfissia radicale.
Terreni troppo fertili possono determinare un eccessivo rigoglio vegetativo, a scapito della fruttificazione; quelli troppo ricchi di calcare, esercitano un’azione negativa sulla qualità della granella per la tenacità alla cottura (i semi prodotti presentano un tegumento più consistente ed impermeabile).
Il Cece può essere ritenuto una specie a fotoperiodo indifferente, nel senso che fiorisce e fruttifica sia se seminato in autunno che in primavera. Il ciclo biologico della pianta può durare da 90 giorni, con la semina primaverile, fino a 180-200 giorni con la semina autunnale.
Tra le malattie, rivestono grande importanza le micosi di cui la rabbia o antracnosi, causata da A. rabiei, rappresenta la fitopatia più grave e le tracheomicosi causate da Fusarium spp,. Altri patogeni sono responsabili solo di cali produttivi occasionali o limitati a zone particolari. Riscontrata anche sensibilità ad alcuni virus tra i quali il Virus del Mosaico del Cetriolo (CMV) e Alfa Alfa Mosaic (AMV) per i quali è bene fare attenzione al posto in rotazione ed alla vicinanza con altre colture sensibili, anche se l’incidenza di queste malattie rimane ancora piuttosto bassa.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Il cece è una tipica pianta da rinnovo, coltivata in precessione ai cereali. Il suo inserimento negli ordinamenti colturali può contribuire ad una più razionale utilizzazione dei terreni, soprattutto in quelle aree collinari interne con ridotte alternative di produzione, senza contare il ruolo che questa pianta svolge nel miglioramento della fertilità del terreno.
Lavorazioni del terreno. Si avvantaggia di una lavorazione principale profonda, (rippatura anche oltre i 50 cm), effettuata preferibilmente in estate, con cui si interrano anche i residui delle stoppie della coltura precedente e si favorisce l’accumulo dell’acqua piovana. Tale lavorazione è ulteriormente importante in caso la coltura sia preceduta da una coltura da sovescio. In terreni particolarmente leggeri possono essere sufficienti lavorazioni anche superficiali. Non è richiesto un letto di semina particolarmente accurato, in quanto i semi di cece si insediano bene e l’emergenza delle piante è sufficientemente regolare anche in presenza di una struttura grossolana del terreno, purché sia garantita una sufficiente umidità per la germinazione. In questo caso, può essere utile far seguire alla semina una leggera rullatura, per permettere al terreno di aderire meglio al seme.
Semina. Normalmente la semina viene effettuata tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in maniera da sottrarre la coltura a ritorni di freddo, al rischio di infezioni di Ascochyta rabiei e per un più agevole controllo delle erbe infestanti. Negli ambienti del Sud, caratterizzati da temperature elevate, scarsità di precipitazioni nel periodo primaverile-estivo e basso rischio di gelate, è possibile però anticipare la semina all’autunno (nel periodo in cui viene normalmente seminato il cereale) in modo che le piante possano sfruttare, per buona parte del ciclo vegetativo, le disponibilità idriche del terreno derivanti dalle piogge autunno-vernine. Con la semina autunnale si ottengono piante più sviluppate, con inserzione più alta del primo baccello basale che è un requisito importante per la raccolta meccanica. Diverse prove hanno verificato un sensibile incremento della resa in granella con semine comprese tra novembre e gennaio, rispetto alla semina primaverile . L’anticipo dell’epoca di semina al periodo autunnale risulta, però, entro certi limiti, condizionato dall’uso di cultivar resistenti ad A. rabiei. Il seme va posto ad una profondità di 4 – 6 cm.; profondità maggiori sono generalmente causa di scarso sviluppo vegetativo e ritardo nella fioritura. La semina a righe con distanza fra le file che può essere compresa tra 40 e 50 cm, in dipendenza del parco macchine disponibile per l’indispensabile intervento meccanico di controllo delle infestanti, è la più razionale anche per ridurre al minimo le quantità di seme utilizzato. Essendoci varietà a seme con dimensioni e peso sensibilmente diversi, la densità di investimento può variare molto. In bibliografia si riscontrano oscillazioni tra 20 e 60 piantem-2 e da 50 a 150 kgha di seme, anche in relazione sia alle caratteristiche del terreno (nei suoli più fertili ed in quelli più tenaci possono essere adottate le densità più basse), sia alle caratteristiche della pianta (le densità più alte vanno preferite per le cultivar a portamento eretto e produzione apicale) Questa variazione è anche collegata alla spiccata rusticità e plasticità della pianta, che sopperisce bene alla riduzione di piante sull’unità di superficie, incrementando il numero di baccelli per pianta e mantenendo invariato il peso unitario e la dimensione dei semi. Per le varietà del tipo Kabuli, un investimento medio è di circa 30 piante a m2, ottenibile con 80 – 100 Kg/Ha di seme. Aumenti fino al 20% sono giustificati per semine anticipate e per quelle eseguite in ambienti freddi.
Scelta Varietale. Coltivati abitualmente ecotipi locali ma sono di recente iscrizione all’albo italiano varietà molto interessanti sia a semina autunnale, con produzioni testate anche sopra le 3 t: Califfo, Sultano, Pascià, Otello, Emiro, Visir e Alì, sia a semina primaverile Principe, Galia, Molian, Corlian, Etna e Vulcano.
Fertilizzazione. Anche se asporta una considerevole quantità di elementi minerali, la coltivazione del cece non presenta particolari esigenze di fertilizzazione e, come tutte le colture miglioratrici valorizza molto bene gli ammendanti. La maggior parte dell’azoto assorbito è di origine biologica, in quanto proviene dalla fissazione dell’azoto atmosferico operata dai batteri simbionti contenuti nei tubercoli radicali. In tal senso ci sono pareri discordi sulla capacità di azotofissazione che è stimato in un intervallo ampio compreso tra 41 a 270 kgha. Una somministrazione di piccole dosi di azoto (10-20 kgha) alla semina ha però un’utile funzione “starter” prima che intervenga l’azione dei batteri simbionti correlata anche allo sviluppo radicale. Anche se in alcuni casi non sono stati registrati incrementi produttivi, più certa è, invece la risposta della coltura alla concimazione fosfatica: 40-70 kgha di P2O5 sembrano la dose più idonea per conseguire le rese più elevate, utile anche nella funzione di contenimento della durata del ciclo. Per quanto riguarda il potassio, in considerazione della relativa sufficiente dotazione dei terreni, esso va somministrato solo nei casi di comprovata carenza.
Irrigazione. Nonostante le sue spiccate caratteristiche di pianta aridoresistente, il cece può necessitare di irrigazione di soccorso, molto utili in fase di germinazione e durante i primi giorni dell’emergenza, specialmente nei terreni con scarsa capacità di ritenzione idrica.
Controllo delle infestanti. Il controllo delle infestanti riveste una certa rilevanza per la coltura del cece, in particolare laddove è prevista la raccolta meccanica. Il cece è particolarmente sensibile alla competizione delle infestanti nelle prime fasi del ciclo durante le quali si può rivelare strategica una zappatura sulla fila. Generalmente, nella coltura primaverile si interviene con una sarchiatura a circa 30 giorni dalla semina ed eventualmente, una seconda prima che le piante, esercitano l’azione di soffocamento e ombreggiamento.
Maturazione e raccolta. La raccolta si esegue quando le piante sono completamente gialle e la granella ha un tasso di umidità non superiore al 13%. Questo si verifica, a seconda dell’ambiente, dell’epoca di semina e della cultivar, tra giugno e luglio, a 90-200 giorni dalla semina. La disponibilità di nuove cultivar caratterizzate da portamento eretto, con attacco alto del baccello basale, rende possibile la raccolta meccanica, per la quale si possono usare normali mietitrebbiatrici che richiedono attenzione alla velocità di avanzamento, ventilazione e distanza tra battitore e controbattitore
Favino (Vicia faba minor, Bek.)
Notizie generali
Negli allevamenti biologici, soprattutto del Centro Sud, il Favino sarà destinato a fornire l’integrazione proteica della razione alimentare zootecnica (Tab.1) facendosi apprezzare per semplicità di coltivazione, limitate esigenze nutrizionali, bassi costi di investimento e facilità di inserimento in rotazione. Il Favino ha anche notevole importanza come pianta per sovesci da utilizzare in purezza o, meglio, consociata a Cereali (Orzo e Avena).
Il Favino può essere coltivato, su tutti i tipi di terreno, purché profondi e privi di ristagni. Nei terreni molto sciolti, può soffrire la deficienza idrica nella delicata fase di fioritura e granigione, essendo una coltura capace di consumare molta acqua. Per tale motivo semine primaverili in areali aridi possono risultare rischiose.
Si avvantaggia della presenza di S.O. così come sostengono alcuni autori inglesi che rilevano un vantaggio produttivo quando l’approvvigionamento in Azoto è garantito per 2/3 dall’azotofissazione e per 1/3 da quello minerale liberato dal suolo.
E’ una coltura che ha limitata resistenza al freddo, caratteristica che ne esclude la coltivazione in areali caratterizzati da inverni con temperature molto basse, se non in coltura primaverile, dove però è surclassata da coltivazioni più redditizie. Il massimo di resistenza per la quasi totalità delle varietà coltivate, è stimato nella fase di 4/5° foglia, intorno ai meno 6 °C.
Ampia la tolleranza alla reazione pH del terreno con un ottimale compreso tra 6,8 e 7,8; sensibilità elevata, invece, alla salinità.
Oltre al freddo e alla eccessiva siccità, il principale problema per la coltura è rappresentato dall’Orobanche speciosa; una fanerogama capace di parassitizzare le radici e di produrre una moltitudine di semi che riescono a mantenere capacità germinativa per 10 e più anni. Rotazioni strette ne sono la causa scatenante.
Tecnica colturale
Avvicendamento. Per la capacità azotofissatrice, a fine ciclo, la coltura lascia disponibili 40/50 unità di Azoto, per la facilità di degradazione dei residui colturali con buoni risultati in humus, avendo un rapporto C/N intorno a 25/30 e per la chiusura del ciclo intorno alla metà di giugno, quindi con molto tempo per la preparazione del successivo letto di semina, precede bene i cereali così come li può succedere come miglioratrice, non risentendo dell’eventuale competizione con i microrganismi del terreno per l’Azoto, anche dopo colture con paglie tenaci come il Sorgo. Come per tutte le colture, una rotazione molto stretta può creare problemi di abitabilità, soprattutto per il rischio di Orobanche che parassitizzano le radici.
Lavorazioni del terreno. In terreni particolarmente tenaci e con rischio di formazione di suole d’aratura, la prima lavorazione va effettuata con discissori, per favorire un corretto sviluppo radicale con conseguente buona nodulazione. Per le dimensioni del seme che assicurano contatto sufficiente col terreno anche in presenza di zollosità, un accurato affinamento del terreno non è sempre indispensabile. Importante, però, che l’affinamento, anche sommario raggiunga almeno i 5/6 cm, profondità alla quale il seme va posto.
Semina. Per i climi ad inverno mite la semina è autunnale e va effettuata tra i primi di Ottobre al Nord e la prima quindicina di Novembre al centro Sud. Semine ritardate fino a Dicembre, si fanno in climi più caldi, per sfuggire a eventuali residui di siccità estiva che comprometterebbero la germinazione. Le semine primaverili vanno effettuate entro la fine di Febbraio. Il peso di 1000 semi è molto variabile soprattutto in caso di ecotipi o riproduzione di seme aziendale come spesso accade per il Favino. L'obbiettivo tecnico ottimale su cui impostare la semina è di 50/60 piante/m2, che corrisponde a quantità comprese tra 160 e 220 Kg/Ha, a seconda del seme, La quantità va aumentata proporzionalmente alla presenza di seme spezzato, facilmente ritrovabile soprattutto in caso di autoproduzione. Le quantità più basse sia in semina primaverile che in climi molto caldi e poco piovosi. L'obbiettivo è quello di una densità tale che favorisca rapido ombreggiamento del terreno e l'emissione dei primi baccelli ad un altezza tale da limitare le perdite alla raccolta, che si ottiene con semine a righe distanti 20 - 25 cm, utilizzando la seminatrice da grano. Va tenuto in debita considerazione che semine eccessivamente fitte indeboliscono la pianta esponendola al rischio di allettamento, mentre semine eccessivamente rade espongono maggiormente la pianta alla competizione con le infestanti. In alcune prove sperimentali sta dando risultati interessanti, la semina a file binate che consente un migliore controllo delle infestanti per la possibilità di interventi meccanici anche nelle prime fasi della coltura. Non è rara la semina a spaio con imbuto centrifugo che però facilita la rottura del seme e, quindi, impone quantitativi maggiori. La profondità ottimale è tra i 4 ed i 6 cm, mentre semine più profonde, anche 10 cm, sembrano utili per sfuggire alla presenza di orobanche. In caso di erbai da sovescio la quantità di seme va aumentata leggermente se in purezza e limitata tra i 60 e i 120 Kg/Ha a seconda della/e coltura/e consociata/e.
Scelta Varietale. Anche in questo caso la selezione ed il miglioramento genetico sono molto poco curate ed il materiale che circola è spesso riconducibile a popolazioni derivanti dalle varietà più note quali il Vesuvio, Torrelama nero e bianco, Polo. Altre varietà presenti in Europa sono selezioni Francesi e Inglesi.
Fertilizzazione. per il ruolo agronomico che svolge nella rotazione può essere fertilizzata con abbondanti quantitativi di ammendande, utile anche per migliorare la disponibilità di Fosforo, elemento particolarmente importante per tutte le Leguminose, tenendo presente però, che esperienze condotte in Italia sulla concimazione Fosforica della Fava, hanno evidenziato come dosi crescenti sopra i 100 Kg./Ha non abbiano mai dato risultati significativi sulla produzione. Nei terreni con marcata presenza di Calcare e/o Calcio e pH alcalino, caratteristici dell’areale di coltivazione del Favino, infatti, i prodotti ammessi dal disciplinare (Fosforiti e Scorie di defosforazione) devono essere somministrati insieme a S.O. per sfruttare l’attività microbiologica e la relativa emissione di CO2 che ne aumenta la disponibilità. Quindi queste forme di fosforo vanno somministrate all’interramento dei residui della coltura che lo precede o, appunto, insieme ad ammendanti. Ottima, invece, la reattività dei fertilizzanti fosforici ammessi, in terreni acidi e privi di Calcio. La pianta ha maggiori capacità di assorbire ioni bivalenti (Ca++) piuttosto che monovalenti (K+) di questo va tenuto conto quando la coltura viene realizzata su terreni sciolti o in casi di manifesta carenza di Potassio e soprattutto con rotazioni che prevedono scarsi ritorni in residui colturali e investimenti in ammendanti. Per l’Azoto il Favino è autosufficiente avendo radice fittonante ricca di tubercoli di notevole dimensione. La nodulazione avviene sin dalle prime settimane dello sviluppo dell’apparato radicale, tanto da farne la coltura più capace di azotofissazione nel breve periodo; l’attività del nodulo perdura fino alla fioritura dopo la quale inizia la lisi con rilascio di rizobi nel terreno
Controllo delle infestanti. Si basa fondamentalmente sull’effetto della rotazione. Interventi utili sono la falsa semina e l’attenzione alla densità di semina per ottenere l’effetto coprente soprattutto in primavera quando si presentano le infestanti più temibili. La semina a file binate si presenta come soluzione interessante, anche per favorire interventi meccanici altrimenti impossibili
Maturazione e raccolta. La trebbiatura è un vero e proprio momento critico per la coltura in quanto la maturazione scalare dei baccelli e la conseguente tendenza alla sgranatura di quelli più bassi, comporta notevoli perdite di prodotto proprio in questa fase. Le minori perdite si hanno intervenendo quando è completamente maturo l’80% dei baccelli e trebbiando nelle prime ore del giorno. Alla naturale tendenza alla sgranatura, si aggiunge l’abitudine a trebbiare il Favino come fosse un cereale. In questi casi non è raro che la raccolta si trasformi in una risemina della coltura. Rispetto al cereale è necessario che si operi con velocità di avanzamento molto più bassa (4 Km/h), per limitare le perdite “di testata” e velocità del battitore dimezzata (450 giri/min). Le dimensioni del seme, poi, consigliano di adeguare i crivelli e la distanza tra battitore e controbattitore per limitare la quantità di seme spezzato. La granella può essere soggetta ad attacchi di tonchio quindi i criteri di conservazione sono gli stessi del cereale: movimentazione e atmosfera controllata; sconsigliabili i trattamenti con piretro per gli effetti sugli animali.
Bibliografia
Bonciarelli - Coltivazioni erbacee da pieno campo - ed. Edagricole 1991
Ponti, F, Laffi - Malattie crittogamiche delle colture erbacee, schede fitopatologiche - ed. Informatore Agrario 1990.
E.Raso, F.Scarpaccini - Leguminose da granella; Tecnologie in agricoltura - ARSIA Regione Toscana 1994.
Romano, G, Murella - Guida pratica per il riconoscimento delle caratteristiche pedoagronomiche dei terreni - Istituto sperimentale per la nutrizione delle piante 1982.
Sbaraglia, E. Lucci -Guida all’interpretazione delle analisi del terreno ed alla fertilizzazione - Studio Pedon 1994.
Schillaci - Esperienze di raccolta meccanica di Favino - Informatore agrario n.45/90.
Tombesi - Elementi di scienze del suolo e biologia vegetale - 1977.
Tab. 1
|
Favino |
Ufl |
Ufc |
Prot. G. |
Prot. D. |
|
Fioccato |
122.4 |
122.4 |
30.66 |
26.06 |
|
Seme |
117 |
117 |
30.34 |
25.18 |
Fonte: INRA
Tab. 2
Quantità di N (Kg/Ha) fissata in 42 giorni da alcune leguminose a 10° e 20° C considerando 100 la quantitàù fissata dalla Veccia a 10°C
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Specie e temperatura °C |
N fissato in 42 gg |
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Veccia vellutata 10 °C 20 °C |
100 46 |
|
Favino 10 °C 20 °C |
154 136 |
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Trifoglio Bianco 10 °C 20 °C |
20 39 |
Lenticchia (Lens esculenta Moech.)
Notizie generali
E’ una delle più antiche piante alimentari conosciute dall’uomo, che ha origine nelle regioni Medio Orientali ed è diffusa in tutto il mondo.
Adattabile ad ogni tipo di terreno ad eccezione di quelli salini e umidi. Ampia anche l’adattabilità alla reazione pH del terreno che va da sub alcalina a sub acida, in quanto la lenticchia è specie dotata di grandissima variabilità genetica. Come per tutti i legumi, l’eccesso di calcare influenza la cucinabilità del prodotto finale.
E’ considerata la Leguminose da granella più resistente al freddo, e dove gli inverni sono particolarmente rigidi è coltivata in semina primaverile, dove è capace di offrire rese soddisfacenti grazie al ciclo breve che le permette di sfuggire alla siccità che soffre particolarmente. Infatti la radice è un fittone che non raggiunge profondità superiori ai 30 – 40 cm, con ramificazioni fibrose laterali su cui si insediano tubercoli piccoli e allungati.
I problemi fitosanitari durante il ciclo produttivo non sono di particolare rilievo, anche se qualche attenzione va posta ai marciumi radicali (Fusarium spp., Phitium spp. E Sclerotinia spp.) che possono essere prevenuti conciando il seme con prodotti a base di rame. Maggiori problemi invece nella fase di conservazione, dove è necessaria l’atmosfera controllata. per la sensibilità della granella al Tonchio (Bruchus ervi e Callosobruchus chinensis).
Tecnica colturale
Avvicendamento. E' naturalmente una coltura miglioratrice e precede i cereali. Mais e Sorgo si avvantaggiano più dei cereali a paglia della precessione di lenticchia. Negli areali di coltivazione marginali dove la Lenticchia è una delle risorse economiche principali, non è rara la rotazione biennale con cereale che è meglio ampliare con colture foraggiere, sorgo ed eventualmente maggese, per evitare la specializzazione di malattie funginee.
Lavorazioni del terreno. Sono sufficienti lavorazioni superficiali con attenzione alla creazione di suole quando effettuate con aratro. Determinante però la creazione di un letto di semina molto ben preparato per favorire la germinazione che è una fase delicatissima per la coltura. Per favorire questa condizione è preferibile una lavorazione anticipata piuttosto che continue erpicature che potrebbero compromettere la struttura del terreno con ricadute negative sullo sviluppo radicale.
Semina. In climi miti la semina è autunnale con riflessi positivi sulla resa; la semina è primaverile dopo i rigori invernali soprattutto negli altopiani. Dove non c’è rischio di ritorni di freddo le semine anticipate sono preferibili per sfuggire alla siccità. Il seme va posto a 3/5 cm a seconda della grandezza. Generalmente vengono effettuate semine più profonde per limitare i danni di uccelli e altri predatori. La variabilità delle condizioni di coltivazione non permettono indicazioni standard per l’investimento che orientativamente può essere calcolato in almeno 300 semi germinabili a m2. Questa quantità corrisponde a circa 60 - 80 Kg/Ha di seme piccolo ed a 120 e più di seme grande. Abituale la semina con seminatrice da grano a 24 cm che però non consente alcun intervento di sarchiatura. Consigliabile la semina a righe con file sufficientemente distanti per garantire almeno una sarchiatura meccanica, altrimenti il controllo delle malerbe risulterà un fattore limitante. In questo caso la maggiore densità sulla fila, stimola anche la pianta ad alzarsi, con conseguente innalzamento dell’inserzione del primo baccello, utile a limitare le perdite di prodotto alla raccolta. Con la semina a spaio, a cui si fa ricorso in caso le condizioni del terreno non consentono altri interventi, è necessario aumentare di un 20% la quantità di seme.
Scelta varietale. Esistono due tipologie principali di lenticchia, che fanno capo al tipo seme grande (macrosperma) e al tipo seme piccolo (microsperma). Disponibili sul mercato si trovano prevalentemente ecotipi locali, molti dei quali gia riconosciute o sotto riconoscimento DOP o IGP. Molto presenti varietà estere come la Castelluccio (USA) e la Larid (Canada) ed ecotipi provenienti dalla Turchia.
Fertilizzazione. E' una coltura che trae giovamento dagli ammendanti organici sia per lo stimolo alla nodulazione sia per il contributo di questi al miglioramento della struttura. Riesce a valorizzare bene anche il Letame somministrato alla coltura precedente. Grazie alla nodulazione con il Rizobio specifico è autosufficiente per l’Azoto ma è la Leguminosa da granella che più di ogni altra da risultati positivi se trova almeno ¼ dell’Azoto di cui necessita sotto forma minerale, nelle primissime fasi della coltura, quando ancora i noduli sono poco sviluppati e attivi. L’effetto starter di 15/20 Kg/Ha di Azoto è molto utile soprattutto in terreni sabbiosi e poveri di S.O. Molto importante la somministrazione di Fosforo che diventa strategica ai fini della resa, per terreni con dotazioni di P2O5 assimilabile sotto le 8/9 ppm. Il Potassio è necessario solo in caso di scarsa dotazione soprattutto in terreni sabbiosi e climi molto caldi. Non va trascurata l’opportunità di utilizzare erbai da sovescio con Crocifere quali colza e senape, seminate in purezza o consociate ad un Cereale, interessante per il ciclo breve, la capacità di mobilizzazione del Fosforo e con funzione di controllo delle infestanti.
Controllo delle infestanti. Pratica molto trascurata su questa coltura, anche se molto influente sulla resa e importante per la nell’economia generale del metodo biologico. Quando la coltura è seminata a spaio o con seminatrice a da grano a righe distanti 24 cm, gli unici interventi ipotizzabili sono la falsa semina e la strigliatura. I risultati non sono sempre eccellenti perché l’andamento prostrato della pianta, da alla coltura una limitata capacità di competizione per uno scarso potere soffocante. Con semina a file più larghe, la sarchiatura interfila, anche in semina autunnale garantisce migliori risultati.
Maturazione e raccolta. Anche la lenticchia ha come fase critica la raccolta in conseguenza alla fioritura e maturazione scalare, alla facilità di caduta dei legumi per l’apertura del baccello, essendo poi una pianta a portamento prostrato che comunque rende difficile la raccolta meccanica diretta. La tecnica più affidabile per limitare le perdite alla trebbiatura con macchine non adattate è quella dello sfalcio all’ingiallimento della pianta e fine della maturazione in andane. Quando la pianta è totalmente gialla ed il seme è resistente alla scalfittura dell’unghia si procede con la trebbiatura meccanica. In caso di trebbiatura diretta, oltre alla dotazione di alzaspighe sulla barra, valgono tutti gli accorgimenti per le Leguminose con maturazione scalare e deiscenza dei baccelli, cioè; velocità di avanzamento limitata, adeguamento della ventilazione e della distanza tra battitore e controbattitore. L’eccesso di umidità a causa della presenza di infestanti spesso obbliga ad una essiccazione prima dell’immagazzinamento.
Caso di studio
Zona di riferimento
Media collina del centro Italia
Caratteristiche del terreno
tessitura franco argilloso limoso con presenza di calcare
PH: sub alcalino 7,7
S.O.: 1,8
P2O5: appena sufficiente
K2O: ricco
Bilancio umico 1.200 Kg ca. di SO mineralizzati in un anno
Caratteristiche del clima
Inverno freddo, estate siccitosa, piovosità concentrata nel periodo tardo autunno inverno.
Avvicendamento
Favino, frumento, lenticchia, frumento.
Su questo schema di avvicendamento, realizzato in aziende senza possibilità di irrigazione e prevalentemente senza attività zootecnica, si possono costruire diverse varianti a seconda delle potenzialità aziendali e del mercato, inserendo altre leguminose per il consumo umano, colture industriali autunno vernine o primaverili estive precedute da sovescio. Aumentando la presenza di leguminose annuali come coltura principale o almeno come parte del miscuglio del sovescio, l’avvicendamento potrebbe prevedere anche una successione di due cereali a paglia, con il secondo cereale, scelto tra i cereali minori, meno esigenti da punto di vista nutrizionale e con maggiori proprietà rinettanti come Orzo, Farro, Kamut.
La stessa operazione risulta ancor più valida quando nell’ordinamento colturale è previsto un erbaio poliennale fuori rotazione, alla rottura del quale, segue la coltura più esigente e poi un cereale minore. Nelle stesse condizioni, in cui l’elemento in sofferenza è generalmente il Fosforo per un pH sub alcalino determinato dalla presenza di calcare, una Crocifera a ciclo breve, scelta tra le varietà resistenti al freddo quali: senape, colza o rafano da foraggio, oltre ad una necessaria diversificazione, garantirebbe, per le caratteristiche di queste piante, anche una maggiore mobilizzazione del fosforo. Le quantità di seme ad ettaro investito per questi tipi di sovescio sono:
Orzo + Favino - 80 Kg Orzo e 100/120 Kg Favino
Colza (Senape) + Favino - 15 Kg Colza (senape) e 100 Kg Favino;
Senape (Colza) – 20 Kg
Con questa funzione è possibile e in alcuni casi opportuno impiantare senape o colza anche prima di Lenticchia.
Negli schemi più semplificati la leguminosa annuale è il cardine su cui ruota la fertilità dell’azienda cerealicola, mentre l’inserimento del sovescio, offre maggiori opportunità sia colturali, sia per la cura della fertilità.
Quindi l’avvicendamento di questa azienda, a seconda delle capacità dell’operatore, le opportunità di mercato e delle condizioni strutturali dell’area, potrebbe prevedere le seguenti alternative:
Lenticchia, Frumento, Lino, Frumento
Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Girasole, Orzo
Favino, Frumento, sovescio (Colza) Lenticchia, Frumento, Orzo
Cece, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Miglio, Farro
Nel caso ci sia possibilità di irrigazione, diventa interessante inserire il Mais ed in questo caso, per le forti esigenze nutrizionali della coltura, il sovescio, soprattutto in assenza di letame, diventa indispensabile. L’avvicendamento avrebbe anche altre alternative:
Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Orzo
Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Lenticchia, Frumento
Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Frumento, sovescio (Colza + Favino)- Mais
Lavorazioni
Qualsiasi sia la rotazione prescelta, per almeno una coltura ci si avvale di una lavorazione profonda fino a 50 cm, con discissori. Quando c’è il sovescio è certamente quella la coltura che meglio lo valorizza. Per il resto lavorazioni superficiali ma tempestive per favorire la falsa semina e ricorso all’aratura in caso di Farro, quando i residui colturali sono talmente abbondanti da non favorire l’interramento completo.
Per le caratteristiche del terreno prima lavorazione con frangizolle è soddisfacente solo in caso di tempra. Diversamente il rivoltamento superficiale deve essere preceduto da tagli del terreno.
Fertilizzazione
Le leguminose sono in grado di autoprodursi l’azoto ma necessitano di Fosforo. La somministrazione di Fosforo può rivelarsi inefficace per la presenza di calcare e pH sub alcalino, se non abbinata a interramento di buone quantità di sostanza organica. Per questo quando la materia prima è Fosforite va somministrata all’interramento delle paglie o all’impianto del sovescio. Altrimenti la scelta deve cadere su organo minerali con titolo di azoto intorno a 5 e titolo di fosforo intorno a 12, nell’ordine di almeno 5/6 q/Ha. In alternativa va molto bene anche la Pollina in quanto il contenuto in azoto è utile a sostenere la coltura nelle prime fasi del ciclo quando la nodulazione non è ancora efficiente. Questo soprattutto su lenticchia e cece, meno su Favino.
Per il Frumento la scelta dei fertilizzanti azotati è ormai molto ampia ma il migliore compromesso tra esigenze di bilancio umico, nutrizionali ed economiche resta la Pollina anche per il contenuto bilanciato di elementi nutrizionali.
Sempre per economicità ed efficienza questa viene somministrata tutta in pre semina per garantire un buon interramento. Qualora si voglia suddividere la quantità tra pre semina e copertura, questo secondo intervento deve essere seguito da un passaggio con erpice strigliatore o erpice a maglie, pena la totale inefficienza del trattamento.
La quantità è di 20 q/Ha in condizioni di precessione sfavorevole, può scendere intorno ai 10 qli quando il Frumento è preceduto da Favino che, in caso di buona riuscita, lascia disponibili fino a 60 Kg/Ha di azoto. Quando la precessione è di lenticchia che può lasciare fino a 40 Kg/Ha di azoto, la quantità sale a 15 q/Ha. In caso di tempo avverso , ritardo di vegetazione o stress della coltura per qualsiasi motivo, si rivela interessante l’intervento in copertura con idrolizzati proteici sotto forma liquida nell’ordine dei 300 gr/hl cioè circa 1,2 – 1,5 Kg/Ha. Questo intervento può essere anche sistematico e realizzato a inizio levata, l’ultimo periodo utile per entrare in campo.
Se tutte le colture sono ben concimate, il sovescio può essere impiantato, sempre con anticipo, rispetto al periodo ottimale delle essenze che lo compongono quando realizzate per seme, anche senza apporti fertilizzanti. Il suo apporto fertilizzante è di solito sufficiente a sostenere la coltura che lo segue. Può non essere così nei primi anni di conversione quando solo il 40/50% dell’azoto prodotto diventa subito disponibile per la coltura. Si rende allora necessario un intervento in copertura sempre con pollina ma questa volta anche con fertilizzanti contenenti solo azoto, nell’ordine di 5 q/ha. Questi vanno messi in concomitanza della prima sarchiatura per essere ben interrati. Questo intervento aggiuntivo diventa obbligatorio per Mais a ciclo medio tardivo.
Una soluzione interessante è offerta dalla Borlanda (3–0–6) nell’ordine dei 20/30 q/ha, che offre un’ottima disponibilità di azoto a basso costo e pronto effetto. Attenzione va posta alla enorme quantità di Potassio che va riequilibrato negli anni successivi. In assenza di sovescio va molto bene per il Mais o, in dosaggi inferiori, sulle paglie per favorirne la disgregazione.
Anche per il Girasole o il Miglio valgono gli stessi ragionamenti se fattio in assenza di sovescio l’ordine di grandezza è di circa 20q/ha di pollina in pre semina.
Varietà utilizzate
Frumento Tenero – Bolero; Frumento Duro – Duilio; Orzo – Arda; Mais – Marano; Favino – Vesuvio o Ecotipo Palombino; Lenticchia – Ecotipo Castelluccio; Girasole – Gloriasol; Cece – Pascià.
Controllo delle infestanti
Per tutti i cereali a paglia oltre la falsa semina e l’attenzione ad un investimento efficiente, è importante il passaggio con erpice strigliatore. Questo svolge due funzioni, la prima di stimolo all’accestimento, la seconda di controllo delle infestanti. Inoltre in caso di somministrazione di fertilizzanti di copertura, garantisce l’interramento dei pellets. Per il controllo delle infestanti l’intervento va fatto quando esiste una differenza di stadio fisiologico tra coltura e infestante., quindi dall’inizio accestimento fino ad inizio levata a seconda del tipo di essenze presenti.
Per le colture primaverili estive la sarchiatura diventa strategica non solo per il controllo delle infestanti ma anche per l’ossigenazione del terreno e la mineralizzazione della sostanza organica. Per questo la sarchiatura va fatta anche in caso di irrilevante presenza di infestanti con il massimo anticipo, proprio in funzione fertilizzante
Bilancio umico
Con rese medie di 18/20 q/ha per il Favino; 35/40 q/ha per i cereali e di 12/15 q/ha per la lenticchia ed il completo interramento di tutti i residui, si ottiene un attivo di bilancio che in presenza di sovescio e di colture come il Mais o il Girasole, diventa significativo.
Unità 25
Foraggere
Problemi e motivazioni
Nell’azienda ecologica la gestione delle colture foraggiere assume fondamentale importanza ai fini di una corretta conduzione di tutto l’allevamento biologico.
Dovendo rinunciare agli input chimici, ogni fase della coltivazione deve essere eseguita con estrema cura ed attenzione, in quanto ognuna di queste contribuisce al risultato finale delle produzione foraggiere, sia in termini quantitativi che qualitativi.
Obiettivi
Acquisire le principali conoscenze necessarie per gestire in modo ecologicamente ed economicamente sostenibile le colture foraggiere nell’ambito di un’azienda biologica.
il ruolo della sostanza organica nel suolo;
il mantenimento e l’incremento della s.o. attraverso le colture foraggiere;
la lavorazione del terreno: periodo, modalità, attrezzature
la scelta delle specie e delle varietà foraggiere in base
l’incremento della fertilità
le rotazioni delle colture foraggiere a scopo agronomico e per l’alimentazione animale
il controllo delle infestanti
la raccolta delle produzioni: periodo, modalità, attrezzatura, problematiche
la conservazione delle produzioni foraggiere
un esempio concreto di programmazione razionale di colture foraggiere in base alle esigenze agronomiche e nutrizionali in un allevamento biologico
Contenuti
Le leguminose foraggere
Le
leguminose foraggere hanno il duplice obiettivo di fornire alimenti
per gli animali e migliorare le caratteristiche dei terreni. Sono gli
impianti monofiti che apportano i migliori benefici ai terreni,
mentre quelli polifiti (miscugli di leguminose e graminacee)
conferiscono maggiore stabilità alle strutture prative,
migliore produzioni, elevati valori nutrizionali dei
foraggi.
Avvicendamenti:
sono colture rinnovatrici e miglioratrici la fertilità dei
terreni. Si inseriscono facilmente nella rotazione precedendo
ottimamente qualsiasi coltura non leguminosa e seguendo la
coltivazione delle specie cosiddette sfruttanti.
Preparazione
del letto di semina: a
fine estate si lavora il terreno eseguendo un’aratura a 25-30
cm, seguita dai necessari interventi di affinamento con erpici a
denti elastici. In base alle condizioni del terreno è
possibile prevedere, in precedenza o contemporaneamente all’aratura,
una ripuntatura (terreni compattati) o sostituire l'aratura con
interventi discissori a 25-40 cm di profondità.
Integrazione
della fertilità: l’azoto
se lo procurano da sole, mediante la simbiosi radicale con i rizobi.
Se consociate con graminacee, un’eccessiva disponibilità
di azoto nelle fasi colturali iniziali, può causare il
sopravvento del cereale sulla leguminosa. Essendo molto avide sia in
potassio che fosforo, bisogna valutare ed integrare eventualmente il
contenuto del terreno in questi elementi.
Semina:
la semina avviene dopo le
prime piogge autunnali. L’anticipo a settembre, in presenza di
disponibilità idriche, permette di migliorare la produzione di
biomassa autunnale e la resistenza al freddo degli impianti negli
ambienti con maggiori rigori invernali. La semina è
generalmente effettuata a spaglio.
Pascolo:
per le leguminose con
capacità di ricaccio, gli impianti possono essere utilizzati
per il pascolamento durante il periodo invernale, quando la
vegetazione si trova nello stadio vegetativo di rosetta fogliare
(prima decade di febbraio). Il pascolamento deve obbligatoriamente
interrompersi prima dell’inizio della fase fenologica di levata
per non ridurre la capacità di ricaccio della specie.
Sfalcio:
l’epoca dello
sfalcio condiziona la qualità della biomassa prodotta e la
persistenza della coltura. Il taglio durante lo stadio di bottone
fiorale garantisce il massimo valore nutrizionale. Quello durante la
fioritura agevola il ricaccio ed il mantenimento della struttura
prativa, nel caso di impiego di specie resistenti al taglio.
Rottura
dell’impianto foraggero:
aspettando la fine
dell’estate e le prime piogge autunnali, operando la rottura
con terreno in tempera, sono massimi i benefici derivanti dalla
coltivazione delle leguminose.
I Cereali foraggeri
Ai cereali autunno-vernini appartengono specie competitive, dotate di elevata capacità di adattamento a differenti situazioni pedo-climatiche, anche in presenza di forti fattori limitanti. Queste proprietà sono conferite in gran parte dall'apparato radicale e dalla capacità di accestire.
Tali caratteristiche, unite ad una bassa suscettibilità alle malattie, semplificano la coltivazione e la diffusione dei cereali autunno-vernini nei sistemi di produzione biologica.
Ruolo nell'azienda biologica
per le caratteristiche dell'apparato radicale contrastano il progressivo compattamento dei terreni e si adattano a suoli anche poco manipolati, permettendo l'adozione di sistemi di lavorazione a basso impatto e meno costosi
- occupano la superficie dei suoli durante il periodo delle piogge, contenendo sia i fenomeni di erosione superficiale che di lisciviazione dei nutrienti
- forniscono alimenti per il bestiame e per l'uomo, aumentando il grado di autonomia aziendale
- producono residui colturali utili per la produzione di humus poiché caratterizzati da un elevato rapporto C/N
La coltivazione biologica
I
principali aspetti da curare nella coltivazione riguardano la
gestione della fertilità del terreno, con particolare
riferimento alla disponibilità di azoto, al controllo della
flora infestante, al contenimento dei problemi sanitari.
L'inserimento dei cereali in un'adeguata rotazione risolve gran
parte di questi problemi.
La scelta e cura della precessione
colturale e l'interramento dei residui di coltivazione, sono
importanti per integrare la fertilità del terreno di
nutrimenti, in particolare di azoto, elemento principalmente
richiesto dai cereali autunno-vernini e facilmente dilavabile.
L'apporto di fertilizzanti organici avviene prevalentemente in
pre-semina ad integrazione delle dotazioni del terreno. La
possibilità di consociare il cereale con una leguminosa,
riduce la dipendenza delle specie dagli apporti di azoto,
difficoltosi e non sempre efficaci.
L'adozione di sistemi
semplificati di lavorazione del terreno, a cui i cereali
autunno-vernini si adattano bene, consente di contenere i costi per
la preparazione del letto di semina e di interferire il meno
possibile con gli equilibri e i processi in atto nei terreni.
La
flora infestante, causa di riduzione e inquinamento della
produzione, è controllabile, oltrechè con
l'avvicendamento colturale e con le operazioni di lavorazione dei
terreni in pre-semina, anche con interventi in post-emergenza, con
erpice strigliatore.
Fuori dal campo la granella va
facilmente in contro ad un decadimento qualitativo se non si
adottano tecniche di stoccaggio e conservazione idonee.
Le specie: grano duro, orzo, avena, farro.
OrganicMed, Leonardo Da Vinci Programme 2000-2006