64

Unità 22

Introduzione e principi

8. Seminativi


Unità 22

Introduzione e principi

Problemi e motivazioni

L'agricoltura biologica è un metodo che ha nella fertilità organica del terreno, e nell'equilibrio dell'ambiente in cui si opera, i suoi fondamenti inderogabili.

Per quanto riguarda il suolo, il concetto è molto ben sintetizzato nell'affermazione, che è quasi lo slogan del metodo biologico: "nutrire il terreno per nutrire la pianta". Meno immediatamente comprensibile è, invece, il concetto di "complicazione" per raggiungere l'equilibrio necessario a governare gli eventi e a non subirli drammaticamente, sia che riguardino specificatamente la coltura, come ad esempio gli attacchi parassitari o siano relativi all'ecosistema come ad esempio la protezione del suolo dall'erosione.

Perché l'operatore comprenda bene che questi sono i due punti focali del suo intervento, deve avere chiaro che in agricoltura biologica non esistono interventi finalizzati ad un unico obbiettivo ma interventi che propongono molteplici interazioni con l'ecosistema azienda, su cui è necessario ragionare. Basta soffermarsi sul significato di una qualunque scelta tecnica, per comprendere l'importanza di questo approccio al metodo di agricoltura biologica; per esempio l'inserimento di un sovescio nel piano di coltivazione. Appare subito evidente che è una scelta che non riguarda solo l'azione fertilizzante per la coltura successiva ma anche la copertura e del suolo nel periodo di non coltura, la protezione della falda dalla lisciviazione, la diversificazione colturale attraverso la scelta delle essenze, il controllo delle infestanti per competizione, la mobilizzazione attiva degli elementi nutritivi grazie ai differenti apparati radicali delle diverse specie e, se non bastasse, alla base della scelta d'impianto di un sovescio c'è la scelta del tipo di lavorazione e fertilizzazione, il tempo di intervento per la soppressione, quindi l'organizzazione aziendale. A seconda di quale di queste azioni ha prevalenza si effettua la scelta delle essenze che compongono il sovescio, sapendo che l’aver messo al centro della scelta, per esempio, il controllo delle infestanti, può penalizzare la produzione di biomassa.

Per questi motivi gli interventi per raggiungere gli obbiettivi del metodo di agricoltura biologica hanno tra loro una stretta interconnessione che sin dalla fase di conversione va studiata ed ottimizzata per non rimandare a "tempi migliori" scelte che sono veri e propri investimenti e prima vengono fatti, prima daranno frutti.

Obiettivi

Esplicitare gli interventi tecnici per mettere in pratica i principi del metodo di agricoltura biologica, quale base per la coltivazione delle colture erbacee.

Contenuti

Interventi tecnici per coltivare con metodo biologico le colture erbacee

Fertilizzazione equilibrata su base organica

Rotazione

Consociazione

Scelta varietale

Introduzione di siepi e alberature

Fertilizzazione equilibrata su base organica

Quando si affronta la questione fertilizzazione, si parte dall'obbiettivo di mantenere ma, più spesso, incrementare la sostanza organica per migliorare, tramite questa, la fertilità fisica, chimica e microbiologica de suolo. Si creano, cioè, le condizioni affinché ci sia la possibilità per i microrganismi terricoli di attaccare e trasformare la sostanza organica presente ed immessa nel suolo che, con la mineralizzazione, libererà elementi nutritivi per le colture.

Per questi motivi, identificare la fertilità di un suolo con la buona dotazione di elementi nutritivi, è limitante, perché un suolo è veramente fertile quando presenta una fauna ed una flora biologicamente attiva e molto varia, una buona struttura ed una conseguente ottima capacità di degradazione del materiale organico.

La strategia di fertilizzazione si basa quindi, in modo inderogabile sul bilancio umico, con l'integrazione, spesso necessaria anche in quantità significative, di concimazioni con prodotti ammessi, per soddisfare le esigenze specifiche delle colture. Integrazione che risulta particolarmente necessaria, soprattutto in fase di conversione.

Un bilancio umico, almeno in pareggio, è condizione indispensabile e discriminante la riuscita del metodo.

In questo senso l’ordinamento colturale è la prima scelta di un piano di fertilizzazione anche in previsione dell’interramento delle paglie e di tutti i residui colturali, che deve essere curato nella riduzione delle dimensioni (trinciatura) e nella omogeneità di adesione al suolo.

Pur affrontando la fase di conversione nel migliore dei modi, per la quasi totalità delle aziende biologiche, in particolare tutte quelle che non hanno zootecnia, il ricorso a fertilizzanti esterni all'azienda resterà sempre necessario, anche se dovrà diventare sempre meno imponente e determinante, con l’incremento di fertilità organica ed il contemporaneo effetto benefico dell’insediamento di una buon avvicendamento delle colture.

Il percorso ora descritto, evidenzia un lavoro costante e sistematico sulla sostanza organica, che trova giustificazione proprio nelle funzioni vitali che questa svolge nel terreno. Tra queste la funzione nutrizionale con un rilascio lento ed equilibrato dei nutrienti provenienti dalla mineralizzazione della materia organica presente ed immessa nel suolo. Il compost quindi è il fertilizzante principe del lento rilascio a cui si affiancano una serie di prodotti interessati per la dotazione specifica di alcuni elementi, l'Azoto il particolare. Nel primo caso si interviene anche in funzione di riequilibrio del bilancio umico, nel secondo caso, viste le caratteristiche intrinseche dei prodotti, l'obbiettivo si concentra sulla soddisfazione dei fabbisogni specifici delle colture sia a fini produttivi, sia per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del prodotto finale.

L'altro cardine della fertilizzazione organica è il sovescio per le sue molteplici e importantissime funzioni, sinteticamente riportate nell'esempio precedente.

L'efficacia delle scelte fertilizzanti dipende da tanti fattori agronomici, primo tra tutti, l'avvicendamento colturale ma non devono essere trascurate neanche le modalità d'uso dei prodotti acquistati.

Il tempo d'azione dei concimi organici nel suolo, impone alcune attenzioni nei tempi e nei modi di somministrazione, nella scelta dei quantitativi e negli interventi meccanici connessi, in quanto la completa copertura del suolo da parte del fertilizzante, l'omogeneo e superficiale interramento del concime, l'ossigenazione del terreno in relazione alla temperatura, sono condizioni imprescindibili per l'efficienza dei prodotti

Su queste basi si possono sintetizzare delle linee guida operative:

Periodo di somministrazione. Per correlare i tempi di rilascio dei nutrienti, determinati dall’interazione tra caratteristiche del prodotto e condizioni pedoclimatiche, al ciclo della coltura in campo.

Quantità distribuita. Deve soddisfare sia le esigenze nutrizionali sia la possibilità di omogenea distribuzione sul terreno ed una copertura totale dello stesso.

Accurato interramento del fertilizzante con attenzione ad una buona adesione di tutta la materia organica al terreno per garantirsi l’effettiva azione fertilizzante ed ammendante.

Aiuto alla mineralizzazione. Oltre a temperatura ed umidità la mineralizzazione è favorita dall’ossigenazione del terreno; quindi interventi meccanici quali strigliatura, sarchiatura, rincalzatura, favoriscono l’efficienza fertilizzante.

Rotazioni

Le affermazioni assolute che portano a dire: "l'agricoltura biologica si fa così" sono in generale da rifuggire, perché l'agricoltura biologica è un metodo che è tanto più efficace per quanto riesce ad entrare in equilibrio con l'ambiente in cui si opera. Pertanto, tutte le soluzioni tecniche, anche se provenienti da risultati sperimentali, vanno valutate ed eventualmente rielaborate, in funzione delle condizioni pedoclimatiche, delle attrezzature presenti in azienda e dell'organizzazione della stessa. Tenuto conto che molta della bibliografia corrente proviene ancora da paesi con caratteristiche pedoclimatiche e strutturali molto diverse da quelle mediterranee, questa accortezza è ancor più necessaria.

Come per tutte le regole, c'è l'eccezione che la conferma. Nel caso delle rotazioni è infatti possibile fare un'affermazione che non ammette deroghe: "Non è possibile praticare correttamente e convenientemente il metodo di agricoltura biologica se non si praticano avvicendamenti agronomicamente efficienti".

L’intervento in un’azienda per convertire le superfici al metodo biologico, parte proprio dall’impostazione di una rotazione equilibrata, sulla quale si inseriscono le soluzioni tecniche per ottimizzare la produzione, quindi o si fanno rotazioni efficienti o non si fa agricoltura biologica.

Ad ulteriore sottolineatura dell’imprescindibilità delle rotazioni in agricoltura biologica, si può dire che se si dovessero applicare indicatori per il riconoscimento del livello di attuazione del metodo biologico, senza ombra di dubbio, la rotazione è, per le coltivazioni erbacee, il primo e più determinante, perché alla rotazione sono strettamente collegate molte azioni strategiche, tra le quali è importante ricordare:

gestione del suolo - nel senso più ampio e cioè: stabilità e fertilità del suolo;

controllo delle infestanti – l’efficacia di qualsiasi intervento diretto, è collegata all’azione rinettante dell’avvicendamento;

biodiversità – intesa come diversificazione delle essenze presenti in un ambiente

produzione e mercato – come caratteristiche tecniche e commerciali dei prodotti.

L’impegno a ricercare la migliore rotazione, cioè quella soluzione che trova l’equilibrio tra efficienza agronomica, organizzazione aziendale e reddito, trova giustificazione nei molteplici effetti che le scelte relative hanno sull'efficienza del metodo. ancora una volta rientra il gioco la fertilità, la gestione del suolo, il controllo delle infestanti, la biodiversità ecc…

Consociazione

La coltura specializzata è un'invenzione umana che rende più semplici ed efficienti le operazioni colturali ma che in natura non esiste. Essendo l'agricoltura biologica un metodo che deve entrare in sintonia con la natura, la consociazione dovrebbe essere oggetto di attento studio, per sfruttarne i benefici. Purtroppo non è così e la consociazione ha oggi, campi di applicazione che si limitano all'orticoltura familiare e, in pieno campo, all'impianto di pascoli e prati pascolo, agli erbai da sovescio, all'inerbimento e, in modo molto marginale, alle siepi e alberature.

Fatta qualche eccezione per le foraggiere, ancora molto poco sperimentate sono le soluzioni possibili per capitalizzare i numerosi effetti sinergici tra piante, che vanno dalla ben nota capacità delle Leguminose di fissare Azoto oltre il proprio fabbisogno, alle meno studiate azioni allelopatiche in funzione protettiva come, per esempio, l'azione repellente verso i Nematodi della Senape e del Tagetes.

L'allelopatia indica quella capacità dei vegetali, più o meno elevata, di immettere nell'ambiente delle sostanze in grado di intervenire sulla fisiologia di parassiti e/o piante di altre specie, al fine di limitare o esaltare lo sviluppo.

Bisogna dire che i dati che circolano si basano su osservazioni empiriche o, più spesso sul sentito dire. Bibliografie più accurate provengono soprattutto da Germania e Stati Uniti ma, non sempre i dati coincidono. Per esempio la consociazione cavolo - pomodoro è considerata positiva da tutti i testi europei, per la capacità del pomodoro di controllare la "cavolaia". Di parere opposto i testi americani per la condivisione tra le due piante di malattie importanti come la peronospora ed il TVM. In uno studio accurato fatto sulla bibliografia disponibile da una attenta operatrice biologica dell'AIAB, la signora Rhutild Heiman, non sono pochi i casi in cui più autori danno valutazioni diverse, se non addirittura contrapposte, di una stessa consociazione.

Le sinergie possibili, tra piante consociate, sono comunque tantissime, se si tiene conto anche del ruolo di tutore che può svolgere per esempio l'Avena verso la Veccia in un erbaio o il compito di segna fila di un ravanello nelle more dell'emergenza di finocchi o carote.

Generalmente la consociazione che si pratica è di tipo interspecifico. Quella intraspecifica è solitamente evitata per l'effetto competizione che porterebbe ad un partner forte ed uno debole. Questo effetto, però, può essere sfruttato per le azioni preventive di controllo delle infestanti; per esempio, un erbaio da sovescio può essere composto da una specie consorella della principale infestante della coltura principale, per utilizzare la sua capacità di colonizzazione del terreno e la conseguente azione inibitrice sull'infestante.

Scelta varietale

E' uno dei tanti argomenti delicati su cui premono questioni di carattere normativo, politico e di ricerca scientifica. La questione sementi non può essere affrontata con una semplice deroga ma con l'impegno di verificare l'idoneità nei diversi ambienti delle specie da replicare, per l'agricoltura biologica.

L’ordinamento colturale di un'azienda, risponde alla sua vocazione, alle esigenze economiche e alla ricerca della massima efficienza agronomica, come sottolineato parlando di rotazione. La scelta varietale può influire significativamente sul risultato finale, sia nella resa complessiva, sia nella proposta qualitativa.

Una volta scelto l’indirizzo produttivo, diventa strategico individuare le varietà che meglio si adattano alle condizioni dell’azienda e rispondono per ciclo e caratteristiche biologiche alle esigenze tecniche. Un passaggio necessario a raggiungere, sia i livelli produttivi potenziali del terreno, sia livelli qualitativi alti.

Una scelta sbagliata o, come purtroppo oggi spesso capita, casuale, una scelta indirizzata dal sentito dire di zone completamente diverse da quelle in cui si opera e che non ha basi di sperimentazione ed esperienza diretta, può penalizzare pesantemente il risultato tecnico.

Dobbiamo prendere atto che l’agricoltura biologica è in grave ritardo per quanto riguarda le prove varietali e, ancor più, la selezione mirata di varietà che rispondono agli input del metodo biologico. Questo ritardo è penalizzante e problematico, perché si collega si sovrappone al rispetto della normativa e, come vera e propria emergenza, alla questione delle sementi transgeniche, che è questione politica ed etica, oltre che tecnica.

Per non commettere errori grossolani, gli operatori e i tecnici dovranno capitalizzare al massimo tutte le informazioni derivate dall'esperienza pratica e dai risultati di prove, possibilmente riferite al territorio in cui operano, girando richieste specifiche a chi sta investendo sulla produzione di sementi per l'agricoltura biologica.

Poter contare su sementi di cui si conosce già la risposta al metodo, non è cosa assolutamente ininfluente. Velocità di germinazione, durata del ciclo, capacità di accestimento per i cereali, resistenza a fitopatie, risposta alla concimazione organica, capacità di mobilizzazione dei nutrienti, sono solo alcuni esempi dei dati tecnici su cui si deve poter ragionare per operare le scelte necessarie che, non potranno mai trascurare il lato qualitativo e commerciale del prodotto finale.

Siepi e alberature

Quando si interviene in ambienti molto semplificati, cioè dove l’industrializzazione dell’agricoltura ha imposto l’estrema specializzazione e con questa l’eliminazione di ogni elemento di diversità ambientale, l’immissione di siepi ed alberature è uno degli investimenti da considerare importanti per l’azienda biologica e da impostare proprio nella fase di conversione.

Purtroppo anche per questo settore la scarsità di dati tecnici provenienti da ricerca e sperimentazione locale, sono un vero e proprio fattore limitante la comprensione dell’intervento. All’operatore risultano evidenti solo le controindicazioni che l'agricoltura di quantità ha esaltato e cioè: costo dell’intervento, sottrazione di superficie utile, ombreggiamento e competizione idrica con le colture.

Gli innumerevoli benefici che oggi, sono unanimemente riconosciuti, restano per ora chiusi in bibliografie scientifiche, scarsamente discussi e divulgati. Con la mancanza di visibilità e informazioni sulla tipologia di essenze, adatte ai diversi microclimi e funzionali ai diversi scopi, l’atteggiamento dell’operatore non può che essere di diffidenza per un investimento, i cui risultati, saranno verificabili non a breve termine.

La fase di conversione, intesa anche come fase di investimento sull’ecosistema aziendale, dovrebbe tenere in alta considerazione anche questo intervento, che però, per i motivi appena detti, viene sistematicamente rimandato a data da destinare.

Purtroppo si è persa l’occasione di incentivare l’inserimento di siepi ed alberature nell’azienda biologica, con le misure agroambientali.

Il motivo dell’impianto, cioè l'azione principale che si richiede alle siepi ed alberature, condiziona la scelta varietale.

L’azione: frangivento, di protezione da agenti esterni, riequilibrio dell'ecosistema, quindi, difesa delle colture, protezione del suolo e la funzione paesaggistica, sono alcune delle principali funzioni che l'impianto di specie, non per forza improduttive, può svolgere.

Unità 23

Colture Industriali

Problemi e motivazioni

Le colture industriali, richiedono generalmente, un livello di specializzazione dell’azienda, superiore rispetto ad altre colture estensive come, ad esempio, i cereali a paglia, relativamente ad attrezzature e conoscenze. Sono denominate così, perché la loro destinazione, rispetto ad altre colture, è ancor più legata a trattamenti industriali come nel settore della mangimistica, della estrazione o della trasformazione più in generale. E’ proprio la destinazione commerciale a influenzare la scelta varietale e la tecnica di coltivazione per poi esaltarne il valore commerciale.

Nei climi mediterranei molte di queste colture sono prevalentemente a ciclo primaverile estivo, ponendo problemi particolari per il controllo delle infestanti, la copertura del suolo nei mesi invernali, la fertilizzazione e la disponibilità idrica.

Questa complessità se ben affrontata si ripropone come risorsa, quando l’operatore è messo a conoscenza delle possibili soluzioni tecniche praticabili, spesso, molto interessanti per la riuscita e l’ efficienza del il metodo di agricoltura biologica.

Esemplificativo è l’esempio del sovescio che oltre a soddisfare gran parte delle esigenze di fertilizzazione, spesso elevate, contribuisce anche a dare risposte a molte altre questioni tecniche che il metodo di agricoltura biologica in generale e le colture industriali in particolare, pongono.

Obiettivi

Fornire le conoscenze della tecnica colturale, sulla base delle esigenze specifiche e le caratteristiche delle singole colture, evidenziando le soluzioni tecniche praticabili per ottenere i migliori risultati tecnici.

Contenuti

Girasole (Helianthus annus L.)

Notizie generali

Pianta a ciclo primaverile estivo con caratteristiche di aridoresistenza dovute alla capacità dell’apparato radicale di cercare l’acqua in strati profondi ma non per i consumi idrici, che invece, sono alti. Le radici raggiungono fino 1,7 2,0 m di profondità anche se la maggior parte di apparato radicale si sviluppa nei primi 45 cm di terreno. La massima richiesta idrica è nel periodo, che dura circa 40 – 50 giorni, che va dall’emissione del capolino alla fine della fioritura, periodo in cui la pianta produce quasi l’80% della biomassa totale.

Si adatta a diversi tipi di terreno ma per le caratteristiche di coltura asciutta la vera esigenza pedologica è un terreno profondo o reso profondo da appropriate lavorazioni e con buona capacità di ritenzione idrica.

Le avversità patologiche si manifestano quasi sempre in caso di rotazioni strette, in cui diventano pericolose malattie come: la peronospora e il marciume carbonoso dello stelo, provocato da Sclerotium bataticola e da Sclerotinia sclerotiorum. Un buon avvicendamento evita i problemi fitosanitari ma qualora ci fosse rischio, possono essere effettuati interventi preventivi con la concia del seme con prodotti ammessi a base di Rame. Il trattamento con Rame si rivela utile anche come repellente, per un altro problema molto frequente e cioè, la predazione di seme dal terreno da parte di volatili e piccoli mammiferi.

In A.B. la spremitura a freddo, praticamente unica tecnica valida di estrazione per mantenere le caratteristiche nutrizionali e organolettiche, è importante anche in funzione della presenza di Vitamina F, che è particolarmente presente nelle varietà tradizionali a bassa percentuale di acido oleico.


Tecnica colturale

Scelta varietale. La scelta va orientata verso ibridi medio tardivi e medio precoci a seconda delle condizioni pedoclimatiche e del periodo di semina. In A.B. viene premiata la spremitura a freddo anche in funzione della ricchezza in Vit.F che è contenuta nelle Varietà tradizionali a basso oleico: Groliasol, Select, Florina e Flamme. Interessante perché innovativa la produzione i semi decorticati da consumo fresco con varietà americane.

Lino (Linum Usitatissimum L.)

Notizie generali

Da sempre il lino è stato coltivato come pianta da fibra. Nell’ultimo secolo la concorrenza di altre fibre pregiate e l’avvento di quelle sintetiche, lo ha fatto proporre come pianta da olio. I suoi semi sono infatti ricchi di olio che è fino al 44% del peso, caratterizzato dal contenuto di acido linolenico che gli conferisce caratteristiche peculiari per cui ha mantenuto interesse economico, oggi in crescita per l’attenzione all’utilizzo di materiali naturali anche nell’edilizia. Inoltre se estratto con sistemi a freddo mantiene un’elevata percentuale di Vitamina F, importante nella cura di malattie degenerative nelle quali l’olio di lino è impiegato ad uso terapeutico.

E’ pianta da climi freschi e umidi ma se coltivato per la produzione di olio, tollera climi caldi e asciutti e terreni pesanti. La reazione pH ottimale è tra 5 e 7. E’ una coltura sensibile alla salinità e con valori di conducibilità elettrica (ECe) intorno a 6 mmho/cm2 si possono registrare cali produttivi anche del 50%. Come avversità ha molte affinità con il girasole.

Tecnica colturale

Avvicendamento. Il Lino è facilmente inseribile negli avvicendamenti in quanto può essere seminato sia in autunno sia in primavera dove presenta un ciclo breve di ca. 120 giorni. Succede bene ai cereali a paglia ed è una coltura che soffre particolarmente l’effetto stanchezza del suolo anche per elevata sensibilità a malattie quali la fusariosi. Per tali motivi è conveniente che non torni sullo stesso terreno prima di 5 anni e non si sovrapponga a coltivazioni di altre oleaginose.

Lavorazioni del terreno. Possono essere effettuate anche solo minime lavorazioni qualora il terreno non presenti suole per le quali diventa indispensabile una rippatura, soprattutto in terreni pesanti, per favorire l’indispensabile approfondimento dell’apparato radicale che non ha grandissime capacità di penetrazione, nonostante sia un fittone. La preparazione del letto di semina deve essere ottima con i primi strati superficiali molto ben affinati per favorire la germinazione del seme che è molto piccolo.

Scelta varietale. Le più note varietà di Lino da Olio provengono dalla Francia dove c’è stata una selezione varietale in funzione del miglioramento genetico. Tra le più note Crocus, Antares e Ocean.

Fertilizzazione. E' una coltura relativamente esigente che concentra il suo fabbisogno nutritivo in un periodo di circa 30 giorni, che è compreso tra la pre-fioritura e la fine della stessa, in cui la pianta accumula il 75% della SS. totale prodotta. Generalmente questa fase avviene quando le temperature del suolo favoriscono la disponibilità di qualsiasi tipo di Azoto organico somministrato in pre-semina. Per la semina primaverile è possibile anche pensare ad una somministrazione localizzata interfila alla prima sarchiatura. E’ una media consumatrice di azoto e fosforo mentre il potassio risulta necessario anche in grandi quantità solo in terreni sabbiosi e strutturalmente poveri dell’elemento.

Irrigazione. Non è coltura irrigua.

Controllo delle infestanti. E' una coltura particolarmente sensibile alla competizione con le essenze infestanti, particolarmente quelle a foglia larga. E’ quindi indispensabile impiantarla su appezzamenti con precessioni rinettanti. Si può inoltre fare la falsa semina e intervenire durante il ciclo colturale, fino a che la pianta non è ancora troppo alta con l’erpice strigliatore per le colture seminate in autunno e sempre falsa semina e sarchiatura interfila per semine primaverili.

Mais (Zea Mays L.)

Notizie generali

Il Mais è una pianta di origine tropicale che fu importata in Europa in seguito alla scoperta dell’America. Alcuni testi parlano di una quantità enorme di varietà con caratteristiche e cicli produttivi molto diversi, nessuna delle quali, molto probabilmente, è neanche lontana parente delle varietà oggi coltivate, che hanno cicli che vanno da 90 a 150 giorni.

E’ una pianta macroterma e sotto i 10 °C non germina e non si sviluppa. Si adatta a tutti i tipi di terreno compatibilmente con la disponibilità idrica e purché arieggiati in quanto soffre molto l’asfissia. Le principali avversità sono eventuali ritorni di freddo ed alcuni parassiti, come sempre controllabili con buone rotazioni. Elateridi e Nottue possono essere danneggiate dai sovesci che possono avere composizioni anche mirate di specie repellenti, particolarmente per gli Elateridi come alcune Crocifere. I danni da Piralide sono invece difficilmente controllabili se non con l’adozione di varietà resistenti. Di minore entità i danni del carbone che crea malformazioni tumorali alla spiga. Vero problema emergente le varietà geneticamente modificate fraudolentemente messe in commercio.

Tecnica colturale

Scelta varietale. Per la coltivazione del Mais, l’industria sementiera mette a disposizione esclusivamente ibridi sui quali è però facile ottenere informazioni per durata del ciclo, caratteristiche della granella ed esigenze pedoclimatiche, tanto da presentare opportunità di scelta mirata per ogni areale. Sono rare le coltivazioni di varietà ed ecotipi locali che invece interessano molto l’agricoltura biologica per caratteristiche di adattabilità rusticità e qualità della granella come per esempio il Marzano. Tra gli ibridi di classe 300 si segnala Aurora per le varietà dentate e Sisred per quelle vitree.

Maturazione e raccolta. Non è facile raccogliere il Mais quando la granella ha l’umidità ottimale per la conservazione, cioè intorno al 13%. La raccolta avviene generalmente dopo la maturazione fisiologica ma la granella non deve avere più del 25% di umidità, altrimenti i costi di essiccazione sarebbero troppo alti. Le perdite alla raccolta per questa coltura sono generalmente trascurabili. Molto interessanti, per la contemporanea realizzazione di un’operazione necessaria all’interramento dei residui, i nuovi modelli di testata, che montano anche un trinciastocchi sotto il becco raccoglitore.


Miglio(Panicum Miliaceum L.)

Notizie generali

La coltivazione di questa pianta sta prendendo piede anche nei paesi occidentali in quanto il Miglio è stato riscoperto come Cereale da inserire nella dieta umana, non solo nei regimi alimentari particolari, quali quelli, per esempio, che si rifanno alla macrobiotica. E’ una coltura molto adatta ai climi aridi avendo caratteristiche di aridoresistenza superiori anche al Sorgo. Tra i cereali, infatti, ha la più bassa esigenza in H2O per la formazione di S.S. Ha elevate esigenze termiche sin dalla germinazione dove la temperatura minima necessaria si aggira intorno ai 15 °C. Per queste caratteristiche soffre i terreni freddi e umidi e, pur preferendo quelli leggeri e sciolti, si adatta anche in terreni tenaci se ben strutturati. Per la diffusione ancora limitata non si conoscono avversità specifiche da segnalare.

Esistono diverse cultivar suddivise per colore (giallo, verde, rosso e striato), piuttosto che per caratteristiche tecniche. Quasi sempre il seme è patrimonio dello stesso agricoltore in quanto non si registrano selezioni da parte di ditte cementiere. Per la destinazione alimentare è preferibile quello giallo.

Tecnica colturale

Avvicendamento. Il Miglio è coltura particolarmente adatta come primaverile estiva a semina tardiva in climi siccitosi. Può quindi essere inserita anche come coltura intercalare dopo una coltura autunno primaverile (ex. erbaio di veccia e avena) avendo resistenza alla siccità e ciclo molto breve che in condizioni ottimali chiude in meno di tre mesi (tra i 70 ed i 90 giorni). E’ inoltre, da tener presente come ottima opzione sostitutiva, quando le piogge primaverili ritardano troppo la semina della coltura principale. Per il tempo ritardato di semina permette ampia scelta

Lavorazioni del terreno. Le sue caratteristiche permettono lavorazioni superficiali ma le dimensioni del seme richiedono ottima preparazione del letto di semina per la germinazione che generalmente avviene in condizioni di umidità sfavorevoli. Utile un passaggio di rullo scanalato per evitare la formazione di croste che inibirebbero la germinazione. Per la possibilità di semina tardiva favorisce l’impianto di un sovescio che può giovarsi di un passaggio con ripper in profondità.

Semina. Si effettua intorno ai primi di maggio con semina a righe distanti 45 cm. Il seme va posto a tra i 2 ed i 2.5 cm di profondità. La quantità necessaria è di circa 15/20 kg/Ha calcolando che 1000 semi pesano circa 5 – 6 gr cioè 180 semi per grammo. Essendoci in commercio seme non sempre ben selezionato, la quantità va commisurata alla germinabilità, generalmente molto bassa e non è raro dover salire fino a 40 e più Kg/Ha.

Scelta varietale. Le varietà di Miglio coltivate oggi in Europa provengono tutte dal Nord Africa e non appartengono a selezioni particolari, tanto che proprio la purezza e la germinabilità della semente sono uno dei problemi principali. Si parla quindi di popolazioni più o meno adattate ai diversi climi utilizzate dalle aziende che sono a loro volta fornitrici di seme.

Fertilizzazione. Essendo coltura in asciutta che svolge il suo ciclo in periodi di temperature elevate e bassa piovosità, dovrà essere particolarmente curata la dotazione di S.O. con la somministrazione di letame o altri ammendanti compostati a cui dovrà essere aggiunto qualche fertilizzante azotato a rapido rilascio. Per le caratteristiche di semina tardiva e ciclo breve lo stesso obbiettivo si raggiunge bene facendola precedere da un sovescio di erbaio autunno vernino. Molto importante la dotazione di fosforo fino a 60 unità, tanto più indispensabile per quanto più il clima è caldo arido, per favorire effetto starter e chiusura rapida del ciclo.

Irrigazione. Come detto è una coltura da climi caldo aridi e per questo l’unica irrigazione eventualmente possibile è per aiutare la coltura in fase di germinazione. Successivamente l’irrigazione rischia di danneggiare la coltura.

Controllo delle infestanti. Quando non è preceduta da sovescio è una delle colture in cui è più facile realizzare a pieno le potenzialità della falsa semina, in quanto l’investimento può essere ritardato senza problemi. Generalmente e sufficiente una sarchiatura che va effettuata appena lo sviluppo della coltura lo consente, per controllare le infestanti più pericolose soprattutto nella prima fase. Se diventano necessari interventi successivi, se la coltura è ancora allo stadio giovanile, è da preferire la strigliatura alla sarchiatura per limitare l’evapotraspirazione.

Maturazione e raccolta. Avviene a fine agosto – settembre e si esegue con le normali trebbie da grano tenendo alta la barra per raccogliere preferibilmente solo la pannocchia. La regolazione della macchina può essere equiparata a quella del Sorgo diminuendo la ventilazione per il seme più piccolo. La maturazione scalare crea problemi di perdite a cui si assommano quelle per predazione degli uccelli. Ove possibile una soluzione potrebbe essere la mietitura anticipata e maturazione in covoni sul terreno.


Unità 24

Cereali e leguminose


CEREALI

Problemi e motivazioni

In ogni area del mondo, i Cereali hanno importanza strategica per l’alimentazione umana e per l’allevamento zootecnico, sia per gli aspetti quantitativi, sia per quelli qualitativi, essendo coltivati in un areale molto ampio e diversificato per caratteristiche pedoclimatiche, fino a condizioni estreme dove risultano essere tra le poche colture realizzabili. Per molte aziende biologiche, quindi, la coltivazione dei cereali riveste un ruolo centrale nella produzione, anche se dal punto di vista della remunerazione aziendale, hanno un mercato che sta diventando sempre più difficile. La trasformazione diventa così una risorsa importante se supportata da scelte tecniche adeguate alla qualità del prodotto finale.

Infatti l’interesse per queste colture è legato oltre che alle caratteristiche nutrizionali ed agronomiche, alla versatilità commerciale proposta dalla trasformazione anche aziendale. Infatti oltre alle classiche farine per panificazione e realizzazione di pasta, il consumo di questi cereali si estende al trattamento di fiaccatura per le colazioni, alla perlatura per le minestre, alla tostatura ed alla fermentazione per la produzione di caffè e bevande.

Per questi motivi è necessario che la coltivazione sia valorizzata agronomicamente per evitare monosuccessione e relativi problemi di fertilità, controllo delle infestanti e sanità, riuscendo ad inserire i cereali in avvicendamenti validi.

La conoscenza della tecnica colturale ed in particolare; posto nella rotazione, tecnica di fertilizzazione e scelta varietale, sono gli elementi di attenzione che devono essere portati a conoscenza degli operatori.

Obiettivi

Evidenziare le caratteristiche di ogni coltura, indicarne le esigenze agronomiche e fornire elementi di conoscenza per le soluzioni tecniche da adottare per ottimizzare la produzione all’interno del metodo di agricoltura biologica

Contenuti

Frumento duro (Triticum durum Desf.)

Notizie generali

Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Il terreno ottimale è con tessitura medio pesante con un’adattabilità della pianta molto inferiore al tenero perché più sensibile al freddo, all’umidità, al mal del piede e meno capace di dare buone produzioni in terreni molto sciolti. Comunque molta attenzione va prestata a strati compatti che compromettono lo sviluppo radicale, non molto capace di oltrepassarli ed ai ristagni che possono presentarsi in terreni pesanti con cattiva struttura. E’ pianta microterma ma con esigenze termiche più elevate del tenero. Il limite di germinazione è intorno allo zero, anche se almeno 3/4 °C, sono necessari per avere germinazioni sufficientemente rapide e contemporanee.

Tra le principali avversità si deve tener conto anche di quelle meteoriche a partire dall’eccesso di pioggia che può creare asfissia radicale e compromettere la qualità della granella con eccessiva bianconatura, mentre l’assenza di riserve idriche nella fase di ingrossamento della granella influisce sulla resa finale; l’allettamento delle piante causato da vento forte. Inoltre ci sono diverse malattie fungine il cui sviluppo è generalmente legato ad un frequente ritorno sullo stesso terreno ed a una tecnica colturale troppo intensiva, quali mal del piede, a cui il duro è molto sensibile e septoriosi, o ad andamenti climatici sfavorevoli come ruggini e oidio. In fase di conservazione i problemi sono portati dai parassiti delle derrate alimentari, in particolare il tonchio.

Tecnica colturale

Avvicendamento. Il Frumento è coltura esigente che consuma tutta la fertilità residua lasciata dalle colture precedenti. A fine ciclo rilascia un contributo in paglie in grado di soddisfare circa il 50% del bilancio umico. Una leguminosa annuale o poliennale, o qualsiasi miglioratrice, meglio se realizzata con lavorazioni profonde le migliori precessioni. Può essere seguito da un altro cereale minore a paglia, mai da se stesso, in caso di rotazioni ampie con ottime precessioni e massima attenzione alla fertilizzazione. Quando è coltivata dopo un prato poliennale il periodo di rottura dello stesso è determinante per la riuscita del Frumento. La semina in bulatura di una coltura pratense è una pratica da qualche tempo trascurata, anche se per il metodo biologico si rivela molto interessate per continuità di copertura del suolo e anticipo di semina per quei climi in cui l’erbaio di leguminose è seminato a fine inverno.

Lavorazioni del terreno. E’ ormai appurato che i cereali possono essere realizzati con minime lavorazioni a condizione che il terreno non presenti suole superficiali e sia garantita l’assenza di ristagni d’acqua per lunghi periodi. Se all’interno del piano colturale è prevista una lavorazione con attrezzi scarificatori il terreno per il frumento può essere preparato con macchine combinate o passaggi a croce di frangizolle, utili ad affinare i primi 10/15 cm o arature superficiali intorno ai 20 cm. La semina diretta, pur essendo una eccellente tecnica conservativa che ha dato ottimi risultati in convenzionale, in biologico risulta non funzionale per il mancato interramento dei fertilizzanti e dei residui della coltura precede e la difficoltà a controllare le infestanti.

Scelta varietale. Tenendo sempre presente le specificità pedoclimatiche, le indicazioni generali si rifanno all’utilizzo della granella per la produzione di pasta. Il Creso mantiene un posto di rilievo per le caratteristiche di adattabilità, produttività e resistenza alle avversità, solo in parte oscurate dal poco apprezzato colore grigio della farina che obbliga a miscelazione con grani ad elevato indice di giallo come Neodur e Simeto che vanta anche un buon contenuto proteico. Apprezzata anche la qualità di Duilio, Simeto e Colosseo.

Fertilizzazione. La precessione determina la quantità di fertilizzante da impiegare che, in caso di erba medica può essere anche zero, a condizione che il prato sia rotto con larghissimo anticipo, (luglio/agosto), rispetto alla semina del cereale per lasciare il tempo ai microrganismi di attaccare le radici e liberare l’azoto contenuto. Più tardivo è questo intervento e minore è la quantità di azoto prontamente disponibile per il cereale. L’azoto è elemento determinante in termini di resa quantitativa e qualitativa e non deve mancare dalla fase di accestimento alla fase di ingrossamento della granella in cui avviene anche la traslocazione delle proteine dall’ultima foglia al seme. La percentuale di proteina nella granella influenza le qualità tecniche della pasta, principale prodotto finale. Per le caratteristiche dei fertilizzanti organici la concimazione in pre semina è da consigliare e diventa obbligatoria quando si usano compostati organici e fertilizzanti a lento rilascio. Eventuali concimazioni di copertura si presentano a rischio di inefficienza, soprattutto se non interrate con l’erpice strigliatore o l’erpice a maglie. Idrolizzati proteici con funzione biostimolante possono essere utilizzati in soluzione liquida, all’accestimento e come aiuto alla fase finale all’ultimo momento utile per entrare in campo prima della levata. Un altro fertilizzante interessante per le caratteristiche di rapidità che può essere somministrato in pre semina o in copertura, sempre con successivo interramento superficiale, è la borlanda che ha un costo unitario dell’azoto molto basso ma richiede attenzione e successivo riequilibrio per l’abbondanza di potassio contenuto che è nel rapporto di 3 a 1 con l’azoto. Questo prodotto può essere convenientemente somministrato sulle paglie come fertilizzante per la coltura successiva e aiuto alla disgregazione dei residui. Per il fosforo si deve pensare ad un contributo fino a 60/70 kg/Ha, quando il terreno è carente (<10 ppm con metodo Olsen), mentre per terreni ben dotati (>20 ppm), in una rotazione equilibrata e con utilizzo di concimi organici di non sola origine animale, può essere superfluo. Stesso ragionamento per il potassio, necessario solo quando il terreno presenta una dotazione inferiore ai 100 ppm. In terreni eccessivamente calcarei e con pH alcalino l’uso di fertilizzanti contenenti zolfo aiuta la mobilizzazione di questi elementi.

Controllo delle infestanti. Per il Frumento e tutti i cereali a paglia gli interventi diretti si limitano alla falsa semina ed al controllo meccanico con erpice strigliatore. La strigliatura ha effetto positivo quando esiste differenza di stato vegetativo tra frumento e infestante e si può effettuare nel periodo che va dall’accestimento ad inizio levata. Si rivela importante oltre che per il controllo delle infestanti come stimolo all’accestimento per tutti quei cereali a paglia che per taglia bassa e scarsa capacità di accestimento hanno un limitato potere soffocante.

Frumento tenero (Triticum aestivum L.)

Notizie generali

E’ il frumento di gran lunga più coltivato. Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Il terreno ottimale è con tessitura medio pesante anche se la pianta ha grande adattabilità. Problemi di resa si presentano in terreni leggeri ed eccessivamente arieggiati, particolarmente per la difficoltà a trattenere acqua nella fase critica di granigione. Inoltre attenzione va prestata a strati compatti che compromettono lo sviluppo radicale, non molto capace di oltrepassarli ed ai ristagni che possono presentarsi in terreni pesanti con cattiva struttura. E’ pianta microterma e quindi il limite di germinazione è intorno allo zero, anche se almeno 3/4 °C, sono necessari per avere germinazioni sufficientemente rapide e contemporanee.

Tra le principali avversità si deve tener conto anche di quelle meteoriche a partire dall’eccesso di pioggia che può creare asfissia radicale; l’allettamento delle piante causato da vento forte; l’assenza di riserve idriche nella fase di ingrossamento della granella, che hanno influenza negativa spesso molto significativa, sulla resa finale. Inoltre ci sono diverse malattie fungine il cui sviluppo è generalmente legato ad un frequente ritorno sullo stesso terreno ed a una tecnica colturale troppo intensiva, quali mal del piede e septoriosi, o ad andamenti climatici sfavorevoli come ruggini e oidio. In fase di conservazione i problemi sono portati dai parassiti delle derrate alimentari, in particolare il tonchio.

Tecnica colturale

Lavorazioni del terreno. E’ ormai appurato che i cereali possono essere realizzati con minime lavorazioni a condizione che il terreno non presenti suole superficiali e sia garantita l’assenza di ristagni d’acqua per lunghi periodi. Se all’interno del piano colturale è prevista una lavorazione con attrezzi scarificatori il terreno per il frumento può essere preparato con macchine combinate o passaggi a croce di frangizolle, utili ad affinare i primi 10/15 cm o arature superficiali intorno ai 20 cm. La semina diretta, pur essendo una eccellente tecnica conservativa che ha dato ottimi risultati in convenzionale, in biologico risulta non funzionale per il mancato interramento dei fertilizzanti e dei residui della coltura precede e la difficoltà a controllare le infestanti.

Maturazione e raccolta. Alla maturazione fisiologica l’umidità è del 30%, la raccolta si effettua quando l’umidità scende al 13/14% che sono anche le condizioni ottimali per la conservazione. Non è raro che in biologico pur avendo una granella con umidità ottimale, questa sia nella massa ben più alta per la presenza di infestanti ancora verdi. Questa è una situazione da evitare per evitare per la qualità del prodotto e per il rischio di sviluppo di aflatossine proprio nella fase di conservazione. Per questi motivi è utile effettuare una pulitura del seme prima della conservazione che, quando avviene in atmosfera controllata o in silos crioscopici, garantisce ottima protezione dagli attacchi del tonchio.

Orzo (Hordeum vulgare L.)

Notizie generali

E’ un cereale conosciuto da tempi antichissimi e molto diffuso per la molteplicità d’uso che la pianta consente. Oltre al classico uso per la produzione di birra e di caffè, la sua granella può essere impiegata ancora per uso umano come farina, fioccata o perlata; per uso zootecnico dove la granella viene sfarinata o può subire il trattamento di fioccatura e schiacciatura, essere inoltre coltivato da foraggio, per l’insilamento ed entrare nei miscugli per l’impianto di erbai da sovescio. Le radichette, sottoprodotti della lavorazione dell’orzo da malto, sono una interessante integrazione proteica della razione zootecnica.

Per la sua ampia adattabilità e ciclo breve, è coltivato sia in climi freddi purchè non umidi, in semina primaverile, sia in climi aridi dove è preferito al grano per consumi idrici inferiori e possibilità di sfuggire alla stretta da caldo. Presenta inoltre maggiore resistenza alla salinità dei Frumenti.

Ha apparato radicale fascicolato che si sviluppa prevalentemente nei primi 20/30 cm di terreno. Le radici comunque possono raggiungere anche profondità ben superiori al metro. Le radici che arrivano in profondità, anche se scarse sono molto importanti per l’approvvigionamento idrico. Si adatta a diversi tipi di terreno.

Le avversità sono in buona parte le stesse del Frumento nei confronti del quale è meno sensibile al mal del piede e più soggetto all’oidio.

Tecnica colturale


Leguminose

Problemi e motivazioni

Le leguminose nell’agricoltura e nella cultura del mediterraneo, possono essere considerate la perfetta integrazione dei cereali, sia dal punto di vista agronomico quali vere e proprie colture rigeneratrici del terreno, sia da quello alimentare fornendo l’indispensabile sostegno proteico nella dieta di tutte le specie animali.

In agricoltura biologica sono una risorsa indispensabile per la gestione aziendale, in generale e della fertilità, in particolare, assumendo un ruolo cardine nella definizione dell’avvicendamento.

Pur avendo questa importanza, le conoscenze sulla tecnica colturale e sulla scelta varietale, sono ancora molto approssimative e sono frequenti rari errori, causa di risultati tecnici insoddisfacenti, che portano a non attribuire a queste colture l’importanza che invece hanno e l’attenzione che meritano, anche sul piano della fertilizzazione, troppo spesso trascurato per poter fare pieno affidamento sulla capacità azotofissatrice.

Alcune piccole attenzioni sono invece tanto semplici quanto indispensabili per la buona riuscita. L’evidenziazione di queste, serve a favorire risultati tecnici interessanti per la coltura in particolare e, conseguentemente per la gestione del metodo biologico.

Obiettivi

Fornire le conoscenze della tecnica colturale, sulla base delle esigenze specifiche e le caratteristiche delle leguminose da granella.

Contenuti

Cece (Cicer arietinum L.)

Notizie generali

Il cece è una tipica pianta arido-resistente, come evidenziano chiaramente la conformazione sia della parte aerea (aspetto della chioma, foglie piccole e densamente pubescenti) che di quella ipogea (apparato radicale fittonante e molto profondo).

Nel tempo, si sono diffusi due principali tipi di cece: il “Kabuli”, caratterizzato da semi a forma di testa di ariete, chiari e generalmente grandi, per lo più originario dal bacino del Mediterraneo e qui ormai ampiamente coltivato, e il “Desi”, caratterizzato da semi piccoli, angolari e scuri, coltivato soprattutto in Medio Oriente, Iran, India. Il mercato europeo e Nord-africano, apprezza solo ceci a seme grosso, mentre i mercati orientali, dove c’è abbondante consumo anche di sfarinati, si privilegia il seme piccolo.

La temperatura ottimale si colloca intorno a 20°C, ma la pianta sopporta bene eccessi sia termici che idrici. Temperature troppo elevate, superiori a 30°C, sono critiche soprattutto nella fase riproduttiva delle piante, al momento della formazione e del riempimento del seme. Anche se alcuni ricercatori hanno riscontrato ecotipi resistenti a estremi di - 8°C, temperature sotto lo zero sono critiche per la sopravvivenza della pianta.

Non presenta particolari esigenze di terreno, fatta eccezione per la salinità, verso la quale questa specie, come tutte le leguminose, è particolarmente sensibile e per i ristagni d’acqua, soffrendo i particolarmente l’asfissia radicale.

Terreni troppo fertili possono determinare un eccessivo rigoglio vegetativo, a scapito della fruttificazione; quelli troppo ricchi di calcare, esercitano un’azione negativa sulla qualità della granella per la tenacità alla cottura (i semi prodotti presentano un tegumento più consistente ed impermeabile).

Il Cece può essere ritenuto una specie a fotoperiodo indifferente, nel senso che fiorisce e fruttifica sia se seminato in autunno che in primavera. Il ciclo biologico della pianta può durare da 90 giorni, con la semina primaverile, fino a 180-200 giorni con la semina autunnale.

Tra le malattie, rivestono grande importanza le micosi di cui la rabbia o antracnosi, causata da A. rabiei, rappresenta la fitopatia più grave e le tracheomicosi causate da Fusarium spp,. Altri patogeni sono responsabili solo di cali produttivi occasionali o limitati a zone particolari. Riscontrata anche sensibilità ad alcuni virus tra i quali il Virus del Mosaico del Cetriolo (CMV) e Alfa Alfa Mosaic (AMV) per i quali è bene fare attenzione al posto in rotazione ed alla vicinanza con altre colture sensibili, anche se l’incidenza di queste malattie rimane ancora piuttosto bassa.

Tecnica colturale

Favino (Vicia faba minor, Bek.)

Notizie generali

Negli allevamenti biologici, soprattutto del Centro Sud, il Favino sarà destinato a fornire l’integrazione proteica della razione alimentare zootecnica (Tab.1) facendosi apprezzare per semplicità di coltivazione, limitate esigenze nutrizionali, bassi costi di investimento e facilità di inserimento in rotazione. Il Favino ha anche notevole importanza come pianta per sovesci da utilizzare in purezza o, meglio, consociata a Cereali (Orzo e Avena).

Il Favino può essere coltivato, su tutti i tipi di terreno, purché profondi e privi di ristagni. Nei terreni molto sciolti, può soffrire la deficienza idrica nella delicata fase di fioritura e granigione, essendo una coltura capace di consumare molta acqua. Per tale motivo semine primaverili in areali aridi possono risultare rischiose.

Si avvantaggia della presenza di S.O. così come sostengono alcuni autori inglesi che rilevano un vantaggio produttivo quando l’approvvigionamento in Azoto è garantito per 2/3 dall’azotofissazione e per 1/3 da quello minerale liberato dal suolo.

E’ una coltura che ha limitata resistenza al freddo, caratteristica che ne esclude la coltivazione in areali caratterizzati da inverni con temperature molto basse, se non in coltura primaverile, dove però è surclassata da coltivazioni più redditizie. Il massimo di resistenza per la quasi totalità delle varietà coltivate, è stimato nella fase di 4/5° foglia, intorno ai meno 6 °C.

Ampia la tolleranza alla reazione pH del terreno con un ottimale compreso tra 6,8 e 7,8; sensibilità elevata, invece, alla salinità.

Oltre al freddo e alla eccessiva siccità, il principale problema per la coltura è rappresentato dall’Orobanche speciosa; una fanerogama capace di parassitizzare le radici e di produrre una moltitudine di semi che riescono a mantenere capacità germinativa per 10 e più anni. Rotazioni strette ne sono la causa scatenante.

Tecnica colturale

Bibliografia

Bonciarelli - Coltivazioni erbacee da pieno campo - ed. Edagricole 1991

Ponti, F, Laffi - Malattie crittogamiche delle colture erbacee, schede fitopatologiche - ed. Informatore Agrario 1990.

E.Raso, F.Scarpaccini - Leguminose da granella; Tecnologie in agricoltura - ARSIA Regione Toscana 1994.

Romano, G, Murella - Guida pratica per il riconoscimento delle caratteristiche pedoagronomiche dei terreni - Istituto sperimentale per la nutrizione delle piante 1982.

Sbaraglia, E. Lucci -Guida all’interpretazione delle analisi del terreno ed alla fertilizzazione - Studio Pedon 1994.

Schillaci - Esperienze di raccolta meccanica di Favino - Informatore agrario n.45/90.

Tombesi - Elementi di scienze del suolo e biologia vegetale - 1977.


Tab. 1


Favino

Ufl

Ufc

Prot. G.

Prot. D.

Fioccato

122.4

122.4

30.66

26.06

Seme

117

117

30.34

25.18

Fonte: INRA


Tab. 2

Quantità di N (Kg/Ha) fissata in 42 giorni da alcune leguminose a 10° e 20° C considerando 100 la quantitàù fissata dalla Veccia a 10°C


Specie e temperatura °C

N fissato in 42 gg

Veccia vellutata

10 °C

20 °C


100

46

Favino

10 °C

20 °C


154

136

Trifoglio Bianco

10 °C

20 °C


20

39

Lenticchia (Lens esculenta Moech.)

Notizie generali

E’ una delle più antiche piante alimentari conosciute dall’uomo, che ha origine nelle regioni Medio Orientali ed è diffusa in tutto il mondo.

Adattabile ad ogni tipo di terreno ad eccezione di quelli salini e umidi. Ampia anche l’adattabilità alla reazione pH del terreno che va da sub alcalina a sub acida, in quanto la lenticchia è specie dotata di grandissima variabilità genetica. Come per tutti i legumi, l’eccesso di calcare influenza la cucinabilità del prodotto finale.

E’ considerata la Leguminose da granella più resistente al freddo, e dove gli inverni sono particolarmente rigidi è coltivata in semina primaverile, dove è capace di offrire rese soddisfacenti grazie al ciclo breve che le permette di sfuggire alla siccità che soffre particolarmente. Infatti la radice è un fittone che non raggiunge profondità superiori ai 30 – 40 cm, con ramificazioni fibrose laterali su cui si insediano tubercoli piccoli e allungati.

I problemi fitosanitari durante il ciclo produttivo non sono di particolare rilievo, anche se qualche attenzione va posta ai marciumi radicali (Fusarium spp., Phitium spp. E Sclerotinia spp.) che possono essere prevenuti conciando il seme con prodotti a base di rame. Maggiori problemi invece nella fase di conservazione, dove è necessaria l’atmosfera controllata. per la sensibilità della granella al Tonchio (Bruchus ervi e Callosobruchus chinensis).

Tecnica colturale

Lavorazioni del terreno. Sono sufficienti lavorazioni superficiali con attenzione alla creazione di suole quando effettuate con aratro. Determinante però la creazione di un letto di semina molto ben preparato per favorire la germinazione che è una fase delicatissima per la coltura. Per favorire questa condizione è preferibile una lavorazione anticipata piuttosto che continue erpicature che potrebbero compromettere la struttura del terreno con ricadute negative sullo sviluppo radicale.

Semina. In climi miti la semina è autunnale con riflessi positivi sulla resa; la semina è primaverile dopo i rigori invernali soprattutto negli altopiani. Dove non c’è rischio di ritorni di freddo le semine anticipate sono preferibili per sfuggire alla siccità. Il seme va posto a 3/5 cm a seconda della grandezza. Generalmente vengono effettuate semine più profonde per limitare i danni di uccelli e altri predatori. La variabilità delle condizioni di coltivazione non permettono indicazioni standard per l’investimento che orientativamente può essere calcolato in almeno 300 semi germinabili a m2. Questa quantità corrisponde a circa 60 - 80 Kg/Ha di seme piccolo ed a 120 e più di seme grande. Abituale la semina con seminatrice da grano a 24 cm che però non consente alcun intervento di sarchiatura. Consigliabile la semina a righe con file sufficientemente distanti per garantire almeno una sarchiatura meccanica, altrimenti il controllo delle malerbe risulterà un fattore limitante. In questo caso la maggiore densità sulla fila, stimola anche la pianta ad alzarsi, con conseguente innalzamento dell’inserzione del primo baccello, utile a limitare le perdite di prodotto alla raccolta. Con la semina a spaio, a cui si fa ricorso in caso le condizioni del terreno non consentono altri interventi, è necessario aumentare di un 20% la quantità di seme.

Scelta varietale. Esistono due tipologie principali di lenticchia, che fanno capo al tipo seme grande (macrosperma) e al tipo seme piccolo (microsperma). Disponibili sul mercato si trovano prevalentemente ecotipi locali, molti dei quali gia riconosciute o sotto riconoscimento DOP o IGP. Molto presenti varietà estere come la Castelluccio (USA) e la Larid (Canada) ed ecotipi provenienti dalla Turchia.

Fertilizzazione. E' una coltura che trae giovamento dagli ammendanti organici sia per lo stimolo alla nodulazione sia per il contributo di questi al miglioramento della struttura. Riesce a valorizzare bene anche il Letame somministrato alla coltura precedente. Grazie alla nodulazione con il Rizobio specifico è autosufficiente per l’Azoto ma è la Leguminosa da granella che più di ogni altra da risultati positivi se trova almeno ¼ dell’Azoto di cui necessita sotto forma minerale, nelle primissime fasi della coltura, quando ancora i noduli sono poco sviluppati e attivi. L’effetto starter di 15/20 Kg/Ha di Azoto è molto utile soprattutto in terreni sabbiosi e poveri di S.O. Molto importante la somministrazione di Fosforo che diventa strategica ai fini della resa, per terreni con dotazioni di P2O5 assimilabile sotto le 8/9 ppm. Il Potassio è necessario solo in caso di scarsa dotazione soprattutto in terreni sabbiosi e climi molto caldi. Non va trascurata l’opportunità di utilizzare erbai da sovescio con Crocifere quali colza e senape, seminate in purezza o consociate ad un Cereale, interessante per il ciclo breve, la capacità di mobilizzazione del Fosforo e con funzione di controllo delle infestanti.

Controllo delle infestanti. Pratica molto trascurata su questa coltura, anche se molto influente sulla resa e importante per la nell’economia generale del metodo biologico. Quando la coltura è seminata a spaio o con seminatrice a da grano a righe distanti 24 cm, gli unici interventi ipotizzabili sono la falsa semina e la strigliatura. I risultati non sono sempre eccellenti perché l’andamento prostrato della pianta, da alla coltura una limitata capacità di competizione per uno scarso potere soffocante. Con semina a file più larghe, la sarchiatura interfila, anche in semina autunnale garantisce migliori risultati.

Maturazione e raccolta. Anche la lenticchia ha come fase critica la raccolta in conseguenza alla fioritura e maturazione scalare, alla facilità di caduta dei legumi per l’apertura del baccello, essendo poi una pianta a portamento prostrato che comunque rende difficile la raccolta meccanica diretta. La tecnica più affidabile per limitare le perdite alla trebbiatura con macchine non adattate è quella dello sfalcio all’ingiallimento della pianta e fine della maturazione in andane. Quando la pianta è totalmente gialla ed il seme è resistente alla scalfittura dell’unghia si procede con la trebbiatura meccanica. In caso di trebbiatura diretta, oltre alla dotazione di alzaspighe sulla barra, valgono tutti gli accorgimenti per le Leguminose con maturazione scalare e deiscenza dei baccelli, cioè; velocità di avanzamento limitata, adeguamento della ventilazione e della distanza tra battitore e controbattitore. L’eccesso di umidità a causa della presenza di infestanti spesso obbliga ad una essiccazione prima dell’immagazzinamento.

Caso di studio

Zona di riferimento

Media collina del centro Italia

Caratteristiche del terreno

tessitura franco argilloso limoso con presenza di calcare

PH: sub alcalino 7,7

S.O.: 1,8

P2O5: appena sufficiente

K2O: ricco

Bilancio umico 1.200 Kg ca. di SO mineralizzati in un anno

Caratteristiche del clima

Inverno freddo, estate siccitosa, piovosità concentrata nel periodo tardo autunno inverno.

Avvicendamento

Favino, frumento, lenticchia, frumento.

Su questo schema di avvicendamento, realizzato in aziende senza possibilità di irrigazione e prevalentemente senza attività zootecnica, si possono costruire diverse varianti a seconda delle potenzialità aziendali e del mercato, inserendo altre leguminose per il consumo umano, colture industriali autunno vernine o primaverili estive precedute da sovescio. Aumentando la presenza di leguminose annuali come coltura principale o almeno come parte del miscuglio del sovescio, l’avvicendamento potrebbe prevedere anche una successione di due cereali a paglia, con il secondo cereale, scelto tra i cereali minori, meno esigenti da punto di vista nutrizionale e con maggiori proprietà rinettanti come Orzo, Farro, Kamut.

La stessa operazione risulta ancor più valida quando nell’ordinamento colturale è previsto un erbaio poliennale fuori rotazione, alla rottura del quale, segue la coltura più esigente e poi un cereale minore. Nelle stesse condizioni, in cui l’elemento in sofferenza è generalmente il Fosforo per un pH sub alcalino determinato dalla presenza di calcare, una Crocifera a ciclo breve, scelta tra le varietà resistenti al freddo quali: senape, colza o rafano da foraggio, oltre ad una necessaria diversificazione, garantirebbe, per le caratteristiche di queste piante, anche una maggiore mobilizzazione del fosforo. Le quantità di seme ad ettaro investito per questi tipi di sovescio sono:

Orzo + Favino - 80 Kg Orzo e 100/120 Kg Favino

Colza (Senape) + Favino - 15 Kg Colza (senape) e 100 Kg Favino;

Senape (Colza) – 20 Kg

Con questa funzione è possibile e in alcuni casi opportuno impiantare senape o colza anche prima di Lenticchia.

Negli schemi più semplificati la leguminosa annuale è il cardine su cui ruota la fertilità dell’azienda cerealicola, mentre l’inserimento del sovescio, offre maggiori opportunità sia colturali, sia per la cura della fertilità.

Quindi l’avvicendamento di questa azienda, a seconda delle capacità dell’operatore, le opportunità di mercato e delle condizioni strutturali dell’area, potrebbe prevedere le seguenti alternative:

Lenticchia, Frumento, Lino, Frumento

Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Girasole, Orzo

Favino, Frumento, sovescio (Colza) Lenticchia, Frumento, Orzo

Cece, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Miglio, Farro

Nel caso ci sia possibilità di irrigazione, diventa interessante inserire il Mais ed in questo caso, per le forti esigenze nutrizionali della coltura, il sovescio, soprattutto in assenza di letame, diventa indispensabile. L’avvicendamento avrebbe anche altre alternative:

Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Orzo

Favino, Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Lenticchia, Frumento

Frumento, sovescio (Orzo + Favino)- Mais, Frumento, sovescio (Colza + Favino)- Mais

Lavorazioni

Qualsiasi sia la rotazione prescelta, per almeno una coltura ci si avvale di una lavorazione profonda fino a 50 cm, con discissori. Quando c’è il sovescio è certamente quella la coltura che meglio lo valorizza. Per il resto lavorazioni superficiali ma tempestive per favorire la falsa semina e ricorso all’aratura in caso di Farro, quando i residui colturali sono talmente abbondanti da non favorire l’interramento completo.

Per le caratteristiche del terreno prima lavorazione con frangizolle è soddisfacente solo in caso di tempra. Diversamente il rivoltamento superficiale deve essere preceduto da tagli del terreno.

Fertilizzazione

Le leguminose sono in grado di autoprodursi l’azoto ma necessitano di Fosforo. La somministrazione di Fosforo può rivelarsi inefficace per la presenza di calcare e pH sub alcalino, se non abbinata a interramento di buone quantità di sostanza organica. Per questo quando la materia prima è Fosforite va somministrata all’interramento delle paglie o all’impianto del sovescio. Altrimenti la scelta deve cadere su organo minerali con titolo di azoto intorno a 5 e titolo di fosforo intorno a 12, nell’ordine di almeno 5/6 q/Ha. In alternativa va molto bene anche la Pollina in quanto il contenuto in azoto è utile a sostenere la coltura nelle prime fasi del ciclo quando la nodulazione non è ancora efficiente. Questo soprattutto su lenticchia e cece, meno su Favino.

Per il Frumento la scelta dei fertilizzanti azotati è ormai molto ampia ma il migliore compromesso tra esigenze di bilancio umico, nutrizionali ed economiche resta la Pollina anche per il contenuto bilanciato di elementi nutrizionali.

Sempre per economicità ed efficienza questa viene somministrata tutta in pre semina per garantire un buon interramento. Qualora si voglia suddividere la quantità tra pre semina e copertura, questo secondo intervento deve essere seguito da un passaggio con erpice strigliatore o erpice a maglie, pena la totale inefficienza del trattamento.

La quantità è di 20 q/Ha in condizioni di precessione sfavorevole, può scendere intorno ai 10 qli quando il Frumento è preceduto da Favino che, in caso di buona riuscita, lascia disponibili fino a 60 Kg/Ha di azoto. Quando la precessione è di lenticchia che può lasciare fino a 40 Kg/Ha di azoto, la quantità sale a 15 q/Ha. In caso di tempo avverso , ritardo di vegetazione o stress della coltura per qualsiasi motivo, si rivela interessante l’intervento in copertura con idrolizzati proteici sotto forma liquida nell’ordine dei 300 gr/hl cioè circa 1,2 – 1,5 Kg/Ha. Questo intervento può essere anche sistematico e realizzato a inizio levata, l’ultimo periodo utile per entrare in campo.

Se tutte le colture sono ben concimate, il sovescio può essere impiantato, sempre con anticipo, rispetto al periodo ottimale delle essenze che lo compongono quando realizzate per seme, anche senza apporti fertilizzanti. Il suo apporto fertilizzante è di solito sufficiente a sostenere la coltura che lo segue. Può non essere così nei primi anni di conversione quando solo il 40/50% dell’azoto prodotto diventa subito disponibile per la coltura. Si rende allora necessario un intervento in copertura sempre con pollina ma questa volta anche con fertilizzanti contenenti solo azoto, nell’ordine di 5 q/ha. Questi vanno messi in concomitanza della prima sarchiatura per essere ben interrati. Questo intervento aggiuntivo diventa obbligatorio per Mais a ciclo medio tardivo.

Una soluzione interessante è offerta dalla Borlanda (3–0–6) nell’ordine dei 20/30 q/ha, che offre un’ottima disponibilità di azoto a basso costo e pronto effetto. Attenzione va posta alla enorme quantità di Potassio che va riequilibrato negli anni successivi. In assenza di sovescio va molto bene per il Mais o, in dosaggi inferiori, sulle paglie per favorirne la disgregazione.

Anche per il Girasole o il Miglio valgono gli stessi ragionamenti se fattio in assenza di sovescio l’ordine di grandezza è di circa 20q/ha di pollina in pre semina.

Varietà utilizzate

Frumento Tenero – Bolero; Frumento Duro – Duilio; Orzo – Arda; Mais – Marano; Favino – Vesuvio o Ecotipo Palombino; Lenticchia – Ecotipo Castelluccio; Girasole – Gloriasol; Cece – Pascià.

Controllo delle infestanti

Per tutti i cereali a paglia oltre la falsa semina e l’attenzione ad un investimento efficiente, è importante il passaggio con erpice strigliatore. Questo svolge due funzioni, la prima di stimolo all’accestimento, la seconda di controllo delle infestanti. Inoltre in caso di somministrazione di fertilizzanti di copertura, garantisce l’interramento dei pellets. Per il controllo delle infestanti l’intervento va fatto quando esiste una differenza di stadio fisiologico tra coltura e infestante., quindi dall’inizio accestimento fino ad inizio levata a seconda del tipo di essenze presenti.

Per le colture primaverili estive la sarchiatura diventa strategica non solo per il controllo delle infestanti ma anche per l’ossigenazione del terreno e la mineralizzazione della sostanza organica. Per questo la sarchiatura va fatta anche in caso di irrilevante presenza di infestanti con il massimo anticipo, proprio in funzione fertilizzante

Bilancio umico

Con rese medie di 18/20 q/ha per il Favino; 35/40 q/ha per i cereali e di 12/15 q/ha per la lenticchia ed il completo interramento di tutti i residui, si ottiene un attivo di bilancio che in presenza di sovescio e di colture come il Mais o il Girasole, diventa significativo.

Unità 25

Foraggere

Problemi e motivazioni

Nell’azienda ecologica la gestione delle colture foraggiere assume fondamentale importanza ai fini di una corretta conduzione di tutto l’allevamento biologico.

Dovendo rinunciare agli input chimici, ogni fase della coltivazione deve essere eseguita con estrema cura ed attenzione, in quanto ognuna di queste contribuisce al risultato finale delle produzione foraggiere, sia in termini quantitativi che qualitativi.


Obiettivi

Acquisire le principali conoscenze necessarie per gestire in modo ecologicamente ed economicamente sostenibile le colture foraggiere nell’ambito di un’azienda biologica.


Contenuti

Le leguminose foraggere

Le leguminose foraggere hanno il duplice obiettivo di fornire alimenti per gli animali e migliorare le caratteristiche dei terreni. Sono gli impianti monofiti che apportano i migliori benefici ai terreni, mentre quelli polifiti (miscugli di leguminose e graminacee) conferiscono maggiore stabilità alle strutture prative, migliore produzioni, elevati valori nutrizionali dei foraggi.

Avvicendamenti: sono colture rinnovatrici e miglioratrici la fertilità dei terreni. Si inseriscono facilmente nella rotazione precedendo ottimamente qualsiasi coltura non leguminosa e seguendo la coltivazione delle specie cosiddette sfruttanti.


Preparazione del letto di semina: a fine estate si lavora il terreno eseguendo un’aratura a 25-30 cm, seguita dai necessari interventi di affinamento con erpici a denti elastici. In base alle condizioni del terreno è possibile prevedere, in precedenza o contemporaneamente all’aratura, una ripuntatura (terreni compattati) o sostituire l'aratura con interventi discissori a 25-40 cm di profondità.


Integrazione della fertilità: l’azoto se lo procurano da sole, mediante la simbiosi radicale con i rizobi. Se consociate con graminacee, un’eccessiva disponibilità di azoto nelle fasi colturali iniziali, può causare il sopravvento del cereale sulla leguminosa. Essendo molto avide sia in potassio che fosforo, bisogna valutare ed integrare eventualmente il contenuto del terreno in questi elementi.



Semina: la semina avviene dopo le prime piogge autunnali. L’anticipo a settembre, in presenza di disponibilità idriche, permette di migliorare la produzione di biomassa autunnale e la resistenza al freddo degli impianti negli ambienti con maggiori rigori invernali. La semina è generalmente effettuata a spaglio.


Pascolo: per le leguminose con capacità di ricaccio, gli impianti possono essere utilizzati per il pascolamento durante il periodo invernale, quando la vegetazione si trova nello stadio vegetativo di rosetta fogliare (prima decade di febbraio). Il pascolamento deve obbligatoriamente interrompersi prima dell’inizio della fase fenologica di levata per non ridurre la capacità di ricaccio della specie.


Sfalcio: l’epoca dello sfalcio condiziona la qualità della biomassa prodotta e la persistenza della coltura. Il taglio durante lo stadio di bottone fiorale garantisce il massimo valore nutrizionale. Quello durante la fioritura agevola il ricaccio ed il mantenimento della struttura prativa, nel caso di impiego di specie resistenti al taglio.


Rottura dell’impianto foraggero
: aspettando la fine dell’estate e le prime piogge autunnali, operando la rottura con terreno in tempera, sono massimi i benefici derivanti dalla coltivazione delle leguminose.



I Cereali foraggeri

Ai cereali autunno-vernini appartengono specie competitive, dotate di elevata capacità di adattamento a differenti situazioni pedo-climatiche, anche in presenza di forti fattori limitanti. Queste proprietà sono conferite in gran parte dall'apparato radicale e dalla capacità di accestire.

Tali caratteristiche, unite ad una bassa suscettibilità alle malattie, semplificano la coltivazione e la diffusione dei cereali autunno-vernini nei sistemi di produzione biologica.

Ruolo nell'azienda biologica

- occupano la superficie dei suoli durante il periodo delle piogge, contenendo sia i fenomeni di erosione superficiale che di lisciviazione dei nutrienti

- forniscono alimenti per il bestiame e per l'uomo, aumentando il grado di autonomia aziendale

- producono residui colturali utili per la produzione di humus poiché caratterizzati da un elevato rapporto C/N

La coltivazione biologica

OrganicMed, Leonardo Da Vinci Programme 2000-2006