Introduzione e principi
Unità 26
Introduzione e principi
In quale modo è possibile modificare l’agroecosistema frutteto per renderlo più adatto ai metodi di coltivazione biologica?
Come va rivista la fertilizzazione in un frutteto biologico?
Come va rivista la gestione del suolo in un frutteto biologico?
Quali sono i principi generali per il controllo dei fitofagi e dei microrganismi patogeni?
Problemi e motivazioni
Comprendere l’evoluzione di un agroecosistema nel passaggio da tradizionale a biologico e conoscere gli accorgimenti da adottare per migliorare l’agroecosistema frutteto nel passaggio da tecniche tradizionali a tecniche biologiche.
Comprendere l’importanza degli elementi del paesaggio agrario per l’agroecosistema
Individuare alcune possibili realizzazioni da inserire all’interno del frutteto
Comprendere come la gestione del suolo può contribuire a modificare positivamente l’agroecosistema
Obiettivi
Individuare i principali criteri da seguire nella realizzazione di nuovi impianti
Essere in grado di effettuare una fertilizzazione razionale.
Acquisire la conoscenza di nuovi metodi per la gestione del suolo.
Conoscere le principali tecniche biologiche per il controllo dei parassiti.
Capire la importanza del monitoraggio fitosanitario delle colture
Imparare ad utilizzare alcune precauzioni nell’impiego di prodotti ammessi
Conoscere la tecnica della confusione sessuale
Conoscere l’importanza della regolazione e della manutenzione delle macchine utilizzate per i trattamenti
Contenuti
Per ottenere una maggiore diversificazione ambientale l’agricoltore biologico può adottare alcuni accorgimenti.
Le siepi offrono rifugio a insetti e fauna utili e indifferente, possono essere sfruttate come luogo di nidificazione da diversi uccelli insettivori e costituiscono una valida barriera alla deriva di fitofarmaci tradizionali.
Per la costituzione delle siepi vanno evitate quelle specie che ospitano patogeni delle piante coltivate. Anche le piante isolate rappresentano un importante sito di nidificazione per molti uccelli e insetti
La presenza di uccelli insettivori nel frutteto può essere incrementata anche installando appositi nidi artificiali. E’ importante lasciare a disposizione degli uccelli anche sufficienti riserve di acqua al fine di evitare danni sulla frutta coltivata.
Muretti a secco e mucchi di pietre possono ospitare la donnola, il riccio e il rospo. Recipienti pieni di paglia costituiscono un ottimo rifugio invernale per i crisopidi e un nido artificiale per i bombi.
L’inerbimento permette l’incremento e il mantenimento di popolazioni di insetti utili all’interno del frutteto. Bisogna effettuare lo sfalcio a file alterne per garantire un ricovero costante all’entomofauna.
Nel caso di nuovi impianti sono da preferire frutteti plurivarietali che offrono una resistenza diversificata alle avversità.
E’ importante scegliere sesti di impianto non troppo fitti.
La scelta di varietà resistenti o tolleranti alle malattie più diffuse è ovviamente una opportunità da non perdere.
Forme di potatura “aperte” garantiscono una buona circolazione dell’aria creando un microclima sfavorevole allo sviluppo di patogeni.
Le asportazioni di un frutteto gestito razionalmente non sono molto elevate, in caso di inerbimento degli interfilari è possibile un aumento della disponibilità di alcuni nutrienti.
Più delle quantità di nutrienti da fornire alla coltura è quindi rilevante il momento di distribuzione. Nelle prime fasi vegetative le piante da frutto dipendono esclusivamente dalle riserve accumulate nell’anno precedente. Le fertilizzazioni vanno eseguite nel periodo di accumulo delle riserve.
Eccessi di concimazione azotata e potassica determinano una maggiore suscettibilità alle malattie crittogamiche ed agli attacchi degli insetti con apparato boccale pungente-succhiante.
Quando l’acqua non è un fattore limitante, la soluzione migliore è l’inerbimento permanente dell’interfilare. Gli effetti positivi di questa pratica sono:
conservazione e aumento della fertilità del suolo effetto favorevole della rizosfera sulle caratteristiche fisiche del suolo e sulle attività delle biomasse microbiche.
aumento della biodiversità aziendale
aumento dell’entomofauna utile,
contenimento dei fenomeni erosivi.
contenimento del rigoglio vegetativo
minori costi di gestione
aumento della capacità portante del suolo.
Per massimizzare questi effetti è utile procedere alla semina di miscugli di specie erbacee scelte in base alla loro longevità, alla resistenza alla copertura dovuta agli sfalci ed al calpestamento, alla competitività con la flora spontanea.
E’ opportuno mantenere i filari liberi dalla vegetazione mediante lavorazioni meccaniche con macchine adatte alla lavorazione sottochioma oppure con sfalci frequenti della vegetazione spontanea presente sul filare stesso.
Si rende necessario un costante monitoraggio di quanto accade nel frutteto dal punto di vista fitosanitario attraverso campionamenti e osservazioni in campo. Grande attenzione deve essere riservata anche ai bollettini agrometeoroligici.
Il volo di alcune specie di fitofagi può e deve essere seguito utilizzando trappole a feromoni, cromotropiche o alimentari.
Il monitoraggio consente di posizionare in maniera corretta i trattamenti per la difesa diretta.
Alcuni insetticidi vegetali impiegati in agricoltura biologica (piretro e rotenone) sono a largo spettro di azione e colpiscono anche la entomofauna utile. Nel frutteto biologico possono essere impiegati senza particolari controindicazioni solo fino all’inizio della primavera, quando la presenza di utili è molto bassa. Negli altri casi è opportuno utilizzarli con cautela.
La confusione sessuale consiste nel saturare l’ambiente di feromoni “confondendo” gli insetti che non sono più in grado di localizzare le femmine e riprodursi. Il metodo dà buoni risultati quando gli appezzamenti da trattare hanno forma regolare, sono di dimensioni superiori ai 3 ha e nell’anno precedente la popolazione del fitofago era bassa.
I principi attivi utilizzabili in agricoltura biologica agiscono prevalentemente o unicamente per contatto. E’ necessario che tutte le parti della pianta che devono essere protette, vengano raggiunte e ricoperte in maniera uniforme. A questo scopo è necessario provvedere a regolari manutenzioni e tarature delle macchine distributrici, che devono essere effettuate presso centri specializzati.
Bibliografia
AA.VV., Manuale di frutticoltura e viticoltura biologica 2000. Stampa in proprio. Centro Sperimentale Laimburg. 2000
AA.VV., Frutticoltura e orticoltura biologica. Schede tecniche. Regione Emilia Romagna
O.Schmid, F. Strasser, R. Gilomen, E. Meili, J. Wollesen, Agricoltura biologica. Edagricole 1994
S.Carrà, La fertilizzazione organica di orticole,frutteti e vigneti. Terra e Vita 36/1992
FOTOGRAFIE

Foto 1: Elementi naturali in ambiente rurale/agricolo


Foto 3: L’importanza degli alberi nella tutela del paesaggio agricolo
Unità 27
Olivo
Problemi e motivazioni
Quali varietà sono più adatte per l’agricoltura biologica?
Quali strategie devono essere adottate per ottenere un efficiente controllo dei parassiti delle piante?
Quali strategie devono essere adottate per ottenere un efficiente fertilizzazione degli ulivi?
Quali sono i principali parassiti e le malattie che riguardano gli olivi? Quali sono le loro caratteristiche biologiche e quali condizioni climatiche essi richiedono?
Obiettivi
Fornire le conoscenze necessarie per la selezione delle varietà più adatte per le esigenze specifiche dell’agricoltura biologica.
Formare l’operatore sui punti chiave del metodo biologico per la protezione dagli insetti dannosi, rendendolo capace di applicarli autonomamente.
Formare l’operatore sui punti chiave del metodo biologico, rendendolo capace di applicarli autonomamente.
Formare l’operatore sui cicli biologici e sull’ambiente richiesto dai principali parassiti e malattie, rendendolo preparato a controllarli meglio.
Contenuti
Quali varietà sono più adatte per l’agricoltura biologica?
Nella selezione delle varietà, devono essere fatte alcune considerazioni, primo, le richieste del mercato e poi i seguenti elementi: la localizzazione dell’azienda e le sue condizioni climatiche e di suolo, le varietà non fertili, la precocità, la fioritura e l’epoca del raccolto, la possibilità di conservazione dopo il raccolto.
Nell’agricoltura biologica, un altro criterio fondamentale è la resistenza alle patologie ed ai parassiti delle piante. L’uso di varietà robuste e resistenti permette di limitare il numero di trattamenti per il controllo dei parassiti e delle malattie.
La Toscana, nel centro Italia, è solitamente ricordata nel mondo come il re culinario della produzione di olio d’oliva. La maggior parte dei migliori oli d’oliva al mondo è prodotto e imbottigliato nel nord Italia. Di conseguenza molti produttori hanno importato le varietà rinomante per il loro sapore in Toscana in regioni con un clima simile.
Queste varietà includono: Frantoio, Leccino, Pendolio, Maurino, Moraiolo e Taggiasca. Questi sono piantati più o meno a 5 o 6 metri l’uno dall’altro e con una forma a vaso. Questi oliveti sono giovani e non hanno ancora un buon livello di produzione.
Un olio molto buono è stato prodotto dal duplice esempio Mission e dalle varietà attentamente lavorate del Marzanillo e del Sevillano. Le ultime due sono olive da tavola a grandi frutti che possono produrre solo 45-60 litri di olio per ogni tonnellata di frutto, mentre le varietà Mission e quelle italiane possono produrre da 160 a 200 litri per tonnellata.
Gli olivi possono sopravvivere in luoghi molto poveri con suoli poco profondi, ma cresceranno molto lentamente e produrranno poco. I suoli profondi tendono a produrre alberi eccessivamente vigorosi, anche con una produttività bassa. Il luogo ideale per la produzione dell’olio d’oliva è un suolo argilloso con un buon drenaggio superficiale e interno. L’irrigazione è necessaria per produrre quantità da raccolta e per premettere una capacità di produzione alternata.
Il luogo non deve essere sottoposto ai geli invernali perchè il maggiore danneggiamento del legno avviene a temperature sotto gli 0°C. Anche la stagione di crescita deve essere abbastanza calda da permettere che i frutti maturino prima dei geli della luce autunnale (normalmente all’inizio di novembre) per evitare il possibile danno alla qualità del frutto e dell’olio.
Quali strategie devono essere adottate per ottenere un efficiente controllo dei parassiti delle piante?
Un accurato monitoraggio delle popolazioni di insetti attraverso una osservazione diretta, (Mcphail) e le trappole al feromone è fondamentale per stabilire le effettive necessità e tempi di intervento.
Quali strategie devono essere adottate per ottenere un efficiente fertilizzazione degli ulivi?
A Creta, Grecia, con la varietà “Koroneiki”
Le condizioni del suolo – Nutrizione. La fertilizzazione con le sostanze organiche è fatta per apportare al suolo i nutrienti richiesti e perché ha lo stesso effetto positivo sul suolo delle colture di copertura.
Tempi. L’apporto di sostanza organica alla produzione delle olive è fatta prima che le prime piante della concimazione verde siano seminate nel autunno a Creta.
Tecniche. In terreni con un sistema di coltivazione ad alta densità (200-300 piante per ha), le sostanze organiche vengono distribuite intorno agli alberi di olive e coprono circa l’intera superficie del terreno. In un tradizionale sistema a bassa densità, le sostanze sono distribuite intorno agli alberi, in un cerchio che copre due volte l’ombra della chioma dell’albero. La sostanza organica è incorporata nel suolo con una zappatrice e allo stesso tempo le colture di copertura sono seminate come concime verde. Se necessario (in accordo con il suolo e i risultati delle analisi delle foglie) possono essere usate le sostanze minerali naturali previste dal regolamento.
Necessità dei micronutrienti.
L’albero di olivo non è una coltura richiesta, nonostante gli esperimenti abbiano indicato che gli alberi di olive rispondono estremamente bene alla fertilizzazione da azoto, potassio e fosforo.La risorsa centrale di micronutrienti fertilizzanti viene dall’unione del concime ovino, che è un metodo molto comune nel sostituire i nutrienti. Un altro metodo include la produzione di compost e la coltivazione di leguminose.
La preparazione del suolo
Alla fine di gennaio, dopo la raccolta, il compost viene aggiunto al suolo. Esso consiste nelle foglie delle olive pressate (80%), che sono integrate dalle olive locali frantumate e dal concime ovino (20%). In seguito, è necessaria l’aratura del suolo con l’aiuto della zappatrice. Allo stesso tempo, le erbe infestanti sono rimosse a mano in prossimità dei tronchi degli olivi. Se la quantità di pioggia è alta, è necessaria una ulteriore aratura nei mesi di aprile –maggio. Ad Aprile-Maggio, è necessaria la pulizia delle malerbe e della vegetazione periferica.
Strumenti meccanici usati.
Lo strumento meccanico principalmente usato è la zappatrice.
Quali sono i principali parassiti e le malattie che riguardano gli olivi? Quali sono le loro caratteristiche biologiche e quali condizioni climatiche essi richiedono?
La mosca dell’olivo, bactrocera oleae, è il parassita più importante negli alberi di olivo. Essa può produrre 3-4 generazioni all’anno. Supera l’inverno come adulto in un albero di olive. Negli uliveti biologici essa può essere monitorata attraverso le trappole Mcphail da giugno ad ottobre. Normalmente in Grecia e in Italia è ben controllata con una cattura intensiva e/o un esca sparsa con il rotenone.
La farfalla dell’olivo, Prays oleae. Ha una generazione all’anno. La prima generazione, antofaga si sviluppa sulle inflorescenze, danneggiando i fiori. La seconda carpofaga depone le uova nei frutti appena formati e, attraverso il mesocarpo, nell’endosperma cova le larve che lo distruggono. I frutti infestati cadono al suolo. La terza generazione dei fillofagi depone le uova sulle foglie e le larve covate costruiscono gallerie nella foglia in cui superano l’inverno. Essa può essere monitorata dalle trappole al feromone da Maggio a Luglio. Il bacillus turingensis normalmente contrasta la generazione del fiore.
Sassetia olea. Normalmente non è un problema delle olive biologiche. Se dovesse essere un problema è raccomandato il campionamento delle talee e delle foglie da giugno a ottobre e una registrazione degli stadi della vita degli insetti. La corretta applicazione delle pratiche colturali e della conservazione dei nemici naturali può fornire un controllo sufficiente del Saissetia oleae.
Patologie
Verticillium dahliae. Negli uliveti è necessario fare una osservazione visuale dei ramoscelli infettati e dell’albero intero durante tutto l’anno, in particolare in autunno e dettagliati esami di laboratorio dei ramoscelli per individuare le infestazioni.
Misure usate prima dell’istallazione dell’uliveto:uso di piante sane
Nelle aree in cui Verticillium è una malattia endemica si devono usare varietà di olive resistenti.
Vietare di coltivare olivi in zone in cui l’ospite del Verticillium come le patate, i pomodori, le zucchine, sono stati precedentemente coltivati.
Misure usate dopo l’istallazione degli oliveti biologici:
Impedire frequenti e profonde coltivazioni o altre misure culturali che possano causare danni alle radici e rendono più facili le infezioni dei patogeni dell’albero delle olive
Impedire colture miste con piante sensibili al verticilium
Impedire di irrigare attraverso i canali di irrigazione che possono favorire il trasferimento del virus da un albero all’altro.
Abbattere e distruggere ogni pianta di olivo che mostra reali infestazioni e disinfettare il suolo.
Rimuovere i rami secchi, malati.
spilocacea oleagina (cast.) (Cycloconium oleaginum) Controllare le foglie e registrare quelle infestate tra Settembre e Dicembre. Negli uliveti biologici il Cycloconium può essere controllato limitando le sue attività attraverso l’apporto intensivo di sole e luce, così come una appropriata potatura, una gestione equilibrata dell’irrigazione e dell’azoto. Rimuovere le foglie infettate appena si notano per evitare l’allargamento delle macchie della foglia. In caso di numerosi attacchi, si devono prendere ulteriori misure di controllo, compreso l’utilizzo delle miscele con la poltiglia bordolese.
Gloeosporium olivarum. Controllare i frutti e le foglie, e registrare quelle infette tra Settembre e Dicembre. Negli oliveti biologici il Gloeosporium può essere controllato rimuovendo i frutti infestati con appropriate pratiche colturali. In caso di numerosi attacchi, si devono prendere ulteriori misure di controllo, compreso l’utilizzo delle miscele con la poltiglia bordolese tra Ottobre e Novembre.
Infestanti
Alcune delle infestanti che si trovano spesso negli uliveti Mediterranei sono are Cynodon dactylon, Convolvulus arvensis, Sorgum halepense, Xanthium strunarium, Sinapis arvensis, S alba. Essi possono essere controllati sia meccanicamente che atraverso le colture di copertura, come le leguminose, le graminacee o altre piante.
Molti costi di produzione sono necessari per raggiungere una produzione economica tra 2 e 6 tonnellate per ettaro all’anno.
Una potatura regolare dovrebbe essere realizzata per ridurre la crescita alternata degli alberi, per incoraggiare la produzione sulla cima degli alberi, e per produrre una crescita abbastanza rapida di fiori e frutti per l’anno successivo. Gli olivi hanno una crescita più rapida dell’anno precedente, ed eliminano un eccessivo carico di frutti.
La raccolta è una delle operazioni più costose in un oliveto. La migliore qualità dell’olio deriva dai frutti raccolti a mano, che costano 200 $ per tonnellata. Molti agricoltori provano a scuotere, raccogliere, o far cadere le olive dagli alberi in reti o tarps per ridurre i costi di raccolta.
Per produrre un valido olio extra vergine, una grande quantità di olive viene schiacciata in macine che tradizionalmente sono a pietra, ma che adesso più frequentemente sono meccaniche . La pasta che ne deriva passa alla gramolatrice che favorisce l’avvio della separazione della materia grassa, quindi si passa alla pressione vera e propria che può avvenire o meccanicamente con l’uso di fiscoli che vengono ricoperti della pastra e poi sovrappostti fino ad avere una colonna su cui viene esercitata la pressione per l’estrazione vera e propria dell’olio; oppure la separazione centrifuga grazie ai decanter che con la forza centrifuga separao la fase grassa da quella acquosa Una alternativa è la macchina che selettivamente rimuove l’olio dalla pasta senza pressare. Il succo di oliva che contiene sia acqua che olio è allora separato in una centrifuga che infine produce il “liquido d’oro”.
Per avere un profitto dopo tutto questo, l’olio è imbottigliato in contenitori decorati e ben etichettati di varie dimensioni. Questi sono venduti in Italia, Europa e specialmente nei preziosi stabilimenti negli Stati Uniti e servito nei ristoranti a tre e quattro stelle.
In Toscana numerosi agricoltori stanno piantando e producendo in particolare olio di oliva da vendere nei mercati di alta gamma. Stanno cercando di conquistare questa produzione con lo stesso spirito che ha reso popolari i vini pregiati, i formaggi di capra, le insalate miste ed i pomodori secchi sott’olio. L’olio d’oliva, come le altre specialità gastronomiche, non è nulla di realmente nuovo.
Oggi certamente esiste un mercato per l’olio d’oliva. L’interesse per gli aspetti salutari dell’olio d’oliva si sta espandendo e la domanda cresce ogni anno. La maggior parte dell’olio d’importazione,come la maggior parte dell’olio toscano, è a buon mercato ed è stato rifinitp con il calore ed i solventi.
Bibliografia:
Kabourakis E, (1999). Code of Practices for Ecological Olive production Systems in Crete. Olivae / No. 77. June 1999
Sfakiotakis, E. (1993). Courses on olive growing. Typo MAN. Thessaloniki. Greece (in Greek).
Psilakis N. & Psilakis E., (2001). Psilaki farm; organic olive growing. DIO, magazine for organic agriculture. ISSN 1108 – 2380, 17, January, February, March 2001.
DIO, magazine for organic agriculture. ‘…for organic olive growing’. ISSN 1108 – 2380, 17, January, February, March 2001
Genitsariotis M, Stougkioti O., Tsarouhas B., & Xloomis G., (1996). The olive grove agrosystem and alternative methods for integrated pest management. BSc Diploma Dissertation. Aristotle University of Thessaloniki, Department of Agriculture. Laboratory of Horticulture.

Foto 1: Bactocera (Dacus) oleae infezione sulle olive.

Foto 2b:Prays oleae
Foto 2a: Prays oleae (adulto, bruco, infezione sulle foglie)

Foto 3: Trappola Mcphail per la mosca dell’olivo (Bactocera oleae)

Foto 4: Pheromone traps
Unità 28
Agrumi
Problemi/motivazioni
Quali varietà si adattano meglio ai metodi di coltivazione biologica?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei fitofagi?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei microrganismi patogeni?
Quali sono le principali avversità degli agrumi e quali esigenze climatiche e caratteristiche biologiche possiedono?
Obiettivi
Fornire le conoscenze necessarie alla scelta della specie e delle varietà più idonee in considerazione delle esigenze specifiche dell’agricoltura biologica
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche per la difesa dagli insetti molesti, consentendogli di applicarli autonomamente.
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche, consentendogli di applicarli autonomamente.
Far conoscere all’operatore i cicli biologici e le esigenze ambientali delle principali
avversità, consentendogli una miglior gestione della lotta
Contenuti
Non esiste un’unica risposta varietale in grado di soddisfare le diverse esigenze degli agrumicoltori, poiché le condizioni pedoclimatiche sono numerose e variegate, così come numerosi sono i fattori economici ed agronomici che influiscono sulla scelta finale della varietà; basti pensare alle caratteristiche intrinseche dell’agrume, ai mercati sui quali collocare il prodotto, alle strategie mercantili e al calendario di commercializzazione.
Bisogna prestare attenzione alla scelta del portainnesto, in quanto la diffusione del virus della tristeza mette in pericolo la presenza dell’ agrumicoltura in quelle aree dove viene utilizzato il Citrus aurantium L.; tolleranza e resistenza mostrano invece i portainnesti Citrange (Troyer e Carrizo), e il Poncirus trifoliata Raf.
In agrumicoltura la difesa può essere realizzata attraverso processi graduali di conversione che abbiano come obiettivo l’esclusione delle molecole di sintesi, avendo ben chiaro che l’agrecosistema agrumeto è uno dei più sensibili all’uso dei prodotti chimici, soprattutto se non selettivi.
La biocenosi di un agrumeto, se non alterata, è estremamente complessa e ai fitofagi nostri “nemici” sono vincolate molte specie predatrici e parassite. Gli entomologi cha hanno messo il naso negli agrumeti sono riusciti ad identificare circa 200 specie fitofaghe ma, di queste, sono meno di una decina quelle che possono dare problemi. Gli entomofagi e, seppur in misura minore, gli entomopatogeni, fanno un buon lavoro di contenimento; le loro specie sono assai più numerose di quelle fitofaghe e, se non compromesse da trattamenti sconsiderati, rimangono uno dei principali fattori di regolazione biologica.
Mezzi agronomici
Anche i mezzi di difesa agronomici possono sortire ottimi effetti nel controllo dei parassiti animali e vegetali.
Terreno: l’esposizione e il tipo di terreno non sono ininfluenti. Gli agrumeti esposti ai venti, per esempio, sono evitati dagli afidi. I terreni argillosi soggetti a ristagno predispongono le piante a marciumi radicali e del colletto.
Lavorazioni: l’esecuzione delle lavorazioni per il controllo delle infestanti mediante opportune macchine (es. trinciasarmenti) offre la possibilità di lasciare biomassa erbacea che favorisce l’attività delle api ed ospita entomofagi utili. L’uso delle frese è da evitare o ridurre alla sola prima lavorazione primaverile: questi attrezzi provocano la formazione di una suola di lavorazione che, soprattutto in terreni argillosi, accentua i ristagni idrici favorendo lo siluppo di fitopatie delle radici e del colletto. e la flora spontanea ha portamento prostrato e sfugge allo sfalcio si alterneranno lavorazioni profonde con lavorazioni superficiali in modo da inibirne lo sviluppo. Nel caso di rizomatose si osserva che se i rizomi sono interrati a 15 cm o più si può ridurre la loro attività.
Fertilizzazioni: fertilizzazioni equilibrate, senza eccessi di azoto, danno come risultato piante più sane e resistenti. Gli eccessi favoriscono le infestazioni di afidi.
Irrigazioni: gli eccessi idrici hanno lo stesso effetto delle forti concimazioni azotate e causano, inoltre, squilibri nutrizionali che rendono le piante meno resistenti ai parassiti.
Sovesci: le cover crops possono ospitare microfauna utile in gran copia, ma soltanto un numero ridotto di insetti dannosi. Emblematico risulta il comportamento di Coccinella septempunctata di cui è stato studiato il ciclo sull’Etna (Sicilia). In primavera, dopo aver svernato sul vulcano ad alte quote, la coccinella ritorna in pianura dove si nutre sulla flora erbacea spontanea (acetosella e amaranto), oppure si insedia sulle cover crops come il favino. Da qui gli adulti più mobili passano sugli agrumi predando numerosi fitofagi, in particolare afidi. e colture da sovescio possono inibire lo sviluppo delle infestanti per ombreggiamento e “soffocamento”. Si stanno conducendo prove con trifoglio sotterraneo per valutare la sua competitività nei confronti delle infestanti. Alcune cover crops (segale, senape bianca, veccia, meliloto) hanno un effetto “allelopatico”, cioè contengono delle sostanze che ostacolano lo sviluppo di altre erbe. Alcune ricerche hanno dimostrato che tale effetto può durare circa 30 giorni.
Potatura: nella prevenzione del mal secco del limone risulta fondamentale la potatura delle parti infette, e la loro bruciatura, prima della stagione delle piogge.
Siepi: le siepi costituiscono delle nicchie ecologiche importanti per gli organismi utili. In esse, infatti, questi possono trovare fonti di cibo alternativo nei periodi in cui sulle colture non ci sono parassiti (es. afidi). Anche le specie utili che hanno un regime alimentare glicifago/pollinifago nello stadio adulto (ditteri, sirfidi) possono qui trovare fonte di sostentamento. Lo stesso dicasi per l’avifauna insettivora che nelle siepi trova, accanto ad abbondante cibo, rifugio e ambiente adatto per la riproduzione. Un uccello insettivoro, in un anno, può mangiare una quantità di insetti pari a cento volte il proprio peso. A mo’ d’esempio citiamo la cinciallegra, specie stanziale che nidifica a partire da aprile, la quale preferisce le larve dei lepidotteri e gli emitteri, in particolre gli afidi, che ricerca attivamente esplorando con cura la vegetazione. Non va, infine, sottaciuto l’effetto frangivento delle cortine vegetali che riducono l’effetto dei venti forti e contengono gli abbassamenti termici contribuendo così, fra l’altro, alla difesa dal malsecco.
Mezzi meccanici
L’applicazione di fasce o di anelli di colla alla base del tronco risulta un ottimo metodo diretto di lotta contro le formiche che risalgono i tronchi. E’ ottimo anche come metodo indiretto nei confronti di quei fitofagi, come il cotonello e gli afidi, che vengono protetti dalle formiche contro gli antagonisti naturali.
La medesima pratica impedisce la risalita dal terreno degli adulti di oziorinco (Otiorhynchus cribricollis).
Le patologie in agrumicoltura non hanno la stessa rilevanza che per altre specie arboree. Infatti le specie agrumicole possono essere affette principalmente da due funghi patogeni, che possono arrecare danni; Phytophthora citrophthora, Marciume del colletto, e Deuterophoma tracheiphila, Mal secco, che colpisce soprattutto il limone. Esistono varietà, cloni e portainnesti caratterizzati da tolleranza o resistenza ai suddetti patogeni.
Per le strategie da adottare vedi tabella. Marciume del colletto
Gli agenti eziologici del Marciume del colletto superano i periodi sfavorevoli come oospore e\o clamidospore. Le diverse specie di Phytophthora sono comunque in grado di adattarsi a diverse temperature e a condurre una vita, se pur per periodi limitati, saprofitaria nel terreno. La diffusione della malattia è operata dagli zoosporangi che liberano le zoospore; la diffusione di queste avviene tramite schizzi di acqua. L'infezione é per tanto favorita dalle piogge ed è più frequente nei terreni argillosi, umidi e mal drenati.
E' particolarmente pericolosa nel caso di piante innestate su portainnesti non resistenti. La malattia si manifesta tipicamente nella zona del colletto, con l'emissione di gomma dalla corteccia. La scorza, imbrunisce, necrotizza ed appare depressa e fessurata; la parte sotterranea è soggetta a marciume umido. Il legno sottostante inscurisce ma non viene infettata. L'alterazione può interessare anche le radici; a volte può interessare tutta la circonferenza e parte del fusto. Le foglie ingialliscono a livello delle nervature, subiscono un'appassimento ed un successivo avvizzimento, ed i rami, in seguito, disseccano. In certe situazioni possono essere colpiti anche i frutti, le foglie e le parti più basse della chioma. I frutti colpiti imbruniscono ed emanano un particolare odore di rancido; Successivamente marciscono e sulle superfici compare un feltro miceliare biancastro. L'alterazione, quando avviene a carico dei frutti viene indicata come Marciume bruno o Allupatura e si può manifestare anche dopo la raccolta provocando ingenti perdite di prodotto.
La lotta è soprattutto di tipo agronomico preventivo. La lotta agronomica tende a prevenire ed evitare le condizioni che favoriscono lo sviluppo e la diffusione della malattia. Per tanto essa consiste:
nell'uso di portainnesti resistenti;
nella messa a dimora delle giovani piante a profondità non elevate;
nell'evitare irrigazioni per aspersione e favorire il drenaggio;
nel favorire l'inerbimento degli interfilari allo scopo di ridurre la diffusione del patogeno;
nella scelta dei terreni di impianto (evitando terreni troppo compatti e tendenzialmente asfittici).
La lotta chimica effettuata in presenza di infezioni può essere eseguita in due modalità: eliminare la corteccia infetta e proteggere la ferita con prodotti a base di sali rameici neutri. Questi prodotti possono essere distribuiti anche al terreno mediante irrorazione. Le piante gravemente o completamente compromesse devono essere immediatamente eliminate estirpandone anche le radici; il terreno deve essere disinfettato.
Mal secco
Il Mal secco viene diffuso da diversi elementi di moltiplicazione agamica. La differenziazione è favorita da umidità elevata e da temperature di 14 - 25°C. Il micelio differenzia in particolare:
picnoconidi (prodotti da picnidi);
macroconidi (prodotti da particolari ife fertili).
Gli elementi infettanti sono trasportati dal vento. Arrivati sull'ospite determinano l'infezione primaria che si verifica tra ottobre - novembre e prosegue fino a gennaio - febbraio. Il patogeno, all'interno dell'ospite si localizza nei vasi del legno; l'infezione si propaga mediante elementi di moltiplicazione agamica del micelio, detti Talloconidi diffusi con la corrente linfatica.
E' una delle più gravi malattie degli agrumi, in modo particolare del limone. I sintomi si evidenziano maggiormente verso la fine del periodo invernale ed in primavera. La malattia può avere un decorso lento, quando colpisce la chioma. L'infezione si manifesta con un'ingiallimento delle foglie e con la loro successiva caduta; in seguito si ha il disseccamento dei rami. La sezione dei rami colpiti rivela una caratteristica colorazione giallo-aranciata fino a diventare rossastra e con il tempo diviene nerastra. Le piante colpite reagiscono producendo nuove foglie, tuttavia sopravvivono solo per alcuni anni. In caso di decorso rapido, quando colpisce le radici, l'infezione è molto più grave; la malattia, in questo caso, porta alla morte la pianta in pochi giorni (Mal fulminante). L'infezione delle radici comporta un rapido avvizzimento e disseccamento di tutta la chioma.
La lotta agronomica consiste essenzialmente nel cercare di ridurre la possibilità di infezione. Le pratiche agronomiche consistono:
limitare o evitare le ferite;
uso di cultivar resistenti;
posticipazione delle lavorazioni al terreno;
posticipazione dei trapianti a fine inverno;
eliminazione della vegetazione infetta con il fuoco.
La lotta chimica consiste essenzialmente in irrorazioni che devono essere effettuate in autunno-inverno con cadenze mensili. I prodotti da utilizzare sono: sali di Rame, Ossicloruri, Idrossidi di Rame e Poltiglia Bordolese al 1%;
Le avversità chiave che possono colpire gli agrumi non sono numerose. Di alcune di esse, in ragione della loro virulenza e per meglio focalizzare gli interventi di controllo, è opportuno conoscere cicli biologici ed esigenze climatiche.
Cocciniglia rossa forte degli agrumi, Aonidiella aurantii (Maskell)
Adulto: guscio della femmina circolare, del diametro di 1,8 mm, colore rosso bruno; tessuto larvale poco o per niente eccentrico, centrale o poco centrale. Il corpo della femmina, il cui colore si confonde con quello del guscio, si trasforma su se stesso. È di foma allungata tanto che la femmina che non ha ancora sviluppato l'ultimo stadio, diventa infine reniforme. Una patina ventrale biancastra completa e caratteristica, isola il corpo della femmina dal vegetale. Il guscio larvale del maschio, è ovale, più scuro di quello della femmina; misura da 0,8 a 1,2 mm; i tessuti sono eccentrici. L'adulto alato (1 paio di ali), è di colore giallastro. Larva: inizialmente mobile (giallasta, 0,2mm di lunghezza), poi si fissa. Prende allora una forma circolare e secerne il suo guscio. Specie polifaga. Possiamo osservarla in Italia sugli Agrumi, sul Mandorlo, sul Pero, sul Pruno, sul Giuggiolo (Zizyphus) sul Carrubo (Ceratonia) e sulla Rosa (Rosa). Le femmine emettono un feromone che attira i maschi, che appaiono nel pomeriggio. Anche se non vivono più di una giornata, i maschi con l'aiuto del vento possono spostarsi a una distanza di 100 m. Le femmine sono vivipari; in realtà, la schiusura delle uova ha luogo subito dopo la deposizione. In una decina di giorni la femmina da vita dalle 60 alle 150 larve. Le larve dopo una breve fase di torpore (2 o 4ore), abbandonano il guscio materno e si disperdono sull'albero os pitante installandosi di preferanza sugli steli, ma anche sulle foglie e sui frutti. In un giorno sono già tutte piazzate. Durante la stagione fredda le cocciniglie preferiscono installarsi sulla parte più soleggiata della fronda, mentre in estate sulle zone più all' ombra. In condizioni di caldo secco e uniforme la riproduzione è agevolata. In estate il calore associato ad una umidità anche leggera, provoca una considerevole mortalità delle larve nuove nate sotto il guscio materno. La muta avviene solitamente dopo 4 o 6 settimane dalla nascita.
Ciclo
E' difficile distinguere le generazioni che si sovrappongono largamente. In condizioni climatiche favorevoli, la specie presenta 4 generazioni annuali. L'inverno è passato sotto forma di individui a tutti gli stadi. Possiamo trovare femmine vivipari in attività fino alla prima decade di gennaio; ci sono larve mobili in tutto questo periodo. Le larve fisse del primo stadio, si incontrano ugualmente tutto l'anno, ad eccezione del mese di aprile; le larve del secondo stadio e le giovani femmine sono dunque presenti tutto l'anno.
Danni
La specie è dannosa per gli Agrumi. La presenza di questo individuo indebolisce l'organo colonizzato e la pianta stessa a causa delle puntura per il prelievo della linfa, provocando di fatto delle deformazioni causate dall' azione tossica della saliva. Le branche soffrono di disseccamento e screpolature corticali, le foglie ingialliscono e cadono, i frutti si trovano incrostati di cocciniglia della quale è difficile sbarazzarsi grattandola in stagioni di raccolta.
Si consiglia un monitoraggio tramite trappole con feromone specifico a partire dal mese di aprile, ai fini di valutare eventuale intervento estivo sulle neanidi di seconda generazione.
Mosca della frutta Ceratitis capitata (Wiedemann)
La Mosca Mediterranea della frutta è diffusa in tutte le regioni che hanno un clima temperato - caldo (di tipo mediterraneo) dove essa vive alle spese di frutti di numerose piante quali gli agrumi, il Pesco, il Pero, il Melo, l'Albicocco, il Fico, il Pruno, l'Actinidia, il Melocotogno, la Vite, il Cilegio (ciliegie dolci), il Melograno (Punica), la Fragola, ecc.
Adulti: le femmine grazie al loro ovopositore, depongono le loro uova a gruppi da 3 a 7, all'interno dei frutti, ad una profondità che va dai 2 ai 5 mm, circa. Molte femmine possono deporre nello stesso frutto, dove possiamo contare dunque fino a 80 uova. In condizioni ottimali, la femmina può deporre nel corso della sua vita da 500 a 600 uova.
Larve: le larve si sviluppano a spese della polpa dei frutti; gli occorrono 15 giorni a temperatura media, circa 25°C, per completare lo sviluppo. Non sopravvive ad una temperatura inferiore ai 2°C.
In generale la specie inverna nel suolo allo stato di pupa. Nel Sud Italia, un numero ridotto di adulti può anche sopravvivere su organi di piante più tardive.
Lo sviluppo della Mosca dipende fortemente dalle condizioni termiche: ottima la temperatura intorno ai 32°C, che gli permette il compimento di una generazione in 2 settimane. Nel Sud Italia lo sviluppo comincia in giugno sul Pesco e sulle Albicocche, e termina sugli Agrumi con, un totale di 6 o 7 generazioni. In Francia, questa Mosca non sopravive all'inverno nel Nord e nel Centro. La maggior parte delle infestazioni proviene da frutti importati dalle regioni più meridionali ancora e smistati senza precauzione.
I danni, di questa Mosca sono molto importanti soprattutto in estate ed in autunno. L'infeastazione è visibile sul frutto grazie ad una piccola macchia che circonda il punto di puntura, macchia che si iingrandisce successivamente. Una depressione si forma sulla parte superiore, ed in effetti si ha la putrefazione dei tessuti. Il frutto cade prematuramente. Un solo frutto punto è assolutamente invendibile.
Controllo dei parassiti nell’agrumeto
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Crittogame (parassiti vegetali) |
Strategia di difesa |
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Mal secco Deuterophoma (= Phoma) tracheiphila Petri |
Potatura e bruciatura delle parti infette; varietà resistenti; fertilizzazione con materiale organico compostato; interventi diretti con poltiglia bordolese (13 % di rame metallico) alla dose dell’1 %, o ossicloruro di rame (50 % di rame metallico) alla dose dello 0,5 %, o idrossido di rame (56 % di rame metallico) alla dose dello 0,3 – 0,5 %. |
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Marciume del colletto Phytophtora spp. |
Interventi agronomici; disinfezioni localizzate con poltiglia bordolese (6 kg di rame metallico/Hl), o ossicloruro di rame, o idrossido di rame |
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Marciume dei frutti Phytophtora spp. |
Mantenimento della flora spontanea invernale; interventi diretti sulla parte bassa della chioma con poltiglia bordolese all’1 %, o ossicloruro di rame, o idrossido di rame. |
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Marciumi radicali Phytophtora spp. e altri |
Interventi agronomici; estirpazione delle piantre infette; calcitazioni al fine di creare un pH sfavorevole al patogeno; delimitazione della zona infetta. |
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Cancri gommosi Botryosphaeria ribis Grass. et Dugg., Phomopsis citri Faw. |
Asportazione di corteccia e/o branche; pennellature con poltiglia bordolese (fino a 6 kg di rame metallico/Hl), o ossicloruro di rame, o idrossido di rame |
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Antracnosi Colletotrichum gloeosporioides (Penz. et Sacc.) |
Interventi con poltiglia bordolese, o ossicloruro di rame, o idrossido di rame. |
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Fumaggine Capnodium citri (Berk. et Desm.) |
Lotta indiretta tramite il controllo degli insetti che producono melata; interventi con prodotti rameici (poltiglia bordolese, ossicloruri, idrossido di rame); olio minerale bianco alla dose dell’1,5 – 2 % + ossicloruri di rame; polisolfuro di calcio alla dose del 6 – 7 %. |
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Batteriosi Pseudomonas syringae p.v. syringae (Van Hall.) |
Interventi agronomici, interventi diretti con poltiglia bordolese (13 % di rame metallico) all’1 %, ossicloruri e idrossido di rame. |
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Licheni |
Poltiglia bordolese |
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Muschi |
Poltiglia bordolese |
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Fitofagi (parassiti animali) |
Strategia di difesa |
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Cimicetta verde Calocoris trivialis (A. Costa) |
In caso di scarsa presenza di boccioli fiorali e con germogli colpiti oltre il 10 % s’interviene allo stadio prefiorale con rotenone allo 0,15 %, o piretro allo 0,15 %, più olio bianco minerale allo 0,2 % contro gli stadi giovanili del fitofago. Controllare la flora spontanea (ortica) presente nell’agrumeto al fine di acquisire utili indicazioni sul livello di presenza dell’insetto. Riequilibrare con potature razionali ed idonee l’entità di fioritura delle piante. Sono state rilevate percentuali di parassitizzazione del 70 % da parte di parassitoidi oofagi. |
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Fetola Asymmetrasca (= Empoasca) decedens Paoli |
Monitorare in autunno la presenza del fitofago tramite trappole gialle; gli interventi contro le cocciniglie con polisolfuro di calcio al 5 % esercitano in questa stagione un effetto repellente nei confronti del fitofago. Trattamenti con poltiglia bordolese a reazione alcalina o sulfar all’1,5 %. |
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Afidi Toxoptera aurantii (B. d. F.), Aphis gossypii Glover
Aphis spiraecola Patch |
Nel caso di nuovi impianti, o di reinnesti recenti, si interviene al superamento della soglia di danno, rispettivamente 30 % e 20 % dei germogli infestati, controllando i nuovi germogli su aree campione formate dal 5 % delle piante. E’ il più pernicioso degli afidi per i danni che può provocare, con deformazioni ed accartocciamenti fogliari che rendono meno efficaci gli eventuali trattamenti con gli insetticidi naturali consentiti in agricoltura biologica. Il controllo naturale è operato da diverse specie: Imenotteri Braconidi come Lysiphlebus testaceipes Cress. e L. fabarum (Marsh.), Coleotteri Coccinellidi (Coccinella septempunctata L., Adonia variegata Goeze, Scimnini), Crisopidi, Ditteri Sirfidi e Cecidomidi. Su giovani piante si può trattare con piretro allo 0,5 % + olio minerale bianco allo 0,5 %, oppure olio di neem allo 0,2 % + olii ultraraffinati all’1 %, oppure rotenone allo 0,15 % + olio minerale bianco allo 0,5 %. |
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Aleirodidi Dialeurodes citri (Ashm.), Aleurothrixus floccosus (Mask.), Parabemisia miricae (Kuwana) |
In caso di forte infestazione i trattamenti hanno la funzione di facilitare l’azione dell’entomofauna utile. Olio minerale bianco al 2 %, oppure olio minerale bianco al 2 % + ossicloruro di rame all’1 %, oppure sapone vegetale molle all’1 %, oppure polisolfuro di calcio al 6 %. Il controllo biologico si effettua tramite lanci degli Imenotteri Afelinidi Cales noacki Howard e Eretmocerus debachi Rose et Rosen che si sono acclimatati nei nostri ambienti. |
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Tripidi Heliothrips haemorrhoidalis (Bouché), Pezothrips kellyanus (Bagn.), Thrips spp. |
Non si eseguono trattamenti diretti perché i danni estetici sui frutti sono tollerati. Eseguire monitoraggio visivo o con trappole cromotropiche in primavera sui fiori e sui frutti allegati. |
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Tignola della zagara – Prays citri (Mill.) |
Monitoraggio tramite trappole; con catture superiori a 10 maschi/settimana e 50-70 % dei fiori infestati trattamento con Bacillus thuringiensis alla dose di 1-2 litri/Ha. Metodo agronomico: mediante anticipo interruzione secca della forzatura dei limoni verdelli. |
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Cocciniglia cotonosa solcata degli agrumi – Icerya purchasi Mask. |
Il controllo biologico si effettua tramite il coleottero Coccinellide Rodolia cardinalis (Muls.). Solo in rari casi trattamento con olio bianco al 2 %. |
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Cotonello degli agrumi Planococcus citri (Risso) |
Controllo delle formiche tramite fasce di colla per impedire la loro risalita ed evitare la diffusione del fitofago; oppure applicazione di piretro in polvere o rotenone liquido allo 0,3 % localizzati lungo il tronco fino alla sua base. Lotta biologica tramite lanci dell’Imenottero Encirtide Leptomastix dactylopii How. e del Coleottero Coccinellide Cryptolaemus montrouzieri (Muls.) in numero rispettivamente di 1500 + 500/Ha. In presenza di forti infestazioni e ammassi cerosi eseguire trattamenti a base di sapone molle di potassio con lance a forte pressione sui frutti infestati, oppure olio bianco all’1,5 %. |
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Cocciniglia mezzo grano di pepe Saissetia oleae (Oliv.) |
Interventi agronomici; controllo biologico naturale tramite entomofauna indigena: l’Imenottero Pteromalide Scutellista cyanea Mots. e il Coleottero Coccinellide Chilocorus bipustulatus (L.); lotta biologica tramite l’Imenottero Encirtide Metaphycus spp. o funghi (Verticillium). Trattamento al momento della massima fuoriuscita delle neanidi con olio minerale bianco all’1,5-2 %, oppure polisolfuro di calcio al 6 %. |
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Cocciniglia del fico Ceroplastes rusci (L.) |
Stesse indicazioni della Saissetia oleae. |
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Cocciniglia elmetto degli agrumi Ceroplastes sinensis Del Guercio |
Stesse indicazioni della Saissetia oleae |
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Cocciniglia rossa forte degli agrumi Aonidiella aurantii (Mask.) |
Controllo biologico naturale (parziale) tramite entomofauna indigena: il Coleottero Coccinellide Chilocorus bipustulatus (L.), l’Imenottero Afelinide Aphytis melinus De Bach. Trattamento estivo sulla seconda generazione dopo 2 settimane dal secondo picco di catture dei maschi con olio minerale bianco o olio estivo all’1,5 %, e/o con polisolfuro di calcio al 5-6 % in autunno-inverno. |
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Cocciniglia a virgola Lepidosaphes (=Cornuaspis) beckii (Newm.) |
Valgono le stesse indicazioni della Aonidiella aurantii. |
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Cocciniglia serpetta Lepidosaphes (= Insulaspis) gloverii (Packard) |
Valgono le stesse indicazioni della Aonidiella aurantii. |
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Cocciniglia bianca del limone Aspidiotus nerii Bouché |
Valgono le stesse indicazioni della Aonidiella aurantii. |
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Oziorinco Otiorhynchus cribricollis Gyll. |
Interventi contro gli adulti tramite applicazione di fasce di colla o di lana di vetro sul fusto delle piante giovani. Contro le larve applicazione di nematodi entomoparassiti al terreno. |
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Formiche Linepithema humile (Mayr.), Tapinoma erraticum (Latreille) |
Distruzione dei nidi tramite lavorazioni; eliminazione meccanica delle infestanti a contatto con la chioma; potatura della chioma a contatto col terreno; fasce di colla; distribuzione di piretro in polvere alla base del colletto o all’altezza dell’innesto; trattamento con rotenone allo 0,3 % localizzato sul tronco fino alla sua base: al massimo tre interventi e comunque prima dei lanci di ausiliari per il controllo biologico. |
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Mosca della frutta Ceratitis capitata (Wied.) |
Per le clementine la soglia d’intervento è 2-3 % dei frutti colpiti e 20 adulti/trappola/settimana; per le arance è di 40 adulti/trappola/settimana. Trattamenti: caolino, in preinvaiatura, 30-40 Kg/ha o al 4%; catture massali mediante trappole con fosfato ammonico 5%, poste una ogni 2/3 piante sul lato sud-est, a partire dal mese di maggio/ giugno |
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Acaro delle meraviglie Aceria sheldoni (Ewing) |
Soglia d’intervento: 30-40 % delle gemme infestate. Trattamento con olio minerale bianco al 2 %, oppure polisolfuro di calcio al 6 %, oppure macerati di ortica ed equiseto. |
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Ragnetto rosso comune Tetranychus urticae Koch |
Metodi agronomici. Soglia d’intervento: 2 % dei frutti infestati e 8-10 % delle foglie con colonie attive. Trattamenti con olio minerale bianco al 2 %, o polisolfuro di calcio al 5-6 % in autunno-inverno; oppure sapone di potassio allo 0,8 % + sulfar all’1,5 %, o zolfo bagnabile allo 0,8 %. Contenimento del fitofago con nemici naturali: acari Fitoseidi e Coleotteri Coccinellidi (Stethorus punctillum Rossi). |
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Ragnetto rosso degli agrumi Panonychus citri (McGregor) |
Soglia d’intervento: 3-4 neanidi/foglia e 20-40 % delle foglie infestate. Stessi trattamenti previsti contro Tetranychus urticae. Contenimento del fitofago da parte di Fitoseidi. |
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Minatrice serpentina degli agrumi Phyllocnistis citrella Stainton |
Metodi agronomici; evitare trattamenti negli impianti adulti. Trattamenti su piante giovani e/o reinnestate con olio minerale bianco allo 0,5 % + olio di neem allo 0,15 % a cadenza bisettimanale. Reti antinsetto poste a cuffia schermante su giovani piante o reinnesti. Controllo biologico mediante ectoparassiti: l’Imenottero Eulofide Cirrospilus pictus (Nees), autoctono, che si nutre di larve sviluppate e crisalidi di Phyllocnistis citrella (maggiore presenza in estate) e l’Imenottero Encirtide Ageniaspis citricola (Logv.), importato, che si nutre di larve di prima età di Phyllocnistis (si alleva negli isettari per diffonderlo in pieno campo). |
Bibliografia
Ancona F. – 1995. Strategie e mezzi di difesa nell’agroecosistema agrumeto biologico, Bioagricoltura, n. 32, gennaio-febbraio, pp. 19-21.
Ancona F., Sciacca V. – 1996. Risultati di campo ottenuti in agrumeti giovani per la difesa dalla minatrice serpentina degli agrumi, Bioagricoltura, n. 43, novembre-dicembre, pp. 42-45.
Asero C., Azzaro A., Leocata S. – 1994. Manuale di difesa integrata degli agrumi, UNAPRO.
Barbagallo S. – 2000. Animali dannosi agli agrumi, in “Manuale di Zoologia agraria”, Antonio Delfino Editore, Roma, pp. 283-307.
Calabretta C., Nucifora A. – 1995. La difesa integrata degli agrumi, Informatore fitopatologico, n. 11, pp. 3-9.
Longo S., Mazzeo G., Siscaro G. – 1994. Applicazioni di metodologie di lotta biologica in Agrumicoltura, Informatore fitopatologico, n. 28, pp. 53-65.
Siscaro G., Barbagallo S., Longo S., Patti I. – 1997. Prime acquisizioni sul controllo biologico e integrato della minatrice serpentina degli agrumi in Italia, Informatore fitopatologico, n. 7/8, pp. 19-25.
Fertilizzazione e gestione del suolo
In agrumicoltura biologica, l’obiettivo che ci si pone - al pari del resto della frutticoltura - è quello di mantenere e tesaurizzare la sostanza organica nel terreno che è la sola nel lungo periodo a garantire la sopravvivenza del sistema terreno-piante, limitando progressivamente e gradualmente gli apporti esterni al sistema stesso. In agrumicoltura biologica ciò può essere realizzato attraverso processi graduali di conversione che prevedano il mantenimento e/o aumento del livello di fertilità e dell’attività biologica mediante fertilizzazioni organiche, sovesci, inerbimenti spontanei temporanei, razionalizzazione delle lavorazioni con erpici, coltivatori a denti, frangizolle, frese (il cui uso deve essere limitato per quanto possibile), trinciasarmenti, per il controllo delle erbe infestanti, interramento dei residui di potatura e del fertilizzante organico.
Per realizzare un serio programma di fertilizzazione si devono conoscere:
le condizioni di campo (la specie, la varietà, il portainnesto, il sesto d’impianto, lo stato fitosanitario e vegetativo delle piante e le tecniche di coltivazione praticata, così come l’influenza della luce, temperatura e umidità del suolo);
essere in possesso di referti diagnostici sulle caratteristiche del terreno (composizione mineralogica e granulometrica, livello del contenuto di sostanza organica, rapporto C/N indicativo dei processi di umificazione e mineralizzazione della S.O., capacità di scambio cationica - C.S.C.) e sullo stato nutrizionale delle piante (analisi fogliare). Infine è importante correlare fra loro le suddette dettagliate notizie con il livello produttivo delle piante di agrumi da cui derivano le esportazioni (frutti, foglie, residui di potatura, liscivazione e gassificazione), nonché con la qualità dei frutti (peso medio, spessore e colorazione della buccia, resa in succo, colorazione e acidità dei frutti, sintomatologie dovute a fisiopatie e/o a squilibri nutrizionali).
Bilancio umico
Si possono riscontrare due situazioni nell’agrumeto:
terreno già dotato di sostanza organica umificata;
terreno povero di sostanza organica umificata.
Nel primo caso il principale compito che ci spetta è quello di ripristinare l’humus che viene annualmente mineralizzato; ciò può essere fatto valorizzando le risorse endogene (input) dell’azienda agrumicola.
Bilancio umico in un agrumeto biologico (arancio vr. tarocco, sesto 6 x 4, età pianta 27) con terreno di medio impasto, tendente all’argilloso, con molto scheletro, pH alcalino, S.O. 1,7%, profondità 30 cm., d.a. 1.2, K2:2.5 (Azienda Sapienza Giovanni - Catania).
Input
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Sovesci primavera |
Coefficiente isoumico k1 |
Produzione Di biomassa erbacea epigea q.li/ha s.s. |
Resa in humus stabile Q.li/ha s.s. |
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Oxalis Pes-Caprae (Fonte: Lo Giudice, 1994) |
0.1 |
38 |
3.8 |
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Multiflora spontanea invernale (Fonte: Intrigliolo, 1996) |
0.2 |
60 |
12 |
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Leguminose (Vicia Faba minor) (Fonte: Intrigliolo, 1996) |
0.2 |
55-90 |
11-18 |
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Asportazione moderata materiale vegetale annua (legno vecchio, legno giovane e foglie) (Fonte: Calabrese - Panno, 1986) |
0.3 |
24.5 |
7.35 |
Fonte: Calabrese-Panno, 1986)
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Resa totale in humus stabile Q.li s.s./ha/annuo
|
1+4=11.15
2+4=19.35
3+4=18.35 - 25.35 |
Nelle aziende agrumicole biologiche si applica una diversa gestione della flora spontanea nel periodo autunno-invernale con lo scopo di utilizzarla per aumentare la quantità di sostanza organica nel terreno; ciò viene attuato ricorrendo al sovescio di essenze seminate nelle situazioni possibili o interrando la flora spontanea lasciata crescere appositamente nel periodo autunno-invernale. Ricerche in Sicilia consentono di valutare la biomassa prodotta negli agrumeti dalla flora spontanea (Tab. 1 - 2 - 3- 4). In rapporto al corso delle stagioni l’apporto di biomassa in S.S. varia da circa 38 q.li/Ha/annui in agrumeti dove prevale una sola specie come la Oxalis Pes-Caprae a circa 60 q.li/Ha, sempre in S.S., in agrumeti dove la flora spontanea è rappresentata da più specie; ciò consente di apportare un quantitativo di humus stabile, considerando un coefficiente isoumico K1 (inteso come quantità in peso di humus stabile ottenuta dall’unità di peso di un determinato materiale organico) di 0,1-0.2%, che oscilla dai 4-6 q.li/Ha ai 7.6-12 q.li/Ha.
Output
Considerate le caratteristiche del terreno dell’agrumeto in oggetto, si può ritenere che un ettaro dello stesso per una profondità di 0.30 mt. pesi:
0.30x10.000x1.2=3.600 T
Conosciuto dall’analisi che il contenuto di humus è l’1.7% si ha:
3.600x0.017=61.2 T di humus/Ha
Per calcolare quanto humus viene distrutto annualmente occorre determinare il coefficiente di mineralizzazione annua, K2, che è uguale a 2.5:
61.200 Kg/humus/Ha x 0.025K2=Kg 1530
di humus mineralizzato annualmente.
Saldo
Per ripristinare l’humus, tenuto conto degli INPUTS aziendali:
A) (1+4) 1115 Kg - 1530 Kg = - 415 Kg
(-2+4) 1935 Kg - 1530 Kg = +405 Kg
(3+4) 1835 - 1530 Kg = +305 Kg
occorrerà intervenire nel primo caso per reintegrare Kg 415 di humus mineralizzato, mentre negli altri casi il saldo è addirittura attivo.
Nel caso in oggetto si ricorre alla somministrazione di letame bovino, compostato in azienda, coefficiente isoumico K1 0.35, o di letame bovino fresco, K1 0.25, somministrato in inverno negli interfilari senza interrarlo.
Letame bovino compostato: 60% di umidità3.000 Kg1.200 Kg S.S. x 0.35 K1 = 420 Kg/Ha/annuo.
Letame bovino: 80% di umidità8.400 Kg1.680 Kg S.S. x 0.25 K1 = 420 Kg/Ha/annuo. Calcolo: 20% S.S. x 25K1/100 = 5 Kg di humus, cioè 0.05 q.li. Per produrre 4.2 q.li di humus saranno necessari 4.2/0.05 = 84 q.li di letame bovino.
Pollina secca di ovaiole: 60% di S.O.60 x 0.3 K118 Kg di humus/q.le x 23.5 q.li di pollina/Ha = 423 Kg/Ha/annuo.
In realtà, stante la possibilità dell’azienda agrumicola suddetta di reperire letame bovino da un’azienda zootecnica limitrofa, gli apporti di letame bovino compostato fino a 200 q.li/Ha e di letame bovino fresco fino a 300 q.li/Ha, sono stati maggiori soprattutto nei primi anni di conversione e alternati annualmente a rotazione nei diversi appezzamenti con apporti medi di pollina commerciale, semiumificata o compostata, di circa 30 q.li/Ha. Tali interventi di fertilizzazione hanno trovato un riscontro di campo nel mantenimento dei livelli quantitativi e nel miglioramento di quelli qualitativi, un miglioramento strutturale del terreno e microbiologico con osservazione di incremento della presenza di lombrichi. Dopo quattro anni, tutto ciò ha consentito di mantenere il livello di S.O. del terreno e di incrementarlo dall’1.7% all’1.87%, rivitalizzandolo e arricchendone la complessità con la comparsa di specie di flora spontanea invernale prima non osservata.
Invece, in un terreno povero di humus stabile il ripristino di ottimali condizioni di presenza di humus è cosa complessa e più costosa. Per l’alto costo del ripristino di grandi quantità di humus conviene innanzitutto non far scendere oltre il tasso di humus e provvedere a fertilizzazioni organiche costanti e continue negli anni, cercando di velocizzare tutte le risorse (biomasse) interne all’azienda attraverso una razionale gestione colturale, alternando la somministrazione di materiali organici con diverse caratteristiche; es.: fertilizzazioni alternate annualmente di ammendanti organici e pollina con apporti quantitativi maggiori dei primi.
Bilancio elementi minerali principali
Gli agrumi per crescere e produrre debbono disporre di svariati elementi: idrogeno, ossigeno, carbonio (che non debbono essere apportati perché presenti nell’ambiente), azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, zolfo, zinco, manganese, ferro, rame, molibdeno e boro. Ogni elemento assolve a funzioni fisiologiche differenti in seno alle piante ed è richiesto in quantità ben precise; il difetto o l’eccesso di uno di essi è sufficiente per determinare turbe mutrizionali che si riflettono negativamente sullo stato vegeto-produttivo delle piante. Infatti nel terreno gli elementi possono non essere sufficientemente presenti o trovarsi in forme non utilizzabili dalle piante. Occorre quindi valutare le dotazioni totali, cioè di giacimento del terreno, in particolare di fosforo e potassio, e la possibilità di mobilizzare tali elementi in relazione alle caratteristiche pedologiche, qualità delle argille, pH, C.S.C., calcare, mettendo le piante adulte nelle condizioni di poterlo fare attraverso una razionale gestione agronomica della coltura e intervenendo con integrazioni minerali alla fertilizzazione organica, solo nei casi di carenza e/o nel caso di piante giovani, in quanto in questo stadio di sviluppo esse dipendono dalle riserve minerali scambiabili del suolo e non dispongono di un eccesso di carboidrati, né per sintetizzare ed emettere acidi organici e carrier-system a sufficienza, né per dare origine ad una flora della rizosfera.
Invece per quanto riguarda l’azoto, il dato quantitativo analitico è molto relativo poiché l’analisi chimica ci dà l’N totale prevalentemente sotto forma organica la cui trasformazione in N-nitrico e N-ammoniacale dipende dall’andamento climatico e dalle condizioni colturali. Importanza va data al rapporto C/N per cercare di capire quali processi tra umificazione e mineralizzazione possano prevalere o se sono in equilibrio, in relazione alla tessitura del terreno, al clima e alla gestione del suolo.
Tenuto conto delle asportazioni di elementi nutritivi in un aranceto italiano (400 piante/ettaro) con una produzione di 300 q.li, ( Vedi tab. fonte Calabrese ),
Tentativo di qualificazione delle asportazioni di elementi di un aranceto italiano ( in KG) (400 piante / ettaro ; 300 quintali di produzione ) i dati sono arrotondati.
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N |
P |
P2O5 |
K |
K2O |
CA |
MG |
|
Asportazione frutti |
42 |
7.50 |
17.10 |
45 |
54,20 |
17 |
10,5 |
|
Asportazione potatura |
29 |
1.00 |
2,29 |
4,50 |
5,40 |
66,5 |
2 |
|
Lisciviazione |
70 |
4.50 |
9.50 |
25 |
30 |
41,50 |
6 |
|
Gassificazione |
30 |
|
|
|
|
|
|
|
Totale |
171 |
13 |
28.89 |
74,50 |
89,60 |
125 |
18.5 |
fonte : Calabrese F. 1988 “ Gli agrumi nutrizione e concimazione “
Analoga all’azienda agrumicola in oggetto, e della fertilità dell’organismo terreno-piante (tramite analisi del terreno e analisi fogliari), le dosi che diversi autori consigliano per ripristinare normali livelli di fertilità con simili produzioni sono le seguenti:
N = 180 Kg/Ha P205 = 80 Kg/Ha K20 = 150 Kg/Ha;
nel caso del limone sono:
N = 250 Kg/Ha P205 = 110 Kg/Ha K20 = 220 Kg/Ha.
Nel caso concreto dell’azienda agrumicola suddetta, con medie produttive simili di arance vr. Tarocco, prima dell’inizio della conversione, ponendosi l’obiettivo di mantenere tali rese,si sono impostati i seguenti bilanci.
Bilancio azoto
Il rapporto C/N appare in equilibrio: è 9
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Input aziendali |
|
Output |
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Residui potatura restituiti trinciandoli nel terreno |
29 kg (Calabrese Panno) |
Asportazioni 171 Kg/Ha/anno |
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Fissazione N atmosferico |
25-30 kg (De Rossi) |
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Qualità delle acque d’irrigazione |
% nitrati |
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Flora spontanea multiflora autunno/vernina/cover crops |
50-200 kg (autori vari) |
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N derivato dalla mineralizzazione annua dell’humus stabile: 5% di 1.530 Kg mineralizzato/Ha/anno |
76.5 kg |
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Totale |
Kg 180.5 |
Kg 171 |
Dose da apportare: 180 Kg/Ha/anno.
Il saldo si chiude quindi in pareggio. Ma volendo, prudenzialmente, considerare negli inputs solo alcune voci e precisamente 1 - 4 - 5, il totale restituito nel ciclo dell’azoto di provenienza aziendale equivarrebbe a Kg 155,5. Quindi per saldare il bilancio occorrerebbe reperire dall’esterno e somministrare 24,5 kg. di azoto.
L’azienda, per saldare il bilancio umico, apporta 30 q.li/Ha di letame bovino compostato che, considerata una dotazione media di N dell’1%, permette di apportare 30 Kg di azoto/Ha/anno; oppure 24 q.li/Ha di pollina che, considerata una dotazione media di N del 2%, apporta 48 Kg di N/Ha/anno. Il saldo quindi è addirittura positivo, tenendo presente anche che gli apporti organici aziendali - come sopra detto - sono stati in realtà superiori.
Preme sottolineare come l’humus possieda anche una “azione volano” nei confronti delle caratteristiche chimiche del terreno e quindi più ce n’è meglio è. Ovviamente non è detto che tutto l’N che si libera venga utilizzato dalle piante ma in buona parte senz’altro lo è.
Occorre tenere conto di ciò per garantire la sostenibilità della coltivazione biologica nell’agroecosistema agrumeto nel medio e lungo periodo, evitando semplificazioni tecniche di sostituzione dei concimi chimici di sintesi con succedanei di natura organica.
Per quanto riguarda il limone, non va considerato nel bilancio dell’N, tra gli inputs, l’apporto derivante dalla trinciatura dei residui di potatura per problematiche fitosanitarie legate a possibili infezioni di Phoma tracheiphila Petri, Mal secco degli agrumi, per cui gli apporti, tenendo presente i fabbisogni delle specie, devono ritenersi generalmente più alti, sempre in relazione ai parametri sopra esposti.
Bilancio fosforo
Nella valutazione del contenuto di fosforo nel terreno occorre considerare il pH, il calcare attivo e il contenuto di S.O.. Si sa che le azioni insolubilizzanti sono più forti nei terreni pesanti e nelle condizioni di scarsa dotazione organica e di calcare attivo molto elevato.
Nel caso dell’azienda esposta, il livello di dotazione di P è da ritenersi medio.
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Input aziendali |
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Output |
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Residui potatura restituiti trinciandoli nel terreno |
Kg 2.29 P205 (Calabrese, Panno) |
Asportazioni Kg. 28,29 di P205/Ha/anno |
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Fosforo derivato dalla mineralizzazione annua dell’humus stabile: 0.5% di 1.530 Kg mineralizzato/Ha/anno: 7.65 di P |
Kg 17.63 P205 |
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Flora spontanea multiflora autunno/vernina/cover crops |
Kg 20 di P205 (autori vari) |
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Qualità delle acque irrigazione |
% fosfati |
|
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Totale |
Kg 39.92 |
Kg 28.29 |
Dose da apportare: 80 Kg/Ha/anno.
Il saldo si chiude con un fabbisogno di circa 40 Kg di P205/ / Ha.
La somministrazione di 30 q.li di letame bovino compostato per saldare il bilancio umico, considerata una dotazione media dell’1% di P205/, permette di apportare circa 30 Kg di P205/, In realtà l’azienda somministra quantitativi più elevati di letame compostato per cui il bilancio di P è positivo.
Nel caso in cui però si potessero somministrare solo 30 q.li di letame bovino compostato si può integrare il compost arricchendolo di P205/, tramite l’aggiunta di fosforiti, usate proprio per il loro contenuto di fosforo presente sotto forma di fosfato tricalcico. Sono rocce sedimentarie di origine organogena da depositi marini preistorici di pesci e invertebrati, e vengono estratte da miniere profonde 50-100 mt. in Tunisia e Marocco. Il fosfato tunisino proveniente dalla zona di Gafsa, con un titolo del 26.5% di P205, è particolarmente soffice e poroso, quindi offre una superficie reattiva molto più elevata degli altri, infatti ha una solubilità in acido formico del 75%. A causa della struttura cristallina molto stabile nei nostri terreni calcarei non trovano possibilità di impiego diretto. Aggiunte al compost nella quantità di circa 10 Kg/1T di S.O., il fosfato viene reso solubile dagli acidi secreti dai microrganismi e permette quindi di saldare il bilancio di fosforo.
Nel caso in oggetto, quandi si somministrano 24 q.li pollina, con dotazione di P205 del 2.5%, l’apporto sarà addirittura di 60 Kg di P205, quindi un bilancio finale con saldo positivo.
Alternative nel caso in cui sia inevitabile la concimazione fosfatica diretta al terreno possono essere date dall’uso di farine d’ossa (4% N - 18% P205), ruffetto d’ossa (3% N - 12% P205), o liquame pollino.
Bilancio Potassio
Nella valutazione del contenuto di potassio nel terreno, occorre considerare la composizione mineralogica e granulometrica del suolo, infatti la forza con cui è legato il potassio si differenzia a seconda dei minerali .Quanto più elevato è il contenuto in minerali facilmente disgregabili, tanto maggiore è l’efficienza potenziale della mobilizzazione attiva di sostanze nutritive. Essa è originata da un’interazione tra piante, suolo e microrganismi. Condizione fondamentale perché essa si realizzi è la presenza di un esubero di carboidrati nella pianta, che è la fonte di energia per i microrganismi ed è pure il presupposto per una sufficiente escrezione da parte della pianta di agenti chelanti e di carrier-system. Buone premesse per tale mobilizzazione sono costituite da un’elevata intensità luminosa, accompagnata da umidità e calore sufficienti per l’attività microbiologica.
Altro parametro da considerare nella valutazione della dotazione di potassio è il confronto con la dotazione di magnesio.
Esaminati tali parametri si conclude che la dotazione di potassio nell’agrumeto in oggetto è elevata.
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Inputs aziendali |
|
Output |
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1) Residui potatura restituiti trinciandoli nel terreno |
Kg 5.40 K20 (Calabrese, Panno) |
Asportazioni Kg 89.60 di K20/Ha/anno |
|
2) Flora spontanea multiflora autunno/vernina/cover crops |
Kg 50 K20 (autori vari) |
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3) Qualità di acqua irrigazione per volumi annui di adacquamento di 4.500 m3 (Cicala-Tribulato) |
Kg 60 K20 (Tribulato, Cicala) |
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Totale |
Kg 115.4 di k20 |
Kg 89.60 di k20 |
La dose da apportare è di Kg 150/Ha di K20.
Non vi è, comunque, nell’azienda - vista la dotazione elevata di potassio del suolo - necessità di apporto di questo elemento.
Gli apporti organici somministrati permettono ampiamente di chiudere in positivo il bilancio.
Nel caso di carenza di potassio del terreno si può ricorrere, in agricoltura biologica, ad integrazioni minerali, alla fertilizzazione organica di base con solfato potassico-magnesiaco (Patentkali ) (30% K20 - 10% Mg0) e/o fertirrigazioni con borlande fluide contenenti (3% N - 7% K20).
Variando il livello produttivo, per la concimazione azotata si dà prevalente importanza alle esigenze della coltura, onde per cui le dosi diminuiranno o aumenteranno della metà della percentuale di diminuzione o di aumento della produzione (esempio: 200 q.li/Ha come livello produttivo realizzabile in un dato appezzamento, 300 q.li/Ha come livello produttivo ipotizzato in precedenza; 300-200=100 q.li pari al 33% in meno, le dosi di N diminuiscono della metà di tale percentuale, cioé del 16.5% dei valori precedentemente riportati, cioè 151 Kg di N/Ha per 200 q.li/Ha di produzione rispetto ai 180 Kg di N/Ha per 300 q.li di produzione).
Qualora si disponga di analisi del terreno nei casi in cui esse ci fossero definire le dotazioni di P205 e K20 “povere” o “molto povere” le dosi di fertilizzante si aumenteranno fino al doppio, progressivamente, nelle situazioni peggiori. In terreni definibili con dotazioni “ricche” o “molto ricche” si ridurranno le dosi fino ad arrivare progressivamente a zero nei terreni con contenuti definibili eccessivi.
Magnesio
Il magnesio - che riveste un ruolo determinante nella nutrizione vegetale, essendo un costituente fondamentale della clorofilla - è uno di quegli elementi dei quali la comparsa delle alterazioni è da attribuire, secondo recenti osservazioni dei ricercatori, alla mancanza di letamazioni.
Per l’interpretazione delle analisi del magnesio scambiabile è importante esaminare il rapporto Mg/K calcolato dividendo il magnesio per il potassio espressi ambedue in meq/100 gr. In linea di massima le migliori condizioni nutritive si realizzano con un rapporto Mg/K compreso tra 2 e 5; con valori inferiori a 2 è necessaria una correzione con apporto dell’elemento, mentre con rapporto superiore a 5 è da evitarsi una concimazione magnesiaca onde non creare problemi nell’assimilazione del potassio. Infine è da tener presente che con dotazioni inferiori ai 100 ppm di magnesio si ha una buona probabilità di manifestazioni di carenze che sono inevitabili con dotazioni inferiori ai 4060 ppm. Esiste, inoltre, un antagonismo del magnesio con il calcio, per cui aumentando il livello di questo nel terreno è opportuno valutare una maggiore disponibilità di magnesio, soprattutto nella fase di conversione aziendale.
In Sicilia, da prove condotte con solfato di magnesio applicato al terreno in primavera, dosi di 500 gr/pianta sono stati sufficienti a far scomparire i sintomi.
In agricoltura biologica è ammesso l’uso di solfato di magnesio (da Kieserite) o di dolomite o magnesite nei terreni a pH acidi, a dosi di 2-5 Kg/pianta ogni 2-3 anni. E’ possibile ricorrere anche a concimazioni fogliari a base di carnicci fluidi azoto-organici: 0.5%, più solfato di magnesio: 0.4%, nel periodo di giugno, prima e dopo la cascola dei frutticini, al manifestarsi di clorosi fogliari per far superare lo stress alle piante.
Microelementi
Ferro
Le carenze di ferro negli agrumi sono dovute a molte cause. Tra le più diffuse vi sono quelle per presenza di carbonato di calcio (clorosi da calcare) e pH elevati del terreno. I limoni, per esempio, sono più soggetti degli aranci e pompelmi nei casi suddetti. Piuttosto che ricorrere alla somministrazione di sostanze quali il sequestrene, se non in casi molto gravi e all’inizio della conversione aziendale - che risolvono solo temporaneamente la carenza risultando anche costose - risulta più proficua la tecnica di somministrare ammendanti organici, quali il letame, più zolfo elementare nelle forme più pure e micronizzate in suoli ben aerati e tiepidi, onde favorire processi microbiologici che producendo acidità formata per ossidazione dello zolfo elementare creano un ambiente nel terreno vantaggioso nell’aumento dell’assimilabilità di oligoelementi quali il ferro oltreché i fosfati. Anche l’apporto di solfato di ferro direttamente al terreno insieme al fertilizzante organico o meglio nel compost risultano pratiche efficaci nell’affrontare tale carenza.
Anche eccessivi apporti di acqua d’irrigazione o eccessi di acqua piovana - causando ristagni idrici - inducono, soprattutto nei terreni calcarei e argillosi, forti clorosi ferriche; in questi casi è opportuno razionalizzare l’irrigazione e provvedere a drenaggi del terreno.
Zinco
Le cause di carenza possono essere diverse, quali: pH molto alcalini, alte percentuali di fosforo.
Nei casi di manifestazione più grave di queste carenze si può ricorrere a concimazioni fogliari, nel periodo primaverile, di solfato di zinco. Anche per queste carenza il costante uso di fertilizzanti organici la corregge.
Manganese
Le carenze di questo elemento si possono manifestare sia in terreni acidi che in terreni alcalini, sia in terreni sabbioso-vulcanici che in terreni argilloso-sabbiosi.
L’apporto di sostanza organica si dimostra, anche per questa carenza, molto utile. Nei casi più gravi si può ricorrere a irrorazioni fogliari con solfato di manganese verso la fine di maggio.
Gestione del suolo
In ogni ambiente è necessario individuare la tecnica di gestione del suolo più appropriata per valorizzare al meglio le risorse disponibili (acqua, elementi minerali, sostanze organiche).
In Sicilia può essere consentita la crescita delle erbe spontanee solo in autunno/inverno (inerbimento temporaneo); si rende invece necessaria l’eliminazione del manto erboso nel periodo primaverile/estivo, effettuata con lavorazioni superficiali per impedire negli agrumeti un’eccessiva perdita di acqua per traspirazione durante l’estate
Negli agrumeti siciliani il mantenimento di una copertura erbacea invernale può essere utile per ridurre i fenomeni di dilavamento e di erosione per migliorare la portanza del terreno e per limitare i danni da phytophtora ai frutti. Solamente negli ambienti soggetti a gelate può essere conveniente sfalciare uno o due volte la flora spontanea invernale sviluppatasi; inoltre, come già ampiamente prima argomentato, ciò permette di recuperare biomasse prodotte nell’ azienda agrumicola per aumentare la quantità di S.O. nel terreno.
Vi è quindi, nelle aziende agrumicole biologiche, una diversa gestione del suolo attraverso lo sviluppo di flora spontanea o di essenze seminate (cover crops) che vengono sovesciate nel periodo primaverile.
La lavorazione primaverile - eseguita con fresa, erpici a dischi, coltivatori a denti o motozappe - permette l’interramento al suolo della flora spontanea, del fertilizzante organico e/o minerale, e dei residui di potatura trinciati.
Le lavorazioni estive consistono in due, massimo tre passaggi, sempre con le macchine sopra menzionate, cercando di evitare il ricorso all’uso della fresa per gli inconvenienti che produce e utilizzando magari direttamente un trinciaerbe o trinciasarmenti per il controllo della flora spontanea estiva. Occorrerà, soprattutto nella fase iniziale della conversione aziendale, individuare eventuali irrazionalità nella gestione del suolo dovute ad eccesso di lavorazioni e/o errato utilizzo delle macchine di lavorazione, riducendo il numero di lavorazioni a tre, massimo quattro in tutto il ciclo di produzione.
E’ vero che le lavorazioni promuovono maggiore areazione, più veloce decomposizione della sostanza organica, perdita di carbonio attivo e mineralizzazione di azoto, fosforo, zolfo, con il risultato di più stretti rapporti C/N, C/P e C/S, ma le perdite di sostanza organica diminuiscono dopo la rapida caduta del livello iniziale ed eventualmente cessano quando il suolo ha raggiunto un contenuto in S.O. in equilibrio col regime colturale cui è soggetto.
Il ricorso abituale nell’agrumicoltura convenzionale ai diserbanti causa una selezione sulla flora spontanea, riducendone drasticamente la diversità con la comparsa di una “ flora di sostituzione” spesso limitata alla sola Oxalis pes - caprae.
La diversa gestione del suolo nell’agrumicoltura biologica può garantire un più equilibrato sviluppo delle erbe infestanti la cui oculata gestione porta ad indubbi vantaggi tra cui la diminuzione degli input energetici
Tab. 1
Limoneto
|
Rilevamento |
Media s.s. g/m2 |
Totale |
% |
|
24/03/1987 |
230,20 |
|
50,84 |
|
18/06/1987 |
84,30 |
|
18,62 |
|
03/09/1987 |
138,30 |
|
30,54 |
|
|
|
452,80 |
|
|
24/02/1988 |
318,30 |
|
47,75 |
|
06/06/1988 |
48,23 |
|
7,24 |
|
08/08/1988 |
203,40 |
|
30,52 |
|
11/09/1988 |
96,57 |
|
14,49 |
|
|
|
666,50 |
|
|
16/03/1989 |
358,47 |
|
60,98 |
|
20/07/1989 |
82,97 |
|
14,11 |
|
20/09/1989 |
146,43 |
|
24,91 |
|
|
|
587,87 |
|
Fonte : Lo Giudice V., 1994
Tab. 2
Aranceto Produzione Biomassa erbacea epigea
|
Anno |
Media s.s. G/0,35 m2 |
N° medio Piante/parcella |
|
1990 |
152,82 |
204 |
|
1991 |
133,55 |
320 |
|
1992 |
138,45 |
383 |
Fonte: Lo Giudice V., 1994
Tab. 3
Sovescio favino 1994/1995
|
Azienda (località) |
* |
Biomassa Q ha |
S.s. % |
S.s. Q ha -1 |
N % |
N Kg ha -1 |
|
Sapienza (catania) |
a b c
|
589,2
|
16,31
20,15 |
83,1 |
2,43
1,79 |
201,8 |
|
Grimaldi (cardinale - catania) |
a b c
|
415,6 716,8 |
14,71 14,26 19,65 |
61,1 102,2 |
2,57 2,62 1,65 |
157,1 267,8 |
|
Scuderi (s. Nullo - catania) |
a b c
|
708,4 859,6 |
11,03 12,34 17,35 |
78,1 106,1
|
2,70 2,35 1,93 |
211,0 249,3
|
|
Sapienza (bicocca - catania) |
a b c |
641,1 736,4
|
14,19 15,05 24,86 |
91,0 110,8
|
2,61 2,28 1,64 |
237,4 252,7
|
Legenda: a = parte aerea; b = intera pianta; c = apparato radicale.
* Stante la metodologia applicata, si ritengono più validi i valori relativi alla sola parte aerea.
Fonte : Intrigliolo F., 1995
Sfalcio aprile 1996 (media 10 rilievi)
Solo parte aerea.
|
Biomassa G m2 |
S.s. % |
S.s. G m2 |
Specie rilevate |
|
4033 |
14,83 |
598 |
Phalaris brachystachys Oxalis pes-caprae Raphanus raphanistrum Urtica spp. Stellaria media Borago officinalis Poa annua Fumaria officinalis |
Fonte: Intrigliolo F.
Tab. 4
Quantità di biomassa ed elementi minerali apportati ad un limoneto non fertilizzato da sette anni, con le erbe infestanti (valori medi 1993/1995)
|
Stagione |
Peso secco Q/ha |
Peso fresco Peso secco |
N Q/ha |
P205 Q/ha |
K Q/ha |
Ca Q/ha |
Mg Q/ha |
|
Primavera |
69.47 |
8.99 |
1.01 |
0.26 |
0.94 |
0.76 |
0.22 |
|
Autunno |
59.7 |
3.23 |
0.69 |
0.23 |
1.27 |
0.56 |
0.13 |
Fonte: Del Bosco G., La Mantia T., Bazan E., Panno M., 1996
Bibliografia
Ancona F.. Cesena - 1996. “Esperienze produttive: il settore agrumicolo”, Atti del Convegno: L’ortofrutta biologica mediterranea. Esperienze produttive e sistemi di controllo, AGRO.BIO.FRUT organizzato da Osservatorio Agroambientale di Cesena.
Ancona F., Umbertide (PG) - 1997. “La conversione dell’agrumeto”, Atti del Seminario promosso dall’ARUSIA su: <Tempi, modi e problematiche della fase di conversione>, XI Fiera dell’Agricoltura Ecologica.
Baldini,E., Scaramuzzi, F., - 1995. “Gli agrumi, Reda Manuale.
Calabrese, F., - 1988. “Gli agrumi: nutrizione e concimazione”, Ed. Italkali.
Costantini, E.,. - 1995. “Sostanza Organica: conti e bilanci”, Rivista <Agricoltura Biologica> ERSA, Supplemento Notiziario 5.
Fatta Del Bosco G., La Mantia T., Bezan E., Panno M., Erice (TP) - 1996. “Confronto tra tecniche di gestione del suolo in agrumicoltura: influenza sui livelli degli elementi minerali nelle foglie e nel suolo”, Atti III Giornate Scientifiche S.O.I..
Florenzano G. - 1991. “Microbiologia del terreno”, Reda.
Intrigliolo F., Viagrande (CT) - 1994. “Fabbisogni nutrizionali e risposte vegeto-produttive degli agrumi”, Seminario Aggiornamento su Agrumicoltura Biologica.
La Mantia T., Quattrini P., Viagrande (CT) - 1994. “Importanza e funzioni della sostanza organica e tecnica dei sovesci in agrumicoltura”, Seminario Aggiornamento su <Agrumicoltura Biologica>.
Larcher W.- 1993. “Ecofisiologia vegetale”, Edagricole.
Lo Giudice V. - 1994. “Produzione di biomassa erbacea delle infestanti in agrumeti”, Estratti 1° vol., Atti Giornate Fitopatologiche, Coop. Libraria Universitaria, Ed. BO.
Moscuzza V., Viagrande (CT) - 1994. “Fertilizzazione organica degli agrumi: problemi generali e compostaggio”, Seminario Aggiornamento su: <Agrumicoltura Biologica>.
Nannipieri P. - 1993. “Ciclo della sotanza nel suolo”, Patron Editore.
Panero M. S.. “Il riciclaggio dei residui organici aziendali”, Parte Generale SIAPA, Nota Tecnica n° 16.
Perelli M. - 1987. “Le analisi del terreno”, <Informatore Agrario> n°6.
Rogo R. - 1989. “La concimazione organica e le tecniche di compostaggio”, Ed. Quaderni Demetra.
Scheller E. - 1991. “Basi scientifiche della concimazione in agricoltura ecologica”.
Spina P. e Al. - 1985. “Trattato di agrumicoltura”, vol. 1, Edagricole.
Attivita’/esperimenti
Osservazione e riconoscimento dei danni causati dai principali parassiti.
Strumenti: lente di ingrandimento, trappole feromoni
Redazione di schede per il campionamento.
Strumenti: lente di ingrandimento, schede di rilievo
Valutazione del momento di raccolta.
Strumenti: rifrattometro, spremiagrumi
Unità 29
Vite
Il sistema vigneto
Nell’ultimo quarto di secolo si sono verificati importanti cambiamenti in viticoltura ma è soprattutto il modello agricolo policolturale che è stato quasi ovunque sostituito dalla monocoltura a vite. Questo passaggio si è osservato ,pur in periodi differenti, nelle più importanti e rinomate aree viticole Europee. La tecnica colturale a carico del terreno e della pianta è spesso più aggressiva mentre effetti collaterali indesiderabili sono altresì evidenti anche nell’ erosione del terreno,nell’inquinamento da molecole estranee, nella mancanza di biodiversità nel sistema vigneto.
Una preoccupazione generale, con forte incidenza economica per il settore, è inoltre l’invecchiamento precoce delle piante: i vecchi vigneti sono sempre più rari ma altrettanto preziosi per la personalità dei vini.
Le azioni che concorrono alla minor durata delle piante di vite sono certamente molte, tuttavia alcune di esse, a seguito di estesa indagine, sono risultate più evidenti:
le produzioni di uva troppo elevate;
la perdita di funzionalità dei tessuti del tronco;
gli squilibri fisico-chimici del terreno (compattamento,erosione);
la coltivazione di vitigni lontani dal loro territorio storico;
gli andamenti climatici più difficili (fattore critico minore);
il calo di professionalità nel vigneto.
Si tratta quindi di un complesso di fattori che possono concorrere all’insorgenza di patologìe diverse, assai deleterie per la vita del vigneto. Tra le più insidiose si considerano l’esca e la flavescenza dorata. L’esca è conosciuta da tempi antichi ma la sua incidenza è assai variabile in funzione della tecnica colturale: un viticoltore che ha come obiettivo una grande qualità del vino ha solitamente pochi problemi (produzioni di uva contenute, favorevole equilibrio per la pianta).
Quella che viene chiamata flavescenza dorata è invece una patologìa da microrganismi detti micoplasmi (per prima conosciuta negli animali) che conduce ad un disordine nella fisiologia della pianta (blocco della linfa discendente in particolare).
Le tecniche di gestione del vigneto, nell’obiettivo di una lunga vita per le piante, dovrebbero come priorità ricercare un migliore equilibrio nei livelli produttivi, quindi non compromettere la funzionalità del tronco, conservare la funzionalità dei terreni e la loro capacità d’uso nel tempo. Una migliore attenzione nell’introduzione di nuovi vitigni è utile al fine di evitare problemi successivi ma anche per conservare la diversità nei gusti. Il deperimento dei vigneti con sintomi ascrivibili a flavescenza dorata non costituisce un evento epidemico ma è un ‘segnale ‘ di un sistema colturale in difficoltà. Il modello monocoltura vigneto costituisce un traguardo obbligato per conseguire obiettivi economici duraturi; tuttavia esso può manifestarsi fragile se non adeguatamente gestito con attenzioni ineluttabili verso la pianta ,l’uso del suolo e sua tutela (fertilità chimica,fisica e biologica).
L’economìa del vino corrisponde sempre più ad un insieme di valori nei quali il vigneto è importante nella misura in cui è in armonia con il luogo che lo ospita e capace di esprimere bellezza, salubrità e gusto di territorio. Occorre comunque considerare come valore principale il terreno , ossia un capitale da non erodere,
e ricordare una frase di George Henderson: “ nel terreno rimane tutto il lavoro di innumerevoli generazioni che ci hanno preceduti. A noi è affidato il compito di conservarne la fertilità e di passarla alle generazioni che verranno”.
Calendario delle operazioni colturali
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Pre-germogliamento |
germogliamento |
fioritura |
allegagione |
Accrescimento acini |
Invaiatura |
Vendemmia |
Riposo autunno-invernale |
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Gestione del suolo |
Semina sovescio |
|
Aratura sovescio |
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Concimazione organica |
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Pratiche agronomiche |
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|
|
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Potatura verde Sfalcio erba |
Potatura verde Sfalcio erba |
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Potatura, pulizia terreno |
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Peronospora |
|
Rame |
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Rame (solfato, |
ossicloruro, |
idrossido) |
|
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|
Oidio |
Ampelomices q. |
Zolfo |
|
Zolfo |
Zolfo |
Zolfo |
|
Ampelomices q. |
|
Tignole |
|
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|
piretro |
|
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|
|
|
Botrite |
|
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Trichoderma h. |
|
Potatura verde |
sfogliatura |
Trichoderma h. |
|
|
Flavescenza Dorata |
|
|
|
piretro |
piretro |
|
|
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La gestione della fertilita’ del suolo
Il principio base dell’agricoltura biologica è il “living soil”. Come conseguenza, anche in viticoltura biologica il principio base per una buona riuscita della coltivazione è la fertilità organica e biologica del terreno.
Gli obiettivi principali della corretta gestione della fertilità del suolo sono:
Buona presenza di sostanza organica stabile (humus) nel suolo;
Un suolo vivo con una pedofauna ricca ed equilibrata;
Una struttura glomerulare stabile del terreno in modo da garantire il necessario equilibrio tra acqua ed aria.
Mantenere il terreno coperto in modo da minimizzare gli effetti dell’erosione del suolo.
Permettere le operazioni meccaniche, evitando il compattamento del suolo.
Arricchire di elementi nutritivi il terreno (macro e micro nutrienti).
La base della fertilizzazione in viticoltura è la distribuzione di moderate quantità di sostanza organica sottoforma di letame maturo o di compost, distribuito nel periodo autunno-invernale. In caso le analisi del suolo evidenzino delle carenze specifiche, si ricorrerà ad altri fertilizzanti organici e minerali compresi nell’allegato IIA del Reg CEE 2092/91.
Il ruolo della sostanza organica nella produzione di uva è evidenziato dall’esperimento del Prof Colakoglu in Turchia. In questa sperimentazione si evidenzia l’aumento della produzione dell’uva, all’aumento della sostanza organica apportata al terreno.
Tab. 1
Effetto della fertilizzazione organica sulla resa e il contenuto di elementi nutritivi delle foglie di vite in Turchia (Prof Colakoglu,1992)
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Letame t/ha/anno |
Resa Kg/pianta |
N% 20 giu |
N% 20 lug |
P% 20 giu |
P% 20 lug |
K% 20 giu |
K% 20 lug |
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Bovino 20 |
9,5 |
3,22 |
2,59 |
0,2 |
0,15 |
0,99 |
0,8 |
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Bovino 30 |
14,9 |
3,2 |
2,62 |
0,2 |
0,15 |
1,0 |
0,78 |
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Bovino 40 |
18,7 |
3,11 |
2,60 |
0,2 |
0,15 |
1,01 |
0,8 |
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Pecorino 10 |
12,6 |
3,19 |
2,58 |
0,2 |
0,16 |
1,14 |
0,81 |
|
Pecorino 20 |
14,5 |
3,18 |
2,62 |
0,2 |
0,15 |
1,07 |
0,72 |
|
Pollino 10 |
15,8 |
3,09 |
2,57 |
0,21 |
0,15 |
1,00 |
0,72 |
|
Valore di riferimento |
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2,5 |
2,25 |
0,22 |
0,2 |
1,30 |
1,2 |
La carenza di sostanza organica nel terreno coltivato a vite è un problema della viticoltura moderna convenzionale, dovuta alla specializzazione intensiva (monocoltura) e all’uso di fertilizzanti chimici.
In mancanza di disponibilità di letame in azienda per mancanza dell’allevamento zootecnico, il compost a base di residui vegetali ed organici è la risposta migliore per apportare l’humus richiesto dal terreno.
In una prova dimostrativa di tre anni in Liguria è stata condotta la fertilizzazione di un vigneto biologico esclusivamente mediante il reimpiego dei residui vegetali ottenuti in azienda (residui di sfalci, potature verdi, cippato, scarti vegetali casalinghi e quant’altro di provenienza vegetale) sottoponendoli a compostaggio in apposito sito aziendale, normalmente ombreggiato e fresco. Il compost così prodotto rappresenta un’ottima soluzione per riutilizzare materiali di scarto che diversamente verrebbero distrutti o semplicemente perduti. In mancanza di letame, al fine di favorire un pronto sviluppo delle reazioni microbiologiche che conducono alla produzione dell’ ottimo ammendante, è stato utilizzato come “starter” una quota di compost extraaziendale ed una quota residua di vecchio compost ottenuto da una precedente applicazione. Dal rimescolamento con i residui freschi aziendali e dopo un periodo di tempo stimato intorno ai 8 -10 mesi è stato possibile ottenere un prodotto stabile adatto all’impiego nelle colture.
Alcuni suggerimenti pratici per il compostaggio aziendale:
utilizzare residui di potatura sani, evitando quelli colpiti da malattie trasmissibili come il Mal dell’esca;
formare un cumulo di un’altezza media di 1-1,5 m, modulare in maniera da non mescolare o sovrapporre materiale organico di diversa età;
tenere il cumulo in zona ombreggiata e umida nelle zone calde (all’occorrenza innaffiare);
trinciare il materiale organico e mischiarlo con una piccola dose di compost già maturo o acquisito fuori dall’azienda, con la funzione di starter.
L’utilità del sovescio è riconosciuta tradizionalmente anche in viticoltura soprattutto in condizioni dove la concimazione risulta difficile per ragioni ambientali o aziendali. Consiste nella coltivazione e susseguente interramento negli interfilari di specie erbacee, quale apporto di sostanza organica ed elementi minarali al terreno.
In viticoltura le specie erbacee più utilizzate per il sovescio sono:
le leguminose: fava, favino, veccia, trifoglio alessandrino, t. incarnato, t. violetto, lupino, ecc.
le graminacee: segale, avena, orzo, sorgo, festuca, dactilys, loiessa, ecc.
Le prime forniscono al terreno sostanza organica e azoto, le seconde prevalentemente humus stabile.
Molti sono gli aspetti positivi di questa tecnica:
apporto di azoto organicato a lenta cessione;
miglioramento della permeabilità e struttura del suolo;
arricchimento in humus del terreno, nello strato superficiale;
riduzione dei fenomeni di erosione;
stimolo della vita della pedofauna;
eliminazione dei problemi di compattamento legati alle lavorazioni;
induzione di una migliore regolazione della temperatura e dello strato idrico del terreno;
controllo delle infestanti.
Pratiche agronomiche
Fondamentale importanza ricopre la tecnica agronomica applicata nelle diverse fasi di sviluppo della vite. L’abilità degli operatori in questi casi spesso determina buona parte dell’esito qualitativo sulla produzione. Tra gli interventi agronomici che a nostro parere meritano un particolare accenno, ricordiamo:
Il contenimento delle infestanti
In Viticoltura Biologica il problema delle cosiddette “malerbe” non viene risolto attraverso l’uso dei diserbanti, bensì attraverso la tecnica agronomica:
lavorazioni meccaniche o manuali nell’interfila;
inerbimento e successivi interventi di sfalcio per contenere la vegetazione;
L’inerbimento se controllato apporta decisi vantaggi alla gestione del vigneto, che spesso sopravanzano gli effetti negativi dati dalla competizione con la vite per l’acqua e i nutrienti.
I vantaggi dell’inerbimento sono assimilabili a quelli garantiti dalla tecnica del sovescio.
Ancora più importante è l’effetto antierosivo che la pratica dell’inerbimento contribuisce a raggiungere sui terrazzamenti e sui ciglioni.
Infine la presenza di erbe con differente comportamento vegetativo contribuisce al mantenimento della struttura del terreno
La gestione della vegetazione
la cimatura: consiste nell’asportare la parte terminale del tralcio erbaceo. Viene eseguita a partire dalla fase di prefioritura, allo scopo di favorire e migliorare l’allegagione, oltre a aumentare la penetrazione dei trattamenti fitosanitari e la circolazione dell’aria.
la sfogliatura e sfemminellatura: consiste nell’eseguire una prima leggera eliminazione delle foglie basali e delle femminelle sviluppatesi dalle gemme ascellari in corrispondenza del nodo superiore ed inferiore ai grappoli, al fine di favorire un migliore arieggiamento e penetrazione dei fitofarmaci nella fascia di fruttificazione. In particolare è utile operare in modo da non scoprire ai raggi diretti del sole gli acini in sviluppo, intervenendo solo su un lato della controspalliera ed eliminando il fogliame interno, rispettando quello più esterno a protezione del grappolo. Una successiva sfogliatura, a carico del fogliame ormai appassito, è utile eseguirla nelle fasi vicine alla vendemmia al fine di agevolare le operazioni di raccolta e garantire una più rapida asciugatura degli acini da eventuali ristagni di rugiada o pioggia. I vantaggi della sfogliatura in ambiente mediterraneo sono molteplici:
agevolazione delle operazioni di raccolta;
migliore avvio delle fermentazioni in cantina;
miglioramento della qualità del vino;
riduzione degli attacchi di cicaline;
trattamenti più efficaci contro le tignole dell’uva e dell’oidio.
Le principali avversità
Peronospora (Plasmopara viticola)
Rappresenta uno dei più temibili patogeni della vite le cui epidemie anche nei comprensori viticoli Liguri possono determinare danni tangibili sia sulle foglie che sui grappoli.
Sintomi
La manifestazione più tipica è rappresentata dalla comparsa delle cosiddette “macchie d’olio” sulla pagina superiore delle foglie che si verifica al termine del periodo di incubazione del patogeno nell’ospite. Esso varia dai 4 ai 20 giorni in funzione della temperatura e dell’umidità relativa.. Successivamente compaiono sulla pagina inferiore efflorescenze biancastre che con il tempo virano al grigio, determinando la fine del periodo di latenza della malattia. Si ha così la produzione di nuovi organismi in grado di reinfettare la vite, se posti in adeguate condizioni climatiche.
La peronospora è in grado provocare numerose infezioni nel corso dell’annata; spesso, nello spesso vigneto, si notano varie sintomatologie corrispondenti ai diversi stadi del ciclo infettivo: la “macchia d’olio”, la muffa biancastra ed i tessuti necrotizzati.
Il patogeno può infettare tutti gli organi erbacei della vite. Va segnalato tuttavia che, per le modalità di penetrazione nei tessuti, la contaminazione dei grappoli e condizionata dalla presenza degli stomi: dopo la loro degenerazione i grappoli sono praticamente indenni dall’infezione.
Agente patogeno
L’agente della malattia è un fungo Ficomicete, Plasmopara viticola, che si comporta da patogeno obbligato. L’infezione avviene tramite la penetrazione delle spore attraverso le aperture stomatiche delle foglie. Dalla loro germinazione si sviluppa un micelio che successivamente si manifesterà con la tipica sintomatologia descritta.
Il ciclo biologico della P. viticola è stato attentamente studiato, tanto che nel corso degli anni sono stati proposti diversi calendari di incubazione, basati sull’ elaborazione dei dati climatici e biologici, in grado di mettere in rilievo una possibile applicazione pratica per prevenire i danni del patogeno.
La prima contaminazione dell’ospite è subordinata al verificarsi di tre condizioni che si trovano riassunte in modo semplificato nella cosiddetta “regola dei tre dieci”:
la temperatura minima deve mantenersi al di sopra dei 10° C;
le precipitazioni cadute nelle ultime 24-48 ore devono essere superiori ai 10 mm;
i tralci hanno raggiunto almeno i 10 cm di lunghezza.
Nelle infezioni secondarie il fattore fondamentale per l’infezione diventa invece la bagnatura per alcune ore (2 – 3) degli organi vegetali, talvolta anche la stessa rugiada può essere sufficiente.
Lotta
Mezzi indiretti
La pressoché totalità dei vitigni da vino mostra una certa sensibilità alla P.viticola. Al momento in viticoltura biologica non può fare a meno dei trattamenti fitosanitari diretti, benché adeguate scelte agronomiche possano incidere favorevolmente sulla quantità dei trattamenti.
Tra queste si evidenziano:
La scelta dei terreni più “vocati” per l’impianto di un vigneto (esposizione, giacitura)
La cura della fertilità del terreno, senza eccedere con le concimazioni
La scelta di portinnesti meno vigorosi
Le razionali pratiche agronomiche gestione del vigneto
Mezzi diretti (ammessi dal Reg CEE 2092/91)
Il principale anticrittogamico utilizzato in Viticoltura Biologica è rappresentato dal rame, nelle sue diverse formulazioni chimiche (Ossicloruro, Idrossido, Solfato tribasico). Recentemente è stato posto un limite in agricoltura biologica all’uso del rame, quantificabile in 8 kg/Ha di Rame Metallo ( che scenderà a 6 Kg/Ha nei prossimi anni). I prodotti rameici possono essere usati da soli o con agenti sinergizzanti (Oli vegetali, resine di conifiere, propoli) consentendo di ridurre il carico di rame distribuito nell’arco dell’anno. Nelle aree a basso rischio di infezione è possibile l’uso di prodotti alternativi, come le Argille (di varia natura geologica, da sole o in miscela con erbe aromatiche).
Tavola degli interventi
Un’ipotesi di calendario fitoiatrico applicabile nelle aziende viticole mediterranee a conduzione biologica potrebbe essere il seguente:
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Epoca |
Principio Attivo |
Dosaggio |
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Al verificarsi delle condizioni previste dalla “regola dei tre dieci” |
Idrossido di rame al 20 % |
150 – 200 gr /hl |
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In seguito, fino alla fioritura |
-Idrossido di rame al 20 % - Ossicloruro di Rame al 30 % |
150 – 200 gr /hl 200 – 300 gr /hl |
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Dalla fioritura alla invaiatura |
- Ossicloruro di Rame al 30% -Poltiglia Bordolese |
250 – 300 gr /hl 600 – 800 gr/hl |
Suggerimenti
l’uso di sinergizzanti (propoli e oli vegetali) consente di ridurre il quantitativo di rame di almeno un 20 %.
L’uso di macchine per la distribuzione funzionanti e ben tarate consentono un risparmio di prodotto di almeno un 10 %;
I prodotti rameici possono presentare contoindicazioni nella miscibilità con insetticidi biologici (piretro);
I trattamenti rameici vanno preferibilmente realizzati lontano dalla fioritura.
Prestare attenzione al pH dell’acqua che dovrebbe essere preferibilmente neutra – o sub acida.
Botrite o muffa grigia (Botrytis cinerea - Sclerotinia fuckeliana)
Questa patologia può risultare particolarmente problematica solo in annate caratterizzate da un’umidità relativa elevata e da precipitazioni frequenti, che creano un microclima adatto allo sviluppo del fungo. Lo stesso patogeno può attaccare la fragola, e varie piante orticole e ornamentali.
Sintomi
Il sintomo più evidente si riscontra sull’acino allorquando si evidenzia la caratteristica muffa grigia, preceduta inizialmente da macchie bruno-olivacee. Dopodiché se il decorso stagionale è umido la muffa invade velocemente il grappolo causando perdite di produzione anche molto rilevanti. Se invece la stagione è secca, gli acini avvizziscono.
Sui tralci verdi si possono avere degli imbrunimenti con conseguente necrosi e morte della porzione superiore del tralcio colpito. In inverno, sui tralci lignificati si evidenziano aree con una muffa sottile nerastra e dei bottoni scuri (corpi fruttiferi del fungo, detti sclerozi).
Solo in occasione di primavere estremamente piovose e umide l’attacco può compiersi a livello delle foglie. In questo caso si evidenziano delle macchie nel bordo della foglia che di seguito disseccano.
In seguito ad attacchi di muffa grigia si possono avere i seguenti danni:
-Perdita di qualità del vino per alterazione dell’acidità ed eccessiva ossidazione con perdite di colore, aroma e sapore.
-Grado zuccherino più basso dovuto all’ anticipo della raccolta a causa della cascola dei grappoli.
-Minor produzione di uva per le perdite di succo.
Agente patogeno
La malattia è causata da un fungo la Botrytis cinerea che sverna da un anno all’altro nei tralci infetti, nei residui di potatura e più raramente nelle foglie colpite cadute al suolo. E’ un fungo diffuso, che può colpire la vite in condizioni climatiche favorevoli: piogge prolungate, alta umidità relativa e temperatura compresa fra 10-30°C. La botrite ha maggiori probabilità di diffondersi quando si realizza la regola dei “due quindici”, ovvero: temperatura media di 15°C e pianta bagnata per 15 ore consecutive.
Il fungo, una volta, giunto sull’acino è in grado di penetrare la cuticola anche senza l’ausilio di ferite esistenti e dopo circa una settimana compare la caratteristica muffa grigia.
L’infezione è facilitata da attacchi precedenti delle tignole e dalla grandine.
Lotta
Interventi agronomici
Per evitare il diffondersi della “muffa grigia” si possono applicare i seguenti interventi agronomici:
Scelta di portinnesti poco vigorosi.
Concimazioni equilibrate, evitando eccessi di azoto.
Interventi di potatura verde, in particolare la sfogliatura intorno ai grappoli allo scopo di garantire una maggiore aerazione e una migliore copertura durante la distribuzione, e di evitare il ristagno d’umidità.
Lotta alla tignola in quanto lesionando la cuticola degli acini permette l’infezione del fungo.
Interventi diretti (Ammessi dal Reg CEE 2092/91)
I prodotti a base di rame, normalmente utilizzati contro la peronospora, hanno anche un effetto secondario sulla botrite, questo è dovuto essenzialmente all’ispessimento della buccia degli acini causata dall’uso del rame.
In viticoltura biologica è utilizzato un fitofarmaco a base di Trichoderma harzianum, un fungo antagonista che si sviluppa a spese del patogeno. E’ un prodotto altamente specifico, innocuo per l’uomo e non influisce sui processi fermentativi.
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Fase fenologica |
Principio Attivo |
Dosaggio e modalità del trattamento |
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Fine fioritura Prechiusura dei grappoli
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Trichoderma harzianum
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Viene utilizzato come un qualsiasi altro insetticida, ma caratterizzato da un’alta selettività. Dose consigliata 200-400 g/hl di formulato o 2- 4 kg di prodotto/ha. Risulta compatibile con altri insetticidi e fungicidi. I migliori risultati si ottengono con una temperatura compresa fra 20° e 25° C con un n° di 2-3 trattamenti |
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Vendemmia
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Trichoderma harzianum
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Dose consigliata 200-400g/hl di formulato o 2- 4 kg di prodotto/ha. N° 1 trattamento |
Oidio o Mal Bianco (Uncinula necator, Oidium tuckeri)
Sintomi
L’oidio è un fungo che colpisce la vite a livello delle foglie, dei fiori, degli acini e dei tralci. Sulle foglie, si manifesta con decolorazioni a macchie, increspature e successivamente con la comparsa della tipica muffa polverulenta biancastra diffusa sulla pagina superiore.
Sui grappoli e sugli acini si nota la tipica muffa bianca, al di sotto della quale compaiono zone necrotiche a reticolo e suberosità che provocano la spaccatura degli acini. Queste lesioni, anche profonde, favoriscono l’instaurarsi di altri funghi come la Botrite e altri patogeni.
Sui tralci attaccati si notano aree reticolate di colore scuro. Nelle infezioni primaverili i tralci rimangono più corti e deboli.
Agente patogeno
La malattia è causata dal fungo Oidium tuckeri e Uncinula necator a seconda della forma riproduttiva in cui si trova.
In primavera la malattia può presentarsi molto presto, in quanto, il micelio del fungo svernante (nelle foglie secche o nelle gemme), ha la capacità di iniziare il processo parassitario anche con temperature molto basse. Il fungo cresce durante tutto il periodo primaverile-estivo ed è in grado di penetrare da solo attraverso la cuticola delgli acini o della foglia.
Il contenimento dell’oidio risulta particolarmente difficile data la sua particolare adattabilità alle diverse condizioni ambientali:
temperatura da 7 °C a 35°C;
umidità relativa(U.R.) da 25-30% a 80%. La pioggia tende a limitare la diffusione del fungo.
Lotta
Interventi Indiretti
Gli interventi agronomici non hanno un’efficacia diretta sul patogeno, ma, in sostanza, risultano di efficace supporto per la distribuzione dei presidi fitosanitari. Pertanto vengono incoraggiate le tecniche agronomiche quali: sfemminellatura, sfogliatura, e diradamento dei grappoli anche nel caso di questa crittogama.
Interventi Diretti
La difesa dall’Oidio va iniziata precocemente, subito dopo il germogliamento, per abbassare l’inoculo presente nella vegetazione e prevenire l’attacco, specialmente in quei vigneti dove l’anno precedente si è avuto un rilevante danno a carico di questo patogeno.
La difesa anti-oidica si basa sostanzialmente sull’impiego dello Zolfo, che può essere abbinato, nei trattamenti liquidi ai prodotti rameici.
L’azione dello zolfo è preventiva, e si manifesta a temperature > 12-15 °C, quando si verifica la sublimazione dello zolfo con produzione di H2S che inibisce fortemente il micelio dell’oidio.
Il numero di trattamenti è molto variabile a seconda della stagione e del luogo. Nelle aree più assolate è consigliabile l’uso di zolfo in polvere.
Lo zolfo è disponibile in diverse forme: in polvere (greggio, ventilato, attivati e ramati) e bagnabile (micronizzati, colloidali).
Lo zolfo pur essendo un prodotto fitosanitario di basso profilo tossicologico, se usato troppo spesso, può indurre squilibri a carico dell’entomofauna utile del vigneto, soprattutto a carico degli acari Fitoseidi, basilari per il controllo naturale degli acari fitomizi (ragnetto rosso).
Altro metodo di contenimento della carica infestante di oidio è rappresentato dall’impiego di un fungo antagonista, “predatore dell’oidio”, l’ Ampelomices quisqualis. Il suo impiego ha confermato i positivi risultati sperimentali, tanto da essere impiegato nei programmi di difesa con metodo biologico in sinergia con lo Zolfo. Infatti questo fungo agisce anche a temperature inferiori ai 10°C, e se posizionato bene nello schema di lotta anti-oidica permette di ridurre i trattamenti a base di zolfo e di contenere il fungo.
Schema dei trattamenti
L’esperienza di tre anni di prove di campo in Liguria (Italia) in tre aziende, ha dimostrato che l’oidio si può tenere sottocontrollo con soli due prodotti, secondo lo schema riportato di seguito.
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Epoca |
Principio attivo |
Dosaggio e modalità del trattamento |
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Riposo invernale |
Ampelomices quisqualis
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Si consiglia di effettuare il trattamento con T° maggiore o uguale a 5°C. Dose 30-35g/Ha, solubile in acqua. Incompatibile con lo zolfo. |
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Germogli a 10 cm |
Zolfo in polvere |
Si consiglia di effettuare il trattamento con T° maggiore o uguale 10-12°C. Dose consigliata 30-50 Kg/Ha Distribuire nelle ore fresche |
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Prefioritura |
Zolfo in polvere |
Risulta fondamentale eseguire il trattamento durante questa fase fenologica. Dose consigliata 30-50 Kg/ha Distribuire nelle ore fresche. |
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Da fine fioritura ad invaiatura |
Zolfo in polvere |
Ogni 12-15 gg. Dose consigliata 30-50 Kg/Ha. Distribuire nelle ore fresche. |
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Post-vendemmia |
Ampelomices quisqualis
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Su vigneti colpiti da oidio durante l’annata. Dose 30-35g/Ha, solubile in acqua. Incompatibile con lo zolfo. |
Flavescenza dorata
Sintomi
Negli ultimi anni sono state osservate gravi manifestazioni di questa patologia in diverse aree dell’Italia del nord, a carico di quasi tutti i vitigni coltivati.
I sintomi di questa indrome sono diversi e complessi a carico dell’intera pianta. Va detto però che la presenza dei medesimi non significa necessariamente che è presente il patogeno: la diagnosi sicura si può ottenere solo mediante analisi di laboratorio.
La sintomatologia interessa si rileva a carico dei diversi organi della parte aerea:
Foglie – maculatura gialla molto vivace, spesso localizzata lungo le nervature (vitigni a bacca bianca), o rosso porpora, dell’intera lamina o di settori, tipicamente delimitati da nervature (vitigni a bacca rossa). Accartocciamento infero ed ispessimento della lamina che assume consistenza papiracea e contorno pressoché triangolare. Caduta precoce delle foglie, per distacco dall’apice del picciolo.
Tralci – riduzione dello sviluppo, lignificazione incompleta, talora chiazzatura o butteratura necrotica.
Frutti – Grappoli spargoli, con acini abortiti o disseccati, anche totalmente.
Agente patogeno
L’agente patogeno ritenuto responsabile della FD è un microrganismo ascrivibile ai Fitoplasmi. (MLO = Mycoplasma Like Organism). Lo studio di questi microrganismi avviene tramite le osservazioni al microscopio elettronico, mediante il quale è possibile individuare le caratteristiche morfologiche Esso si diffonde soprattutto tramite il materiale di propagazione infetto e ad opera di Cicadellidi ascrivibili al genere Scaphoideus, specie titanus, unico vettore accertato.
L’agente patogeno della FD viene acquisito dall’insetto vettore durante i processi di nutrizione su viti infette e successivamente, dopo un periodo di circa un mese, può essere trasmesso ad altre piante. I sintomi su una vite infettata si manifestano a partire dall’anno dopo.
Lotta
Metodi indiretti
Tra le misure da adottare per ridurre il rischio di diffusione di questa malattia degenerativa ricordiamo:
l’utilizzo di cultivar di vite sicuramente meno suscettibili;
l’utilizzo di materiale virus esente, controllato, sanitato e proveniente da aree indenni;
eliminazione delle piante con sintomatologia afferente a FD.
Metodi diretti
il controllo del vettore, tramite monitoraggi ed eventualmente trattamenti fitosanitari con insetticidi biologici (Piretro)
Tavola degli interventi
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Epoca |
Principio Attivo (P.a.) |
Dosaggio e modalità el trattamento
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Neanidi di 2° - 3° età |
Piretro |
da 60 a 80 cc/Hl , avendo cura di bagnare bene tutta la vegetazione, durante le ore serali e previa accertata presenza del vettore |
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Dopo circa 15 giorni, ripetibile |
Piretro |
Previa accertata presenza del vettore |
Si tenga conto che:
l’uso di oli a base di essenze vegetali o di resine di conifere consente un modesto effetto sinergizzante;
il trattamento è bene eseguirlo con piretro e senza altri prodotti fitofarmaci (rame, zolfo),
l’acqua per la distribuzione deve avere un pH sub.acido;
essendo il piretro costituito da una molecola facilmente alterabile dalla luce solare, e bene effettuare il trattamento al tramonto.
Tignole (Lobesia botrana: tignoletta dell’uva - Eupoecilia ambiguella: tignola della vite)
Sintomi
Questi insetti durante le fasi larvali, possono creare danni importanti sui grappoli (larve di seconda generazione e di terza, limitatamente alla Lobesia botrana); molto raramente si verificano situazioni di reale pericolo a livello degli organi fiorali (larve di prima generazione), che possono manifestare i segnali della loro presenza di filamenti sericei riunendo in glomeruli i bottoni fiorali.
Nel mediterraneo sono presenti entrambe le Tignole: preferibilmente troveremo la Lobesia botrana nelle zone vitate più calde e solatie, mentre la Eupoecilia ambiguella alligna nelle zone più fresche.
Ciclo biologico
L’inizio del primo volo degli adulti, che rappresentano la fine dell’ultima generazione dell’anno precedente, ha luogo di norma, a partire dalla fine di Aprile e raggiunge il suo apice quando la vite è in fioritura. Nelle successive generazioni, che si sviluppano da Luglio a Settembre, le larve perforano la buccia degli acini, che svuotano, passando poi da un acino all’altro all’interno del grappolo.
I danni sugli acini possono in seguito favorire lo sviluppo della Botrite.
Lotta
Interventi indiretti
Le razionali pratiche agronomiche di potatura verde della vite sono da incoraggiare al fine di sfavorire le condizioni microclimatiche ottimali per gli insetti.
Interventi diretti
Recentemente la messa a punto delle tecniche di monitoraggio di questi patogeni con l’ausilio di trappole a ferormoni ha consentito di posizionare in modo preciso ed efficace gli eventuali interventi diretti con i fitofarmaci biologici. In questo modo si tiene sotto controllo la dinamica delle popolazioni in un vigneto: ciò vale in particolare per la seconda generazione di Lobesia ed Eupoecilia e, quando si presenta, per la terza di Lobesia.
A completamento del monitoraggio risulta indispensabile il sopralluogo in campo per verificare l’effettiva ovideposizione delle tignole, al fine di stabilire i livelli di criticità e di possibile danno. In tal modo si valuta la possibilità di intervenire sulla generazione originantesi dalle ovature osservate. Pertanto, al fine di effettuare un trattamento chimico, non è sufficiente la semplice conta degli adulti catturati tramite le suddette trappole, ma è necessaria la presenza di un effettivo livello di ovideposizione.
La lotta in viticoltura biologica può essere fatta utilizzando gli insetticidi ammessi dal Reg. CEE 2092/91, di cui diamo una sintesi schematica nel prospetto che segue:
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Fase fenologica |
Principio attivo |
Dosaggio e modalità del trattamento |
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Tignole
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Allegagione
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Piretro
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Al superamento della soglia di danno (5% dei grappoli infestati) rispettando le dosi riportate in etichetta |
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Lobesia botrana |
Allegagione |
Bacillus thuringiensis var.Kurstachi |
Al superamento della soglia di danno, rispettando le dosi riportate in etichetta |
Altri prodotti sono eventualmente applicabili al controllo delle tignole, ma sono, allo stato attuale, caratterizzati da maggiore impatto ambientale (rotenone) o da minore efficacia (saponi molli e silicati).
Anche le altre tecniche di difesa riconducibili, ad esempio, la confusione sessuale con ferormoni o l’uso di parassitoidi possono trovare spazio nel controllo di questi insetti, anche se i risultati non sono stati sempre apprezzabili.
Suggerimenti
Il piretro va preferibilmente somministrato nelle ore serali, da solo o con coadiuvanti (oli vegetali, oli di resine di conifiere), in veicolo acquoso a pH sub-acido.
Il Bacillus thuringiensis va preferibilmente somministrato nelle ore serali, da solo o con un’aggiunta di melasso/zucchero (500 gr/hl), in veicolo acquoso a pH sub-acido
data la scalarità nella comparsa delle larve della generazione successiva e la bassa persistenza dei prodotti utilizzabili, viene consigliato di ripetere a distanza di almeno 7/8 giorni almeno un secondo trattamento con le stesse modalità definite.
Avversità minori
Mal dell’esca
Malattia causata da diversi funghi: Phellinus ignarius, Stereum hirsitum, Phialophora parasitica, Cephalosporium spp., presente soprattutto nei vecchi vigneti.
I funghi penetrano nella pianta attraverso grosse ferite o tagli. Le operazioni di potatura verde, quali la cimatura e la sfogliatura non contribuiscono alla diffusione di questa avversità.
Azioni indirette:
Durante il periodo vegetativo è buona norma individuare le piante colpite e segnalarle con un nastro colorato.
Nel periodo invernale, si procederà alla potatura differenziata tra le piante sane e quelle malate. Quest’ultima vanno rinvigorite con una potatura energica di rinnovo. Le forbici di potatura dovranno essere disinfettate con una soluzione concentrata di poltiglia bordolese. Le piante morte o fortemente colpite vanno estirpate e bruciate. I grossi tagli vanno protetti con del mastice da potatura.
Acari
Le infestazioni di acari sono un sintomo spesso associato all’intensivizzazione colturale e all’uso eccessivo di pesticidi (anche naturali quali il piretro), in sintesi ad uno squilibrio del sistema vigneto.
Nel vigneto biologico, in caso di infestazione persistente bisogna intervenire iinnanzitutto sulle cause che favoriscono la proliferazione degli acari:
riduzione della polvere nel vigneto (per le lavorazioni o altre cause atmosferiche) irrorando acqua;
controllare la vegetazione e il vigore della pianta con la potatura verde;
salvaguardare l’agro-biodiversità intorno al nostro vigneto.
Solitamente in un vigneto condotto biologicamente il controllo naturale del ragnetto rosso è garantito da diverse specie di acari predatori, tra cui i fitoseidi.
I sintomi principali dell’attacco degli afidi si ha a carico delle foglie, che assumono un aspetto deforme, necrotico e una colorazione rossastra, grigia o gialla a seconda dell’acaro responsabile.
Trattamenti: In caso di pesante infestazione è utile intervenire in anticipo alla germogliazione con una miscela di rotenone e piretro, o un olio minerale.
La riduzione dell’uso del rame
L’uso del rame è fondamentale in viticoltura biologica nel mediterraneo per il controllo delle principali avversità, ma la riduzione del suo uso è diventata una priorità del settore biologico. Infatti il Reg CEE 2092/91 pone il limite di 8 kg/ha di rame metallo, e successivamente al 2005 di soli 6 kg ad ettaro.
Il limite è motivato dal fatto che il rame è un metallo pesante molto persistente, che si accumula nel terreno, dove sembra avere una influenza negativa sulla pedofauna e provoca una leggera acidificazione del terreno.
L’esperienza pratica di riduzione del rame in nord Italia ha portato fino ad ora alle seguenti considerazioni:
al momento non esiste nessun prodotto alternativo al rame che abbia la stessa efficacia anti-peronosporica;
i dosaggi di rame devono essere ridotti per garantire il limite dettato dal regolamento. Per distribuire al massimo 6-8 kg/ha/anno si possono ridurre le dosi a 12-16 trattamenti /anno a dosi di 500 gr di rame/ha.
La riduzione delle dosi determina naturalmente una ridotta persistenza;
A parità di rame metallo apportato, non ci sono differenze significative tra i diversi formulati;
L’aggiunta di coadiuvanti quali gli oli sembrano determinare solo un blando effetto persistente;
I peptidati di rame si dimostrano più persistenti rispetto ai formulati classici, ma la loro fitotossicità ne limita fortemente il loro uso.
Concludendo per ridurre l’utilizzo del rame, bisogna agire a tre livelli:
Ridurre i trattamenti: l’unica maniera è usufruire di un servizio agro-meteorologico efficiente e puntuale, che permette all’agricoltore di trattare solo qualdo serve effettivamente.
Ridurre la dose aumentando la frequenza e la persistenza dei trattamenti.
Aumentare l’efficacia dei trattamenti, controllando e gestendo lo sviluppo della vegetazione con le pratiche agronomiche (potatura verde) e una concimazione adeguata.
Bibliografia
Willer Helga and Raffaele Zanoli (2000): Organic Viticulture in Europe. In: Willer, Helga and Urs Meier (Eds.): Proceedings 6th International Congress on Organic Viticulture - 25 to 26 August; 2000 Convention Center Basel; http://www.soel.de/inhalte/publikationen/s_77.pdf; SÖL-Sonderausgabe No. 77, Stiftung Ökologie & Landbau, Bad Dürkheim, 2000
http://www.vitis.org/BIOCHAP.html
http://www.landwirtschaft-mlr.baden-wuerttemberg.de/la/lvwo/kongress/ORGANIC.htm
http://berrygrape.oregonstate.edu/fruitgrowing/organic.htm
http://www.landwirtschaft-mlr.baden-wuerttemberg.de/la/lvwo/kongress/SULFUR.html
http://cati.csufresno.edu/verc/upda/97/summer/story11.html
http://www.vinitaliaonline.net/engine/bioarticoli.asp
FOTOGRAFIE

Foto 1: Botritis su un grappolo

Foto 2: Botritis su una foglia
uNITà 30
dRupacee
Problemi/motivazioni
Quali varietà si adattano meglio ai metodi di coltivazione biologica?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei fitofagi?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei microrganismi patogeni?
Obiettivi
Fornire le conoscenze necessarie alla scelta della specie e delle varietà più idonee in considerazione delle esigenze specifiche dell’agricoltura biologica
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche per la difesa dagli insetti molesti, consentendogli di applicarli autonomamente.
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche, consentendogli di applicarli autonomamente
Contenuti
Per tutte le specie considerate la scelta varietale non può prescindere dalle caratteristiche commerciali del frutto.
Le varietà per il biologico
Pesco
Non si conoscono varietà geneticamente resistenti a patogeni.
In linea generale pesche e percoche tollerano le avversità meglio delle nettarine; queste ultime però si riprendono meglio da attacchi di bolla.
E’ preferibile evitare varietà a maturazione tardiva.
Albicocco
Anche per l’albicocco non si conoscono varietà resistenti ai principali patogeni.
Susino
Il susino europeo (prugno) è una pianta molto rustica e poco suscettibile agli attacchi di Cydia funebrana. E’ più adatto quindi alla coltivazione biologica rispetto al susino cino-giapponese spesso colpito da batteriosi, virosi, micoplasmi e altri patogeni.
Interessante, per la resistenza ai patogeni, è la coltivazione del pruno siriaco (Ramassin), la cui coltivazione è per ora limitata ad areali tipici.
Sono da evitare in ogni caso le varietà che maturano a partire da agosto.
Ciliegio
Per il ciliegio dolce è opportuno orientarsi su varietà a fioritura precoce, in grado di sfuggire agli attacchi di mosca del ciliegio.
Meno problematica la scelta per il ciliegio acido che raramente è attaccato dalla mosca.
Controllo dei fitofagi
Pesco
Il pesco può ospitare diverse specie di afidi di norma ben controllati da trattamenti con rotenone, piretro o sapone effettuati alla comparsa delle fondatrici.
Più complicata si presenta la lotta ai tripidi. I trattamenti con rotenone si sono mostrati efficaci nella misura del 50-70%. Questa efficacia è accettabile solo in corrispondenza di infestazioni leggere, per cui nelle zone a rischio sono sconsigliati nuovi impianti di nettarine.
Contro la cidia si ottengono buoni risultati sia con trattamenti a base di Bacillus thuringiensis sia con la tecnica della confusione sessuale.
I danni da cocciniglia sono limitati nei frutteti biologici. Nel caso si assista ad una proliferazione incontrollata si può intervenire con olio estivo sulle neanidi in migrazione e in particolare a metà maggio sulla prima generazione.
Albicocco
Anarsia lineatella è il principale fitofago dell’albicocco. Di norma è ben controllato da trattamenti mirati con Bacillus thuringiensis.
Susino
Comstokaspis perniciosa è una cocciniglia che può causare danni sui frutti, ma viene ben controllata da trattamenti invernali con oli minerali.
Le tentredini (Hoplocampa spp) sono particolarmente nocive in annate di scarsa allegagione. E’ necessario monitorare la presenza dell’insetto con trappole cromotropiche. Per i trattamenti sono impiegati gli stessi prodotti utilizzati contro gli afidi.
L’insetto più dannoso del susino è Cydia funebrana i cui attacchi possono causare la perdita del 100% del prodotto. Le varietà tardive sono le maggiormente esposte. Il controllo della C. funebrana è estremamente problematico. Il Bacillus thuringiensis, agendo per ingestione è poco attivo. Qualche risultato si ottiene con l’uso della confusione sessuale.
Ciliegio
Per il ciliegio il fitofago più dannoso è Ragolethis cerasi. I prodotti utilizzati in agricoltura biologica non sono in grado di penetrare nel frutto e sono quindi inefficaci per il controllo delle larve. E’ opportuno monitorare il dittero con trappole cromotropiche ed eventualmente effettuare trattamenti mirati a colpire gli adulti utilizzando prodotti a base di rotenone.
Monilia laxa colpisce tutte le drupacee ed è favorita da ristagni di umidità e stagioni molto piovose. Colpisce con maggior facilità i frutti lesionati o prossimi alla raccolta. Normalmente si riesce a controllarla bene con trattamenti a base di zolfo.
Anche Monilia fructigena colpisce tutte le drupacee attaccando i frutti in prossimità della raccolta e durante lo stoccaggio in magazzino. Propoli, zolfo e silicato di sodio o miscele di questi prodotti possono contrastare lo sviluppo della malattia, il cui controllo non è comunque agevole e deve incentrarsi principalmente su tecniche agronomiche preventive: la nutrizione equilibrata della pianta, l’arieggiamento dei frutti e della chioma e le potature razionali.
Il controllo dell’oidio viene esercitato utilizzando preparati a base di zolfo bagnabile.
In caso di attacchi gravi lo zolfo bagnabile può non essere sufficiente e si rende necessario l’impiego di formulati polverulenti.
Gli attacchi di corineo (Coryneum beijerinckii) sono frequenti ma generalmente poco gravi. Trattamenti invernali con sali di rame sono generalmente sufficienti per il controllo della malattia.
Controllo dei microrganismi patogeni
Pesco
Per la bolla del pesco (Taphrina deformans) è necessario intervenire in modo preventivo posizionando i trattamenti con prodotti a base di rame prima della pioggia infettante. Il rame deve essere utilizzato a basse dosi a causa della fitotossicità del prodotto sul pesco.
La difesa dal Fusicoccum amygdali si basa su interventi preventivi con prodotti rameici o polisolfuro di calcio. Per limitare la diffusione del fusicocco è utile anche favorire la lignificazione dei rami.
Susino
Gli attacchi di Tranzschelia pruni-spinosi possono causare defogliazione anticipata, fenomeno peraltro normalmente ben tollerato dalla pianta. La malattia è difficilmente controllabile, ma risultano utili a contrastarla trattamenti con poltiglia bordolese o zolfo alla comparsa dei primi segni di infezione.
Sul susino cino-giapponese negli ultimi anni si sono fatte sempre più preoccupanti le batteriosi. Questi patogeni possono essere controllati con trattamenti a base di prodotti rameici. Nel caso di nuovi impianti è necessario utilizzare materiale di propagazione certificato sano.
Anche alcune varietà di pesco risultano essere particolarmente sensibili all’attacco da Xanthomonas.
Bibliografia
M. G. Tommasini, G. Ceredi: I tripidi estivi delle nettarine in Romagna. Agricoltura 5/2001. Centro Ricerche Produzioni Vegetali. Progetto Sperimentazione in agricoltura biologica: Studio delle possibili innovazioni varietali e tecniche per la coltivazione di specie ornamentali,frutticole, viticole, grandi colture e colture sementiere finalizzate all’ottenimento di produzioni di qualità con sistemi di coltivazione biologica. Azione 12 Ciliegio.
P. Cravedi, T. Nasolini: Peschicoltura biologica: aspetti di difesa antiparassitaria, liveli di applicazione, esperienze di commercializzazione. Italus Hortus 8 (3) /2001. Centro Ricerche Produzioni Vegetali. Progetto dimostrativo: Applicazione del metodo della confusione sessuale contro Cydia su susino. 1998
Centro Ricerche Produzioni Vegetali. Progetto dimostrativo: Applicazione del metodo della confusione sessuale contro Cydia molesta e Anarsia lineatella su pesco 1998
AA.VV. Frutticoltura e orticoltura biologica – Schede tecniche. Regione Emilia Romagna
D. Bassi, F. Gurrieri,: Valutazione di nuove cultivar e selezioni di albicocco. Convegno S.O.I.: “La coltura dell’albicocco, una realtà mediterranea”Rivista di Frutticoltura 7-8/1997
G. N. Agrios, 1997. Plant Pathology. 635 pp. 4th edition. Academic Press USA

Foto 1: Cydia funebrana

Foto 2: Cydia molesta

Foto 3: Pesche noci attaccate dalla Cydia molesta
UNITà 31
Melo e pero
Problemi/motivazioni
Quali varietà si adattano meglio ai metodi di coltivazione biologica?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei fitofagi?
Quali sono le strategie da adottare per ottenere un efficace controllo dei microrganismi patogeni?
Quali sono le cause e l’incidenza delle fisiopatie nell’agricoltura biologica?
Quali sono gli interventi da effettuare per garantire una produzione costante?
Quali sono le principali alterazioni a cui va incontro il prodotto dopo la raccolta? Quali accorgimenti usare per minimizzarle?
Obiettivi
Fornire le conoscenze necessarie alla scelta della varietà più idonea in considerazione delle esigenze specifiche dell’agricoltura biologica
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche per la difesa dagli insetti molesti, consentendogli di applicarli autonomamente.
Far conoscere all’operatore i punti chiave delle tecniche biologiche per il controllo dei microrganismi patogeni, consentendogli di applicarli autonomamente.
Far conoscere all’operatore i principali interventi volti alla prevenzione dell’insorgere di fisiopatie, in particolare garantendo alla pianta condizioni nutrizionali equilibrate.
Valutare la scelta dei metodi di potatura e di diradamento più opportuni, sia dal punto di vista tecnico che economico.
Garantire la conservazione ottimale del prodotto per un periodo sufficientemente lungo in funzione delle esigenze del mercato.
Contenuti
Nella scelta della varietà le esigenze di mercato sono prioritarie.
Vanno poi considerate ubicazione e caratteristiche pedoclimatiche dell’azienda, varietà interfertili, precocità, epoca di fioritura, di raccolta, conservabilità post raccolta.
In agricoltura biologica a questi criteri si aggiunge quello, fondamentale, della resistenza alle patologie e ai fitofagi: l’impiego di varietà robuste o resistenti consente infatti di limitare il numero di trattamenti fitosanitari.
Tra le varietà di melo commercialmente più valide, alcune si rivelano particolarmente adatte ai metodi biologici (vedi tabella 1).
Comunque può essere utile orientare la scelta verso varietà resistenti alla ticchiolatura. Tali varietà si differenziano però per il grado di sensibilità all’oidio, in alcuni casi elevata. Spesso la resistenza a questa crittogama non è testata e andrebbe in ogni caso verificata nelle condizioni ambientali delle singole aziende.
Alcune varietà resistenti alla ticchiolatura presentano un gusto poco soddisfacente: i tentativi di migliorare la qualità del frutto mediante l’incrocio con varietà da tavola hanno portato talvolta alla perdita delle caratteristiche di resistenza. Le varietà che forniscono i migliori risultati sono indicate nella tabella 2.
Una valida alternativa può anche essere rappresentata da vecchie varietà locali, e come tali tipiche di ogni zona. Alcune di queste sono poco sensibili ad alcune patologie.
La realizzazione di vasti impianti monovarietali causa l’insorgenza di ceppi di ticchiolatura particolarmente virulenti. Il fenomeno può essere contenuto utilizzando per uno stesso impianto il maggior numero di varietà possibile.
Nel caso del pero i risultati migliori si ottengono impiegando, in funzione delle caratteristiche pedoclimatiche varietà precoci e medie, meno soggette agli attacchi di carpocapsa rispetto alle tardive.
Particolarmente importante nel caso del pero è la scelta del portainnesto. Vanno preferiti portainnesti franchi o autoradicati (micropropagati) meno soggetti del cotogno a clorosi ferrica, disaffinità di innesto e attacchi di micoplasmi.
Sempre per il pero è problematico l’impianto in zone soggette a colpo di fuoco batterico.
Va quindi seguita con attenzione la sperimentazione sulle varietà di pero resistenti al colpo di fuoco Il monitoraggio accurato delle popolazioni di insetti tramite osservazione diretta e trappole a feromoni è fondamentale per valutare l’effettiva necessità e il momento degli interventi.
Nella lotta diretta contro la carpocapsa si è rivelato efficace il virus della granulosi, che agisce tramite ingestione portando le larve a morte nel giro di 1-2 giorni. Il prodotto è altamente selettivo, ma poco resistente ai raggi ultravioletti: il trattamento va ripetuto nel tempo o addizionando prodotti ad azione anti UV. Trattandosi di un prodotto che agisce per ingestione l’intervento deve essere effettuato nel periodo compreso tra la schiusa delle uova e la penetrazione delle larve nel frutto (orientativamente 10-14 giorni dopo il volo dell’adulto). Prima della morte, le larve sono ancora in grado di nutrirsi e di causare una leggera rosura detta “bacato secco”.
Nei confronti della carpocapsa è possibile utilizzare anche la tecnica della confusione sessuale che però si dimostra pienamente efficace solo nelle zone a clima freddo, in cui l’insetto compie solo 1 o 2 generazioni all’anno e che può essere applicata solo su superfici relativamente grandi (>3 ha).
Anche l’afide grigio può causare danni molto rilevanti in quanto attacca anche i frutticini causando deformità: forti attacchi possono anche compromettere la differenziazione delle gemme a fiore per l’anno successivo. Infestazioni particolarmente gravi si possono avere nei frutteti in conversione o in concomitanza di forti potature. Gli attacchi non sono facilmente prevedibili e l’osservazione diretta dei livelli di infestazione è resa difficoltosa dalla somiglianza delle fondatrici mature con il poco dannoso afide delle galle rosse. Contro questo fitofago sono particolarmente efficaci trattamenti con estratti di Neem (Azadiracta indica), in pre-fioritura.
L’estratto di Neem è fitotossico per la maggior parte delle varietà di pero. In questo caso il neem può essere sostituito con altri prodotti come sapone di potassio, piretro o rotenone (considerata la scarsa selettività di questi ultimi due prodotti è bene non eseguire interventi ripetuti).
Altre specie di afidi (verde migratore, delle galle rosse, verde del melo, lanigero) possono essere ospitati sul melo: raramente causano danni importanti nei frutteti a conduzione biologica. In particolare l’afide verde migratore non dovrebbe essere considerato un fitofago nocivo ma una “riserva di cibo” per gli insetti utili: coccinelle, crisopidi, sirfidi e icneumonidi.
La cocciniglia di S.José, pur potendo causare danni molto gravi, è agevolmente controllata, negli impianti a rischio, da trattamenti con olio minerale o polisolfuro di calcio. E’ opportuno eliminare i rami molto infestati al momento della potatura.
Nei frutteti a conduzione biologica, a differenza di quanto avviene talvolta in quelli convenzionali, i Tortricidi ricamatori e i Geometridi non causano generalmente gravi problemi: eventuali infestazioni possono essere controllate con Bacillus thuringiensis.
Negli ultimi anni si sono invece avute segnalazioni di un incremento preoccupante di attacchi da Cydia molesta. La larva è molto simile a quella di carpocapsa, i danni sono limitati alla polpa del frutto, e ne raggiungono raramente il cuore. La tecnica della confusione sessuale limita la diffusione del fitofago a patto di avere l’accortezza di coprire una superficie di almeno 4-5 ettari, a causa del vasto raggio di volo dell’insetto. Sono possibili trattamenti con Bacillus thuringiensis anche se a causa del sovrapporsi delle diverse generazioni è difficoltoso effettuarli in maniera mirata.
Rodilegno rosso e Zeuzera pyrina sono controllabili con la tecnica della cattura di massa e, nel caso della Zeuzera anche con interventi mirati a base di Bacillus thuringiensis
Sul pero i fiori e possono essere danneggiate da Tentredini, monitorabili con trappole cromotropiche bianche. Le lavorazioni del terreno, distruggendo le larve, possono limitare lo sviluppo dell’insetto.
Il controllo della ticchiolatura in meleti e pereti biologici costituisce uno degli interventi più onerosi per la virulenza della malattia. Nel caso di nuovi impianti di melo è opportuno utilizzare varietà resistenti o tolleranti specialmente nelle zone di coltivazione umide e piovose che sono particolarmente soggette ad attacchi della malattia. Il patogeno sverna nelle foglie cadute che vanno opportunamente trattate per ridurre la pressione della crittogama. Lo sviluppo del fungo è strettamente collegato alle condizioni di temperatura e umidità: l’osservazione costante di questi due parametri, anche attraverso i bollettini meteorologici, è indispensabile per decidere il momento in cui effettuare gli interventi, per cui si utilizzano prodotti a base di rame o di zolfo (polisolfuro di calcio). Sulle varietà sensibili il rame può dare problemi di rugginosità.
Gli interventi possono avere carattere preventivo o tempestivo: questa ultima tecnica consiste nell’effettuare un trattamento durante la pioggia infettante, quando lo sviluppo della crittogama (seguito attraverso la applicazione della tabella di Mills e Lappante) è nelle primissime fasi. I trattamenti tempestivi sono particolarmente indicati nelle zone dove manchino rilevazioni meteorologiche accurate.
Problemi di gran lunga minori si presentano per il controllo dell’oidio, che è già parzialmente contenuto dai trattamenti contro la ticchiolatura. Poiché il fungo sverna nelle gemme e nei germogli, è comunque utile l’eliminazione degli apici infestati durante la potatura invernale.
Su pero molto preoccupante, oltre alla ticchiolatura, è la maculatura bruna, particolarmente nelle zone soggette a ristagni di umidità. Per la difesa, che si basa sull’impiego dei sali di rame, è possibile far uso di modelli previsionali.
Non esistono invece misure realmente efficaci contro il colpo di fuoco batterico: la difesa è essenzialmente preventiva e si basa sul contenimento dello sviluppo vegetativo e sull’allontanamento tempestivo delle piante infette. I trattamenti con sali di rame hanno effetto batteriostatico e possono rallentare lo sviluppo della malattia.
Le fisiopatie sono malattie causate da squilibri nutrizionali. Tutti gli accorgimenti volti a mantenere uno stato nutrizionale ed una crescita equilibrati della pianta sono utili per prevenire l’insorgere di questi problemi. Un’adeguata dotazione di sostanza organica nel suolo può limitare lo sviluppo di queste patologie, perché favorisce un equilibrato assorbimento degli elementi nutrizionali. Nei casi più gravi può essere utile l’analisi fogliare e la successiva concimazione mirata.
Nel melo le varietà Golden Delicious e Gala in condizioni di eccessiva nutrizione potassica, umidità del terreno irregolare, repentini cambiamenti climatici ed eccessiva crescita vegetativa, possono andare incontro a fenomeni di cascola fogliare precoce.
La butteratura amara può insorgere sia in campo che in magazzino, è favorita da eccessi di N e K, da una crescita poco equilibrata, dalla carica scarsa e dalla eccessiva umidità del terreno. Inoltre è strettamente legata al rapporto K/Ca nel frutto. L’esperienza ha dimostrato che, in impianti biologici, attacchi gravi di butteratura sono piuttosto rari: nel caso di gravi squilibri nutrizionali, condizioni meteorologiche estreme o varietà particolarmente sensibili si possono effettuare trattamenti con cloruro di calcio. Per massimizzare l’efficacia di questi interventi è necessario intervenire nelle prime fasi di sviluppo dei frutticini.
Per prevenire entrambe le fisiopatie, oltre a garantire alle piante una regolare dotazione di acqua e concimazioni equilibrate, può essere utile allontanare dal frutteto gli sfalci del filare e dell’interfilare per evitare il rilascio di potassio da parte della vegetazione di copertura.
Nelle varietà di pero innestate su cotogno (peraltro non consigliate in agricoltura biologica) può manifestarsi clorosi ferrica.
Il corretto equilibrio tra parti vegetative e parti produttive della pianta è necessario al mantenimento della continuità produttiva e può essere ottenuto ricorrendo alla potatura di produzione e al diradamento. Le varietà di melo e pero si differenziano talvolta per la posizione delle gemme a fiore, quindi la potatura va eseguita tenendo conto di queste differenze.
Una particolare attenzione andrà dedicata alla verifica della posizione di tali gemme su varietà poco conosciute come, ad esempio, le varietà resistenti alla ticchiolatura e le varietà locali.
Oltre al diradamento manuale, che spesso non è sufficientemente tempestivo e comporta un forte impegno di manodopera, è possibile utilizzare prodotti con effetti diradante. I trattamenti più efficaci risultano essere quelli effettuati in piena fioritura. I preparati che finora hanno dato i migliori risultati, anche se con differenze legate alla varietà trattate, sono sapone di potassio, olio estivo e polisolfuro di calcio. Sembra che questi prodotti agiscano prevalentemente per danneggiamento o incollaggio del fiore.
E’ possibile l’insorgere di rugginosità nelle varietà sensibili.
Per la buona riuscita del trattamento è necessario prestare attenzione alle modalità di distribuzione.
Esistono prototipi di mezzi meccanici per il diradamento formati da fili di plastica montati su un disco rotante e utilizzabili dallo stadio di orecchiette di topo alla sfioritura. Il loro impiego è limitato dal pericolo di diffusione del colpo di fuoco batterico.
Nelle mele riscaldo, butteratura amara, marciumi, disfacimento, danni da freddo e muffe, sono alcune delle malattie che possono colpire i frutti durante la conservazione, compromettendone la commerciabilità. Il fattore che maggiormente influenza la conservabilità è la scelta varietale. Alcune varietà si prestano meglio di altre a tempi e modalità di conservazione differenti.
Per tutte le varietà comunque, la raccolta al momento di maturazione ottimale è indispensabile per garantire un a buona conservazione. Raccolte troppo precoci possono determinare o favorire la comparsa di butteratura amara, raggrinzimenti, colorazioni anomale, sapori aciduli. Al contrario raccolte tardive sono responsabili della comparsa di marciumi interni, vitrescenza, danni da freddo, farinosità, disfacimenti.
Le prove eseguite con trattamenti in post-raccolta utilizzando diversi prodotti non hanno dato finora risultati.
Bibliografia
AA.VV. Seminario CRPV-Regione Emilia Romagna: Esperienze di coltura biologica delle Colture frutticole. 2002
M. Kelderer, C. Casera, E. Lardschneider: Epoca di raccolta e condizioni di conservazione della cv. Florina. Rivista di Frutticoltura 62 (6) /2001
AA.VV: Manuale di frutticoltura e viticoltura biologica 2000. Centro Sperimentale Laimburg. 2000
AA.VV: Frutticoltura e orticoltura biologica - Schede tecniche. Regione Emilia Romagna
L.Mattedi, M. Varner: Natura e agricoltura.Gruppo Mezzacorona. 2000
R. Loesch M. Kelderer, C. Casera, E. Drechsler Elias: Controllo dell’afide grigio del melo con estratti a base di Neeem. Informatore Agrario 14; 73 / 1999
M. Kelderer, M. Strimmer, C. Casera, E. Lardschneider: Prime esperienze sul diradamento del melo in frutticoltura biologica. Frutticoltura 4/1998
M. Kelderer, E. Lardschneider, C. Casera :Regolazione della ticchiolatura nella frutticoltura biologica. Atti convegno Osservatorio Agroambientale. 1998
L. Mattedi, F.Forno, D. Forti, M. Varner: Non solo lotta chimica contro gli afidi del melo. Terra Trentina 3/1998
Centro Ricerche Produzioni Vegetali. Progetto dimostrativo: Applicazione della confusione sessuale contro Cydia molesta su pomacee.
E. Pasqualini, S. Civlani, S. Vergnani, G. Calzolai: I feromoni nella difesa da Zeuzera pyrina e Cossus cossus. L’Informatore Agrario 18/ 1996
G. Me, S. Gallo: Frutti dimenticati. Piemonte Parchi 53/dicembre 1993
Esperimenti
Osservazione e riconoscimento dei danni causati dai principali parassiti.
Strumenti: lente di ingrandimento
Redazione di schede per il campionamento.
Strumenti: lente di ingrandimento, schede di rilievo
Valutazione del momento di raccolta di alcune cultivar.
Strumenti:penetrometro, rifrattometro
Assaggio e valutazione di alcune cultivar.
Strumenti: frutti in varietà, coltelli, pane, schede di raccolta dati (panel test), bocca, naso, occhi
FOTOGRAFIE


Foto 2: Taphrina pruni

Foto 3: Lepidoptera Tortricidae
OrganicMed, Leonardo Da Vinci 2000-2006