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06/03/2009
Alla giornata di confronto organizzata da Aiab, il mondo del biologico si confronta su come rendere più sicuro e efficace il sistema dei controlli. Andrea Ferrante: “Negli ultimi 15 anni non si è formata una classe di tecnici che conoscono il modello che l'agricoltura biologica. Tornare a un sistema di valutazione globale”.
“Il mondo della certificazione del biologico è oggi ad un punto di svolta: bisogna aggiornare le regole dei controlli e adeguarle a un settore che ormai da anni rappresenta una realtà produttiva solida e in costante espansione”. Andrea Ferrante, presidente dell'Associazione Italiana Agricoltura Biologica apre così la Conferenza nazionale “Le nuove frontiere della certificazione per l'agricoltura biologica”, organizzata dall'Aiab, che si è svolta oggi a Roma, presso la Sala delle Conferenze a Palazzo Marini - Camera dei Deputati. Al congresso hanno partecipato, tra gli altri, Alberto Manzo (Mipaaf), Oreste Gerini (Icq), Stefano Masini (Coldiretti), Vittorino Crivello (BIOS) e Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino)
“Ogni azienda– spiega Ferrante - da molto tempo si ritrova a documentare la correttezza della propria attività biologica spendendo notevoli risorse nella burocrazia ed ospitando almeno una volta all’anno un tecnico ispettore, che in veste di pubblico ufficiale, controlla “carte” e campi. Ma troppo spesso “solo carte””. Oggi si assiste all’assurdo che un’azienda agricola consuma buona parte del suo tempo a compilare “carte” per dimostrare che è biologica, mentre nessuno verifica dal punto di vista agro – biologico, la bontà del suo reale processo di conversione o coltivazione.
Lo stesso si può dire per le merci importate in Italia: la conformità documentale è prioritaria, mentre il reale metodo di coltivazione con le fasi seguenti accadute fino alla nostre frontiere subiscono un controllo a campione che comunque è solo di tipo chimico – analitico, come se il biologico fosse solo la certezza del residuo zero. Gli operatori stessi non vedono più nel controllo, il momento di confronto e di crescita che era all’inizio del percorso e spesso meditano di passare a sistemi di auto-valutazione e di autocertificazione del proprio prodotto.
Ma Aiab ritiene che il mondo del biologico non si possa permettere cadute di fiducia da parte dei consumatori. Secondo Andrea Ferrante, infatti, “La certificazione nel biologico è il momento in cui valutiamo un patto stretto con la società: per questo non è e non può essere mai un atto individuale. La riduzione ad autocertificazione disconoscerebbe il valore intrinseco del modello che prevede che tutti i cittadini compiano il proprio diritto-dovere, sia che siano produttori che consumatori. Dunque, la certificazione di parte terza è sicuramente un punto indispensabile per garantire una filiera lunga controllata”.
Rispetto ai punti critici del sistema attuale di certificazione, Aiab durante la conferenza ha denunciato un'involuzione del sistema, ormai semplice processo di controllo, sostenendo che deve tornare ad essere un vero Sistema di Valutazione Globale. Per far questo, però, è necessario avviare alcuni cambiamenti.
Mentre i produttori sono cresciuti in numero e qualità non si è al contempo formata una classe di tecnici che conoscono il modello che l'agricoltura biologica rappresenta. Bisogna dunque investire nella formazione; Un'altra minaccia alla credibilità del sistema risiede nel fatto che i dati sulle verifiche svolte dalle autorità regionali spesso non sono disponibili al pubblico e quindi non permettono la trasparenza necessaria.
Anche gli Organismi di Controllo devono modificare il proprio assetto per evitare conflitti d'interesse, garantendo la totale terzietà di chi all’interno degli Odc ha un ruolo politico o/e gestionale ad alto livello, nonché di chi ha un ruolo tecnico.
Durante il congresso si è anche parlato di sistemi alternativi di certificazione come quella di gruppo e quella partecipativa. La certificazione di gruppo risponde alle richieste di semplificazione che le aziende, piccole e consorziate, poste su un dato territorio (ad esempio le aree protette) possono dare, permettendo all’organismo di controllo esterno di verificare e valutare la validità del Sistema di Controllo Interno, certificando il gruppo e, su richiesta, i singoli prodotti. Ciò che preme ad Aiab è far nascere una domanda forte dalla base al fine di far riconoscere il modello della certificazione di gruppo anche in Europa, dove non esiste.
Il sistema di garanzia partecipata, invece, può essere ideale per sviluppare processi di certificazione che siano i più adeguati a dinamiche come quelle dell’agricoltura familiare. Se figure diverse come agricoltori, tecnici, consumatori integrano il proprio ruolo in un obiettivo comune di interesse collettivo, si genera una forma partecipativa di garanzia reciproca.
“Sulla base di queste premesse – ha concluso Ferrante – possiamo da subito intervenire sui PSR, così come sui programmi formativi per i tecnici ispettori oppure sui tariffari minimi. Il riconoscimento della Certificazione di Gruppo può diventare realisticamente un obiettivo a medio termine, così come il Sistema di Garanzia Partecipata deve avviare subito le sue prime sperimentazioni”.
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