Con l'agricoltura intensiva entro il 2050 si perderà il 40% dei terreni

 

fresh-soil-1468423Quasi il 40% dei terreni coltivati intensivamente andrà perso entro il 2050. Al contrario, i suoli bio tendono a mantenere le proprietà biologiche, fisiche e chimiche del suolo nel corso del tempo, mantenendo la produttività e garantendo di conseguenza la sicurezza alimentare a lungo termine.
Inoltre, un ettaro di terreno coltivato con metodo biologico trattiene mezza tonnellata di CO2 ogni anno. Un dato che, se moltiplicato per i 1.500.000 di ettari del biologico italiano, si traduce in poco meno di 8 milioni di tonnellate all'anno di C02 trattenuta. Un'importante funzione di carbon sink che costituisce una bella mano tesa a tutti gli sforzi verso la mitigazione dei cambiamenti climatici.
Sono alcuni dati che emergono da una pubblicazione Ispra sull'agricoltura biologica e che l'AIAB porta all'attenzione nella giornata mondiale del suolo.

"Motivi che si sommano ai numerosi tanto spesso elencati – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB - per considerare davvero e seriamente l'agricoltura biologica un modello da espandere il più possibile e che ci spingono inoltre a far parte della campagna 'People 4 SOIL' alla quale aderiscono numerosi istituti di ricerca, ONG europee, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti che sostengono la causa della protezione del suolo e che chiedono alle istituzioni europee che venga adottata una legislazione specifica in materia di protezione del suolo, che fissi principi e regole che gli Stati Membri devono rispettare".
Secondo l'edizione 2015 del Report dell'Ispra sul "Consumo di suolo in Italia", tra il 2008 e il 2013, nel nostro Paese, sono stati "consumati" 55 ettari di suolo al giorno, con una velocità che si aggira tra i 6 e i metri quadrati di territorio irreversibilmente perso ogni secondo.
Secondo quanto riporta ancora l'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, i dati mostrano come a livello nazionale il suolo consumato sia passato dal 2,7% degli anni '50 al 7,0 % stimato per il 2014, con un incremento di 4,3 punti percentuali. In termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai circa 21000 chilometri quadrati del nostro territorio.
"Un dato preoccupante e sconfortante – conclude Vizioli - al quale si può porre rimedio aprendo maggiori prospettive al biologico, in termini di supporto politico ed economico. Il modello che noi proponiamo, infatti, a fronte di una produttività minore, è in grado di mantenere intatto l'equilibrio produttivo del terreno senza impoverirlo".