biodinamico aiab

Anni fa, la categoria vini biodinamici non era neppure concepibile e ancora di più non era pensabile una bottiglia con l’etichetta “vino biologico”. Oggi invece, si parla sempre di più di questa tipologia di vino: questo è dovuto alla maggiore sensibilità da parte dei vignaioli nei confronti di ciò che rappresenta un vino, oltre alle caratteristiche

organolettiche (imprescindibili). Ma mentre ormai Il vino bio è diventato un concetto di dominio pubblico tra consumatori, agricoltori, buyers, fiere e Comunità Europea, grazie anche all’adozione del Regolamento UE n.203/2012, per il riguarda il vino biodinamico, più correttamente vino ottenuto da uve biodinamiche, le cose sono più complesse. Soprattutto per una mancanza di dati e perché non esistono ancora dei Regolamenti riconosciuti a livello europeo per definire esattamente un vino biodinamico, com’è successo per il biologico. Per colmare tali lacune, è stata svolta una tesi per il Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine, dal titolo “Caratteristiche, trend e prospettive della vitivinicoltura biodinamica. Mappatura delle aziende e differenze con il vino biologico” – che si è avvalsa dell’esperienza maturata dalla Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura biologica e Biodinamica (FIRAB) nel settore. 

La tesi, scritta da Linda Stel,attraverso un questionario rivolto ai produttori di vini biodinamici a marchio per la raccolta di informazioni volte a caratterizzare il comparto, ha svolto un’indagine di mercato su tale comparto. 

E’ stata realizzata una mappatura delle aziende che hanno intrapreso il percorso vitivinicolo biodinamico e il perché della loro scelta. È stata valorizzata l’analisi con una serie di interviste ad osservatori privilegiati dai quali sono emerse anche indicazioni sugli scenari futuri oltre che a valutazioni strutturali e socioeconomiche del metodo agricolo biodinamico. Per avere una conoscenza maggiore del tessuto aziendale in esame, Linda Stel ha, inoltre, praticato un’esperienza nell’azienda piemontese la Cascina degli Ulivi di Stefano Bellotti, esperienza molto formante che ha arricchito la tesi di informazioni relative alle pratiche in vigna e in cantina per una buona prassi vitivinicola biodinamica. 
Quello che in sintesi è emerso è che ogni vignaiolo biodinamico sa che il suo vino è specchio della sua terra, del suo lavoro, della tradizione e di se stesso. E non c’è nulla di più vivo e autentico di questo. 


Un approfondimento sui risultati emersi dalla tesi verrà riportato nel prossimo numero della rivista BioAgriCultura.