• ALCUNE DELLE PRINCIPALI NORMATIVE NAZIONALI ED EUROPEE DI INTERESSE PER L'AGRICOLTURA SOCIALE
  • LEGGI NAZIONALI E REGIONALI
  • • Legge Nazionale del 18 agosto 2015, n°141 "Disposizioni in materia di agricoltura sociale"
    • Legge Nazionale dell' 8 novembre 1991, n. 381 "Disciplina delle cooperative sociali"
    • Legge Regionali Liguria, L. R. 21 Novembre 2013, n. 36 "Disposizioni in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionali Veneto, L. R. 28 giugno 2013, n. 14 "Disposizioni in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Toscana, L. R. 26 febbraio 2010, n. 24 "Disposizioni in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Marche, L. R. 14 novembre 2011, n. 21 "Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell'azienda agricola e diversificazione in agricoltura – Capo II Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Abruzzo, L. R. 6 luglio 2011, n. 18 "Disposizioni in materia di Agricoltura Sociale" e Regolamento Regionale, 2 maggio 2012, n. 2 "Regolamento attuativo della Legge Regionale 6 luglio 2011, n. 18";
    • Legge Regionale Campania, L. R. 30 Marzo 2012, n. 5 "Norme in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Lombardia, L. R. 28 Dicembre 2011, n. 25 – art.8 bis "Norme in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Umbria, Proposta di Legge, atto n. 1021, "Norme in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Calabria, L. R. 30 aprile 2009, n. 14 "Nuova disciplina dell'attività agrituristica, didattica e sociale nelle aziende agricole" e Regolamento Regionale 7 marzo 2011, n. 2 "Nuova disciplina per l'esercizio dell'attività agrituristica, didattica e sociale nelle aziende agricole";
    • Legge Regionale Emilia Romagna, L. R. 31 marzo 2009, n. 4 "Disciplina dell'agriturismo e della multifunzionalità delle aziende agricole" e Deliberazione della Giunta Regionale, 2 novembre 2009, n. 1693 "Criteri di attuazione del Settore Agriturismo";
    • Legge Regionale Friuli Venezia Giulia, L. R. 4 giugno 2004, n. 18 " Riordinamento normativo dell'anno 2004 per il settore delle attività economiche e produttive. Art. 23 Fattorie didattiche e sociali" e L.R. Legge Regionale 17 ottobre 2007, n. 25 "Modifiche L. R. 18/2004;
    • Legge Regionale Molise, L. R. 10 febbraio 2014, n. 5 "Norme in materia di Agricoltura Sociale";
    • Legge Regionale Sardegna, L. R. 11 maggio 2015, n. 11 "Norme in materia di agriturismo, itturismo, pesca turismo, fattoria didattica e sociale – Capo IV";

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    FONDI STRUTTURALI EUROPEI (SIE) SULLA PROGRAMMAZIONE 2014-2020 - REGOLAMENTI UE
    • Strategia Europa 2020 http://ec.europa.eu/europe2020
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1299/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 (FESR - Fondo Europeo Sviluppo Regionale) recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1300/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013
    (FC - Fondo di Coesione)
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1301/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 (FESR - Fondo Europeo Sviluppo Regionale) relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione"
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 Regolamento Comune e Quadro Strategico Comune (QCS) recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1304/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 (FSE - Fondo Sociale Europeo)
    • REGOLAMENTO (UE) N. 1305/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 (FEARS – Fondo Europeo Agricolo Sviluppo Rurale) sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale
    • Regolamento delegato (UE) n. 807/2014 della Commissione, dell'11 marzo 2014, che integra talune disposizioni del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che introduce disposizioni transitorie
    • Regolamento di esecuzione (UE) n. 808/2014 della Commissione, del 17 luglio 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
    • Regolamento di esecuzione (UE) n. 809/2014 della Commissione, del 17 luglio 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda il sistema integrato di gestione e di controllo, le misure di sviluppo rurale e la condizionalità
    • REGOLAMENTO (UE) N. 508/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 15 maggio 2014 (FEAMP - Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca)
    • Accordo di Partenariato del 29 ottobre 2014 Decisione di esecuzione della Commissione che approva determinati elementi dell'accordo di partenariato con l'Italia
    • Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Agricoltura sociale: terapie verdi e politiche sociali e sanitarie» (parere d'iniziativa) (2013/C 44/07)

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LE PRINCIPALI NORMATIVE DI INTERESSE PER L'AGRICOLTURA SOCIALE
 
Regolamento (CE) n. 1257/1999 e successive modificazioni-integrazioni con il Regolamento (CE) 1783/2003 (Legge orientamento e garanzia sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo)
Il Regolamento (CE) 17 maggio 1999 n. 1257 e successive modificazioni-integrazioni con il Regolamento (CE) 1783/2003 detta «Disposizioni in materia di agricoltura» riguardante il processo di modernizzazione del settore agricolo, prevede misure per la multifunzionalità del settore. 
 
Legge 57/2001 (Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati)
La legge recepisce le finalità della multifunzionalità dell’agricoltura. Vengono incentivati gli interventi non solo nel campo agricolo, ma anche per la modernizzazione dei settori delle foreste, della pesca e dell’acquacoltura. 
 
D.lgs 226-227-228/2001, a norma dell’art. 7 legge 57/2001 riguardante disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo)
Facendo seguito alle disposizioni impartite in materia previste dalla legge 57/2001, per una puntuale gestione degli aspetti e delle misure preventivate, il governo italiano ha dettato le linee di orientamento e modernizzazione del settore agricolo, della pesca, dell’acquacoltura, delle foreste attraverso l’emanazione di diversi decreti legislativi. Con il d.lgs. 228/2001 viene modificato il concetto di imprenditore agricolo, riformando l’articolo 2135 del codice civile con cambiamenti sia sostanziali che di prospettiva in ordine alla precisazione delle diverse attività dell’imprenditore. L’imprenditore agricolo viene così definito come soggetto capace di svolgere un insieme di funzioni indicate dagli orientamenti comunitari. Questa interpretazione è legata poi al termine di «attività connesse» dove si riconoscono all’imprenditore, oltre alle mansioni prettamente agricole, anche quelle legate ad attività di agriturismo e di allevatore equino, avicolo, coltivatore di funghi, acquacoltura e cinotecnica. 
 
D.lgs 99/2004, a norma dell’art. 1 legge delega n. 38 del 2003 per la modernizzazione dei settori dell’agricoltura (Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura)
Ai sensi dell’articolo 5 del Regolamento (CE) 17 maggio 1999, n. 1257, il d.lsg. 29 marzo 2004, n. 99 introduce la figura dell’imprenditore agricolo professionale (IAP). Questi dedica alle attività agricole, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e ricava dalle attività medesime almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro. Le società di persone, cooperative e di capitali, anche a scopo consortile, sono considerate imprenditori agricoli professionali qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività agricole. La ragione sociale o la denominazione sociale delle società deve contenere l’indicazione di società agricola.
 
POLITICHE SOCIALI
Le politiche sociali comprendono l’insieme degli interventi che disciplinano e forniscono un quadro di riferimento sui diritti sociali dei cittadini, con particolare riferimento a soggetti «deboli» o a rischio di marginalizzazione. 
 
Legge 328/2000, (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali)
La legge assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali finalizzati a migliorare la qualità della vita, a garantire pari opportunità senza alcuna discriminazione, prevenendo o riducendo le condizioni di disagio derivanti da difficoltà sociali e da condizioni di non autonomia, da inadeguatezza di reddito in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione. La programmazione e l’organizzazione degli interventi e dei servizi sociali vengono attuati secondo i principi presenti nella legge in oggetto e regolamentati dagli enti locali. Tutte le finalità vanno perseguite tramite una rete integrata di interventi e servizi sociali quali: assistenza domiciliare, servizi alle persone ed alle famiglie, buoni servizio, assegni ed interventi di sostegno economico. Questi servizi si aggiungono a sussidi economici come indennità di invalidità, assegno di accompagnamento e pensione sociale. 
 
Legge 104/1992, (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili)
La legge detta i principi in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona disabile. Si propone di garantire e promuovere la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società, prevenendo e rimuovendo le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana. La rimozione delle cause invalidanti, la promozione dell’autonomia e la realizzazione dell’integrazione sociale sono perseguite attraverso servizi terapeutici e riabilitativi, di inserimento lavorativo, che assicurino il recupero, l’integrazione e la partecipazione alla vita sociale.
 
Legge 381/1991(Disciplina delle cooperative sociali)
La legge 381/1991 regola la natura giuridica delle imprese sociali nella forma di cooperative sociali, sancendone l’esistenza e definendone gli scopi e le regole. La legge stabilisce che la cooperativa sociale è un’impresa privata finalizzata «al perseguimento degli interessi generali della comunità, alla promozione umana ed all’integra-zione sociale dei cittadini...» (art. 1). La legge prevede due tipi di cooperative sociali, tipo A e tipo B:
• le cooperative sociali di tipo A offrono servizi socio-sanitari ed educativi;
• le cooperative sociali di tipo B svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (ex tossicodipendenti, ex alcolisti, ex detenuti, malati psichici, portatori di handicap, minori a rischio di devianza, ecc.). La legge prevede che le cooperative sociali siano costituite da soci volontari, soci ordinari, persone svantaggiate (almeno al 30% dei lavoratori della cooperativa).
La legge prevede agevolazioni fiscali e contributive per le cooperative sociali che occupino persone svantaggiate
 
Legge 68/1999, (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) 
La legge ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Stabilisce inoltre i criteri di collocamento obbligatorio e le assunzioni nel settore pubblico e privato di lavoratori affetti da minorazioni (fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo), che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% 
 
POLITICHE SANITARIE
Le politiche sanitarie definiscono i diritti universali del cittadino italiano in materia di prevenzione, cura e diritto alla salute. Di seguito le normative che hanno più attinenza con il tema trattato.
 
D.lgs 502/1992, (Riordino della disciplina in materia sanitaria)
La legge disciplina il Servizio Sanitario Nazionale e stabilisce «livelli essenziali» e uniformi di assistenza, definiti dal Piano Sanitario Nazionale, nel rispetto dei principi della dignità della persona umana e di equità nell’accesso all’assistenza e alle cure. 
 
D.p.c.m. 150/2001, (Indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie)
Il decreto garantisce l’assistenza alle persone che richiedono prestazioni sanitarie ed azioni di protezione sociale, anche di lungo periodo, sulla base di progetti personalizzati. Le Regioni disciplinano le modalità ed i criteri di definizione dei progetti assistenziali personalizzati. 
 
POLITICHE COMPLEMENTARI
Legge 193/2000, (Norme per favorire l’attività lavorativa dei detenuti)
Introduce una serie di misure volte a favorire l’attività lavorative dei detenuti.
Prevede questo insieme di disposizioni:
•Riconosce i detenuti come soggetti svantaggiati ai sensi della legge n. 381/91 sulla disciplina delle cooperative sociali
•Prevede che la possibilità per cooperative sociali e aziende pubbliche e private di esercitare un’attività imprenditoriale all’interno del carcere riconoscendo le stesse agevolazioni fiscali e contributive anche a soggetti privati. Tali benefici sono estesi anche alle aziende esterne al carcere che occupano detenuti ammessi al lavoro esterno (articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni) 
 
Legge 109/1996, (Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati).
Il percorso normativo che porta alla promulgazione della legge n. 109/1996, cominciò nel 1982 quando con la legge n. 646, ricordata come legge «Rognoni - La Torre», si indicarono strumenti e percorsi per aggredire la mafia sul terreno economico e finanziario. La legge 7 marzo 1996 n. 109 sbloccò i meccanismi che impedivano l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, introducendo norme specifiche sulla destinazione a finalità istituzionali o sociali dei beni sequestrati o confiscati. Il Comune dove l’immobile è sito può amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, al fine di prevenire situazioni di emarginazione sociale. I beni aziendali inoltre possono essere destinati all’affitto, alla vendita,
alla liquidazione.